I Giganti di Mont’e Prama, custodi della civiltà nuragica

in ,

articolo pubblicato il

e aggiornato il

La terra è battuta dal vento di maestrale sulla brulla collina di Mont’e Prama. Un dolce pendio digrada verso la valle e in lontananza s’intravede lo stagno di Cabras. Il paesaggio è costellato dalle palme nane che danno ragione del curioso nome del luogo, sussurro dell’anima profonda della Sardegna centro-occidentale. In quest’angolo del Sinis, sublime palcoscenico col firmamento come sipario, si ergevano i Giganti, atto finale della grande civiltà che plasmò l’isola per millecinquecento anni. Guerrieri, arcieri e pugilatori di pietra: ancestrali sentinelle del tempo, vegliardi sulla soglia tra passato e futuro. Alle spalle dei Giganti vi era la storia di un’isola in movimento, di un popolo in costante evoluzione culturale. Tutt’intorno il panorama rivelava vestigia antiche, testimoni di epoche lontane. Al tempo dei Giganti, da trecento anni gli antichi Sardi non costruivano più nuraghi, ma quei mucchi di pietra eretti dagli antenati possedevano ancora un valore simbolico e identitario.

Mont’e Prama segna il climax di una civiltà vivace che nel Sinis, dove si contano numerosissime le testimonianze di età nuragica (nuraghi, pozzi sacri, tombe dei giganti) aveva un centro di fiorenti commerci marittimi. I giacimenti di Montiferru, appena più a Nord, rappresentavano una grande fonte di ricchezza. Il ferro veniva impiegato per realizzare pregiati prodotti della metallurgia, come i bronzetti e le navicelle, che ritroviamo lungo le più importanti rotte del Mediterraneo. La regione rappresentava un ponte di collegamento tra il mare e l’entroterra; attraverso i flutti del fiume Tirso transitavano merci preziose e ricercate. È noto che le coste del Sinis fossero frequentate da mercanti provenienti dall’Oriente, soprattutto i Fenici, che a partire dalla fine del IX secolo a.C. percorrevano il Mediterraneo alla ricerca di beni e materie prime, e che qui si stabilirono attorno a piccoli centri emporici.

Giganti di Mont'e Prama
Gigante, Museo Archeologico Nazionale di Cagliari

La scoperta dei Giganti di Mont’e Prama e le indagini archeologiche

Il 28 marzo 1974 dal terreno in aratura sul rilievo di Mont’e Prama affiorarono, tra lo stupore dei presenti, centinaia di frammenti scultorei. La scoperta suscitò grande interesse e gli archeologi non tardarono a riconoscere in quelle pietre i resti di grandi statue a tutto tondo di età tardo nuragica (X-VII secolo a.C.). Sul sito di rinvenimento di quei “Giganti” negli anni successivi vennero condotte diverse campagne di scavo1. Nel 1975 l’archeologo Alessandro Bedini individuò una necropoli costituita da tombe singole relative a tre differenti fasi di utilizzo. Le più antiche, a pozzetto, erano ricoperte da piccoli tumuli di pietra. Altre, a pseudo-cista, possedevano una copertura disordinata con lastroni. Infine, quelle più recenti erano individuabili dalle lastre quadrate ben allineate. Le sepolture risalivano alla Prima età del Ferro e componevano un viale funerario lungo il quale vennero trovati altri frammenti statuari, tra cui un piede.

Giganti di Mont'e Prama
Frammenti di Giganti di Mont’e Prama, Museo Archeologico Nazionale di Cagliari

I successivi scavi

Al 1977 si datano le campagne di scavo condotte da Giovanni Lilliu e poi da Carlo Tronchetti insieme a Maria Luisa Ferrarese Ceruti. Le indagini portarono alla scoperta di altre statue e di una nuova area della necropoli caratterizzata da una sequenza di lastre di copertura in arenaria. Ancora Carlo Tronchetti poté appurare nel 1979 che le statue erano state demolite in modo intenzionale, spezzate e frantumate con uno scalpello. I frammenti erano poi stati ammucchiati sul terreno nella seconda metà IV secolo a.C., in una zona di “discarica”, con alcuni betili sacri e diversi modellini di nuraghe in calcare2. A quest’età è attestato l’arrivo in Sardegna delle genti puniche: è possibile che i Cartaginesi abbiano voluto abbattere quelle statue identitarie di “grandi guerrieri, divinizzati e venerati da tutte le genti sarde nuragiche”, come le definì Lilliu3, forse come segno della presa di potere sulla regione del Sinis.

Nel 2014-2016 una serie di scavi promossi dalla Soprintendenza di Cagliari e dell’Università di Sassari, condotti tra gli altri da Alessandro Usai, Raimondo Zucca e Paolo Bernardini, hanno riscoperto otto tombe a pozzetto circolare disposte a filari e datate alla fine del IX secolo a.C., le più antiche di tutto il complesso di Mont’e Prama. Le sepolture erano a singola inumazione, a differenza delle collettive tombe dei giganti, indizio della presenza di una classe aristocratica dominante e del cambiamento sociale che caratterizzò la civiltà nuragica tra il Bronzo finale e la Prima età del Ferro. Gli scavi di Mont’e Prama continuano, ed è notizia del maggio 2022 che altre due statue di giganti siano state recuperate dal terreno4.

Modello di nuraghe, Museo Archeologico Nazionale di Cagliari

La necropoli di Mont’e Prama

La necropoli di Mont’e Prama è la più estesa della Sardegna nella Prima età del Ferro. Bisogna immaginare un grande cimitero monumentale, composto da almeno 150 tombe singole risalenti a un arco temporale tra il XIII e il IV secolo a.C.5. I defunti, principalmente maschi tra i 13 e i 50 anni, possedevano corredi scarni: la tomba 25 Tronchetti conteneva una collana con pendenti in bronzo e uno scaraboide in steatite, le tombe 24, 27 e 29 alcuni vaghi di pasta vitrea6. Tale mancanza è forse da attribuire al retaggio culturale delle deposizioni nelle tombe dei giganti, ove non v’era traccia dell’identità dei defunti. Alcuni ambienti furono innalzati nell’VIII secolo a.C. a ovest delle tombe e corrispondevano agli edifici cerimoniali annessi al sepolcreto. La necropoli era circondata da un recinto atto a definire l’area sacra del temenos, come si evince dal rinvenimento di alcuni blocchi in arenaria.

Ora, le condizioni in cui sono stati rinvenuti i Giganti, in stato frammentario e in prossimità delle tombe, a causa della loro “discarica” in quella zona, non permettono di determinare con accuratezza dove fossero collocati in antico. Il deposito presentava una distribuzione assolutamente caotica dei reperti e frammenti appartenenti a una stessa statua potevano trovarsi anche a grande distanza tra loro. Dunque, non è escluso che alcune sculture si trovassero addossate al muro di contenimento del temenos. Il paramento fungeva così da quinta scenografica, forse in corrispondenza dell’ingresso al sepolcreto. L’ipotesi è suggerita dal fatto che non tutte le statue potevano reggersi in piedi da sole, mancando dei necessari punti di appoggio statico. Tuttavia, è plausibile che molti Giganti fossero situati in posizione eretta lungo il viale funerario antistante le sepolture.

Giganti di Mont'e Prama
Statua di pugilatore, Museo civico Giovanni Marongiu di Cabras

I misteriosi Giganti di Mont’e Prama

A Mont’e Prama, in corrispondenza della necropoli, sorgeva il più grande complesso statuario della Sardegna e di certo uno dei più importanti in tutto il Mediterraneo. Gli archeologi hanno riscoperto oltre cinquemila frammenti di pietra appartenenti a una quarantina di sculture antropomorfe a tutto tondo, alte sino a due metri e mezzo. Le statue dei Giganti sono composte di calcare proveniente dal Montiferru ed è possibile che venissero sbozzate presso la cava d’estrazione, quindi trasportate per mezzo di carri sino al sito di Mont’e Prama, dove venivano infine levigate con strumenti metallici7. Inoltre, sappiamo che in origine fossero dipinte, come rivelato dal rinvenimento di alcune tracce di pigmenti rosso e nero8.

Le sculture raffigurano fieri e poderosi eroi e vennero create tra il XIII e il IX secolo a.C. Il volto triangolare, stilizzato nei dettagli, è scavato nella tipica disposizione a forma di T del naso e della bocca. Gli occhi ipnotici sono realizzati per mezzo di due anelli concentrici. I capelli sono talvolta agghindati in lunghe trecce che scendono ai lati del viso. I piedi calzano robusti sandali su una pesante base quadrangolare. Pochi dettagli decorativi sono invece realizzati attraverso motivi geometrici o a chevron. Tra i Giganti si annoverano guerrieri con elmo cornuto o pennacchio, spada e scudo circolare; pugilatori inermi provvisti di guanto (caestus) e scudo ricurvo sul capo; arcieri con arco e altri armamenti, in genere rivestiti con corta tunica, placca pettorale (kardiophylax) e parabraccio (brassard).

Sculture di pugilatore e di arciere, Museo Archeologico Nazionale di Cagliari

Statue e bronzetti, modelli di nuraghe

Le statue nuragiche di Mont’e Prama rassomigliano in maniera determinante alle corrispondenti tipologie di bronzetti sardi. In particolare trovano un parallelismo nei manufatti del cosiddetto stile Abini-Teti del centro Sardegna9, di cui costituiscono una raffinata trasposizione in pietra realizzata su ispirazione di modelli scultorei giunti dal Levante.

Una variante di pugilatore riproduce le fattezze del bronzetto rinvenuto nella necropoli di Cavalupo a Vulci, risalente alla seconda metà del IX secolo a.C. Tale Gigante possiede lo scudo ricurvo proteso verso l’osservatore, in atteggiamento orante.

Un pugilatore del tipo Cavalupo, Museo civico Giovanni Marongiu di Cabras

La necropoli di Mont’e Prama ha restituito anche numerosi modelli di nuraghe, la maggior parte realizzati in arenaria e solo in due casi in calcare. Le sculture, raffiguranti strutture monotorre, trilobate, quadrilobate, pentalobate, volevano forse indicare un particolare status politico e gerarchico dei defunti.

L’età dei Giganti

Il monumentale sepolcreto di Mont’e Prama era destinato a ospitare i membri del ceto sociale più importante delle comunità nuragiche locali. La realizzazione di imponenti sculture antropomorfe, veri e propri kolossòi della Sardegna, rispondeva di certo alla volontà di quella ricca aristocrazia che possedeva l’egemonia su questi territori del Sinis. Il potere militare della casta era così espresso dalle statue di guerrieri e arcieri, quello religioso per mezzo dei pugilatori oranti, infine i nuraghi erano simbolo ancestrale ed evocativo della supremazia politica. Non è dato sapere se i Giganti intendessero raffigurare i defunti ospitati nella necropoli, illustri com’erano in vita, o piuttosto richiamare al culto di eroi antenati, signori di pietra resi vivi e presenti per aprire i varchi dell’oltretomba.

Volto di Gigante, Museo Archeologico Nazionale di Cagliari

È lecito supporre che, almeno per un periodo, tombe e statue siano state concepite come parti di un medesimo programma di monumentalizzazione dell’area sacra. Si trattava di un’opera straordinaria, grandiosa e definitiva nella sua concezione artistica e simbolica, e parimenti per i risvolti sociali, da parte di una civiltà che a Mont’e Prama aveva ormai raggiunto l’apice del progresso culturale.

“Da questi prodotti artistici, la dialettica d’una Sardegna nuragica a “storia minore”, rispetto a quella a “storia maggiore” di altri Paesi, risulta completamente rovesciata. Qui la Sardegna giunge al culmine della sua antica civiltà e raggiunge il meglio del suo assetto sociale che stimola l’arte a manifestarla e a illustrarla con viva adesione.”

Giovanni Lilliu, Bronzetti e statuaria nella Civiltà Nuragica, 1981.

I Giganti non erano solo il frutto di una rinnovata maestria scultorea ma custodivano i valori della tradizione, come imponenti segnacoli sul territorio incarnavano l’identità dei Nuragici, l’appartenenza a un evo di eroi e di antenati, di guerrieri oltre la soglia del mondo conosciuto. Il complesso di Mont’e Prama costituiva un primigenio heron, un luogo dedito ai rituali e alla memoria collettiva del popolo, di quelle genti che per millenni avevano governato l’isola della Sardegna. E che adesso, in un momento di grandi trasformazioni sociali, guardavano al Mediterraneo e alle sue rotte d’Oriente.

Samuele Corrente Naso

Note

  1. R. Zucca, Le statue colossali nuragiche di Mont’e Prama. Un giacimento funerario e cultuale. Nel volume: A. Moravetti, P. Melis, L. Foddai, E. Alba, La Sardegna Nuragica. Storia e monumenti, Corpora delle antichità della Sardegna, Carlo Delfino editore & C., 2017. ↩︎
  2. C. Tronchetti, P. Van Dommelen, Entangled objects and hybrid practices. Colonial contacts and elite connections at Monte Prama, Sardinia, in Journal of Mediterranean Archaeology, vol. 18, n. 2, 2005. ↩︎
  3. G. Lilliu, Dal betilo aniconico alla statuaria nuragica, StS, XXIV (1975-1977), Cagliari, 1977. ↩︎
  4. Archeologia, Franceschini: scoperta eccezionale, altri due Giganti emergono dalla necropoli di Mont’e Prama a Cabras. ↩︎
  5. La datazione è ottenuta attraverso l’esame al carbonio 14 sugli inumati. Ibidem nota 1. ↩︎
  6. M. Rendeli, Mont’e Prama. Nel volume: A. Moravetti, P. Melis, L. Foddai, E. Alba, La Sardegna Nuragica. Storia e materiali, Corpora delle antichità della Sardegna, Carlo Delfino editore & C., 2014. ↩︎
  7. Ibidem nota 1. ↩︎
  8. Giovanni Lilliu, La grande statuaria nella Sardegna nuragica, in Atti dell’Accademia nazionale dei Lincei. Memorie, IX, Accademia nazionale dei Lincei, Roma, 1997. ↩︎
  9. Ibidem. ↩︎

Autore

Samuele

Samuele

Samuele è il fondatore di Indagini e Misteri, blog di antropologia, storia e arte. È laureato in biologia forense e lavora per il Ministero della Cultura. Per diletto studia cose insolite e vetuste, come incerti simbolismi o enigmatici riti apotropaici. Insegue il mistero attraverso l’avventura ma quello, inspiegabilmente, è sempre un passo più in là.

error: