La cattedrale di San Lorenzo è un monumentale compendio di pietra che riassume la storia e la cultura medievale di Genova. Il Duomo ricapitola meglio di qualunque altro luogo le vicende della città che seguirono le conquiste della prima crociata in Terra Santa. Architetture, simboli e reliquie permettono di scoprire un mondo di santi e cavalieri a noi lontano, ma terribilmente affascinante.

La crociata e la rinascita di Genova
Prime fra tutte le città italiane, Genova rispose con entusiasmo e partecipazione all’appello di Urbano II del 1095, che da Clermont aveva proclamato l’indizione della prima crociata in Terra Santa. La spedizione si era risolta in un discreto successo per la città. Gerusalemme era stata conquistata nel 1099, portando ricchezza e soprattutto gloria. Al seguito del generale Guglielmo Embriaco, che aveva fatto costruire ingegnose macchine d’assedio, le truppe genovesi avevano avuto un ruolo fondamentale nella presa della città santa, realizzando l’assalto decisivo. A ricordo dell’impresa Goffredo di Buglione e Re Baldovino avevano fatto incidere sulla porta del Santo Sepolcro la scritta “Praepotens Genuensium praesidium“, ossia “Potentissimo presidio dei Genovesi”. L’evento segnò un vero e proprio spartiacque nella storia di Genova, città che da quel momento assunse una consapevolezza nuova, prese a pieno coscienza della sua importanza politica e militare nel contesto mediterraneo.
In questi anni si affermò il libero Comune (1099) e si sviluppò quella potenza mercantile che guiderà le rotte marittime nei secoli a venire. Dalla Terra Santa giunsero non solo ricchi bottini pecuniari ma anche oggetti sacri dall’immenso valore culturale, reliquie preziosissime della cristianità. Gerusalemme portò in dono, tra le altre cose, le ceneri di Giovanni Battista, oggi conservate in una cappella della Cattedrale. Non ultimo, a Genova giunse un manufatto misterioso, il Sacro Catino, che si diceva fosse il Santo Graal, il calice dell’Ultima Cena. L’aria di grande rinnovamento cittadino coinvolse anche l’edificio di culto più importante, la Cattedrale di San Lorenzo che, grazie a una pergamena rinvenuta nell’altare maggiore, sappiamo essere stato riconsacrato nel 1118 alla presenza di papa Gelasio II1.

La cattedrale di San Lorenzo
La nuova cattedrale sorse sulle rimanenze di una chiesa più antica, del VI secolo, della quale sono riemersi alcuni frammenti di pavimento lungo l’attuale navata sinistra2. Tuttavia, all’epoca l’edificio non era ancora sede della diocesi, già attestata nel 381 e retta dal vescovo Diogene, che risiedeva invece nella Basilica dei XII apostoli, poi San Siro. Soltanto a cavallo tra IX e X secolo abbiamo notizie di una chiesa intitolata a Sancti Laurenti3. Bisogna attendere il 1020 prima che il vescovo Landolfo, in concomitanza di una solenne traslazione delle reliquie, trasferisse a San Lorenzo la sua cattedra4.
Dopo l’avventura della prima crociata si decise di ampliare l’edificio in forme romaniche. Si giunse così alla consacrazione del 1118 ma i lavori erano ben lungi dall’essere conclusi. Di tale fase romanica del Duomo genovese si possono soltanto fare congetture, giacché gran parte delle strutture sono state abbattute e ricostruite in seguito. Dell’originale impianto sopravvivono solo una parte dei paramenti esterni e del cleristorio. È possibile che i magistri costruttori – è stato ipotizzato appartenenti alla scuola dell’Antelami – avessero previsto due torri nella porzione absidale, come si osserva a Sant’Abbondio a Como.

In ogni caso, dopo un lungo silenzio delle fonti il progetto della Cattedrale venne stravolto e assunse forme gotiche. Intorno al 1230 incominciò la realizzazione della facciata e dei tre portali, opera di maestranze d’Oltralpe vicine al cantiere di Chartres. Venne previsto l’endonartece che precede l’attuale pianta latina a tre navate. In seguito a un incendio, che nel 1296 devastò il tetto, l’edificio dovette essere rinnovato attraverso la sostituzione delle volte, delle colonne e dei capitelli. Entro il 1312 fu completata la facciata a fasce bicrome bianche e nere, la quale in origine prevedeva un secondo campanile, sostituito da una loggia nel XV secolo.
I simboli della cattedrale di San Lorenzo a Genova
Il vissuto medievale di Genova, città di conquiste e crociati, si rivela anche attraverso piccoli indizi, segni e simboli da scovare e interpretare. È facile immaginare come queste labili tracce siano legate ad alcuni dei protagonisti di quell’evo straordinario, uomini ma soprattutto ordini e congregazioni di uomini, uniti sotto gli stessi ideali monastici e cavallereschi. Così una croce delle Beatitudini, a lato di un sepolcro con baldacchino gotico, sul fianco meridionale del Duomo, testimonia che ivi dovesse essere sepolto un importante Cavaliere di Malta. L’Ordine dei Gerosolimitani era ben presente a Genova fin dalle origini del 1180 e possedeva una storica sede presso la Commenda di San Giovanni di Prè.

La chiesa di Santa Fede era invece di proprietà dei Cavalieri Templari, dei quali è possibile rintracciare alcuni indizi anche in San Lorenzo. Ad esempio, possiamo scovare alcune croci patenti nascoste tra le decorazioni. La piccola croce patente incisa nel marmo alla base del campanile, retta da un braccio misterioso, potrebbe invece simboleggiare la mano pubblica che garantiva il mantenimento della Cattedrale?


Le triplici cinte della cattedrale di San Lorenzo a Genova
Sulla scalinata d’ingresso al Duomo sono incise due triplici cinte e un’altra, molto consunta, si può osservare su un gradino che conduce al Battistero. La triplice cinta è una tabula lusoria, un tavoliere per un gioco da tavola, costituito da tre quadrati concentrici e segmenti ortogonali. È possibile che gli esemplari di Genova venissero impiegati nel Medioevo per il gioco del filetto, in un luogo di grande transito affacciato sulla piazza.



Tuttavia, non è escluso che in maniera meno manifesta la triplice cinta fosse portatrice di un messaggio simbolico. Gli schemi geometrici medievali erano spesso connessi al sacro, venivano tracciati in modo rituale e rappresentavano l’ordine del cosmo, della creazione divina. Per comprendere la simbologia della triplice cinta, qui in prossimità di una chiesa, è utile leggere la descrizione che il Secondo Libro delle Cronache fa dell’edificio sacro per definizione: il Tempio di Salomone a Gerusalemme.
[Salomone] “Fece il cortile dei sacerdoti, il gran cortile e le porte di detto cortile, che rivestì di bronzo”.
II Cronache 4, 9.
Il Tempio di Salomone, composto da una triplice cinta muraria, era il luogo deputato all’incontro con Dio. Nel suo sancta sanctorum era collocata l’Arca dell’Alleanza con le tavole della legge donate a Mosè. E non a caso da esso prendevano il nome i Pauperes commilitones Christi templique Salomonis, quei Cavalieri Templari che possedevano il quartier generale proprio sull’originale collocazione dell’edificio nella Spianata delle Moschee a Gerusalemme.
La scacchiera
Sul fianco sinistro della Cattedrale, sotto una grande bifora strombata, ci si imbatte in una scacchiera, murata nel rivestimento marmoreo. Il gioco degli scacchi ha origini incerte, ma è plausibile che nacque in India nella prima metà del VI secolo5. Quando giunse in Europa, nel corso del Medioevo, acquistò nuovi significati legati alla simbologia cristiana. La scacchiera, immagine del cosmo ordinato, era il luogo ove si scontravano angeli e demoni. Essa figurava la battaglia con la quale Cristo avrebbe sconfitto le tenebre alla fine dei tempi. Il simbolo, posto all’esterno dell’edificio, garantiva che il maligno rimanesse fuori dallo spazio sacro, portae inferi non praevalebunt6. Il Caffaro, nei suoi Annales, racconta che nel XII secolo una disputa tra Genova e Pisa fu risolta con una partita a scacchi7. E poiché i Genovesi vinsero la partita, a memoria dell’evento la scacchiera venne incastonata all’esterno di San Lorenzo.

Il Nodo dell’Apocalisse
Sulla fiancata meridionale la cattedrale di San Lorenzo ospita il magnifico portale romanico di San Gottardo, dell’XI secolo. Su uno degli stipiti si può osservare un Nodo dell’Apocalisse8. Il simbolo è qui composto da un quadrato con cappi ogivali negli angoli, intersecati da tre cerchi concentrici. Il Nodo dell’Apocalisse è immagine del mistero cristiano e della rivelazione, nel Libro del profeta Ezechiele prefigurati dalla visione del carro-trono di Dio, la Merkavah. Quattro sono infatti i punti cardinali e gli elementi che costituiscono il creato (acqua, aria, terra e fuoco), le virtù del cristiano (prudenza, giustizia, fortezza e temperanza), i momenti fondamentali della vita di Cristo (nascita, morte, risurrezione e ascensione), infine gli evangelisti (Marco, Matteo, Luca e Giovanni).

Il Sacro Catino di Genova
L’arcivescovo Guglielmo di Tiro, nella Historia in partibus transmarinis gestarum, racconta che durante l’assedio di Cesarea del 1101 le truppe genovesi trovarono un prezioso vaso color smeraldo: “vas coloris viridissimi, in modum parapsidis formatum“9. L’anno successivo Guglielmo Embriaco avrebbe deciso di portarlo a Genova, insieme a un frammento della Vera Croce. Invece, per l’arcivescovo di Toledo, Rodrigo Jiménez de Rada, tale Sacro Catino, oggi custodito nel Museo del Tesoro della cattedrale di San Lorenzo e oggetto di grande venerazione popolare, proveniva da Almeria, città conquistata dai Genovesi nel 114710.

Il manufatto possiede la forma di una coppa esagonale molto schiacciata e per molto tempo si è creduto che i Genovesi avessero trovato il leggendario Santo Graal, la coppa da cui bevve Cristo durante l’Ultima Cena, come aveva suggerito Jacopo da Varagine nella sua Cronaca di Genova11. Tuttavia, oggi sappiamo che si tratta soltanto di un mito. Con l’annessione di Genova del 1805, le truppe di Napoleone Bonaparte rubarono il Sacro Catino e lo trasportarono a Parigi. Quando venne restituito alla città ligure, nel 1816, il calice era rotto in più frammenti, rivelando che fosse costituto di pasta vitrea. L’ipotesi che trova più consenso tra gli studiosi è che il Sacro Catino sia un manufatto risalente al X-XII secolo, realizzato da sapienti artigiani fatimidi12.
Samuele Corrente Naso
Note
- La pergamena è oggi conservata al Museo del Tesoro dell cattedrale: “Anno dominice incarnationis. M. C. XVIIIJ Jndictione XII. VI idus octobris. Dominus Gelasius papa IJ altare hoc (et) oratorium consecravit Pontificatus autem sui anno I“. ↩︎
- T. Mannoni, Le ricerche archeologiche nell’area urbana di Genova. 1964-1968 (nota preliminare), Bollettino Ligustico XIX, 1967. ↩︎
- Liber Jurium Republicae Genuensis I, 7-8. ↩︎
- L. T. Belgrano, Cartario Genovese, 1873. ↩︎
- H. E. Bird, Chess history and reminiscences, London 1830-1906. ↩︎
- Vangelo di Matteo 16, 18. ↩︎
- L. T. Belgrano, Annali genovesi di Caffaro e de’ suoi continuatori, Genova, Tipografia del Regio Istituto de Sordomuti, 1890. ↩︎
- Talvolta detto anche Fiore dell’Apocalisse. ↩︎
- Guglielmo di Tiro, Historia in partibus transmarinis gestarum, 1184. ↩︎
- Rodrigo Jiménez de Rada, Historia de rebus Hispanie sive Historia Gotica, inizi XIII secolo. ↩︎
- Jacopo da Varagine, Cronaca di Genova dalle origini al MCCXCVII, Tipografia del Senato, 1941. ↩︎
- Restauro condotto a cura dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, il cui studio è pubblicato a questo link. ↩︎


