La Croce Patente dei Cavalieri Templari

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Nel Medioevo, molti pellegrini decidevano di intraprendere un lungo cammino per raggiungere i luoghi della cristianità in Terra Santa e pregare presso il Santo Sepolcro. Per i fedeli, il viaggio non era solo una metafora della condizione umana sulla Terra, ma costituiva una via privilegiata di redenzione. La precarietà del percorso era considerata un modo per purificarsi ed espiare i propri peccati. Anche le crociate erano concepite come pellegrinaggi: liberare Gerusalemme dal dominio musulmano significava permettere ai cristiani di compiere il santo viaggio. In origine, la spedizione armata in Terra Santa era chiamata semplicemente iter o peregrinatio. Solo dopo il 1250 si diffuse la parola “cruciata” per indicare la missione di chi era crucesignatus1. I cavalieri crociati, infatti, avevano l’usanza di cucirsi sul petto o sul mantello una piccola croce, in alcuni casi detta “patente”, che indicava la volontà di ripercorrere le orme di Cristo, in umiltà e penitenza.

Croce Patente
La Croce Patente dei Cavalieri Templari

I Templari, fraternitas e militia

Anche gli ordini monastico-cavallereschi, sorti in seguito alla prima crociata, tra cui i Cavalieri Templari, portavano sul petto la croce di Cristo. In origine, essi non avevano una croce prestabilita, ma utilizzavano tutte le varianti in uso all’epoca. D’altronde, al momento della loro fondazione, i Templari costituivano una delle numerose fraternitas che svolgevano funzioni ospitaliere e di assistenza ai pellegrini. Solo dopo alcuni anni l’Ordine divenne Militia Templi, ottenendo infine il riconoscimento della Chiesa nel Concilio di Troyes del 1129.

“Cum enim natura essetis filii ire et seculi voluptatibus dediti, nunc, per aspirantem gratiam, evangelii non surdi auditors effecti, relictis pompis secularibus et rebus propriis, dimissa etiam spatiosa via que ducit ad mortem, arduum iter quod ducit ad vitam, humiliter elegistis, atque ad comprobandum quod in Dei militia computemini signum vivifice cruces in vestro pectore assidue circumfertis”.

“Benché foste di natura figli dell’ira, dediti ai piaceri della vita, ora, per grazia ispiratrice, siete divenuti ascoltatori attenti del Vangelo, rifuggendo la vanagloria e la proprietà dei beni, anzi, abbandonando la via larga che porta alla morte, umilmente avete scelto il difficile cammino che conduce alla vita, e per dimostrare di appartenere alla milizia di Dio, portate sempre sul vostro petto il segno della croce vivificante”.

Innocenzo II, Omne Datum Optimum, 1139. Traduzione a cura dell’autore.
Il sigillum più noto dei Cavalieri Templari, simbolo di fratellanza

La Croce Patente come indizio della presenza templare

Durante il Concilio di Parigi del 1147 papa Eugenio III concesse ai Templari l’uso di una croce particolare, detta “patente”. La Croce Patente aveva quattro bracci di uguali dimensioni, allargati alle estremità, come spiega l’etimologia latina patentem, participio passato del verbo pateo. Essa presentava bordi piatti o più raramente convessi o concavi. La croce templare, di colore rosso, era simbolo del martirio di Cristo per la redenzione dell’umanità. Si distingueva dalla Croce di Malta dei Cavalieri Ospitalieri, le cui otto estremità biforcute indicavano le beatitudini evangeliche.

La Croce Patente è senza dubbio legata ai Cavalieri Templari e rappresenta nell’immaginario collettivo il simbolo per eccellenza della Militia Templi. Tuttavia, non era impiegata in maniera esclusiva dall’Ordine e non è chiaro se la concessione d’uso fosse estesa anche ad altri crociati. Il ritrovamento archeologico di una croce patente costituisce dunque un indizio, ma non necessariamente una prova, della presenza templare in un luogo.

Non nobis, Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam!”.

Non a noi, non a noi o Signore, ma al tuo nome dai gloria!“.

Dal prologo della Regola di san Benedetto, a partire dalla quale è redatta la Regola primitiva dei Templari; la citazione è presente anche nell’opera De laude novae militiae 13, 31 di san Bernardo di Chiaravalle.

La Croce Patente e il Beauceant

I Templari cucivano la croce rossa patente anche sul proprio stendardo, il Beauceant. Il vessillo era bipartito di bianco e di nero, e richiamava il dualismo dell’essere monaci e guerrieri, così come l’eterna lotta tra il bene e il male.

Raffigurazione di Cavalieri Templari a San Bevignate
Gli affreschi nella chiesa templare di San Bevignate a Perugia. Si noti il Beauceant sulla destra con la Croce Patente.

Il termine beauceant rimandava infatti alla balzana, uno stemma araldico suddiviso in fasce. Lo stendardo, che in battaglia doveva essere difeso a ogni costo, era talvolta chiamato anche Valcento, dal francese medievale vaucent, interpretato come “valgo per cento uomini”. La Croce Patente veniva apposta sulla metà bianca del vessillo, simbolo di Cristo che guida le forze del bene alla vittoria.

Samuele Corrente Naso

Note

  1. J. Flori, Pour une redefinition de la croisade, in Cahiers de civilisation médiévale, 47e année (n.188), 2004. ↩︎

Autore

Samuele

Samuele

Samuele è il fondatore di Indagini e Misteri, blog di antropologia, storia e arte. È laureato in biologia forense e lavora per il Ministero della Cultura. Per diletto studia cose insolite e vetuste, come incerti simbolismi o enigmatici riti apotropaici. Insegue il mistero attraverso l’avventura ma quello, inspiegabilmente, è sempre un passo più in là.

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