Il Labirinto tra storia e mitologia

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Il simbolo del labirinto si diffuse nelle culture antiche di tutto il Mediterraneo, forse a partire da un solo centro culturale1. È l’etimo del termine, seppur annebbiato dalla commistione tra mito e realtà, leggenda e storia, a fornire qualche possibile indizio sulle sue origini. Il termine greco labýrinthos (λαβύρινθος2) potrebbe derivare da Labrys, un’ascia a doppia lama, tipica della civiltà minoica. Si trattava di un’arma molto particolare, associata al re Minosse di Creta e pertanto dotata di potere mitico e simbolico. Per estensione, il termine “labirinto” iniziò a indicare anche il maestoso palazzo di Cnosso, residenza del sovrano, centro sacro e sede amministrativa del suo governo. Nell’antichità, l’edificio era già famoso per le sue innumerevoli stanze, raggiungibili tramite un lungo e intricato percorso. Le prime raffigurazioni del simbolo risalgono infatti all’età micenea.

Il labirinto era un luogo di smarrimento, ma ciò non dipendeva affatto dalla possibilità di commettere errori o scelte sbagliate, quanto piuttosto dalla difficoltà intrinseca del cammino. Le rappresentazioni del simbolo nei tempi antichi erano sempre unicursali o univiarie, con percorso obbligato, senza bivi né vicoli ciechi. Il tracciato conduceva a un centro figurativo e soprattutto metaforico, meta finale che una volta raggiunta permetteva soltanto di tornare indietro sui propri passi. Il filosofo Platone usava l’immagine del labirinto come analogia di un discorso inconcludente che porta sempre allo stesso punto3. Solo in età imperiale romana, con Plinio, il Palazzo di Cnosso e il labirinto divengono metafora di un percorso incerto e complicato “che contiene giravolte e andirivieni inestricabili”4.

Un labirinto in una tavoletta micenea da Pilo
Il labirinto nella tavoletta PY Cn 1287 proveniente dal Palazzo miceneo di Pilo, Museo Archeologico Nazionale di Atene

Il mito del Minotauro

Anche il mito, che nel suo significato più profondo contiene sempre elementi di verità, mette in relazione il simbolo con il re Minosse di Creta. La leggenda narra che sull’isola del Mediterraneo, all’interno di un labirinto inestricabile, fosse rinchiuso un mostro spaventoso chiamato Minotauro5. La bestia era stata imprigionata da re Minosse affinché non potesse nuocere agli abitanti di Creta, ma anche e soprattutto per un’altra ragione: essa era il frutto immondo del tradimento di sua moglie.

Come era potuta accadere una simile disgrazia al re di Creta? Poseidone gli aveva donato un possente toro bianco per permettergli di mostrare ai sudditi la sua potenza regale. Il dio del mare voleva che l’animale venisse sacrificato in suo onore, ma Minosse, stimandolo di gran valore, ne fece uccidere un altro. La vendetta di Poseidone fu immediata e terribile: la regina di Creta, Pasifae, si invaghì della bestia e dalla loro unione nacque il Minotauro, un mostro metà uomo e metà toro.

Teseo e il labirinto di Dedalo

Quando il Minotauro fu diventato adulto, Minosse lo fece rinchiudere dentro un labirinto costruito da Dedalo, in modo che non potesse nuocere a nessuno. Il mostro, infatti, era dominato dalla sua natura bestiale ed era sempre affamato. Per placare la sua fame, Minosse ordinò alla città di Atene, che aveva sconfitto in battaglia, di inviargli sette fanciulli e sette fanciulle ogni nove anni.

Il principe Teseo decise allora di recarsi a Creta per uccidere il Minotauro e liberare il suo popolo. Il destino volle che la figlia di Minosse, Arianna, si innamorasse di lui. Preoccupata per la sorte dell’amato, la fanciulla gli rivelò un ingegnoso stratagemma per entrare nel labirinto e riuscire a trovare la via d’uscita. Arianna consegnò a Teseo un gomitolo: il filo, srotolato durante il percorso, avrebbe consentito all’eroe di tornare sui propri passi. Così, dopo aver sconfitto il Minotauro, il principe poté tornare ad Atene vittorioso.

Raffigurazione del labirinto e del Minotauro in due monete di Cnosso
La raffigurazione del labirinto e del Minotauro in due monete provenienti da Cnosso (430- 350 a.C.), British Museum di Londra

La diffusione del labirinto nel corso dei secoli

Al di là del mito, la diffusione del labirinto in tutto il mondo conosciuto si deve alla sua natura archetipica, comune a diverse culture. Tracciati unicursali sono stati ritrovati, ad esempio, su molte rocce della Galizia (II-I millennio a.C.)6, in una domus de janas della Sardegna prenuragica7, a Naquane tra i petroglifi della Val Camonica (VIII – VI secolo a.C.)8, su un oinochoe etrusca proveniente da Tragliatella nei pressi di Cerveteri (VII secolo a.C.)9.

Labirinto inciso sulle rocce di Naquane
Il labirinto della roccia 1 nel Parco Nazionale delle incisioni rupestri di Naquane a Capo di Ponte10

I Romani lo utilizzarono soprattutto per la decorazione di mosaici pavimentali, ragione per cui si è ipotizzato che il simbolo fosse giunto a Roma come motivo ornamentale di tappeti in età ellenistica11. Già nella Casa del Labirinto di Pompei (VI 11, 8-10), risalente al II secolo a.C., il piano di calpestio del cubiculum è ricoperto da uno straordinario mosaico che raffigura un dedalo. Il labirinto è diviso in quattro porzioni e al centro ospita la rappresentazione scenica della lotta tra Teseo e il Minotauro.

Il pavimento della Casa del Labirinto di Pompei
Il pavimento del cubiculum nella Casa del Labirinto di Pompei

Il labirinto cristiano

Nei primi secoli del Cristianesimo, il significato simbolico del labirinto venne reinterpretato come metafora del percorso interiore dell’uomo verso la conversione. In continuità con la tradizione romana, il labirinto poteva dunque essere impiegato come ornamento pavimentale nelle prime chiese paleocristiane, come nella basilica algerina di San Reparato a Orleansville del IV secolo.

Nel corso del Medioevo, il simbolo si diffuse lungo le vie di pellegrinaggio e di preghiera. In Italia se ne trovano diversi esemplari presso le principali tappe della via Francigena e di quella Micaelica. Tra questi, si citano i manufatti circolari della Cattedrale di San Martino a Lucca, di San Michele Maggiore a Pavia, di Pontremoli e di Alatri. Un altro esemplare, oggi perduto, era collocato nella basilica di San Savino a Piacenza.

Il labirinto musivo di San Michele Maggiore a Pavia
San Michele Maggiore a Pavia

Il labirinto, metafora del cammino per Gerusalemme

La raffigurazione medievale del labirinto possedeva una duplice valenza di significato. Per i pellegrini diretti a Gerusalemme, esso era innanzitutto il simbolo del lungo viaggio da compiere. Come quello dei tempi antichi, anche il labirinto medievale era unicursale: il viandante non poteva cambiare strada e la santa meta da raggiungere era obbligata. D’altro canto, Gerusalemme era occupata dai saraceni e il mito del combattimento tra Teseo e il Minotauro costituiva una trasposizione figurativa della lotta contro il nemico. È il caso del pavimento musivo nel presbiterio di San Michele Maggiore a Pavia, dove un tempo, al centro di un dedalo circolare, vi era la rappresentazione del principe di Atene che uccideva il mostro di Cnosso. A Lucca, su uno dei pilastri del portico antistante la Cattedrale di San Martino, accanto a un labirinto inciso sulla pietra, compaiono le parole:

“HIC QUEM CRETICUS EDIT DEDALUS EST LABERINTHUS DEQ(U)O NULLUS VADERE QUIVIT QUI FUIT INTUS NI THESEUS GRATIS ADRIANE STAMINE IUTUS”

“Questo è il labirinto costruito da Dedalo di Creta, dal quale nessuno che vi era entrato poté uscire, tranne Teseo grazie al filo di Arianna”.

Il labirinto di Lucca
 Il labirinto inciso su uno dei pilastri di ingresso del Duomo di Lucca rimanda al mito del Minotauro.

Il labirinto spirituale

Oltre a quello materiale, il simbolo rappresentava anche il cammino spirituale del fedele verso la Gerusalemme celeste. La peregrinatio in Terra Santa era sopra ogni cosa un percorso di conversione, caratterizzato dalla precarietà e dalla rinuncia alle passioni. Il labirinto unicursale era dunque l’immagine dell’unica via per raggiungere la salvezza, ovvero seguire Cristo, che aveva annunciato:

“Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.

Vangelo di Giovanni 14, 6
Il Cristo nel labirinto di Alatri
Il labirinto di Alatri

È affascinante come nelle rappresentazioni medievali il simbolo si possa trovare associato alla figura di un mostro generato dal peccato dell’infedeltà, il Minotauro, oppure a quella del Messia, come nel grande Cristo nel labirinto di Alatri. Questa antitetica dualità dei soggetti ben esprime la mentalità dell’uomo religioso medievale. Il cristiano era infatti chiamato a scegliere se lasciarsi dominare dal peccato e dalla bestialità, al pari del mostro di Cnosso, o seguire piuttosto la via della salvezza indicata da Cristo.

Samuele Corrente Naso

Note

  1. H. Kern, Through the Labyrinth. Designs and Meanings over 5000 Years, Prestel, London, 2000. ↩︎
  2. Il termine si rinviene in alcune tavolette di Creta micenee provenienti dal Palazzo di Cnosso, tra cui la KN Gg 702. ↩︎
  3. Platone, Eutidemo, 291b-c: “precipitati come in un labirinto (λαβύρινθος), mentre credevamo di essere ormai alla fine, apparve che eravamo nuovamente ripiegati come all’inizio della ricerca”. ↩︎
  4. Plinio il Vecchio, Naturalis historia, XXXVI. ↩︎
  5. Publio Ovidio Nasone, Le metamorfosi, libro VIII. ↩︎
  6. G. Sarullo, Iconografia del labirinto. Origine e diffusione di un simbolo tra passato e futuro, Tra Passato e Futuro, 2017. ↩︎
  7. Ibidem. ↩︎
  8. Nella roccia 1 del Parco Nazionale delle incisioni rupestri di Naquane a Capo di Ponte. ↩︎
  9. M. Menichetti, L’oinochoe di Tragliatella. Mito e rito tra Grecia ed Etruria, Ostraka 1,1,1992. ↩︎
  10. Di Luca Giarelli – Opera propria, CC BY-SA 3.0, immagine. ↩︎
  11. G. L. Grassigli, Il labirinto nei mosaici romani di età repubblicana e primoimperiale in Italia. Alcune riconsiderazioni, LANX 29, Studi di amici e colleghi per Maria Teresa Grassi, 2021. ↩︎

Autore

Samuele

Samuele

Samuele è il fondatore di Indagini e Misteri, blog di antropologia, storia e arte. È laureato in biologia forense e lavora per il Ministero della Cultura. Per diletto studia cose insolite e vetuste, come incerti simbolismi o enigmatici riti apotropaici. Insegue il mistero attraverso l’avventura ma quello, inspiegabilmente, è sempre un passo più in là.

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