La piccola Panagia Gorgoepikoos è la più particolare tra le chiese greco-ortodosse di Atene. L’edificio, dedicato alla Vergine “che esaudisce con celerità”, chiamato anche con i nomi di Piccola Metropoli e Sant’Eleuterio, sorge di fianco alla monumentale cattedrale cittadina in Piazza Mitropoleos. A prima vista la chiesetta rispetta alla perfezione i canoni architettonici della tradizione bizantina, eppure nasconde alcuni segreti secolari. Le sue pareti, infatti, sono ornate da numerosi bassorilievi di reimpiego, una scelta inconsueta per una costruzione ortodossa, che non ha eguali in tutta la Grecia. E soprattutto, nessuno sa con esattezza quando la Panagia Gorgoepikoos è stata edificata. Gli studiosi ne collocano la costruzione in un ampio arco temporale che va dal XII al XV secolo1.

La chiesa presenta una pianta a croce inscritta. Il naos quadrato è suddiviso in nove nove campate da quattro colonne che sorreggono la cupola ed è preceduto da un nartece con ingresso a ovest. Le costruzioni di epoca mediobizantina erano in genere edificate in pietra e mattoni, ma nel caso della Panagia Gorgoepikoos sono state utilizzate in gran numero lastre di reimpiego, risalenti sia all’età classica che medievale, rinvenute tra le rovine di Atene. I conci si trovano su tutti e quattro i prospetti esterni della chiesa e ospitano un ricco campionario scultoreo, figurativo e simbolico, riadattato per il culto cristiano. Questa circostanza, unita alla totale mancanza di fonti scritte, rende molto difficile identificare il periodo di fondazione dell’edificio. Le origini della Piccola Metropoli di Atene restano ancora oggi un affascinante mistero.

Simboli e figure dalle rovine di Atene
Non è chiaro da dove provengano i massi e i pannelli scolpiti che i sapienti costruttori riutilizzarono con stile nella Panagia Gorgoepikoos. È possibile che tale materiale di spoglio derivi da un’area comune, forse un antico tempio pagano o un altro edificio in rovina di Atene. Vi è, infatti, una certa uniformità nella tipologia delle lastre reimpiegate, sia nelle dimensioni che nella materia, nella maggior parte dei casi il marmo pentelico2. Tali pannelli, apposti con malta in filari quasi isodomi, si trovano a un’altezza di oltre due metri e mezzo.

La facciata occidentale
La facciata occidentale, il prospetto principale della Panagia Gorgoepikoos, dove è collocato l’ingresso, è la più ricca di fregi e bassorilievi. L’architrave del portale ospita al centro una croce, con ai fianchi due leoni affrontati. Verso l’esterno, in maniera simmetrica, si osservano una croce patente, una rosetta e la raffigurazione di un albero della vita, rimando alla genealogia biblica del Cristo. Su entrambi i lati dell’architrave, una croce è custodita entro un’edicola del X secolo, accompagnata a sinistra da due nodi di Salomone. Sulla lunetta del portale campeggia in bella vista un’altra croce patente, incorniciata da una losanga con rosette.

La fascia intermedia della facciata è occupata da una serie di grandi pannelli: una donna greca di profilo che guarda verso una crux gemina, per lo stile risalente con buona probabilità tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C.; due grifoni fiancheggiano l’albero della vita e due pavoni lottano contro serpenti; ancora l’albero della vita custodito da leoni e sfingi alate in pannelli del X-XI secolo; un rilievo romano con una donna che cavalca un cigno. Sopra i pannelli, per tutta la larghezza della facciata, corre un fregio con la rappresentazione del calendario romano, con cornicione a dentelli, delimitato da capitelli di lesene corinzie. Il timpano sulla sommità del prospetto è decorato con motivi fitomorfi, cassettoni e due grandi croci.

Il fianco settentrionale della Panagia Gorgoepikoos
Il fianco settentrionale della Panagia Gorgoepikoos è adornato, tra le altre cose, da una grande croce di Malta e da altre più minute sparse lungo il prospetto, da una stele funeraria di età romana con due donne in piedi, databile al III secolo d.C. su base stilistica, da una lastra con due croci e una figura di satiro nudo al centro, da una croce foliata con rosette e da due oinochoai con fiori della vita. Il satiro è ispirato ai modelli di Lisippo e pertanto potrebbe essere di poco successivo al 300 a.C.

Il prospetto orientale absidato
Sul prospetto est della chiesa, con piccola abside trapezoidale, degni di nota sono i pannelli del combattimento tra un leone e una fiera, un rilievo romano che celebra la vittoria di un certo Marcus Tullius, una doppia croce con decorazioni fitomorfe, una croce inscritta in un cerchio entro motivi geometrici, varie altre croci bizantine. Due rilievi con una Nike e una fanciulla rassomigliano nello stile all’eccezionale fregio ionico delle Panatenee realizzato da Fidia per il Partenone sull’Acropoli di Atene.

Il fianco meridionale
Infine, sul fianco meridionale, segnaliamo un fregio eleusino sopra la porta d’accesso laterale alla chiesa, un pannello con fiori a otto petali e girandole solari. Un grande fiore della vita è racchiuso in una losanga con rosette dell’XI secolo. Vi sono poi il rilievo di un’aquila che afferra in volo una lepre, una griglia con foglie di acanto datata al XII secolo, un cerchio intrecciato a mo’ di labirinto del X-XI secolo, una combinazione di astragali e corde attribuibile al X secolo, varie croci patenti e a simmetria centrale.

Le ragioni del reimpiego nella Panagia Gorgoepikoos
Le lastre di reimpiego, come visto, provengono indistintamente dal mondo medievale e bizantino o dall’antichità classica. In quest’ultimo caso, i blocchi, più massicci, sono stati utilizzati soprattutto per le porzioni murarie che richiedevano una maggiore stabilità strutturale. Talvolta sono stati ruotati di novanta gradi o rimaneggiati con l’aggiunta di croci in bassorilievo, nel tentativo di dare un significato diverso ai soggetti pagani raffigurati. Tuttavia, non tutti i pezzi dell’antichità, circa un quarto del totale, hanno subito questo processo di riconversione. Non si può escludere che l’apposizione di segni cristiani sia avvenuta in un momento precedente alla costruzione della Panagia Gorgoepikoos, forse addirittura prima del periodo iconoclasta dell’VIII secolo.

Il motivo per cui è stato deciso di reimpiegare questo gran numero di spolia resta oscuro. Se la finalità principale era di natura edile, ossia risparmiare sui costi della costruzione, non si comprende la necessità di rendere visibili le immagini pagane. Le lastre potevano essere semplicemente murate al contrario, così da nascondere i rilievi verso la parete. È possibile che i costruttori della Panagia Gorgoepikoos abbiano utilizzato il materiale di reimpiego per scopi decorativi, esponendolo come vestigia di un passato misterioso da ammirare e tramandare3. In tal senso, la chiesa costituiva un compendio nostalgico della tradizione classica e della perduta grandezza di Atene4.

Il significato magico-rituale delle immagini
Eppure, alcuni pannelli sono stati resi meno comprensibili alla vista, in certi casi addirittura ruotati o obliterati. Le motivazioni del reimpiego possono dunque essere ricercate nel significato magico-rituale e apotropaico attribuito agli inserti marmorei5. Croci, fiere e bestie avevano il potere di tenere lontano il maligno dallo spazio sacro, confinandolo all’esterno. Allo stesso tempo, le lastre pagane potevano essere segnate con simboli cristiani o ruotate per esorcizzarle dalle influenze maligne. Si trattava in fondo di un “battesimo per immagini”: le figure rinascevano a nuova vita e a nuova funzione attraverso il signum della croce. L’intera composizione iconografica delle lastre reimpiegate sulla Panagia Gorgoepikoos sembra rimandare al concetto di rinnovamento: così l’albero della vita, il fregio del calendario e quello eleusino, i fiori della vita sono tutte allusioni alla morte e alla resurrezione.

Le misteriose origini della Panagia Gorgoepikoos
Le lastre più tarde, reimpiegate nella Panagia Gorgoepikoos, risalgono al XII secolo. Tale constatazione fornisce un importante terminus post quem per la realizzazione della chiesa, che non può essere anteriore a quel periodo. Una diffusa opinione vuole che sia stata edificata tra il 1182 e il 1204, quando il metropolita ortodosso Michele Coniata, uomo di lettere e di cultura, storico e grande ammiratore dell’antichità classica, era alla guida della comunità6. Tuttavia, il committente della chiesa non ha lasciato alcuna firma e la Panagia Gorgoepikoos non sembra di certo l’opera di un attento estimatore della tradizione antica, quanto piuttosto un gradevole assemblaggio di pezzi provenienti da varie epoche. Ma se non fu Michele Coniata a realizzare l’edificio, a chi può essere attribuito? E soprattutto in che momento venne edificato?

L’ipotesi di una costruzione tarda
Nel 1204 Atene cadde in mano ai Franchi, i quali imposero la religione cattolica e costrinsero l’arcivescovo all’esilio. Soltanto nel 1388 il duca Nerio I degli Acciaioli di Firenze consentì il ritorno in città di un metropolita greco-ortodosso. Nel 1436, l’umanista Ciriaco Pizzecolli, noto ai suoi contemporanei come “pater antiquitatis“, giunse in visita ad Atene e annotò nei suoi Commentaria tutto ciò che di interesse archeologico vide in città7. Su una grande base marmorea egli lesse un’iscrizione, disposta su due righe, con i seguenti nomi: “ΗΡΑΚΛΕΩΝ ΗΡΑΚΛΕΩΝΑΣ ΚΗΦΕΙΣΙΕΥΣ. ΔΩΡΟΘΕΑ ΙΣΙΓΕΝΟΥΣ ΜΥΡΡΙΝΟΥΣΙΟΥ ΘΥΓΑΤΗΡ”8. La testimonianza è molto importante perché questa scritta si trova oggi murata nell’architrave sul fianco meridionale della Panagia Gorgoepikoos. Ciriaco non menziona dove ha visto l’iscrizione, ma se fosse già stata sulla chiesa, lo avrebbe certamente detto. Inoltre, egli non fa il minimo cenno all’edificio né alle altre lastre iscritte apposte su di esso.

Sulla base della raccolta epigrafica dei Commentaria, è molto probabile che Ciriaco abbia visionato la lastra iscritta nei pressi dell’antica agorà. La conclusione della storica dell’arte Bente Kiilerich è che la Panagia Gorgoepikoos non esisteva ancora nel 14369, ma fu costruita solo dopo la conquista turca di Costantinopoli del 1453. Infatti, quando i musulmani giunsero ad Atene, demolirono le chiese cristiane da cui provengono gli spolia della Panagia Gorgoepikoos. Nel 1460, inoltre, la cattedrale ortodossa della città, stabilita nel Partenone e conosciuta come Panagia Athenotissa, venne riconvertita in moschea. Questo edificio era dedicato a Maria Vergine, proprio come la Panagia Gorgoepikoos. È possibile, dunque, che la Piccola Metropoli sia stata edificata a quel tempo, più a valle, con l’intento di preservare il culto officiato sull’Acropoli. E con esso un po’ di quella grandezza che per secoli aveva accompagnato la Santa Vergine di Atene.
Samuele Corrente Naso
Note
- Al tardo XII secolo è attribuita in M. Chatzidakis, Monuments byzantins en Attique et Béotie, Athens, 1956; C. Bouras, Byzantinê kai metabyzantinê architektonikê stên Ellada, Athens, 2001.
Agli inizi del XIII secolo in H. Maguire, The Cage of Crosses: Ancient and Medieval Sculptures on the ‘Little Metropolis’ in Athens, in Thymiama stê mnêmê tês Laskarinas Bouras, Athens 1994; A. Franz, A Public Building of Late Antiquity in Athens (IG II2, 5205), in Hesperia, XLVIII, 1979.
Al XV secolo è assegnata da B. Kiilerich, Making Sense of the Spolia in the Little Metropolis in Athens, Arte medievale, 4, 2005. ↩︎ - B. Kiilerich, op. cit. ↩︎
- C. A. Mango, L’attitude byzantine à l’égard des antiquités grécoromains, in A. Guillou, Byzance et les images, Parigi, 1994. ↩︎
- C. Bouras, op. cit. ↩︎
- H. Maguire, op. cit. ↩︎
- M. Chatzidakis, op. cit. ↩︎
- Commentariorum Cyriaci Anconitani nova fragmenta notis illustrata, a cura di A. degli Abbati Olivieri-Giordani, In aedibus Gavenelliis, 1763. ↩︎
- Inscriptiones Graecae, III², 6419. ↩︎
- Ibidem nota 2. ↩︎


