Il libero arbitrio e i simbolismi di Trento

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La vita è costellata di avvenimenti che ne modificano il corso, spesso con conseguenze tangibili. A volte essi influiscono sulle scelte che si è chiamati a compiere e gli imprevisti hanno il sentore di un destino ineluttabile, davanti al quale ci si sente impotenti come un marinaio su una barca in tempesta. Ma quanto della vita è dovuto al caso?

La condizione esistenziale dell’uomo medioevale e rinascimentale non era essere dissimile da quella odierna; molto diverso era invece il significato che egli attribuiva al dispiegarsi degli eventi. All’epoca non era ancora sviluppato l’odierno approccio razionalistico legato ai concetti di probabilità e di caso, eredità del positivismo di Comte e dell’Illuminismo. Si ragionava piuttosto sul significato del destino nei termini di una volontà divina. V’è una città, in Italia, dove questa riflessione ha assunto dei connotati storici e artistici particolarmente importanti: Trento è la città del Duomo di San Vigilio, con la sua ruota della fortuna medievale, ma soprattutto del famoso Concilio chiamato a confutare la dottrina della predestinazione.

Il Duomo di San Vigilio a Trento e i suoi simbolismi

La cattedrale di San Vigilio a Trento ha una storia antica legata al vescovo Vigilio, che secondo la tradizione offrì la sua vita a Dio per diffondere il Vangelo tra i pagani della val Rendena. Una Passio Sancti Vigilii di età longobarda racconta che pagò con la morte la sua missione: venne martirizzato intorno al 405 quando fece abbattere una statua di Saturno1. Vigilio fu lapidato dai contadini che temevano la vendetta di quella divinità, venerata come protettrice dell’agricoltura e della semina.

Il corpo di San Vigilio fu deposto in una basilica che lui stesso aveva fatto edificare per i chierici Sisinnio, Martirio e Alessandro2, fuori dalla cinta muraria di Tridentum. L’edificio divenne cattedrale tra il IX e il X secolo3. Nel 1212 il vescovo Federigo Wanga decise di ampliare la struttura paleocristiana e affidò il cantiere all’architetto Adamo D’Arogno e ai Maestri Comacini. I lavori si protrassero per oltre un secolo, sebbene non si conosca la data della nuova consacrazione.

Il nuovo duomo sorse in stile romanico, a croce latina con transetto. La facciata, a capanna, si apre attraverso un portale centrale e un ampio rosone circolare. Sulla sinistra si eleva l’imponente campanile dai tipici stilemi del medioevo tridentino. Internamente l’edificio si presenta austero, dai toni soffusi e carichi di mistero. La luce scandisce il ritmo delle campate lungo le tre navate. Resti della primitiva basilica di San Vigilio sopravvivono al di sotto della navata centrale.

Le colonne annodate

Presso uno dei portali laterali del transetto destro e incastonate su una monofora absidale si innalzano alcune colonne annodate. Non è raro incontrare il simbolo della colonna annodata negli edifici sacri di età romanica, soprattutto in area lombarda, come nel Duomo di San Giorgio a Ferrara e nella Cattedrale di Modena.

La colonna annodata è un riferimento alle mitiche colonne di rame del Tempio di Salomone a Gerusalemme, Jachim e Boaz descritte nel primo libro dei Re4. Essa è immagine di Cristo, vero nodo che unisce la terra e il cielo per mezzo della sua duplice natura, umana e divina. Allo stesso tempo, le colonne ofitiche raffigurano il legame che intercorre tra l’uomo e Dio. Nella visione teologica medioevale ciò che accade in terra è il riflesso della volontà divina, la realtà materiale riproduce per analogia il mondo spirituale e trascendente.

La ruota della fortuna di Trento

Sul transetto sinistro è collocato il magnifico rosone di fine Duecento, il quale ospita un tema classico dell’iconografia medioevale. Si tratta dell’affascinante ruota della fortuna, qui composta da dodici raggi che convergono al centro sulla personificazione della fortuna. Lungo la circonferenza si dispongono invece gli uomini che, in balia del destino, metaforicamente salgono o scendono, si arricchiscono o vanno in rovina. In cima alla ruota v’è la figura di un re aggrappato al suo trono, come tutti i mortali anch’egli è soggetto ai capricci della fortuna.

Il concetto va qui inteso in senso cristiano. Per Severino Boezio il caso discende dalla provvidenza, da un ordine prestabilito5. La volubilitas dell’esistenza è una precisa volontà di Dio: il mondo ha bisogno della fortuna affinché sia manifesto che tutto è vanità. L’uomo è chiamato piuttosto a distaccarsi dai beni materiali per mirare all’eternità del cielo.

“E tu, invece, ti sforzi di trattenere la ruota della fortuna che gira vorticosamente? Ma, o stoltissimo tra tutti i mortali, se la sorte comincia a fermarsi, cessa di essere tale”.

Severino Boezio, De Consolatione philosophiae, libro II.

Martin Lutero e la dottrina della predestinazione

Nell’Anno Domini 1503 salì al soglio pontificio Giulio II, al secolo Giuliano della Rovere. Il papa neoeletto a Roma si prefisse di rinvigorire i fasti della Chiesa attraverso un’entusiastica opera di arricchimento artistico e architettonico della città eterna. Si pensi alla decorazione della volta della Cappella Sistina, che fu commissionata al giovane Michelangelo, oppure alla meravigliose stanze degli appartamenti vaticani affrescate da Raffaello e dai suoi collaboratori.

In campo architettonico, Giulio II affidò a Donato Bramante il progetto dell’abbattimento della vecchia Basilica Constantiniana di San Pietro e l’edificazione di una nuova e imponente costruzione. La Basilica di San Pietro, che oggi conosciamo, richiese centoventi anni (1506-1626) per la sua edificazione e ingenti capitali. Per far fronte alla smisurata richiesta economica si ricorse anche alla vendita delle indulgenze. I fedeli potevano lasciare un’offerta in cambio di uno sconto sugli anni da trascorrere in Purgatorio. Questa pratica fu da alcuni accettata ma da altri radicalmente rifiutata, sino a provocare un grande scandalo. La vicenda finì per sfociare nell’aperta dissidenza da parte di alcuni membri del clero tra cui Martin Lutero, un monaco tedesco che nel 1517 mise per iscritto 95 tesi contro la vendita delle indulgenze e, si dice, le affisse presso la Cattedrale di Wittenberg.

I principi del protestantesimo

Tale evento segnò l’inizio della protestantesimo, un movimento religioso che affermava il rifiuto della gerarchia ecclesiastica e dell’autorità del Papa, il rinnegamento della tradizione della Chiesa. Martin Lutero rivendicava il principio della sola scriptura: la relazione tra l’uomo e Dio si attua direttamente per mezzo della Bibbia, senza bisogno dell’intermediazione del clero. La Riforma protestante sancì l’inizio di uno scisma nella Chiesa e soprattutto affermò una radicale dottrina della predestinazione. Secondo tale visione, la salvezza deriva solo dalla grazia e non dalle opere o dai meriti del cristiano6. Dio pertanto stabilisce a priori, fin dalla nascita, chi è destinato al paradiso e chi alla dannazione eterna. Le vicende della terra, la fortuna e la sfortuna, sono il segno rivelatore di questo destino.

Il Concilio di Trento

Tale dottrina della salvezza finiva col negare in toto il libero arbitrio7. Se infatti tutto è già stabilito da Dio, se ogni cosa è già predisposta e conosciuta, è davvero l’uomo a compiere le scelte della sua vita o si tratta di una mera illusione? La Riforma luterana ebbe un enorme impatto sulla vita politica e sociale dell’Europa del tempo. La Chiesa di Roma organizzò in risposta un importante concilio a Trento.

La scelta della città fu dettata dalla spinta dei principi-vescovi, Bernardo Clesio e Cristoforo Madruzzo. A quel tempo Trento era un principato vescovile nonché un’importante fortezza del cattolicesimo. Forse non è un caso che il Concilio chiamato a discernere sulla predestinazione e il libero arbitrio si svolse proprio nella città della ruota della fortuna e delle colonne annodate. Esso fu svolto tra il 1545 e il 1563 all’interno del Castello del Buonconsiglio e il Duomo di San Vigilio, protraendosi per diciotto anni anni comprese le interruzioni.

Le affermazioni teologiche del concilio

Il concilio ribadì l’importanza della Chiesa come intermediario tra Dio e l’uomo, in quanto custode delle Sacre Scritture. La corretta interpretazione dei testi biblici è possibile soltanto alla luce della tradizione cristiana giacché Cristo conferì l’investitura direttamente a San Pietro8. Il Concilio di Trento, inoltre, ribadì con forza la dottrina paolina della salvezza per mezzo della fede e delle opere.

Venne quindi affermata l’infondatezza della dottrina luterana della predestinazione. Secondo la visione cattolica, il libero arbitrio è centrale nella salvezza in quanto l’uomo ha la possibilità di accettare o rifiutare la grazia divina. Se così non fosse come si potrebbe parlare di un Dio di amore se egli decide a priori chi deve andare all’inferno, senza possibilità di redenzione? Si giungerebbe a un paradosso per cui il creatore genera l’uomo per destinarlo alla dannazione, non essendovi più distinzione tra il principio trascendente del bene e quello del male. Innanzi alle scelte di ogni giorno, è dunque l’uomo a decidere mentre Dio agisce nei termini della provvidenza: volge al bene ciò che è male, redime quanto è peccato.

Ciò nondimeno Dio è onnipotente e, sapendo ogni cosa, conosce anche le scelte dell’uomo prima che esse siano compiute? Severino Boezio spiega che non bisogna ragionare in termini temporali, non esiste un prima o un dopo in quanto Dio vede l’infinito in ogni istante. Il tempo del Creatore è l’eternità9.

Samuele Corrente Naso

Mappa dei luoghi

Note

  1. S. Vareschi, S. Vigilio e l’evangelizzazione del Trentino, Trento, Vita Trentina Editrice, 2001. ↩︎
  2. Ibidem. ↩︎
  3. E. Castelnuovo, B. Passamani, A. Peroni, I. Rogger, G. Seebach, Il duomo di Trento, vol. 1, Temi, 1992. ↩︎
  4. I Re 7,15-22. ↩︎
  5. Severino Boezio, De Consolatione philosophiae, libro V. ↩︎
  6. Prima Lettera ai Corinzi 13. ↩︎
  7. M. Lutero, De servo arbitrio, 1525. ↩︎
  8. Vangelo di Matteo 16,18: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa”. ↩︎
  9. Ibidem nota 5. ↩︎

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