Intorno alla scenografica Piazza dei Priori, a Volterra, si intrecciano le strette vie del centro medievale, cinto ancora dalle originarie mura del Duecento. La città convergeva, sia da un punto di vista topografico che sociale, verso due centri di potere principali: il Palazzo dei Priori, sede del governo comunale, e la Cattedrale di Santa Maria Assunta, simbolo dell’autorità vescovile. Nonostante il tessuto urbano sviluppatosi nel Medioevo abbia sovrascritto le testimonianze precedenti, a Volterra è ancora possibile rintracciare alcuni elementi architettonici di rilievo risalenti all’epoca etrusca e romana. Il borgo, figlio del tempo e della storia, è un testimone incorrotto di epoche passate, in cui ogni viottolo è impregnato di memorie e ogni pietra trasuda racconti.
Volterra etrusca, l’Acropoli e la Porta dell’Arco
Sulla sommità dell’altura che sovrasta le vallate dei fiumi Cecina ed Era, dove oggi sorge Volterra, sorse un primo insediamento in età villanoviana, a cavallo tra l’VIII e il VII secolo a.C. Di questo periodo abbiamo testimonianza nelle tipiche necropoli con tombe a pozzo e a fossa. Nel corso del VI secolo a.C., tuttavia, le modalità di sepoltura iniziarono già a cambiare. Le tombe a camera, la presenza di pregiate urne cinerarie e l’apposizione di stele-segnacolo commemorative erano segni di una trasformazione culturale che tendeva ormai verso forme compiutamente etrusche.

Le monete coniate a Volterra in epoca etrusca, oggi custodite presso il Museo Guarnacci, riportano il nome della città: Velathri1. Nel corso del VI e del V secolo a.C., a più riprese, venne innalzata una cinta muraria fortificata. Lo sviluppo dell’insediamento a partire dall’età villanoviana è evidente soprattutto nelle rovine dell’Acropoli, situate ai piedi della Fortezza medievale e all’interno del Parco Enrico Fiumi. Qui gli archeologi hanno rinvenuto le tracce di pratiche cultuali risalenti al VII secolo a.C., tra cui un bronzetto di offerente2, rivolte a una divinità assimilabile al Dis Pater dei Romani3.


I templi dell’Acropoli
Nell’Acropoli di Volterra sono quindi emersi i basamenti in pietra di diversi edifici adibiti al culto sin dalla fine del VI secolo a.C. Di un primitivo tempio rimangono solo pochi frammenti in pietra sbozzata4, resti di terrecotte e alcune lastre di copertura. Tale edificio venne sostituito, appena più a nord, da un santuario più grande nella metà del V secolo a.C. Si tratta del tempio tardo-arcaico di cui è rimasta una porzione del paramento murario in opera poligonale. Considerata la tecnica costruttiva, è ipotizzabile che la struttura fosse di dimensioni imponenti. Gli interni del tempio erano rivestiti di intonaco rosso e bianco e di pietra calcarea levigata5. Di grande pregio era anche l’apparato decorativo, in particolare le terrecotte realizzate da maestranze ingaggiate dall’Etruria meridionale6.
Il tempio tardo-arcaico cadde gradualmente in disuso: nella seconda metà del III secolo a.C. è attestata una risistemazione degli spazi sacri con l’ampliamento del temenos e l’innalzamento di due costruzioni affiancate. Una di queste, il grande Tempio B, con cella e colonnato di ordine tuscanico, sorse proprio sulle rovine del preesistente edificio. Appena pochi decenni dopo, in età romana, venne eretto il Tempio A, di impronta ellenistica, con un’unica aula, un corto pronao e un podio elevato.
L’apogeo di Volterra etrusca
Il rinnovamento edilizio dell’Acropoli nel III secolo a.C. si inseriva in un periodo di grande prosperità e crescita demografica, come si evince dall’aumento delle sepolture all’interno delle necropoli conosciute. In questo periodo è attestata in città la lavorazione dell’alabastro, materiale prezioso con cui, tra le altre cose, si realizzavano straordinarie urne cinerarie con raffigurazioni mitologiche o dei defunti.

Sempre nello stesso secolo, gli Etruschi di Volterra terminarono di ampliare la gigantesca cinta muraria in blocchi di pietra arenaria, che racchiudeva un’area estesa del colle e dei campi e pascoli sottostanti7. Di essa si conservano i resti della Porta di Diana e la ben nota Porta dell’Arco, innalzata con giganteschi blocchi di tufo e in seguito inglobata nelle mura medievali. La porta rappresenta un precoce utilizzo dell’arco a tutto sesto nell’architettura italica ed è caratterizzata dalla presenza di tre teste scolpite, molto consunte, collocate sulle imposte e sulla chiave di volta. Non è chiaro cosa o chi raffigurassero tali volti. Un’ipotesi al vaglio degli studiosi è che si tratti delle protomi delle divinità tutelari della città: Tinia (Giove), Uni (Giunone) e Menrva (Minerva).

L’importanza di Volterra nel contesto dell’epoca è attestata anche dalla sua appartenenza alla Dodecapoli, la confederazione costituita dai dodici centri abitati più influenti dal punto di vista militare e politico di tutta l’Etruria.
Volterra al tempo dei Romani
La vittoria delle truppe romane contro la coalizione etrusca presso il lago Vadimone nel 283 a.C. tracciò l’inizio del declino per tutte le lucumonie della Dodecapoli8. Volterra si sottomise intorno alla metà del III secolo a.C. I Romani ribattezzarono la città Volaterrae e le conferirono lo status di municipio con la Lex Iulia de civitate del 90 a.C. Durante la guerra civile, Volterra si schierò con Mario e dovette quindi affrontare un lungo assedio da parte delle truppe di Silla. Ridotta allo stremo, si arrese nell’80 a.C. ma la presenza in città di influenti famiglie aristocratiche, come si vedrà a breve, attutì le conseguenze politiche e militari.
In età augustea il municipio di Volterra fu inserito nella Regio VII Etruria9. Un rinnovato entusiasmo condusse al rifacimento del tessuto urbano con l’edificazione di nuovi edifici specializzati. Fu così che sorse il magnifico teatro di Volterra, luogo deputato allo svolgimento dei ludi scenici e delle assemblee pubbliche. La struttura, proprio in virtù del suo impiego anche politico, non doveva essere distante dall’area del Foro, non ancora individuata dagli archeologi. L’unico indizio è fornito dal nome di una chiesa altomedievale: San Michele in Foro10.
Il Teatro
Il Teatro fu costruito sulle pendici dell’altura rivolta a settentrione, verso la conca di Vallebuona, in modo da garantire un’ottima acustica naturale. Alla sua edificazione contribuirono le ricche gens cittadine, tra le quali spicca quella dei Caecinae10. Si trattò di un atto di evergetismo verso la popolazione di Volaterrae, ma che perseguiva anche alcune finalità politiche, non per ultima la volontà di ingraziarsi l’imperatore Augusto. Non a caso, tali A. Caecinae Severus e C. Caecinae Largus sono citati in un’epigrafe dedicatoria del Teatro in quanto consoli a Roma11.

Il monumento venne concepito in accordo ai canoni architettonici tipici del teatro romano12. La cavea, in parte adagiata sul pendio collinare e in parte innalzata con sostruzioni in opus caementicium, era sormontata da un sacello adibito al culto imperiale. Un ambulacro voltato sosteneva infatti la summa cavea, permettendo l’accesso dei visitatori ai settori inferiori della gradinata. La scaenae frons era costituita da un nicchione a semiluna e due porte laterali. L’orchestra semicircolare era pavimentata in pregiato marmo bianco.
A Volterra troviamo poi alcuni locali accessori connessi alle esigenze della rappresentazione, detti parascenia. Un velarium consentiva di coprire l’intera cavea in modo da mantenere gli spettatori al fresco durante le giornate soleggiate. Il Teatro ospitava circa millecinquecento spettatori, i quali potevano persino passeggiare lungo un porticus colonnato che correva dietro al frontescena. A metà del portico, a cavallo tra il II e il III secolo d.C., venne eretto un edificio termale provvisto di spogliatoi (apodyterium), frigidarium, tepidarium e calidarium.
L’età medievale: i due centri del potere
A eccezione di poche vestigia dei secoli precedenti, perlopiù tratti delle mura con le porte etrusche, l’Acropoli, il Teatro e un anfiteatro, la città medievale e rinascimentale ha sovrascritto completamente le strutture antiche. Il Parco archeologico Enrico Fiumi, con l’Acropoli, fu interessato dalla proliferazione di un quartiere residenziale. Le abitazioni vennero abbattute tuttavia nel 1472 per favorire i lavori di rimaneggiamento della fortezza difensiva. L’area di Vallebuona, che ospita il Teatro e il complesso termale, ha invece preservato le vestigia antiche in quanto adibita allo scarico dei rifiuti cittadini. Nulla è sopravvissuto neanche dell’età longobarda, sebbene sia noto che Volterra fosse la sede di un importante gastaldato. I corposi rifacimenti di età romanica hanno cancellato le tracce della primitiva cattedrale. L’avanzare delle frane presso le Balze ha invece reso inagibili le chiese altomedievali di San Clemente e San Giusto, inclusi i rifacimenti successivi.

La diocesi di Volterra e la Cattedrale di Santa Maria Assunta
Nel corso delle prime invasioni barbariche del V secolo Volterra, ben fortificata, era sede di una diocesi che si estendeva grosso modo lungo i confini del municipium romano. Alcune lettere di papa Gelasio I degli anni 495 e 496 menzionano il vescovo di Volterra Eucaristo e i suoi predecessori Eumazio ed Opilione15. D’altronde, secondo la tradizione, la città vantava importanti ascendenze cristiane sin da quando aveva dato i natali al primo successore di San Pietro, ossia Papa Lino16.
Alla fine del dominio longobardo nel 774, l’avvento dei Franchi generò a Volterra un vuoto di potere politico che venne colmato dalla figura del vescovo. A ciò si devono le ricche concessioni imperiali alla diocesi, come quella di Ludovico I dell’82116. Fu Guido (1042-1061) a trasformare la carica episcopale in una vera e propria signoria che aveva giurisdizione su una larga fetta di territorio della Tuscia. La cattedrale di Santa Maria Assunta, al centro del tessuto urbano, venne ricostruita nella seconda decade del secolo XII per volontà del vescovo Ruggero Gisalbertini (1103-1132). Il calendario liturgico redatto dall’arciprete Ugo attesta la consacrazione dell’edificio al 20 maggio 1120, alla presenza di papa Callisto II17.

L’impianto strutturale, a tre navate e croce latina, venne rimaneggiato nel XIII secolo con la realizzazione di cappelle quadrangolari al posto delle absidi semicircolari. Le decorazioni degli interni furono più volte ridefinite, tanto che oggi si mostrano nel loro aspetto tardo-rinascimentale. L’anima medievale della Cattedrale si percepisce ancora solo dal prospetto, di stile romanico pisano. La facciata a salienti, tripartita da lesene, è scarna se non per alcuni ornamenti a rombi e gli archetti pensili sommitali. Il campanile quadrangolare fu eretto alla fine del XV secolo.
L’età comunale e l’avvento del gotico
Il potere temporale della signoria vescovile di Volterra raggiunse l’apice sotto Galgano (1150-1170 circa), ma nuovi fermenti di autonomia del Comune condussero infine al suo assassinio per mano della folla inferocita18. Da quel momento la Diocesi entrò in una spirale di crisi che culminò con la perdita di gran parte dei privilegi ecclesiastici sulla città, nonostante la ferma opposizione dei vescovi Ildebrando Pannocchieschi (1185-1211) e Pagano Pannocchieschi (1212-1239).
Il Duecento fu anche il periodo in cui numerosi ordini monastici si insediarono in città, in particolare i Cistercensi. I frati di San Bernardo di Chiaravalle portarono con sé una grande innovazione artistica, che aveva già dato straordinari frutti nell’imponente Abbazia di San Galgano a Chiusdino: il gotico. Così, ad esempio, il Battistero di San Giovanni venne edificato con una veste scultorea e architettonica ormai pienamente cistercense. L’edificio, situato di fronte alla cattedrale, ha una pianta ottagonale e un solo prospetto ornato con paramento bicromo e portale strombato.

Osservando il Battistero non sfugge una certa simbologia propria di quegli ordini monastici, non ultimi i Cavalieri Templari che di certo passarono di qui. Sul paramento dell’edificio e sui palazzi che si affacciano sulla piazza, si possono notare le misteriose raffigurazioni di croci patenti e Fiori della vita.



Il Palazzo dei Priori
Anche il Palazzo dei Priori, sede del potere del libero Comune cittadino, fu edificato secondo gli stilemi gotici cistercensi. È possibile riconoscere l’impronta architettonica delle maestranze di tale Ordine nelle volte a crociera costolonate, nelle bifore con capitelli a crochet e nello spiccato verticalismo della torre, innestata su un blocco quadrangolare. I Fiorentini prenderanno a modello l’edificio volterrano per costruire Palazzo Vecchio.

Il Palazzo dei Priori fu un punto di riferimento architettonico per tutta Volterra. A esso sono connessi gli altri edifici pubblici del XIII secolo, nonché le più importanti case-torri nobiliari. Alla metà del secolo risale anche il rifacimento della cinta muraria. Dopo pochi anni Volterra rimase invischiata nelle animate dispute tra i guelfi Belforti e i ghibellini Allegretti. Con la cacciata di questi ultimi, nel 1340, i cittadini del borgo proclamarono la signoria. Ma il dominio dei Belforti non durò a lungo: la città divenne possedimento di Firenze già nel 1361, privata ormai di quella plurisecolare egemonia che, attraversando i secoli, l’aveva caratterizzata sin dai primi insediamenti etruschi.
Samuele Corrente Naso
Note
- F. Burchianti, Museo Etrusco Guarnacci, scheda 79, Pacini Editore, Pisa, 2013. ↩︎
- M. Bonamici, Volterra (PI). Santuario dell’acropoli, in Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, 2/2006, Volterra, 2007. ↩︎
- G. Belloni, Dis Pater, in Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae III, 1986. ↩︎
- M. Bonamici, Volterra. L’acropoli e il suo santuario, Pisa 2003. ↩︎
- M. Bonamici, L. Rosselli, E Taccola, Il santuario dell’acropoli di Volterra, in E. Govi, La città etrusca e il sacro. Santuari e istituzioni politiche, Atti del Convegno,
Bologna, 21-23 gennaio 2016. ↩︎ - Ibidem. ↩︎
- A. M. Esposito, Le mura di Volterra. Profilo storico-archeologico, in R. Sabelli, Mura etrusche di Volterra: conservazione e valorizzazione, Pisa 2012. ↩︎
- H. Nissen, Italische Landeskunde, II, Berlino 1902. ↩︎
- Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 50. ↩︎
- F. Schneider, Regesta Chartarum Italiae. Regestum Volaterranum, 1907. ↩︎
- M. Munzi, Il teatro romano di Volterra: l’architettura, in G. Cateni, Il teatro romano di Volterra, Octavio, Firenze, 1993. ↩︎
- E. Fiumi, Volterra. Scavi nell’area del teatro romano degli anni 1950-1953, Notizie degli Scavi di Antichità, s. VIII, vol. IX, 1955. ↩︎
- Ibidem nota 11. ↩︎
- A. Caleca, Volterra d’oro e di Pietra, Pacini Editore, Ospedaletto (Pi), 2006. ↩︎
- M. L. Ceccarelli Lemut, Cronotassi dei vescovi di Volterra dalle origini all’inizio del XIII secolo, in Pisa e la Toscana nel Medioevo, 1, Pisa, 1991. ↩︎
- Liber Pontificalis, VI-VII secolo. ↩︎
- Ibidem nota 10. ↩︎
- Biblioteca Guarnacci di Volterra, L. 4.17 (inv. 5789), in De Sancti Hugonis actis liturgicis, trascrizioni a cura di mons. M. Bocci, Firenze, 1984. ↩︎
- L. A. Cecina, Notizie istoriche della città di Volterra, a cura di F. Dal Borgo, Pisa 1758. ↩︎


