Le basiliche di Milano dai tempi del vescovo Ambrogio

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Ambrogio, uomo colto e umile, nato a Treviri da una famiglia aristocratica della gens Aurelia, fu acclamato vescovo di Mediolanum nell’anno 3741. Si trattò di un’investitura sorprendente, giunta in un momento di grandi tensioni politiche e religiose. Nella Milano paleocristiana, capitale dell’Impero romano d’Occidente sotto Valentiniano I e già colma di basiliche, la disputa dottrinale tra l’ortodossia cattolica e l’arianesimo era più accesa che mai. Ma Ambrogio, pur essendo un fervente cristiano, non si era trasferito in città per motivi religiosi. In gioventù aveva studiato diritto e retorica, non teologia, ed era stato inviato a Milano come governatore della provincia di Liguriae et Aemiliae.

Ad Ambrogio spettava il compito di garantire l’ordine pubblico, un’impresa non semplice che sembrò compromettersi alla morte del vescovo ariano Aussenzio. Il biografo del santo, Paolino di Milano, racconta che la folla si ribellò chiedendo a gran voce un vescovo cattolico2. Ambrogio si recò dunque nella cattedrale per placare gli animi. Tuttavia, non appena ebbe incominciato il suo discorso, il popolo lo acclamò improvvisamente come vescovo. Nonostante qualche rimostranza3, il 7 dicembre del 374, una settimana dopo essersi battezzato, Ambrogio venne proclamato vescovo di Mediolanum.

Una raffigurazione musiva di Ambrogio nel Sacello di San Vittore in ciel d’oro nella basilica di Sant’Ambrogio a Milano

L’opera di Ambrogio è ancora ben visibile nelle basiliche di Milano, molte delle quali egli fece erigere o restaurare. Il santo vescovo è anche la fonte storica principale che ci permette di ricostruire alcuni aspetti della topografia di Milano in età paleocristiana4.

Le basiliche del complesso episcopale di Milano

In particolare, Ambrogio rivela che il complesso episcopale si trovava già nell’area dell’attuale Duomo e nella piazza antistante. Il presule attesta la presenza entro la cinta muraria cittadina di una basilica vetus, di una “basilica nova, quae maior est” e di due battisteri, detti “di San Giovanni alle Fonti” e “di Santo Stefano alle Fonti”5. Il complesso paleocristiano sopravvisse fino al 1461, quando venne demolito per far posto al grande Duomo che oggi domina Milano e la cui costruzione fu avviata dal duca Gian Galeazzo Visconti nel 1386.

Il Duomo di Milano oggi

Solo un difficile lavoro di indagini del sottosuolo ha permesso di riscoprire alcuni degli antichi ambienti6. La basilica vetus, realizzata in città dopo l’Editto costantiniano del 313, sorgeva in corrispondenza dell’abside dell’attuale cattedrale. Dell’edificio paleocristiano nulla rimane, se non alcune porzioni murarie della facciata ricostruita nel IX secolo, quando la chiesa venne intitolata a Santa Maria Maggiore. I resti della basilica nova, dedicata a Santa Tecla dall’XI secolo, sono invece ancora visibili nell’area sottostante il sagrato e la facciata del Duomo. Tra le due basiliche, che nel Medioevo fungevano da cattedrale invernale (b. vetus) ed estiva (b. nova), era collocato il battistero di San Giovanni alle Fonti, di cui si conserva la vasca battesimale ottagonale del V-VI secolo. Nel più piccolo battistero di Santo Stefano alle Fonti, situato sul fianco sinistro della basilica vetus, la tradizione milanese vuole che vi sia stato battezzato lo stesso Ambrogio.

I resti della vasca ottagonale del Battistero di San Giovanni alle Fonti nell’area archeologica sotto il Duomo

La basilica di San Lorenzo Maggiore

Non è chiaro quando sia stata costruita la basilica di San Lorenzo, se al tempo di Ambrogio o ben prima, in quanto l’edificio costituisce un inestricabile rebus storico-archeologico di cui non si è ancora venuti a capo. La questione appare complessa alla luce dei ripetuti rifacimenti subiti dall’edificio nel corso dei secoli. La cupola crollò in età medievale7 e poi di nuovo nel 1573, ragion per cui la chiesa venne rinnovata dapprima, a più riprese, in forme romaniche e poi nell’odierna veste rinascimentale. Pertanto, sono state molte le ipotesi sulle sue origini e funzioni. Si citano a titolo di esempio le proposte di una committenza da parte del vescovo Aussenzio (355-374) per farne una cattedrale ariana8, di Teodosio (379-395)9 o di Stilicone nei primi anni del V secolo10per adibirla a cappella palatina.

basiliche di Milano
La basilica di San Lorenzo

La committenza imperiale appare probabile per l’utilizzo della pianta centrale, a differenza del tipico corpo basilicale promosso da Ambrogio, per le grandi risorse economiche impiegate e, in ultimo, per il riutilizzo di materiali da edifici pubblici come il vicino anfiteatro romano. L’originale chiesa della Milano paleocristiana aveva una pianta quadrata, con un’esedra su ciascun lato, delimitata da quattro torri. Testimonianza del primo periodo sono tre cappelle ottagonali che si innestano lungo il perimetro esterno, dedicate a Sant’Aquilino, San Sisto e Sant’Ippolito. Davanti alla basilica di San Lorenzo c’era un porticato d’ingresso quadrangolare con colonne. Oggi rimangono i sedici fusti con capitelli corinzi e trabeazione sulla piazza antistante.

La basilica di Sant’Eustorgio

Di certo preesistente ad Ambrogio era invece la basilica di Sant’Eustorgio, posta lungo l’asse viario tra Milano e Pavia. La tradizione vuole che l’edificio sorse intorno al 344, se si segue la cronotassi episcopale come riportata nel Catalogus archiepiscoporum Mediolanensium11, per volontà del vescovo Eustorgio.

Basilica di Sant'Eustorgio a Milano
La basilica di Sant’Eustorgio

Questi, ricevute in dono dall’imperatore Costante I le spoglie dei tre Magi, la intitolò basilica trium magorum. Le sacre reliquie furono in seguito trafugate da Federico Barbarossa, che le trasferì a Colonia dopo il sacco del 1162. Ciò nonostante, nel transetto destro dell’edificio milanese è ancora conservato un sarcofago romano in pietra che secondo la tradizione corrisponde al Sepulcrum Trium Magorum. L’attuale aspetto della Basilica di Sant’Eustorgio è frutto di un rifacimento ottocentesco basato su progetti originali del XII secolo.

Sarcofago dei Magi a Sant'Eustorgio
Il Sepulcrum Trium Magorum della tradizione

Le basiliche ambrosiane di Milano

Dal momento della sua elezione, Ambrogio organizzò un vasto programma di monumentalizzazione con l’obiettivo di favorire la diffusione del cattolicesimo a Milano. È invece ancora oggetto di dibattito l’intervento del vescovo sulla basilica nova e il complesso episcopale nel centro cittadino, dove il ritrovamento di una moneta dell’imperatore Valente (364-375 d.C.) sembra attestare almeno l’edificazione del Battistero di San Giovanni durante il suo episcopato.

È invece più semplice riconoscere l’opera edilizia voluta nei sobborghi, dove fece erigere diversi edifici di culto. Secondo la vulgata medievale, Ambrogio avrebbe collocato quattro basiliche nei punti cardinali di Milano, seguendo la simbologia della croce12: a est sorse la basilica Salvatoris et sanctorum veteris testamentis o prophetarum, nota come San Dionigi e oggi non più esistente; a sud la basilica apostolorum, oggi San Nazaro; a nord la basilica virginum, ossia San Simpliciano; infine a ovest Ambrogio fece innalzare la basilica martyrum, l’edificio in cui sarà sepolto dopo la morte e perciò a lui intitolato nel 397.

La basilica di San Nazaro

La basilica apostolorum, dall’VIII secolo dedicata a San Nazaro13, venne fatta erigere da Ambrogio lungo la meridionale via Porticata per Roma in un periodo compreso tra il 382 e il 386. È lo stesso vescovo che ne assicura il completamento in questa data nella Epistola ad sororem del 386 circa14. La paternità dell’opera è confermata da un’epigrafe dedicatoria di fondazione15. Paolino da Milano attesta invece la traslazione in loco delle reliquie di San Nazaro nel 395.

L’originale impianto planimetrico, ispirato alla chiesa dei Santi Apostoli di Costantinopoli, prevedeva una croce latina, la prima volta nell’Occidente cristiano. L’uso di tale simbologia voleva rimarcare la vittoria di Cristo sulla morte e, al contempo, quella dell’ortodossia cattolica sugli eretici ariani. Tra le basiliche di Milano, San Nazaro è quella che più di tutte conserva ancora oggi l’originale planimetria e alcune porzioni dell’antico paramento paleocristiano. Nel corso dei secoli è stata modificata in modo considerevole, soprattutto in età romanica, dopo che il terribile incendio del 1075 ne aveva danneggiato la struttura16. A quel tempo il vescovo Anselmo III da Rho fece ricostruire la facciata, la copertura e l’abside, oltre ad aggiungere un grande tiburio ottagonale per la cupola. La facciata venne coperta nel XVI secolo dal mausoleo Trivulzio, realizzato dal Bramantino e dedicato alla Vergine.

Il mausoleo Trivulzio

La basilica di San Simpliciano

La fondazione della basilica di San Simpliciano a opera di Ambrogio è documentata solo da fonti tardive del XIII secolo17 ma, allo stato presente delle conoscenze archeologiche, resta l’ipotesi più plausibile. È probabile che il vescovo abbia voluto intitolare l’edificio alla Vergine Maria, da cui il nome basilica virginum, e che i lavori di edificazione si siano conclusi dopo la sua morte, quando il vescovo era appunto Simpliciano18. I numerosi rifacimenti cui la chiesa è stata sottoposta nel corso dei secoli non ne hanno devastato l’originale planimetria paleocristiana, né hanno obliterato del tutto gli elevati di quell’epoca19. La datazione proposta per l’inizio dei lavori ricade pertanto intorno al 38520.

La basilica di San Simpliciano a Milano
Una delle basiliche ambrosiane di Milano: San Simpliciano

L’antica basilica di San Simpliciano sorse sull’asse viario che da Porta Comasina conduceva a Como. L’edificio era ad aula unica, con pianta a croce latina, provvista di un portico esterno a “U” sulla porzione occidentale e un’abside più estesa21. Ai fianchi di quest’ultima si disponevano due grandi aule rettangolari e un sacello cruciforme, forse impiegato come sepolcreto. L’edificio subì dei rimaneggiamenti in età longobarda, come testimoniato dal ritrovamento di una tegola con il sigillo di Agilulfo e di suo figlio Adaloaldo (591-616 d.C.)22, che portò alla suddivisione delle navate. L’attuale basilica di San Simpliciano è frutto invece della ricostruzione romanica operata tra l’XI e il XIII secolo. A quest’epoca risalgono la facciata a capanna, la zona absidale, la copertura con volte a crociera, la cupola con tiburio e il campanile.

Gli interni della basilica di San Simpliciano
Gli interni

Sant’Ambrogio, la più famosa delle basiliche di Milano

Nell’antica area del cimitero ad martyres, che ospitava il più importante sepolcreto cristiano del suburbio occidentale, Ambrogio fece erigere un nuovo edificio di culto a partire dal 379. Tale basilica martyrum, destinata dopo la morte a custodire le spoglie dello stesso vescovo, veniva solennemente consacrata nel 386 con la collocazione nell’altare maggiore delle reliquie dei santi Gervasio e Protasio23.

Gli interni della basilica di Sant'Ambrogio a Milano
Sant’Ambrogio, tra le basiliche di Milano ricostruite in età romanica

L’aspetto odierno di Sant’Ambrogio, come per altre basiliche di Milano, si deve alla grande opera di ricostruzione in stile romanico dei secoli XI e XII, che prevedeva la realizzazione di un impianto senza transetto, a tre navate absidate. Sulla base di alcune indagini archeologiche condotte nell’Ottocento, è stato ipotizzato che tale edificio ricalcasse in pianta quello paleocristiano24, di cui oggi rimangono sparute testimonianze: il sacello di San Vittore, forse eretto nel V secolo, il sarcofago del generale romano Stilicone e pochi resti colonnari.

Il sarcofago di Stilicone
Il sarcofago di Stilicone, particolare

Più facile è individuare le architetture della fase altomedievale, segnata dal fatto che nel 787 l’arcivescovo Pietro I insediò a Sant’Ambrogio una comunità di Benedettini. Al vescovado di Angilberto II (824-859) rimontano l’abside, adornata con il mosaico del Cristo in trono tra i martiri Protasio e Gervasio e gli arcangeli Michele e Gabriele, lo splendido altare maggiore realizzato da Vuolvino, capolavoro dell’oreficeria, e forse il campanile “dei monaci” sulla facciata.

L'altare maggiore di Vuolvino nella basilica di Sant'Ambrogio
Il presbiterio con l’altare maggiore di Vuolvino

L’edificio romanico

Il rifacimento romanico venne avviato dal vescovo Anselmo III da Rho (1086-1093) e portato a termine dai suoi successori entro la fine del secolo. Il prospetto, a capanna, rivela già gli elementi caratteristici dell’intera costruzione: l’utilizzo di mattoni rossi e la notevole ricchezza delle decorazioni scultoree e degli ornati. La facciata è provvista di due ordini di logge, delle quali quelle inferiori ospitano i tre portali d’ingresso. Le cornici sono abbellite da archetti pensili ed esili lesene scandiscono la suddivisione degli spazi. Il prospetto di Sant’Ambrogio è affiancato da due campanili. La torre di destra, detta “dei monaci”, potrebbe essere opera altomedievale, come già accennato. La torre di sinistra, detta dei “canonici” risale invece al secondo quarto del XII secolo.

La facciata della basilica di Sant'Ambrogio
La facciata della basilica di Sant’Ambrogio

Appartiene agli stessi anni anche il quadriportico antistante l’ingresso alla chiesa, che ricalca una struttura precedente, forse già rimaneggiata nei secoli altomedievali. Il grande atrio è costituito da una serie di arcate sorrette da pilastri cruciformi. In antico ospitava le assemblee cittadine e le funzioni religiose destinate ai catecumeni.

Simboli e mostri

Il rifacimento romanico ha lasciato in eredità un interessante campionario scultoreo, unico tra le basiliche di Milano, costituito da figure di mostri e di animali del bestiario medievale, opera dei Maestri Comacini. Tra i soggetti rappresentati troviamo draghi, leoni, grifoni, sirene bicaudate e il Green Man: tutte ammonizioni contro il peccato, che deve rimanere confinato fuori dallo spazio sacro della chiesa. Le decorazioni a nodi e intrecci che accompagnano gli stipiti dei portali sottolineano il legame indissolubile tra Dio e l’uomo, tra la Chiesa e i suoi fedeli.

Sulla facciata e all’inizio della navata sinistra si può notare la presenza di una scacchiera a caselle rosse e bianche, incastonata nella muratura.

La scacchiera

Il tavoliere simboleggiava la lotta escatologica tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre. La scacchiera, immagine ordinata del cosmo, era il luogo metaforico in cui si scontravano le potenze celesti e quelle degli inferi, ove Cristo avrebbe infine trionfato alla fine dei tempi. Non a caso, la spalliera del trono del Redentore nel mosaico del catino absidale è una scacchiera a caselle bianche e rosse.

Il mosaico del catino absidale di Sant'Ambrogio
Il mosaico del catino absidale

Il Sacello di San Vittore in ciel d’oro

Annesso alla basilica di Sant’Ambrogio, si trova il Sacello di San Vittore in ciel d’oro, che tuttavia le è anteriore. La cappella venne edificata nel IV-V secolo, a partire dal vescovato di Merocle (313-314)25 e fu adornata di splendidi mosaici. La volta è ricoperta da un cielo di tessere d’oro e al centro ospita un clipeo con la raffigurazione del martire Vittore. Nei mosaici parietali del sacello si può osservare anche il più antico ritratto di Ambrogio, raffigurato in compagnia dei santi Protasio e Gervasio, Materno, Narbore e Felice.

La colonna del serpente di Mosè

Nella navata centrale della basilica di Sant’Ambrogio è eretta una colonna di granito, forse di origine romana, che sorregge la scultura bronzea di un serpente. La tradizione milanese vuole che si tratti della statua realizzata dal profeta Mosè durante l’esodo nel deserto26. Secondo il racconto biblico, Jahvè aveva deciso di punire gli Israeliti per la loro mancanza di fede durante il viaggio, inviando tra loro serpenti velenosi. Tuttavia, mosso a pietà, comandò a Mosè: “Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita”.

La colonna con il serpente di Mosè, basilica di Sant'Ambrogio
La colonna con il serpente di Mosè

Il serpente esposto a Sant’Ambrogio è in realtà un manufatto medievale. Forse fu un dono dell’imperatore bizantino Basilio II all’arcivescovo di Milano Arnolfo, che si era recato in visita a Costantinopoli nel 100127.

La colonna del diavolo

Un’altra colonna, situata nella piazza di Sant’Ambrogio, a sinistra della basilica, è al centro di un’altra curiosa leggenda secolare. Si narra che presso la Colonna del Diavolo, Ambrogio abbia lottato contro il demonio e che, in corrispondenza di due fori presenti sul fusto, sia rimasta impressa l’impronta delle diaboliche corna.

La colonna del diavolo a Milano
La colonna del diavolo, uno dei più affascinanti segreti di Milano

Tornando al fatto storico, la colonna, in marmo cipollino con capitello corinzio, è di origine romana e, al principio del XIII secolo, apparteneva probabilmente al palazzo imperiale di Mediolanum. Nel XIV secolo Galvano Fiamma affermava che, durante la cerimonia di incoronazione, l’imperatore del Sacro Romano Impero “deve abbracciare quella colonna dritta di marmo per significare che la giustizia in lui sarà diritta”28.

I fori della colonna del diavolo

La basilica di San Dionigi

Della basilica di San Dionigi, nota solo a partire dal XIII secolo come Salvatoris et sanctorum veteris testamentis o prophetarum29, non è chiara l’originale planimetria voluta da Ambrogio, in quanto restano soltanto pochi resti murari. L’edificio, collocato in prossimità dell’odierna Porta Venezia, venne abbattuto nel XVI secolo per consentire la costruzione delle mura spagnole. Le cronache medievali ricordano la dedica a Dionigi, vescovo predecessore di Aussenzio e Ambrogio, che venne sepolto nella basilica30.

Samuele Corrente Naso

Note

  1. Paolino di Milano, Vita di Ambrogio, a cura di M. Pellegrino, Roma 1961. ↩︎
  2. Ibidem. ↩︎
  3. Ambrogio, De officiis ministrorum, I, 1, 390 circa. ↩︎
  4. Ambrogio, Epistola ad sororem, 76, 386 circa. ↩︎
  5. Ibidem. ↩︎
  6. M. M. Roberti, La Cattedrale antica di Milano e il suo Battistero, in Arte Lombarda, Vol. 8, No. 1, 1963. ↩︎
  7. Arnolfo, Gesta archepiscoporum mediolanensium, III, 24; IV, 8 (MGH SS VIII), XI sec., riferisce di un crollo nel 1071 mentre il Calendario sitoniano (RIS, II, 2) riporta invece la data del 1103. ↩︎
  8. R. Krautheimer, Tre capitali cristiane. Topografia e politica, Torino, 1987. ↩︎
  9. S. Lewis, San Lorenzo revisited: a Theodosian Palace Church at Milan, in Journal of the Society of architectural Historians, 32, 1973. ↩︎
  10. E. Cattaneo, Le vicende storiche, in G. A. Dell’Acqua, La Basilica di San Lorenzo in Milano, Banca Popolare di Milano-Amilcare Pizzi, arti grafiche, 1985. ↩︎
  11. Catalogus Archiepiscoporum Mediolanensium, in Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, vol. VIII, Hannover 1848. ↩︎
  12. E. Villa, Ambrosius sapiens architectus, in Ambrosius, 25, 1949. ↩︎
  13. C. Bonetti, La basilica Apostolorum: l’edificio, in La città e la sua memoria: Milano e la tradizione di S. Ambrogio, Milano, 1997. ↩︎
  14. Ibidem nota 4. ↩︎
  15. Condidit Ambrosius (CIL, V, p. 617,3). ↩︎
  16. V. Gerli, Basilica dei Santi Apostoli e Nazaro Maggiore, Guida al percorso archeologico, Parrocchia dei SS. Apostoli e San Nazaro Maggiore, Milano, 2014. ↩︎
  17. M. Sannazaro, San Simpliciano come complesso funerario: tipologia e testimonianze epigrafiche, in Studia Ambrosiana: annali dell’Accademia di Sant’Ambrogio, 2, Milano, 2007. ↩︎
  18. S. Lusuardi Siena, La «basilica virginum», in Milano capitale dell’impero romano, Milano, 1990. ↩︎
  19. E. Arslan, Osservazioni preliminari sulla basilica paleocristiana di S. Simpliciano a Milano, in Archivio Storico Lombardo, 10, 1947. ↩︎
  20. M. Cagiano de Azevedo, Sant’Ambrogio committente di opere d’arte, in Arte lombarda, VIII, 1963. ↩︎
  21. M. Mirabella Roberti, Milano romana, Milano, 1984. ↩︎
  22. E. Arslan, Qualche dato sulla basilica milanese di San Simpliciano, in Rivista di archeologia cristiana, 24, 1947-1948. ↩︎
  23. Ibidem nota 4. ↩︎
  24. G. Righetto, Scavi ottocenteschi in S. Ambrogio. La basilica ambrosiana in età paleocristiana e altomedievale nella «Cronaca dei restauri» di mons. Rossi, in La basilica di S. Ambrogio: il tempio ininterrotto, Milano, 1995. ↩︎
  25. F. Reggiori, La basilica Ambrosiana. Ricerche e restauri, Milano, 1941. ↩︎
  26. Libro dei Numeri 21. ↩︎
  27. Landulphi Junioris sive de Sancto Paulo Historia Mediolanensis ab anno MXCV usque ad annum MCXXXVII, a cura di Carlo Castiglioni, in Rerum Italicarum Scriptores, V/3, Bologna, Zanichelli, 1934. ↩︎
  28. Galvano Fiamma, Chronica pontificum Mediolanensium. Edizione critica, a cura di Federica Favero, Firenze, 2018. ↩︎
  29. J.-C. Picard, Le souvenir des évêques. Sépultures, listes épiscopales et culte des évêques en Italie du Nord des origines au Xe siècle, 1988. ↩︎
  30. Ibidem nota 11. ↩︎

Autore

Samuele

Samuele

Samuele è il fondatore di Indagini e Misteri, blog di antropologia, storia e arte. È laureato in biologia forense e lavora per il Ministero della Cultura. Per diletto studia cose insolite e vetuste, come incerti simbolismi o enigmatici riti apotropaici. Insegue il mistero attraverso l’avventura ma quello, inspiegabilmente, è sempre un passo più in là.

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