La simbologia della Rotonda di San Tomè

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Un gentile sentiero alberato conduce alla Rotonda di San Tomè. Il selciato è appena coperto da un manto di foglie e fronde, i cui colori si intrecciano tra l’arancio e il bruno. Sebbene l’autunno avanzi in un’atmosfera di caducità, i secolari alberi, ai lati del breve camminamento, non sembrano ancora curarsene. L’ambiente è leggiadro e la tranquillità si rispecchia in un’appagante pace interiore. Sullo sfondo di un cielo terso, s’intravede l’edificio romanico in tutta la sua singolare bellezza. È soltanto il rumore attenuato dei nostri passi che ci conduce verso il grazioso spiazzo, in cui si innalza la Rotonda.

San Tomè

La Rotonda di San Tomè

L’edificio, a pianta circolare, richiama alla mente altre due costruzioni similari, circostanza eccezionale, del Romanico lombardo: il Duomo vecchio di Brescia e la Rotonda di San Lorenzo, a Mantova. Non è cosi frequente, infatti, osservare una disposizione spaziale di questo tipo nelle chiese di siffatto periodo.

La Rotonda si snoda attraverso tre piani concentrici sovrapposti, che si proiettano verso l’alto e terminano con tetti a spiovente. Ciò conferisce alla struttura una presenza scenica di imponenza ricercata. Esternamente essa è circondata da sedici lesene, con funzione non strutturale, e termina con tamburo e lanterna.

San Tomè

La roccia calcarea rosata, utilizzata dai suoi costruttori, pone la Rotonda in stretta relazione con l’ambiente campestre che la circonda, quasi che essa ne fosse un continuum. L’edificio si apre attraverso due portali con archivolti strombati a tutto sesto. Il portale principale, nella sua semplicità architettonica, conserva ancora fregi scolpiti di figure umane ai lati dell’architrave. Straordinaria, nella sua unicità, è invece la lunetta scolpita del portale laterale. Ivi campeggiano simbologie eleganti: un nodo, un albero, e una figura umana. Tale porta è detta del convento, giacché anticamente conduceva a un piccolo monastero femminile.

La Porta del convento

L’atmosfera interna della Rotonda è permeata da una luce mistica, che proviene dalle finestre monofore e bifore situate lungo il perimetro esterno. Un grazioso deambulatorio con otto colonne, coperto da volte a crociera, sorregge i matronei. Qui persistono tracce di affreschi parietali. Gli originali capitelli scolpiti raffigurano motivi geometrici e scene tratte dal libro biblico di Tobia. Le finiture sono estremamente raffinate, forse opera di maestranze esperte, come quelle dei Maestri Comacini. La porzione absidale ricava internamente una sorta di cappella, nella quale è situato l’altare maggiore.

La Rotonda di San Tomè nel tempo e nello spazio

La Rotonda sorge a pochi chilometri da Bergamo, distante dai rumori e dalla confusione della città; il centro abitato più vicino è quello di Almenno San Bartolomeo. Si tratta di luoghi d’elezione, quasi che fossero sacri, sin dall’antichità. Ivi, infatti, sorgeva l’antica città preromana di Lemine, non lontana dai flutti e dalle anse del fiume Brembo. Al di là della millenaria storia dei luoghi in cui sorge la Rotonda di San Tomè, poco altro si può dire circa la sua origine. Essa appare, piuttosto, avvolta d’una indecifrabile oscurità.

Un’origine dibattuta

La sua stessa origine è oggetto di ampio dibattito. Una tradizione popolare, diffusa in Lombardia, ne attribuisce le fondamenta addirittura a un antico tempio romano. Ciò nondimeno, alcune rilevazioni archeologiche appositamente condotte, hanno portato a confutare totalmente questa credenza [1]. Tale indagine si è orientata sulla ricerca di un possibile basamento di epoca classica, di cui tuttavia non è stata rinvenuta alcuna traccia. Altra dibattuta tesi è quella secondo cui la Rotonda sia di origine longobarda o carolingia, periodo, questo, a cui si fanno risalire le colonne del deambulatorio, eredità di un primitivo edificio. Esse appaiono, infatti, prolungate su supporti a capitello rovesciato, al fine di aumentarne l’altezza.

Sulla preesistente struttura carolingia si sarebbe innestata, quindi, l’odierna Rotonda del periodo romanico, voluta dal Vescovo di Bergamo. Il primo documento ufficiale che ne attesta l’esistenza è un testamento della seconda metà del XII secolo. L’Ecclesiae Sanctae Tomei è citata, infatti, in un lascito di tale Girardo Moizoni. È probabile, pertanto, che la Rotonda esistesse già a partire dal 1160-1180.

Un altro documento, più recente, comprova anche la sua ubicazione in territorio burgi de lemine ubi dicitur ad pontem S.ti Thomei. É il Rotulum decimarum del 1353 [1], un inventario delle proprietà della chiesa di Lemine.

La geometria sacra della Rotonda di San Tomè

La Rotonda di San Tomè è contraddistinta da una simbologia complessa, che le conferisce un misterioso fascino. Essa è legata alla geometria sacra della sua struttura. La Rotonda, infatti, possiede una pianta circolare, caratteristica poco comune ma dal significato ben preciso. Nel Medioevo, il cerchio era figurazione del tutto: dell’intero cosmo, del creato nella sua totalità. Non deve stupire, pertanto, che la chiesa di San Tomè voglia essere un tempio in cui è celebrata tutta l’opera di Dio. A riprova di questa interpretazione, vi è il numero delle colonne che compongono gli ambulacri al piano terra e presso i matronei. Ivi, infatti, ricorre la numerologia dell’otto, intesa nell’accezione dei sette giorni della Creazione, cui bisogna sommare il giorno della vita eterna.

San Tomè

Tutte queste caratteristiche ricordano molto il Santo Sepolcro di Gerusalemme, di cui San Tomè potrebbe essere una riproduzione. Un altro elemento che sembrerebbe richiamare la città di Gerusalemme, e il luogo ove fu sepolto Cristo, è legato ai giochi di luce mistica che si possono osservare all’interno della Rotonda. Era il solstizio d’estate del 20 giugno del 1997 quando il custode dell’edificio si accorse di uno straordinario fenomeno. Un raggio di luce, infatti, si insinuava tra la stretta apertura della monofora, illuminando come d’incanto il tabernacolo posto sull’altare principale. Ciò ha condotto a una nutrita serie di studi su una possibile significazione di tipo astronomico della Rotonda di San Tomè. In particolare, è di rilievo la ricerca di Adriano Gaspani, dell’Osservatorio Astronomico di Brera [2].

San Tomè

Simbologia

Le analogie tra la Rotonda di San Tomè e la città di Gerusalemme non si esauriscono nella geometria sacra. Di grande interesse è la Porta del convento. Qui, presso la lunetta, sono infatti scolpite tre figure che meritano un’attenzione particolare: la rappresentazione di un uomo al centro, forse recante una lancia, un Nodo di Salomone, e una palma. Tale corpus simbolico si può con facilità ricondurre al contesto degli ordini gerosolimitani in Terra Santa. Il Nodo di Salomone, metafora del legame inscindibile tra l’uomo e Dio, è un motivo ricorrente nel Medioevo. La stessa palma, forse nel significato più ampio di albero della vita, è connessa alla città di Gerusalemme e alle vicende di Cristo.

Ciò nondimeno, per comprendere appieno la simbologia della lunetta della porta del convento, appare necessario leggere la composizione figurativa nella sua interezza. Una convincente tesi, emersa dagli studi di Ernst Gombrich, afferma che l’uomo rappresentato nella lunetta corrisponda all’arcangelo Raffaele. In effetti, le sculture dei capitelli presso il deambulatorio raffigurano le storie tratte dal Libro di Tobia, che proprio dall’arcangelo Raffaele riceve la ricetta per guarire la cecità di suo padre e scacciare i demoni.

I capitelli presso i matronei e le scene bibliche tratte dal libro di Tobia

Un altro indizio tiene conto della funzione apotropaica e di culto che l’angelo rivestiva nel Medioevo. Esso era venerato come guaritore ed esorcista. Inoltre, Raffaele era il protettore dei viandanti e dei pellegrini. La sua immagine scolpita, pertanto, potrebbe avere la funzione extra-empirica di scacciare il male dalla chiesa e dal convento. Il male è qui da intendersi in una doppia valenza: spirituale e più specificatamente del corpo, materiale.

La Rotonda di San Tomè e i Cavalieri Templari: una possibile connessione

Sulla base di tutte queste considerazioni si è ipotizzato che la Rotonda di San Tomè fosse gestita da un ordine gerosolimitano, e che tale congregazione possedesse anche uno spitale per i pellegrini, i quali facevano voto a Raffaele per la loro guarigione. È probabile peraltro che, intorno alla Rotonda, si trovasse una cinta muraria, che racchiudeva al suo interno un’area cimiteriale [3].

È lecito, a questo punto, chiedersi quale potesse essere l’ordine monastico che svolgeva funzioni ospitaliere, cimiteriali, contraddistinto dalla particolare simbologia evidenziata. La suggestione che si possa trattare dei Cavalieri Templari è notevole; d’altronde, a essi si riconduce la diffusione medioevale del Nodo di Salomone, giacché custodivano a Gerusalemme l’area e i perduti resti del Tempio sacro. La presenza dei Cavalieri dell’Ordine del Tempio di Gerusalemme, presso la Rotonda di San Tomè, è comprovata inoltre da fonti storiche indirette: ancora il testamento di Girardo Moizoni riferisce di un Collegio di Crociati e di una Domus Templi nelle sue vicinanze.

Indizi templari

La Rotonda di San Tomè, finanche nella sua geometria, richiama le conoscenze astronomiche e architettoniche dell’Ordine del Tempio di Gerusalemme. Alcuni elementi sono indicativi della loro presenza, come le sette nicchie degli interni, vuote, che potevano ospitare gli oranti in piedi, al modo dei riti monastici. Sul perimetro esterno, invece, la presenza di un’acquasantiera, posta a insolita altezza, suggerisce che potesse servire per benedire alcune persone a cavallo. È così che i Cavalieri Templari ricevevano l’invio sacro della Chiesa per proteggere i pellegrini lungo i sentieri.

Samuele Corrente Naso

Note

[1] La Rotonda di San Tomè. Analisi di un’architettura romanica, C. R. Nodari, P. Manzoni, 1997.

[2] S. Tomè. Astronomia, geometria e simbolismo cosmico in una chiesa romanica, A. Gaspani, 2013.

[3] Le copie del Santo Sepolcro nell’Occidente romanico: varianti di una relazione problematica, P.Piva, 2000.

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