Un viaggio nell’affascinante storia di Brescia

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Labile è il confine tra mito e realtà lungo il sentiero, dimenticato, delle origini di Brescia. Ciò che gli appartiene in quanto leggenda e quanto invece è storia, racconto tangibile, ivi si confondono, si abbandonano tra le nebbie di tempi lontani. Alcuni la vogliono fondata da Ercole, altri dagli Etruschi1, e ancora una leggenda narra che fu Cicno, re dei Liguri, a costituire la città presso il colle chiamato oggi, in suo onore, Cidneo.

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Una veduta dell’odierna Brescia dal colle Cidneo

I Galli Cenomani e Brixia

Attestata, invece, è la presenza dei Galli Cenomani nel IV-V secolo a.C., i quali furono de facto i primi veri promotori dello sviluppo abitativo di una vasta area compresa tra i fiumi Adige e Oglio. Brescia divenne così caput Cenomanorum2, ossia venne scelta come capitale del regno, con il toponimo Brixia. La posizione geografica, a guardia della via Gallica e a nord di una fertile pianura, conferiva alla città un’importanza strategica ed economica fondamentale per il controllo di gran parte del Nord Italia, costituendo un crocevia per i commerci fra culture e popoli differenti, tra i quali si citano gli Etruschi, i Veneti e i Golasecchiani. Brescia divenne, di conseguenza, anche un centro cultuale di rilievo: un primitivo santuario cenomano, posto appena a valle del colle Cidneo, è attestato dall’archeologia sin dal IV-III secolo3.

Età romana

I Cenomani si distinsero come fedeli alleati di Roma, ma quando Amilcare promosse una rivolta dei Galli, nel corso della seconda guerra punica, essi si schierarono con i Cartaginesi (200 a.C). Sconfitti dal console Gaio Cornelio Cetego (197 a.C.) deposero infine le armi e rinsaldarono l’antica alleanza con i Romani. La romanizzazione della Gallia Cisalpina fu un processo di rapida assimilazione culturale. I Cenomani accolsero in maniera benevola gli usi e i costumi di Roma e finanche l’uso della lingua latina. Così, Brescia abbandonò la veste formale di alleata per divenire vera e propria civitas.

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Brescia: l’area del foro romano e del Capitolium

Segno tangibile del processo di adesione ai modelli culturali romani è l’edificazione, presso il già esistente luogo di culto, di un raffinato santuario in età repubblicana, costituito da quattro aulae affiancate con pronao e decorazioni ad affresco. L’edificio, ascrivibile a maestranze dell’Italia centrale, è di poco successivo alla concessione del diritto latino (89 a.C.). Il centro cittadino di Brixia romana si costituiva, dunque, lungo le pendici del Cidneo, in un’area dalla grande valenza monumentale. Qui si annidavano parimenti i complessi residenziali più ambiti, insulae facoltose e brulicanti di vita, di cui abbiamo testimonianza presso l’odierno Museo di Santa Giulia. Queste abitazioni, dette Domus dell’Ortaglia (I – IV secolo), ospitavano pregiati mosaici e pitture parietali.

Il Capitolium di Brescia

Il santuario di età repubblicana fu abbattuto nel 73 d.C. per far spazio all’area pubblica del foro. In quell’anno, infatti, Vespasiano ordinava il rifacimento della città come ringraziamento per essergli stata fedele durante la guerra civile (68 – 69 d.C.). L’imperatore volle così l’edificazione a Brixia di un edificio di culto ancor più maestoso, noto come Tempio Capitolino.

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Il Capitolium di Brixia, prospiciente al foro, possedeva tre celle con gli altari dedicati alle principali divinità del Pantheon romano: Giove, Giunone e Minerva. Il Tempio era prostilo a sei colonne, sulle quali si ergeva un alto timpano, ornato da statue monumentali presso l’acroterio. Per mezzo di un’accurata ricostruzione (1935-1938), oggi è possibile osservare, almeno in parte, come doveva apparire la porzione frontale. Spicca, in particolare, la scritta sulla trabeazione, che ne attesta la paternità a Vespasiano:

IMP. CAESAR. VESPASIANUS. AUGUSTUS. / PONT. MAX. TR. POTEST. IIII. EMP. X. P. P. CAS. IIII / CENSOR.

Così recita la trabeazione del Capitolium bresciano

Delle celle interne si conserva ancora parte dell’originale pavimentazione decorata con mosaici.

Una ricostruzione della Brixia romana.

Il teatro romano

Lateralmente alla piazza del foro è situato ciò che resta dello splendido teatro di età imperiale (I-III secolo d.C). La struttura, a emiciclo, era costruita in maniera che la cavea si adagiasse ai pendii del Cidneo attraverso archi murari. Il Teatro di Brixia aveva dimensioni imponenti, si stima che potesse ospitare circa quindicimila persone.

Il teatro romano

La Vittoria Alata e gli altri reperti romani di Brescia

L’area del foro, già devastata da un incendio occorso durante le invasioni barbariche, nel Medioevo venne interamente seppellita da uno smottamento del colle Cidneo. Da quel momento fu quasi dimenticata, fattore paradossale che ne consentì la conservazione; così gli scavi comunali del 1823 permisero di riportare alla luce i tesori dell’antica Brixia. Grande fu la sorpresa quando, presso l’intercapedine del muro che separava il Capitolium dal colle, gli archeologi rinvennero alcune pregevoli teste bronzee, ritratto di imperatori, e soprattutto la Vittoria Alata. Non è chiaro il perché tali reperti si trovassero in quel luogo nascosto: è stato ipotizzato che qualcuno abbia voluto preservarli evitando che cadessero in mano cristiana, e che fossero quindi distrutti come tante altre opere ritenute pagane.

Le teste bronzee erano probabilmente ritratti di imperatori, Museo di Santa Giulia.

Fu un ignoto scultore romano, nel secondo quarto del primo secolo, a realizzare il busto alato della Nike, alto 195 cm, alla maniera greca4. La scultura è elegantissima nella sua posa accompagnata da abiti sontuosi: un chitone sulle spalle e un himation come lunga veste. I movimenti sono dettati da ciò che oggi è perduto, giacché ella teneva tra le mani uno scudo, e sotto il calcagno forse l’elmo di Marte. Non sappiamo perché fu realizzata e dove si trovasse in origine, ma è possibile che dovesse celebrare un’importante vittoria militare di Roma.

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Una riproduzione della Vittoria Alata presso il Museo di Santa Giulia; al momento della nostra visita l’originale era in fase di restauro presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.

Età barbarica

L’età florida della Brixia romana volgeva al capolinea allorché veniva travolta dalle invasioni barbariche che iniziavano a spingersi sin nella Gallia Cisalpina. Nel 402 giunsero i Visigoti di Alarico, gli Unni di Attila nel 452, e quindi gli Eruli di Odoacre nel 476, nell’ambito dei tumulti italici che ebbero come atto conclusivo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente. Nel 493, infine, l’ostrogoto Teodorico conquistò Brescia, facendone un importante snodo militare.

Età bizantina e longobarda

La città passò ai bizantini in seguito alle guerre greco-gotiche del 562, ma si trattò di un breve interregno. Nel 568  Brescia già capitolava contro i Longobardi, costituendo la sede di un ducato e dando i natali ad alcuni dei più importanti sovrani Longobardi come Rotari e Desiderio.

Rotari, duca di Brescia e solo in seguito re del Regnum Langobardorum, era ariano; possediamo fonti storiografiche che attestano, al 636, di una sua persecuzione ai danni dei cattolici5. Paolo Diacono afferma la presenza in città di due vescovi in contemporanea, cui dovevano corrispondere altrettante cattedrali. Alla più antica basilica di Sant’Andrea si contrapponeva il complesso di San Pietro e Santa Maria de Dom, sebbene non è noto quale fosse ariana e quale cattolica. Di queste ultime costruzioni non v’è oggi più traccia, furono infatti sostituite rispettivamente dal Duomo Nuovo, a partire dal 1604, e dalla Rotonda romanica del XII secolo.

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Il Duomo Vecchio e il Duomo Nuovo di Brescia

Fu Desiderio, invece, a fornire l’impulso per la fondazione di numerosi monasteri Benedettini, tra i quali il complesso bresciano di San Salvatore.

Il monastero di San Salvatore e Santa Giulia

Un diploma emanato nell’anno 759 attesta la fondazione, ad opera di Desiderio e della moglie Ansa, di un monastero femminile intitolato a San Michele e San Pietro sulla base di una struttura preesistente6. Da un atto di conferimento di alcuni privilegi, emanato l’anno successivo, invece, deriva la dedica esclusiva al Salvatore, con la quale è oggi conosciuto7. La struttura della basilica, a tre navate absidate con transetto, rivela la spiccata tendenza longobarda al reimpiego del bello antico: colonne e capitelli sono in parte manufatti di età romana o bizantina.

L’edificio, inglobato nel percorso museale di Santa Giulia, conserva ancora alcune porzioni delle decorazioni e degli stucchi originali. La navata centrale era affrescata con scene della vita di Cristo e delle martiri Giulia, Elpis, Pistis e Agape, le spoglie delle quali riposavano nelle cripta. Di questo ambiente sotterraneo più tardo, ricavato nel 759-760 con la realizzazione di tre absidi, si conserva il solo colonnato, con pochi capitelli scolpiti.

Nella visione politica di Desiderio, la basilica di San Salvatore doveva rappresentare il potere della dinastia regale longobarda anche verso i posteri. In essa vennero previste, infatti, alcune sepolture monumentali, con sarcofagi romani di reimpiego, da destinarsi al sovrano e la sua famiglia. Nei secoli successivi il complesso monastico fu ampliato; parte delle strutture oggi visibili appartengono ai secoli XV e XVI. Tra queste, il coro delle monache e la chiesa di Santa Giulia, con i pregevoli affreschi di Paolo da Caylina il giovane, Floriano Ferramola e del Romanino.

Il Museo di Santa Giulia

Nel complesso di Santa Giulia si snoda oggi il percorso museale cittadino che, tra gli ambienti storici del monastero, accoglie importanti testimonianze del periodo romano e longobardo di Brescia. Si possono ivi visitare le rimanenze delle Domus dell’Ortaglia e una ricca collezione di reperti archeologici.

Il Museo di Santa Giulia ospita la Croce di Desiderio, un crocifisso astile in legno ornato di circa duecento gemme preziose, cammei e vetri colorati. L’opera, appartenuta all’imperatore Desiderio, è riconosciuta come uno dei più raffinati manufatti di epoca longobarda.

La Croce di Desiderio

Tra le raffigurazioni nei cammei della Croce di Desiderio, molti dei quali sono di età classica e furono reimpiegati, spicca quella di una donna e dei suoi figli, tradizionalmente riconosciuta come l’imperatrice Galla Placidia.

Brescia nel Medioevo

Nonostante l’illusione di un lungo dominio, Desiderio fu l’ultimo sovrano longobardo in Italia. Papa Adriano I, che vedeva minacciati i suoi territori, implorò l’intervento militare di Carlo Magno, re dei Franchi. Nel 774 Carlo espugnò la capitale longobarda Pavia, presso la quale si era rifugiato Desiderio. Da quel momento Brescia divenne sede di una contea, status giuridico che perdurerà anche in seno al Sacro Romano Impero, e fino all’XI secolo.

La città vide l’ascesa del libero comune tra il 1120 e il 1127, ponendosi in contrapposizione al potere temporale del vescovo cittadino. Tale periodo storico non difetta d’importanti scontri militari con i comuni limitrofi, come Cremona, Lodi e Pavia. Brescia fu vittoriosa per due volte contro gli storici rivali di Bergamo nella battaglie delle Grumore (1156) e della Malamorte (1191).

La battaglia di Legnano

Gli eserciti bresciani parteciparono, inoltre, alla battaglia di Legnano, combattuta dalla Lega Lombarda contro le truppe di Federico Barbarossa. Le trenta città della Lega si erano unite in una coalizione militare, al fine di contrastare la discesa dell’imperatore del Sacro Romano Impero in Italia. La loro alleanza era stata sancita presso l’Abbazia di Pontida (1167) e i vessilli cittadini, tra cui spiccava la milanese croce rossa su sfondo bianco, furono issate su un grande carro a quattro ruote: il Carroccio. Federico Barbarossa, dal canto suo, mirava a restaurare l’influenza germanica sull’Italia del Nord. Tuttavia, dopo sporadici scontri, la battaglia di Legnano culminò con l’insperata vittoria delle città lombarde, statuita infine con i trattati della pace di Costanza (1183).

Della battaglia di Legnano spicca il racconto leggendario di Galvanus de la Flamma (XIII secolo), secondo cui l’eroico condottiero Alberto da Giussano si distinse per aver difeso strenuamente il Carroccio8. Secondo il racconto, Alberto era il comandante di un’élite di cavalieri chiamata la compagnia della morte. I suoi membri, infatti, avevano giurato di difendere i vessilli delle città lombarde a costo della vita. Al di là del mito, alcuni studi hanno mostrato che si tratti non più di una leggenda9.

Il Duomo Vecchio di Brescia

Risale ai primi decenni del secolo XII il Duomo Vecchio di Brescia, chiamato anche “Rotonda” per via della sua particolare architettura. L’edificio è infatti costituito da due corpi cilindrici sovrapposti e concentrici.

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Il Duomo Vecchio di Brescia

La struttura del tamburo, che regge la cupola e in cui si aprono finestre arcuate intervallate da lesene, si riflette interiormente nell’ambulacro, costituito da otto pilastri e copertura a crociera e a botte. La porzione più antica del Duomo è la cripta di San Filastrio, a tre navate absidate, realizzata a più riprese tra il VI e l’VIII secolo.

Gli interni del Duomo Vecchio

Brescia dalla fine del Medioevo a oggi

Nel corso di tutto il tredicesimo secolo Brescia fu animata da violenti contrasti interni tra la fazione popolare (Societas Sancti Faustini) e feudale (Societas militum Brixiae) e parimenti tra Guelfi e Ghibellini. Un’apparente stabilità si ottenne nel 1298 con là nomina a rettore cittadino del vescovo Berardo, appartenente alla potente famiglia guelfa dei Maggi. Alla sua morte, tuttavia, ripresero le lotte intestine, finché l’Imperatore Enrico VII di Lussemburgo nel 1311, nel più ampio tentativo di sottomettere le città dell’Italia settentrionale, assediò Brescia e la saccheggiò.

Dopo alterne vicende la città passò agli Scaligeri e poi ai Visconti; nel 1426 i Bresciani si ribellarono al dominio milanese, a causa delle tasse imposte da Filippo Maria e ritenute troppo esose, e si offrirono alla Serenissima Repubblica di Venezia.

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Il Castello di Brescia sul colle Cidneo. Eretto dapprima il mastio ad opera dei Visconti, la struttura fu ammodernata dai veneziani con la realizzazione della circolare Torre dei Prigionieri.

Il dominio dei veneti perdurò sino al sopraggiungere delle truppe Napoleoniche nel 1797. Con la Restaurazione, Brescia entrò a far parte del Regno Lombardo-Veneto, fantoccio dell’impero Austriaco, e si distinse per i moti risorgimentali del 1849. La città fu in seguito inglobata nel nascente Regno d’Italia.

Samuele Corrente Naso

Mappa dei luoghi

Note

  1. F. De Leonardis, Guida di Brescia, La storia, l’arte, il volto della città, Brescia, Grafo, 2018. ↩︎
  2. Livio, Ab urbe condita, XXXII. ↩︎
  3. F. Morandini, Brixia. Immagini dal passato, Vivere l’archeologia, Brescia. In Archeologia Viva n. 174, 2015. ↩︎
  4. A. Ottaviano, Statua simbolo di Brescia: la Vittoria alata parlava latino e non greco antico, in “Notiziario”, n. 4, Brescia, 2012. ↩︎
  5. Paolo Diacono, Historia Langobardorum. ↩︎
  6. Brühl, Codice Diplomatico Longobardo, III, n. 31. ↩︎
  7. G. P. Brogiolo, Dalla corte regia al monastero di San Salvatore – Santa Giulia di Brescia, 2014. ↩︎
  8. Galvano Fiamma, Chronica Galvanica. ↩︎
  9. P. Grillo, Legnano 1176. Una battaglia per la libertà. ↩︎
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