La Collegiata di Sant’Orso: arte e simboli del sacro ad Aosta

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Il complesso di Sant’Orso costituisce una delle più importanti testimonianze storiche e artistiche di Aosta. La sua stratificazione monumentale, frutto del sapiente accostamento di diversi stili nel corso dei secoli, caratterizza il profilo della città e si staglia con eleganza ai piedi delle Alpi. Il complesso si affaccia su una minuta piazza che pare avvolta, come in un candido abbraccio d’inverno, da prospetti antichi e silenziosi. Il Priorato e la Collegiata dei Santi Pietro e Orso, con il suo possente campanile e il chiostro romanico, rivelano una vetusta bellezza d’arte e di mistero. Un maestoso tiglio non sembra curarsi dei suoi cinquecento anni e osserva, fronduto e paziente, lo scorrere del tempo.

La Collegiata di Sant'Orso ad Aosta
La Collegiata di Sant’Orso ad Aosta

Il sito di Sant’Orso in età paleocristiana

In epoca romana, l’area su cui sorge il complesso di Sant’Orso era adibita a necropoli extraurbana, al di fuori della cinta muraria di Augusta Praetoria, non lontano dall’asse viario che conduceva verso Eporedia, l’odierna Ivrea. La destinazione d’uso funeraria del sito rimase invariata anche in epoca paleocristiana. Nel V secolo, in questo luogo esisteva un importante complesso ecclesiastico, composto da almeno due distinti edifici con funzioni cimiteriali, i cui resti si trovano oggi sotto la chiesa di San Lorenzo e la Collegiata di Sant’Orso1.

Gli scavi nelle fondamenta della chiesa di San Lorenzo, iniziati nel 1972, hanno portato alla luce una basilica con pianta a croce latina e bracci absidati. La costruzione si sviluppava intorno a una solea centrale, un passaggio rialzato che si estendeva dal presbiterio verso la navata. La basilica di San Lorenzo ospitava sepolture di diverse epoche, tra cui quelle dei primi vescovi di Aosta, Grato, Agnello e Gallo, e per questo motivo era anche conosciuta come Concilium Sanctorum. Le tombe ricavate nel pavimento (formae) erano realizzate con lastre di bardiglio, il marmo locale. L’area del presbiterio della chiesa terminava con una gradinata a semicerchio che fungeva da panca (synthronon).

Il sito paleocristiano di San Lorenzo ad Aosta
Il sito paleocristiano di San Lorenzo

La basilica paleocristiana di San Lorenzo venne distrutta da un incendio nell’VIII secolo e ricostruita de novo. Subì ripetuti rifacimenti nei secoli successivi e l’aspetto attuale è il risultato dei lavori del XVII secolo.

Corredo funebre burgundo nel sito di San Lorenzo ad Aosta
Un corredo funebre rinvenuto in due sepolture burgunde (VI-VII secolo) nel sito di San Lorenzo. Si noti la presenza di motivi a nodi intrecciati e del nodo di Salomone

I resti paleocristiani della Collegiata di Sant’Orso hanno invece riportato alla luce un edificio a navata unica, con abside semicircolare, posto di fronte alla basilica di San Lorenzo, con cui formava un unico centro di culto.

La Collegiata di Sant’Orso

Nel corso del tempo, anche questa chiesa subì importanti modifiche e fu ricostruita completamente nel IX secolo. L’edificio altomedievale era caratterizzato dall’addossamento sulla facciata del campanile (989), di cui costituiva l’accesso principale, elemento architettonico intuibile dalla presenza di archetti pensili e di una bifora tamponata sulla sinistra dell’odierno prospetto. Aosta conobbe un periodo di vivace rinascita e di profondo rinnovamento durante l’episcopato di Anselmo (994-1026), stagione che interessò anche i principali edifici di culto della città. Secondo la tradizione, proprio in questi anni la Collegiata di Sant’Orso fu ampliata e trasformata in una basilica a tre navate. L’edificio assunse progressivamente i caratteri del nascente linguaggio romanico: le navate, scandite da robusti pilastri e concluse da absidi semicircolari, erano coperte da una struttura a capriate lignee. Fu inoltre realizzata una cripta a uso sepolcrale e di culto.

Gli interni della Collegiata di Sant'Orso ad Aosta
Gli interni della Collegiata di Sant’Orso ad Aosta

Dell’edificio anselmiano si conservano oggi poche testimonianze, poiché alla fine del XV secolo la Collegiata fu interessata da un radicale rifacimento in stile tardogotico, che interessò sia la facciata che gli interni. In questa fase si provvide ad abbattere il campanile, consentendo l’avanzamento del prospetto, che assunse l’attuale configurazione a salienti con pinnacoli. Venne inoltre realizzato il grande portale centrale, sormontato da un arco a sesto acuto e una slanciata ghimberga. Internamente, la Collegiata subì la rimozione della copertura a capriate lignee in favore di un sistema con volte a crociera.

Il campanile che oggi svetta sulla piazza di Sant’Orso sorse, invece, a partire dal XII secolo. Originariamente, la porzione inferiore della struttura faceva parte delle mura cittadine e soltanto nel secolo successivo raggiunse l’attuale quota di circa 44 metri.

Il campanile della Collegiata di Sant'Orso ad Aosta
Il campanile romanico

I resti musivi della Collegiata di Sant’Orso e il Quadrato del Sator

Nel 1999, durante i lavori di scavo nella Collegiata di Sant’Orso, è stato messo in luce un prezioso mosaico pavimentale al di sotto del piano di calpestio del presbiterio, che riproduce l’episodio biblico della lotta tra Sansone e il leone2. Il tappeto musivo, ben conservato, è oggi visibile attraverso un pannello di vetro protettivo, che consente di ammirarne l’eccezionale valenza simbolica e artistica. L’opera è contraddistinta da una generale bicromia delle tessere, bianche e nere, solo in alcuni tratti interrotta da una vivace colorazione ocra. Il mosaico, di forma quadrata (3,02 m x 3,02 m), si sviluppa attraverso sei fasce circolari che convergono verso il tema figurativo principale. Gli spigoli del quadrato sono orientati in direzione dei quattro punti cardinali, mentre le corrispondenti losanghe ospitano le rappresentazioni di un leone, di un’aquila, di un uomo con la coda di pesce che stringe un serpente e di un drago.

Il Quadrato del Sator di Aosta

La prima fascia circolare

La fascia circolare più esterna del mosaico racchiude l’iscrizione:

“+ INTERIUS DOMINI DOMUS HEC ORNATA DECENTER + QUERIT EOS QUI SEMPER EI PSALLANT REVERENTER”.

“Questa casa del Signore dignitosamente adornata al suo interno accoglie coloro che sempre cantano a Lui con riverenza”

È interessante notare che, mentre la prima frase (“Questa casa del Signore dignitosamente adornata al suo interno” ) segue la normale direzione di lettura, la successiva (“Accoglie coloro che sempre cantano a Lui con riverenza”) appare ribaltata, come se si dovesse leggere da sotto il pavimento. L’iscrizione sembra così riferirsi sia ai cristiani che sono sulla terra, ai quali spetta il compito di prendersi cura della chiesa, sia a coloro che riposano al di sotto di essa.

L’iscrizione del Sator di Aosta

Una seconda fascia decorativa presenta una sequenza di nodi intrecciati, simbolo del legame ineluttabile tra la volontà di Dio e l’uomo. Procedendo verso il centro, si può leggere la famosa frase del Quadrato del Sator, qui ad Aosta in forma eccezionalmente circolare. Tale iscrizione, palindroma in caratteri latini, è stata rinvenuta in diversi luoghi d’Europa e ancora oggi costituisce un grande mistero dell’archeologia, poiché le interpretazioni sul suo significato non sono unanimi tra gli studiosi.

Il quadrato del Sator

Le cinque parole che compongono il Quadrato del Sator hanno origine in età classica e sono state ritrovate, ad esempio, nel sito archeologico di Dura Europos3, in Siria, e negli scavi di Pompei4. Negli ultimi secoli gli studiosi hanno proposto molte traduzioni, ma tutte incerte, in quanto il termine “arepo” è ancora sconosciuto. L’interpretazione più frequente è quella che Arepo sia un nome proprio: “Il seminatore Arepo tiene con cura le ruote”5. È stato anche proposto che il termine potesse riferirsi a un carro agricolo utilizzato in Gallia: “Il seminatore, con l’aratro, tiene con cura le ruote”6. La maggior parte dei rinvenimenti del Quadrato del Sator risale tuttavia al Medioevo, quando l’iscrizione aveva ormai perso il suo significato originale e venne reinterpretata come invocazione a Dio creatore, il seminatore dei Vangeli che, con la sua parola, “tiene con cura le ruote” dell’universo.

Il mosaico presbiteriale nella Collegiata di Sant'Orso ad Aosta
Il mosaico presbiteriale della Collegiata di Sant’Orso ad Aosta

Il medaglione e l’interpretazione simbolica del mosaico

Al centro del mosaico di Aosta, in un medaglione circolare, è rappresentato infine il combattimento tra Sansone e il leone, figurazione di Cristo che sconfigge il diavolo. Il pavimento musivo con il Sator è posto in continuità con un piano in cocciopesto risalente al XV secolo. Ciò nondimeno, è certamente più antico e, attraverso un confronto paleografico con alcune scritte sui capitelli del chiostro (in particolare il n. 25), gli studiosi lo associano alla prima metà del XII secolo7.

Il Sator circolare di Aosta
Il tema centrale del mosaico

Per comprendere la funzione liturgica e simbolica del mosaico di Aosta, è necessario considerare la sua collocazione nel presbiterio, area sacra dove si officiava la celebrazione eucaristica. Il litostrato è innanzitutto l’immagine del cosmo, i cui quattro elementi naturali sono simboleggiati, ai punti cardinali, attraverso le figure di mostri nelle losanghe: il drago allude al fuoco, l’aquila all’aria, il leone alla terra e l’uomo-pesce all’acqua. Tuttavia, secondo la consueta ambivalenza di significato del bestiario medievale, tali soggetti sono anche le rappresentazioni dei peccati. Il mondo è dominato dal peccato e dalla tentazione, ma l’umanità è redenta grazie all’opera salvifica di Cristo, qui personificato dalla figura biblica di Sansone che sconfigge il diavolo-leone. Il palindromo del Sator assume dunque il valore di un’invocazione sacra con funzione apotropaica, volta ad allontanare il maligno dalla chiesa.

Il Palazzo del Priore

All’interno del complesso di Sant’Orso si erge, lateralmente alla Collegiata, il Priorato. Si tratta di una costruzione del XV secolo, edificata a partire dal 1468 per ospitare le stanze del priore Giorgio di Challant. L’edificio è in cotto e si sviluppa attraverso tre distinte strutture: accanto a una torre ottagonale con cuspide, si adagiano i due prospetti laterali. Questi si articolano su tre ordini, separati da una cornice marcapiano, e si aprono inferiormente con ampie arcate. Il palazzo ospita la sala priorale e una cappella affrescata con opere del XV secolo.

Il Palazzo del Priore ad Aosta
Il Palazzo del Priore

Il chiostro romanico della Collegiata di Sant’Orso

Il chiostro del complesso di Sant’Orso è una preziosa testimonianza della vita conventuale del XII secolo. Fu fatto costruire dal priore Arnolfo di Avise, probabilmente a partire dal 1132, per ospitare una comunità di agostiniani insediatasi in quel luogo per volere del vescovo di Aosta Eriberto. La datazione, sebbene discussa, sembra trovare conferma in un’iscrizione incisa su uno dei capitelli:

“ANNO AB INCARNATIO (N) E DOMINI MC XXX III IN HOC CLAUSTRO REGULAR (I) S VITA INCEPTA EST”.

Il chiostro della Collegiata di Sant'Orso
Il chiostro della Collegiata di Sant’Orso

Le arcate a tutto sesto e le volte vennero rifatte nel corso del XV secolo, durante il priorato di Giorgio di Challant. Il chiostro ospita cinquantadue capitelli riccamente scolpiti e in passato era decorato con affreschi che narravano la vita di Sant’Orso, oggi purtroppo non più leggibili.

I capitelli del chiostro della Collegiata di Sant’Orso

L’iconografia dei capitelli oscilla tra scene tratte dal Vecchio Testamento e dall’agiografia di Sant’Orso. Non mancano, inoltre, decorazioni zoomorfe e antropomorfe, in un’ottica di rivisitazione cristiana di figure pagane. La tecnica scultorea utilizzata rivela una spiccata plasticità delle forme e dei volumi, forse ispirata alla scultura romanica lombarda.

Capitello con Salomone e Davide nella Collegiata di Aosta
Capitello 18: l’Annunciazione, Salomone e Davide che suona la viella

I capitelli presentano una particolare colorazione nerastra, dovuta all’applicazione di un composto di colla e cenere per impermeabilizzarli. Tuttavia, con il passare degli anni, tale miscela si è inscurita, conferendo al chiostro l’odierno aspetto austero. Lo storico Robert Berton riconosce nel ciclo iconografico del chiostro di Aosta un monito alla conversione e alla penitenza8.

Samuele Corrente Naso

Note

  1. R. Perinetti, Appendice 1: Valle d’Aosta, in Atti dell’XI congresso internazionale d’archeologia cristiana (Lione, Vienna, Grenoble, Ginevra, Aosta, 21-28 settembre 1986), Scuola Francese di Roma, Roma, 1989. ↩︎
  2. Libro dei Giudici 14, 5-9. ↩︎
  3. M. I. Rostovtzeff, The excavations at Dura-Europos, Preliminary report V, 1934, 159, no. 481; Preliminary report VI, 1936, 486, no. 809. ↩︎
  4. M. Della Corte, Pompei: Epigrafi della casa di P. Paquio Proculo (Reg. I, Ins. VII n. 1), in Notizie e Scavi, 1929. ↩︎
  5. R. G. Collingwood, The Archaeology of Roman Britain, London, 1930. ↩︎
  6. J. Carcopino, Le Christianisme secret du “carré magique”, Museum Helveticum, vol. 5, n. 1,‎ 1948. ↩︎
  7. R. Perinetti, L. Pasquini, Il mosaico del coro della chiesa dei Santi Pietro e Orso ad Aosta, in Il mosaico greco-romano. IX Colloquio internazionale per lo studio del mosaico antico (Roma, 2001), Vol. I, Scuola Francese di Roma, Roma, 2005. ↩︎
  8. R. Berton, I capitelli del chiostro di Sant’Orso: un gioiello d’arte romanica in Val d’Aosta, De Agostini, 1956. ↩︎

Autore

Samuele

Samuele

Samuele è il fondatore di Indagini e Misteri, blog di antropologia, storia e arte. È laureato in biologia forense e lavora per il Ministero della Cultura. Per diletto studia cose insolite e vetuste, come incerti simbolismi o enigmatici riti apotropaici. Insegue il mistero attraverso l’avventura ma quello, inspiegabilmente, è sempre un passo più in là.

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