Per i fedeli del Medioevo, il pellegrinaggio verso i luoghi santi del cristianesimo, a Roma e a Gerusalemme, costituiva una via privilegiata per la redenzione, un lungo cammino fatto di precarietà e di abbandono. Non tutti, però, potevano mettersi materialmente in viaggio. Infermi, anziani e quanti erano impossibilitati a partire potevano almeno compierne simbolicamente il percorso attraverso la preghiera e la contemplazione. A ciò dovevano servire le raffigurazioni del labirinto, simbolo presente in vari luoghi di culto d’Europa, spesso situati lungo le principali direttrici di pellegrinaggio, come la Via Francigena. Grandi labirinti si incontravano nelle navate delle cattedrali francesi di Chartres e di Reims o nei mosaici della basilica di San Michele Maggiore a Pavia e di San Savino a Piacenza. Un altro fu inciso su un pilastro del portico della cattedrale di Lucca. Un misterioso labirinto si trovava, inoltre, nella chiesa di San Pietro de Confluentu a Pontremoli.

San Pietro de Confluentu
L’abbazia di San Pietro de Confluentu era così chiamata poiché sorgeva alla confluenza del torrente Verde con il fiume Magra, sul limitare meridionale di Pontremoli. Il Monastero ricadeva sotto la giurisdizione della casa madre benedettina dei Santi Pietro e Colombano di Brugnato, con la quale condivideva forse origini longobarde1. Nel primo quarto dell’VIII secolo, Liutprando aveva riorganizzato le grandi direttrici viarie del Regnum Langobardorum per agevolare gli spostamenti di soldati, funzionari e pellegrini2. Lungo gli itinerari più frequentati promosse la fondazione di ospitali, monasteri e chiese che, nelle intenzioni del sovrano, dovevano permettere un maggior controllo territoriale.
È possibile che questa politica sia stata alla base anche della nascita del Monastero di San Pietro a Pontremoli. L’edificio era situato, non a caso, in un punto strategico fondamentale per l’attraversamento dell’Appennino tra la Pianura Padana e la Toscana. Proprio lungo questi sentieri, nel 990, sarebbe transitato l’arcivescovo Sigerico di Canterbury nel suo lungo itinerario, oggi noto come Via Francigena, per raggiungere la tomba dell’apostolo Pietro a Roma. Il religioso annotò su un diario di viaggio 79 luoghi che gli diedero ospitalità, tra cui quello di Puntremel, l’odierna Pontremoli3. Pertanto, anche l’abbazia di San Pietro de Confluentu doveva rappresentare un importante punto di ristoro, sia del corpo che dell’anima, per i pellegrini. Anche per questo, il 27 maggio del 1133, con la bolla Quemadmodum sedes, papa Innocenzo II pose la chiesa di Pontremoli e quella di Brugnato alle dirette dipendenze della Santa Sede e non più dai benedettini4.

Il labirinto di Pontremoli
Dell’edificio medievale originale non resta quasi più nulla5. Andò distrutto a causa dell’esondazione del fiume Magra nell’ottobre del 1567. La successiva ricostruzione fu invece devastata dai bombardamenti del 1944, durante la seconda guerra mondiale. L’attuale chiesa di San Pietro, risalente agli anni Sessanta, è dunque moderna. Eppure, qualcosa del suo lontano passato, quando era frequentata da pellegrini e da viandanti in cammino sulla Via Francigena, è sopravvissuto fino ai giorni nostri. Si tratta di una grande lastra del XII secolo che riproduce il tracciato di un labirinto, metafora del viaggio, materiale e spirituale, di ogni cristiano.

La conservazione del labirinto è dovuta a una serie di fortunate coincidenze: nel Settecento il vescovo di Luni-Sarzana Giulio Cesare Lomellini promosse un restauro barocco della chiesa di San Pietro e fece ricollocare il blocco scolpito sulla facciata, a destra dell’ingresso, una delle poche parti dell’edificio risparmiate dai bombardamenti.
La lastra, oggi esposta in una cappella laterale della chiesa, è in arenaria e misura circa 83 cm di altezza e 60 cm di larghezza. Al centro reca un labirinto circolare a undici spire, mentre nel registro superiore si riconoscono le figure di due cavalieri affrontati. Sul bordo inferiore, invece, è ancora possibile leggere buona parte delle lettere che componevano l’iscrizione “Sic currite ut comprehendatis“, tratta dalla Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi:
“Non sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo!”.
Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi 9, 24.
In tempi successivi alla sua realizzazione, qualcuno incise al centro del labirinto il monogramma di San Bernardino da Siena IHS, sormontato dalla croce, che non si diffuse prima del XV secolo.

Il significato simbolico del labirinto di Pontremoli
A quale premio si riferisce il testo di San Paolo citato nell’iscrizione? Com’è ovvio, alla vita eterna: il labirinto di Pontremoli è immagine del percorso necessario al cristiano per raggiungere la salvezza. Ma il cammino può essere uno soltanto, secondo le parole di Cristo: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”6. Per questo motivo, i labirinti cristiani, come pure quello di Pontremoli, sono unicursali. Le spire concentriche conducono inevitabilmente verso il centro e non vi è possibilità di cambiare strada. È evidente il richiamo al “cammino interiore” dell’uomo, che deve abbandonare i vizi e le passioni del mondo per raggiungere la Gerusalemme celeste.
È a questo combattimento spirituale tra il bene e il male che probabilmente allude la scena di lotta tra i cavalieri in cima alla lastra di Pontremoli. I duellanti sono affiancati da un drago che si morde la coda, allegoria dell’eternità che attende il giusto, grazie al trionfo di Cristo sul maligno, e da una consunta clessidra, simbolo dello scorrere inesorabile del tempo e della morte carnale.
Samuele Corrente Naso
Note
- R. Del Ponte, Il labirinto di San Pietro in Pontremoli e l’itinerario simbolico del Medioevo, in Archivio storico per le province parmensi, Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, 1991. ↩︎
- P. Ferrari, La chiesa e il convento di San Francesco di Pontremoli, Mulazzo, 1974. ↩︎
- Itinerario di Sigerico, British Library di Londra, catalogato come MS Cotton Tiberius B. V, ff. 23v – 24r ↩︎
- Innocenzo II, bolla Quemadmodum sedes, 27 maggio 1133, in Bullarium Romanum, ed. Taurinensis, II, 1857-1872- ↩︎
- Oltre alla celebre lastra del labirinto, si è conservato un architrave in arenaria con un bassorilievo raffigurante San Pietro e gli stemmi comunali, oggi murato al Castello del Piagnaro. ↩︎
- Vangelo di Giovanni 14, 6. ↩︎


