I capolavori scultorei di Benedetto Antelami a Parma

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Benedetto Antelami, supremo scultore e architetto, fu una delle più importanti figure artistiche di tutto il Basso Medioevo italiano. Originario forse della Val d’Intelvi, nel comasco, nacque probabilmente intorno al 1150. Non sono molte le notizie che ci sono giunte sulla sua vita. Sappiamo tuttavia che si formò presso i magistri antelami, una corporazione di lapicidi e muratori attiva nell’area lombarda sin dal X secolo. Le poche informazioni sull’Antelami provengono da due sole iscrizioni che egli lasciò a Parma: la prima sulla Deposizione dalla croce del 1178, pannello scultoreo esposto nel transetto destro del Duomo di Santa Maria Assunta, e la seconda sul portale nord del monumentale Battistero, a cui lavorò dal 1196.

L’affinità con i modelli stilistici d’Oltralpe ha fatto ipotizzare una formazione dell’artista presso il chiostro di Saint-Trophime ad Arles, in Provenza1, oppure nella Francia settentrionale, presso la cattedrale di Chartres e a Parigi2. Benedetto Antelami rappresentò un’importante figura di transizione tra il romanico di Wiligelmo e Niccolò e la nuova arte gotica che, in maniera dirompente, si andava affermando in Europa.

Il Duomo di Parma

La Deposizione dalla croce di Benedetto Antelami

“Anno milleno centeno septvageno octavo scvltor pat(ra)vit m(en)se se(c)v(n)do; Antelami dictvs scvlptor fvit hic Benedictvs”.

“Nell’anno millecento settanta otto lo scultore terminò (quest’opera) nel secondo mese (aprile); questo scultore fu Benedetto detto Antelami”. 

È questa la prima attestazione della vita e dell’opera del grande scultore e architetto Benedetto Antelami. Si trova incisa sul margine superiore di un altorilievo che raffigura la Deposizione dalla croce, uno dei massimi capolavori della scultura medievale europea. L’opera è oggi addossata a una parete nel coro della Cattedrale di Parma ma in origine faceva parte di un pontile3 o, più probabilmente, di un pulpito4. Formava il parapetto insieme ad almeno altre due lastre maggiori: una Maiestas Domini che raffigura Dio entro una mandorla e i simboli degli Evangelisti, conservata nella Galleria Nazionale, e forse un’Ultima Cena andata perduta. I pannelli erano accompagnati da splendidi capitelli istoriati con le Storie della Genesi e da quattro leoni stilofori, oggi custoditi nel Museo Diocesano del Duomo.

Antelami a Parma
La Deposizione dalla croce di Benedetto Antelami a Parma

La prima opera dell’Antelami a Parma

Secondo l’iscrizione, Benedetto realizzò la Deposizione nel secondo mese del 1178, ossia in aprile, poiché a Parma l’anno iniziava il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione. La firma dell’autore sull’opera rivela invece un indizio sulle sue origini. Era infatti chiamato “Antelami”, ovvero proveniente da Antelamus, un toponimo che in età altomedievale indicava la Val d’Intelvi. Da questa zona boschiva tra il lago di Como e il lago di Lugano proveniva un’importante corporazione di magistri muratori e scalpellini, alla quale Benedetto doveva essere affiliato.

Il Duomo di Parma

La Deposizione dalla croce rivela già i caratteri peculiari dell’arte scultorea di Benedetto, seppur ancora acerbi e con qualche esitazione. Vi si riconoscono la solennità della composizione, la raffinatezza dei dettagli e una toccante espressività dei volti. Le figure dell’altorilievo, quasi a tutto tondo, sono allineate tutte su uno stesso piano, fatta eccezione per il gruppo di soldati sulla destra. Gli abiti dei protagonisti sono rigidi e avvolgenti, i gesti timidi e misurati. L’Antelami riprende la tradizione romanica dell’Italia settentrionale di Wiligelmo, ma ne amplia i contenuti stilistici, attingendo al bagaglio degli insegnamenti provenzali. I soggetti della Deposizione sono riconoscibili grazie a iscrizioni didascaliche, superflue per noi uomini d’oggi ma essenziali nel Medioevo, quando soltanto in pochi sapevano leggere.

Antelami a Parma

Al centro della scena, domina la presenza di Cristo crocifisso. Il legno della croce non appare levigato, ma costituito da un tronco grezzo con i rami recisi. In tal modo si viene a creare un effetto prospettico per l’epoca innovativo, che solo un grande maestro del rilievo poteva concepire e realizzare.

La descrizione della Deposizione

Nicodemo, su una scala, sta schiodando le mani di Cristo dalla croce, mentre Giuseppe d’Arimatea ne raccoglie il corpo. Dalla sinistra giunge una processione composta dalle tre Marie e dall’apostolo Giovanni. La Madonna, dolente, tiene la mano senza vita del Messia, aiutata dall’Arcangelo Gabriele. Ai lati della croce si trovano due figure femminili: da una parte la personificazione della Chiesa, che regge la coppa salvifica dell’Ultima Cena e il vessillo della vittoria, profezia della resurrezione; dall’altra, la Sinagoga, ossia la legge ebraica, che viene privata della corona da un angelo, mentre la sua insegna è abbattuta. Il calice con il sangue di Cristo non può ancora essere chiamato Santo Graal: Le livre du Graal di Robert de Boron è successivo di qualche decennio alla Deposizione.

Antelami a Parma

Nel gruppo di destra, il centurione assiste alla morte di Cristo ed è colto nell’atto di esclamare: “Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!”5. Alcuni soldati si contendono la preziosa tunica del Salvatore, tirando a sorte con dei dadi. La veste di Cristo, priva di cuciture, è figura dell’unità della Chiesa, al tempo di Benedetto Antelami minacciata dalla nascita di movimenti ereticali, come i Catari. Agli estremi della Deposizione, in due clipei circolari, racchiusi da motivi fitoformi, si stagliano i volti del Sole e della Luna.

Antelami a Parma

La Deposizione dalla croce è racchiusa in una cornice a viticcio, di grande raffinezza, che ricorda gli intarsi orafi in niello. L’opera possedeva un importante valore divulgativo per i fedeli che potevano così contemplare la vicenda di Cristo e riconoscere in lui il Figlio di Dio. Il pulpito di cui faceva parte fu concepito insieme a un generale rinnovamento dell’area presbiteriale della Cattedrale. Nello stesso periodo venne infatti aggiunta anche l’arca dei martiri Abdon e Sennen, un eccezionale altare marmoreo istoriato di ignoto maestro.

Il Battistero di Benedetto Antelami a Parma

“Bis binis demptis annis de mille ducentis incepit dictus opus hoc sculptor Benedictus”.

“Quattro anni prima del 1200 iniziò questa opera lo scultore chiamato Benedetto”.

L’iscrizione in esametri leonini, collocata sull’architrave del portale della Vergine nel Battistero di Parma, costituisce la sola altra informazione certa sulla vita di Benedetto Antelami. Dunque, nel 1196 l’artista era di nuovo in città per la costruzione dell’imponente edificio che sorge accanto al Duomo, commissionatogli dal vescovo Bernardo II. Quasi venti anni erano trascorsi dalla creazione del pulpito con la Deposizione. Cosa fece nel frattempo l’Antelami? La critica colloca in questi anni il grande progetto del Duomo di San Donnino a Fidenza.

Il Duomo e il Battistero

L’iscrizione sul Battistero parmense è un po’ vaga e a lungo si è discusso se Benedetto abbia realizzato soltanto le lunette dei portali oppure tutta la struttura. Oggi la maggior parte degli studiosi propende per quest’ultima ipotesi: l’Antelami fu il mastro costruttore del Battistero nella sua interezza, dalle fondamenta alle opere scultoree6. L’inizio dei lavori dell’edificio nel 1196 è documentato dall’illustre cittadino fra’ Salimbene de Adam, nella sua Cronica7. Lo stesso autore riferisce che il 9 aprile 1216 il Battistero ospitò un primo sacramento, “inceptum fuit batiçari primo in Batisterio Parme de novo incepto“, segno che l’edificio fosse almeno in parte completato.

Antelami a Parma
Il Battistero progettato da Benedetto Antelami a Parma

In quel momento, mancava forse il solo rivestimento degli esterni, contraddistinto da una pregevole alternanza di marmo bianco e rosso di Verona. L’attuale copertura a cupola venne invece realizzata nel 1270, quando i magistri Campionesi furono incaricati di ammodernare la struttura secondo gli stilemi gotici, rendendo più difficile la lettura del progetto originario di Benedetto Antelami.

Un battistero ispirato a modelli classici e paleocristiani

L’edificio antelamico, infatti, doveva rassomigliare piuttosto ai modelli paleocristiani antichi e costituiva un monumento di grande impatto nella Parma del Medioevo. A base ottagonale, il Battistero si eleva attraverso quattro ordini sovrapposti di gallerie architravate. A pian terreno si aprono tre porte d’accesso con ampi strombi. I portali sono intervallati da grandi arcate cieche, con semicolonne, che imitano gli archi trionfali antichi.

La splendida decorazione pittorica della cupola fu realizzata da artisti locali con la tecnica della tempera a secco. I dipinti raffigurano il Cristo glorioso ed episodi della vita di Abramo e di San Giovanni Battista. 

Lungo tutto il perimetro corre il fregio dello Zooforo, costituito da una serie di formelle raffiguranti animali reali e fantastici del bestiario medievale. Il ciclo è completato dalle rappresentazioni della Fede, della Speranza, della Castità e della Carità, virtù necessarie per redimere l’uomo dai vizi e dalle passioni terrene, di cui le creature dello Zooforo sono immagine. All’interno, il Battistero presenta sedici lati, duplicazione dell’ottagono esterno che, sul piano simbolico, richiama i dodici apostoli e i quattro evangelisti. L’ambiente è scandito, alla base, da grandi nicchioni perimetrali e, in altezza, da ordini di gallerie architravate.

Antelami a Parma
Il fregio dello Zooforo

A Benedetto Antelami possiamo attribuire con certezza la realizzazione dei pregevoli portali del Battistero e di molte delle sculture ricollocate dai maestri campionesi tra il 1260 e il 1270. Da un perduto portale dei Mesi e delle Stagioni, inoltre, provengono numerose statue e i frammenti con lo Zodiaco, murati sotto la prima galleria interna.

Il portale della Vergine

Il portale della Vergine, il solenne ingresso del Battistero di Parma, era rivolto a nord, in direzione della cattedrale di Santa Maria Assunta. Da qui il vescovo accedeva nell’edificio per officiare il battesimo dei catecumeni, seguito da un corteo di chierici.

Sulla lunetta appare la Vergine in trono con il Bambino mentre accoglie i doni dei Magi. Un angelo suggerisce a Giuseppe la fuga in Egitto. Sull’architrave è invece celebrato Giovanni Battista, con le storie della sua vita: il battesimo di Cristo nelle acque del Giordano; il banchetto di Erode, in cui Salomè chiede la testa del profeta, istigata da un diavolo; infine la decollazione. Lungo i piedritti del portale sono scolpiti gli alberi genealogici di Giacobbe e di Jesse, da cui rispettivamente discendono Cristo e Maria. La parte interna degli stipiti è invece occupata dall’Albero della Vita, popolato da molte colombe, figura delle anime dei fedeli cristiani. Alla base del tralcio, un gallo simboleggia la Chiesa che vigila contro il maligno. La lunetta interna rappresenta il ritorno della Sacra Famiglia dopo la fuga in Egitto.

Il portale della Vergine

Il portale del Redentore

I fedeli, invece, accedevano al Battistero dal portale del Redentore, rivolto a occidente, verso la città, in modo da trovarsi di fronte l’altare. Sulla lunetta dell’ingresso, Cristo giudice è assiso su un trono regale e mostra i segni della croce, rivolgendo il palmo delle mani verso chi lo osserva. Intorno a lui alcuni angeli reggono gli strumenti della Passione. Tra questi, si riconosce una croce di legno vivo, espediente simbolico a cui l’Antelami aveva già fatto ricorso nella Deposizione. Nell’archivolto compare ancora il tema dell’Albero della Vita, tra i cui rami trovano ristoro gli apostoli. Sulla chiave di volta due angeli suonano le trombe del giudizio. Così, lungo l’architrave, i morti fuoriescono dai propri sepolcri: da una parte gli eletti, dall’altra i dannati.

Il portale del Redentore

Il piedritto di sinistra è decorato con pregevoli raffigurazioni delle opere di misericordia cristiana. Un beatus benefattore è colto nell’atto di accogliere i viandanti, curare gli ammalati, nutrire gli affamati, dissetare chi ha sete, visitare i carcerati e vestire gli ignudi. Lo stipite di destra ospita invece la parabola evangelica della vigna del Signore. Gli operai, convocati a diverse ore della giornata, ricevono alla sera tutti lo stesso salario: Dio può elargire la salvezza anche a chi si converte all’ultima ora della vita. Nella lunetta interna, re David è raffigurato mentre suona il salterio, attorniato da danzatori e musici, immagine della gioia eterna del Paradiso.

Il portale della Vita

Attraverso il portale della Vita, rivolto a sud, i catecumeni accedevano nell’edificio per ricevere il rito del battesimo. L’ingresso è meno ornato rispetto agli altri, ma la lunetta ospita un tema dalla grande forza espressiva. Un fanciullo si arrampica sui rami di un albero nel tentativo di raggiungere un dolce favo di miele. Il ragazzo non si cura dell’enorme drago, simbolo del maligno, che si accovaccia in agguato sotto di lui. Nel frattempo due topi, figura del giorno e della notte, rosicchiano le radici dell’albero. La rappresentazione è ispirata alla leggenda medievale di Barlaam e Josaphat e costituisce un’allegoria dell’uomo che insegue i piaceri del mondo, rischiando così di precipitare negli inferi. Ma il miele ha un significato ambivalente ed è parimenti figura di Cristo, unica ragione a cui il fedele deve tendere prima che l’albero-vita venga rosicchiato dal tempo.

Il portale della Vita

La scena è coronata da una ghiera a motivi fitomorfi, mentre sull’architrave si aprono tre clipei con l’Agnus Dei, Cristo e Giovanni Battista. La lunetta interna ospita le figure di una Presentazione al tempio.

Il portale dei Mesi e delle Stagioni: l’opera perduta di Benedetto Antelami a Parma?

È possibile che Benedetto Antelami avesse realizzato a Parma un altro grandioso capolavoro, un portale dedicato ai Mesi e alle Stagioni8. Dell’opera non ci è giunta alcuna traccia, ma diverse parti scultoree potrebbero essere state reimpiegate nel Battistero dai Maestri Campionesi. Al portale appartenevano di sicuro i Mesi, oggi presso la loggia inferiore, lo Zodiaco murato appena più in basso, le statue di angeli e profeti e quelle di Salomone e della regina di Saba collocate nelle nicchie esterne. L’ingresso doveva trovarsi originariamente sulla facciata della Cattedrale, dalla parte del Battistero. In base a confronti stilistici con le altre opere a lui attribuite, si può affermare che Benedetto Antelami realizzò le sculture del Portale dei Mesi non più tardi del 1216. Tale data costituisce il terminus ante quem dell’intervento antelamico presso il Battistero e forse segna la fine della fruttuosa attività dell’artista a Parma.

L'interno del Battistero di Parma
L’interno del Battistero e il Ciclo dei Mesi

Le poche notizie sulla vita di Benedetto Antelami non ci impediscono di riconoscerne la grande maestria e la fondamentale importanza nella storia dell’arte. Egli è fautore di una rivoluzione artistica nel silenzio della pietra, parla di sé attraverso la scultura. A Parma l’Antelami è capace di conciliare la tradizione classica degli antichi con la spinta innovativa del gotico; prende le mosse dall’opera romanica di Wiligelmo e Niccolò per plasmare nuove forme ispirate da modelli francesi. L’artista lombardo è una figura di transizione tra differenti mondi dell’arte, anticipa quello spirito di rinnovamento che sarà di Giovanni e Nicola Pisano, di Arnolfo di Cambio e di Giotto.

Samuele Corrente Naso

Note

  1. G. de Francovich, Benedetto Antelami architetto e scultore e l’arte del suo tempo, 2 voll., Milano-Firenze, 1952. ↩︎
  2. A. C. Quintavalle, Il Battistero di Parma. Il cielo e la terra, Civiltà medievale, Università degli Studi-Centro Studi Medievali, Milano, 1989. ↩︎
  3. Ibidem nota 1. ↩︎
  4. A. C. Quintavalle, La Cattedrale di Parma e il romanico europeo, Parma, 1974. ↩︎
  5. Vangelo di Marco 15, 39. ↩︎
  6. Il primo a sostenere questa ipotesi fu G. de Francovich, Ibidem nota 1. ↩︎
  7. Salimbene de Adam, Cronica, a cura di G. Scalia, Bari 1966. ↩︎
  8. A. C. Quintavalle, Romanico padano, civiltà d’Occidente, Firenze, 1969. ↩︎

Autore

Samuele

Samuele Corrente Naso

Samuele Corrente Naso è laureato in Biologia forense e lavora per il Ministero della Cultura italiano. I suoi ambiti di studio includono le scienze dei beni culturali e l’archeologia. È autore del blog Indagini e Misteri, attraverso cui svolge attività di divulgazione, in particolare sui culti, i riti e la simbologia in età antica e medievale, raggiungendo una significativa diffusione a livello nazionale e internazionale. Ha fornito contributi ed è citato in varie pubblicazioni enciclopediche e scientifiche.

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