Fidenza e la Passio di San Donnino

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Bibbie di pietre, manoscritti di sculture, racconti e figure prendevano vita dalle mani degli abili scalpellini romanici presso il Duomo di San Donnino a Fidenza. Magistri sapienti che con il potere della conoscenza simbolica rendevano possibile tramutare in forma reale l’immaginazione. Ma anche umili uomini di fede che scolpendo la materia l’animavano di significati profondi e immutabili. Così accadeva che sulle facciate delle chiese romaniche, lungo le navate, sui capitelli e nei fregi istoriati chiunque poteva leggere. Attraverso la pietra poteva decifrare il messaggio affidato agli schemi iconografici, alle raffigurazioni di animali reali o fantastici, alle simbologie dei cicli stagionali. E ancora poteva interpretare le metafore della tradizione pagana e della letteratura cavalleresca di quel tempo, espressioni tutte di fede e al contempo di timore dell’ignoto1.

I mastri scultori medioevali rendevano a tutti accessibile ciò che altrimenti sarebbe rimasto conosciuto a pochi. In quell’epoca, infatti, soltanto il clero, la nobiltà feudataria e le autorità civili sapevano leggere e scrivere. Pochi nomi ci sono giunti di quegli artisti che plasmavano la pietra e con essa la società del Medioevo. Ma sappiamo che fu Benedetto Antelami a progettare e realizzare l’opera straordinaria che oggi si ammira presso il Duomo di San Donnino a Fidenza.

Il Duomo di San Donnino

Il più importante luogo di culto a Fidenza è il Duomo cittadino intitolato al martire cristiano Donnino. La chiesa ci appare oggi in forme romaniche, non senza brillanti integrazioni di gusto gotico: la facciata a capanna, caratterizzata da tre portali con protiro, è affiancata da torri laterali; l’impianto è basilicale a tre navate, senza transetto, sormontate da volte a sesto acuto; i matronei si aprono verso l’interno con ampie quadrifore incorniciate da archi ciechi; sotto il presbiterio, ben rialzato, si sviluppa la cripta.

Eppure è questa solo la veste più recente di una storia complessa e di differenti ricostruzioni, l’ultima delle quali fu realizzata a partire dalla seconda metà del XII secolo. Le vicende dell’edificio sono impresse nelle fonti documentali e si legano in modo inestricabile alla città medioevale costruita attorno a esso, che fu chiamata di logica conseguenza Borgo San Donnino. Di tale eventi troviamo traccia anche in un altro racconto mirabile il quale, si sarà ormai intuito, non si compone di lettere e pagine, ma delle forme e dei volumi scultorei che l’Antelami e la sua bottega realizzarono con sapienza sul prospetto della chiesa. Accanto a raffigurazioni bibliche e pagane, è possibile infatti osservare i momenti cardinali del luogo e della grande devozione popolare che ne segnò la storia.

La storia di San Donnino

Su un fregio che decorre da sinistra a destra del portale maggiore, traversandone l’architrave, è descritta la vita del santo eponimo Donnino. Secondo una tradizione popolare che ebbe grande seguito in tutto il Medioevo, il santo fu martirizzato in prossimità di un guado del torrente Stirone, sul luogo in cui sorgerà la chiesa a lui intitolata. I fregi furono realizzati di certo sulla base dei racconti agiografici diffusi all’epoca. Di tale Passio di San Donnino sono state redatte differenti copie2, tutte grosso modo concordi negli eventi narrati. La maggior parte delle fonti appartiene ai secoli XI e XII, ma il santo viene citato in manoscritti sin dal IX secolo3.

La Passio di San Donnino

In accordo alla Passio, Donnino ricopriva una posizione di rilievo nell’esercito dell’Imperatore Massimiano a Treviri, forse quella di cubicularius, finché non decise di partire per evangelizzare. Il santo, avendo poi appreso delle terribili persecuzioni che il sovrano rivolgeva ai cristiani, intorno all’anno 303 si rifugiò a Roma.

Non vi arrivò mai, fu invece raggiunto dai soldati di Massimiano sulla Via Aemilia, a quindici miglia da Parma. Qui, in “loco fluvio Sisterioni pene contiguo”, nei pressi del guado che un tempo serviva la città romana di Fidentia, venne decapitato4. Fu in quel momento che si manifestò il grande miracolo: Donnino raccolse da terra la sua testa e iniziò a mantenerla tra le mani. Quindi s’incamminò lungo il ponte che traversava lo Stirone e giunto all’altra riva si fermò tra lo stupore dei presenti.

Secondo le agiografie, in quell’esatto luogo fu tumulato e la tomba venne nascosta nella selva. Soltanto con l’avvento di Costantino si poté infine liberare la sepoltura dalla vegetazione. Vi provvide il vescovo di Parma, che ordinò di costruirvi sopra una parva ecclesia, probabilmente un martyrium per la devozione popolare.

La seconda inventio

Con il passare degli anni, racconta la Passio, il numero di fedeli che ivi si recavano in preghiera continuò ad aumentare, tanto che il vescovo si decise ad ampliare l’edificio. Nel frattempo, tuttavia, l’esatta ubicazione della sepoltura era stata di nuovo dimenticata e si rese necessaria una nuova inventio. Non appena il corpo fu trovato, una grande folla si accalcò sul ponte di legno che sovrastava lo Stirone, facendolo crollare. Eppure nessuno rimase ferito, segno che indicava la santità di Donnino agli occhi dei fedeli.

Da Fidentia a Borgo San Donnino

Presso il luogo del martirio di San Donnino sorgeva già una città dai tempi della Roma antica. Di tale borgo chiamato Fidentia, e collocato lungo il tracciato della Via Aemilia, poco resta. La sua presenza veniva registrata durante l’età di Silla negli scritti di Plutarco e Tito Livio, che raccontavano gli eventi della guerra civile dell’82 a.C.5. In età augustea Fidentia doveva essere già un centro abitativo importante allorché Plinio il Vecchio la collocava tra i municipia della VIII Regio6.

Alla fine del III secolo d.C., tuttavia, la grande crisi politica ed economica dell’Impero romano coinvolgeva anche il borgo emiliano, che spopolandosi andava incontro a un lungo periodo di decadenza. Così nell’Itinerarium Antonini esso non era più nominato come civitas ma diveniva soltanto la parva Fidentiola vicus7. È in tale contesto d’antica e perduta ricchezza, d’una città ormai in rovina che, secondo le agiografie, San Donnino traversò lo Stirone reggendo fra le mani la sua testa decollata.

La fondazione di Carlo Magno

In una versione differente dell’agiografia del santo, una tarda Passio fiorentina, l’ampliamento della chiesa è invece attribuito a Carlo Magno. La consacrazione sarebbe avvenuta alla presenza dell’Imperatore, tradizione attestata anche nelle sculture del Duomo collocate presso il timpano del portale sinistro.

Al di là della figura di Carlo Magno, non di rado impiegata in racconti mitici di fondazioni, è possibile davvero che una ricostruzione del primitivo martyrium sia avvenuta a cavallo tra l’VIII e il IX secolo. Un’ispezione del sarcofago contenente le spoglie del santo, condotta nel 1853, ha infatti evidenziato la presenza di una lastra di copertura con croce carolingia databile a quell’epoca8. Anche la prima attestazione dell’edificio, una controversia tra il visdomino Orso di San Donnino e l’abate di Fiorenzuola datata all’anno 830, segue di non molto l’arco di vita di Carlo Magno9.

Borgo San Donnino e le ultime ricostruzioni della chiesa

L’edificio di epoca carolingia, costruito sulla tomba del santo, fu il perno attorno al quale si sviluppò un nuovo insediamento, che sovrascrisse le rimanenze dell’antica Fidentia romana. Era questo il Burgus Sancti Domnini delle fonti medioevali10. La città si trovava ora collocata lungo la Francigena, importante via di pellegrinaggio dell’epoca, tanto che veniva citata nell’itinerario di Sigerico, l’arcivescovo di Canterbury che percorse il tracciato nel 99011. Il notevole afflusso di genti e viandanti, che di lì transitavano per raggiungere Roma, dovette richiedere ben presto degli interventi di ricostruzione e accrescimento della chiesa dedicata a Donnino. A causa di varie vicissitudini, legate ai contrasti con il vescovo di Parma e alle dispute tra le città dell’Italia settentrionale e l’Imperatore Federico Barbarossa, questo si realizzò in differenti momenti a cavallo tra l’XI e il XII secolo.

Un primo cantiere fu avviato durante lo scisma di Pietro Cadalo, eletto antipapa nel 1061 alla dieta di Basilea e passato alla storia con il nome di Onorio II. Feudo storico della famiglia Pallavicino, Borgo diveniva libero comune nel 1102 e si proclamava fedele a Federico Barbarossa, che con un diploma del 1162 gli accordava i privilegi imperiali12. In questo clima di rinnovamento Benedetto Antelami si accingeva a realizzare l’edificio a noi giunto nelle forme attuali. I lavori presero avvio nell’ultimo quarto del XII secolo ma rimasero incompiuti, com’è evidente dal prospetto incompleto, poiché si presume che l’artista fu chiamato a Parma e dovette abbandonare il cantiere.

Il contributo di Benedetto Antelami

Ora, sul contributo dell’Antelami presso il Duomo di Fidenza vige un acceso dibattito. Bisogna ammettere innanzitutto che non ci sono pervenute fonti documentali che attestano la sua indiscutibile presenza a Borgo San Donnino. Tuttavia, sappiamo con certezza che l’artista lavorò a Parma nel 1178, quando realizzò per la Cattedrale il pannello della Deposizione, e presso il Battistero nel 1196. La maniera del magister Antelami nella progettazione della chiesa di San Donnino e nell’ideazione dei suoi cicli figurativi, pertanto, è stata riconosciuta su base stilistica13.

Simboli e iconografie sul prospetto del Duomo di San Donnino

Benedetto Antelami ideò per il Duomo di San Donnino un’iconografia escatologica rivolta ai viandanti che percorrevano la via Francigena. La dimensione del pellegrinaggio è presente in tutta la decorazione scultorea, che invita alla penitenza e alla conversione lungo il cammino.

Il portale maggiore

Solo i giusti possono accedere al sacro edificio. Così, nelle sculture ai lati del portale maggiore sulla facciata, il re Davide rassicura che “questa è la porta del Signore; i giusti entrano per essa“, ma il profeta Ezechiele rammenta che “ho visto chiusa la porta nella casa del Signore”.

Il protiro del portale è sorretto da colonne poggianti su leoni stilofori, l’uno intento a divorare una giovenca, l’altro a uccidere un drago serpentiforme. È questa la rappresentazione del leone della tribù di Giuda, figura escatologica e profetica di Cristo Re. Nella simbologia biblica è ricorrente il richiamo al leone-Cristo Ariel che sconfigge il serpente-demonio. 

Cristo conduce l’umanità alla salvezza per mezzo della sua opera salvifica, atto d’amore universale, come ben si rileva nelle decorazioni scultore dell’arco del protiro. Egli è colui che, assiso in trono presso la chiave di volta, separa i profeti del Vecchio Testamento, raffigurati lungo la metà sinistra, dagli apostoli disposti sul lato destro. Cristo non abolisce la legge dei profeti ma la porta a compimento attraverso l’amore. I cartigli della chiave di volta recitano infatti il principio dello Shemà ebraico “Ascolta Israele i comandamenti della vita, e beati i poveri in spirito“. Da notare, sulla sinistra del Cristo, la presenza di una rudimentale incisione del centro sacro, qui interpretabile come immagine del Dio creatore. 

Il portale di destra

Il portale di destra, racchiuso da un protiro con arco e frontone, è dominato dalla figura di un pellegrino che una scritta ci dice essere l’umile Raimondino (Raimondinus vilis), santo locale dall’agiografia poco nota. Presso il timpano l’arciprete benedicente di San Donnino simboleggia la Chiesa, mentre l’arco del protiro ospita le figurazioni zoomorfe dei vizi capitali.

Due formelle sono collocate all’interno della volta del protiro, a significare la vittoria di Cristo sul male: a sinistra Ercole uccide il leone di Nemea; a destra un enorme grifone afferra un cervo. Ancora, la lunetta del portale è decorata con la celebre iconografia di Michele Arcangelo che sconfigge il drago e la mano scolpita sull’architrave ci ricorda il mistero della Trinità.

Il portale di sinistra

Circa il soggetto rappresentato sul vertice del frontone, presso il protiro del portale di sinistra, molto si è discusso. Opinione comune è che si tratti di un condottiero dei Pallavicino, i feudatari di Borgo San Donnino. D’altronde, come già citato, nel timpano sono racchiusi alcuni momenti fondamentali della storia della città. Le scene richiamano la consacrazione del Duomo da parte di papa Adriano II e la sua elevazione a “chiesa Imperiale” da parte di Carlo Magno. Lungo l’arco del protiro, in contrapposizione con le figurazioni dei vizi del portale destro, sono collocate quattordici formelle che rappresentano a coppie uguali le virtù teologali e quelle cardinali.

La lunetta del portale è decorata con una Madonna Odigitria, ai cui lati si riconoscono due gruppi di donne in atteggiamento di preghiera.

Le aggiunte scultoree successive

Alle raffinate sculture dell’Antelami si affiancheranno altri conci in un momento successivo, d’incerta attribuzione. Nuove formelle, molte delle quali di reimpiego, verranno apposte all’originaria muratura costituita da conci regolari. È il segno di un cambio della committenza, la quale non doveva più essere interessata a un’uniformità iconografica del progetto. Rinveniamo così l’apposizione, in modo causale, del sogno di San Giuseppe e del Profeta Elia rapito in cielo ai lati del portale maggiore; sul contrafforte di sinistra di un Re Erode in trono e di una raffigurazione dei Tre Magi; sul contrafforte di destra di un fregio con le dibattute Storie di Carlo Magno, Berta, Milone e Rolandino, che traevano origine forse da una chansons de geste del XII-XIII secolo14.

Ancora sulla torre laterale di sinistra l’osservatore nota una formella quadrata con la raffigurazione del Volo di Alessandro Magno. Narra il mito che l’imperatore fece volare il suo carro imbrigliandovi dei grifoni. Per spingere gli animali al decollo Alessandro sollevò verso il cielo due lance che mantenevano pezzi di carne. 

La Triplice Cinta di Fidenza

Appare seminascosta dietro la colonna destra del protiro centrale una Triplice Cinta, incisa in posizione verticale. È questo un fatto curioso giacché l’iscrizione appartiene al novero delle cosiddette tabulae lusoriae medievali, ossia rappresenta il tavoliere del gioco del filetto.

Ma essa è qui apposta su una parete verticale, rendendo di fatto impossibile un suo utilizzo a scopo ludico. Bisogna piuttosto considerarne un qualche significato simbolico. Come il Debir del tempio di Salomone a Gerusalemme, racchiuso entro tre cinte murarie, così il Duomo di San Donnino costituiva il luogo dell’incontro tra Dio e l’uomo.

Samuele Corrente Naso

Mappa dei luoghi

Note

  1. E. Bairati, A. Finocchi, Arte in Italia, Loescher, Torino, 1988. ↩︎
  2. G. Gregori, Le Passio di San Donnino di Fidenza, in M. Catarsi e G. Gregori, San Donnino e la sua Cattedrale. La nascita del Borgo, Catalogo Mostra Fidenza 2 aprile – 16 luglio, Parma, 2006. ↩︎
  3. Solo a titolo d’esempio: Bibl. Bodleiana di Oxford, secolo XI, misc. 560, ff. 67-73; Bibl. Vaticana, secolo XI [Cod. Vat. Lat. 83]; Bibl. Vaticana, secolo XI-XII [Cod. Vat. Lat. 1190]; Bibl. Ambrosiana, secolo XI [Cod. D. 84, inf.]; Bibl. Nazionale di Torino, secolo XI [G, V, 20 e F, I, 5]; Bibl. Palatina di Parma, secolo XI, Passionario Parmense; Bibl. Palatina di Parma, secolo XII [ms. 996]; Biblioteca Universitaria di Bologna, 1180 [Cod. 1473]; Bibl. Laurenziana di Firenze, secolo XI [pluteo XX codici 1, 2 e 4]; Archivio del Duomo di San Martino a Lucca, XI secolo [cod. 606]; Bibl. Antoniana di Padova, primi anni del IX secolo [cod. I, 27]; Biblioteca di Zurigo, secolo IX-X [Cod. 101]; Biblioteca Statale di Monaco, primi anni del IX secolo [Cod. 6333]. Si veda: A. Aimi, A. Copelli, Storia di Fidenza, Parma, 1982. ↩︎
  4. P. Dall’Aglio, Agiografia e topografia antica, Journal of ancient topography, vol.1, 1992. ↩︎
  5. Plutarco, Vita di Silla, 28. ↩︎
  6. Plinio, Naturalis historia, III, 15,116. ↩︎
  7. Itinerarium Antonini, 99,1; 127,6. Si veda M. Catarsi, Da Fidentiola vicus a Castrum Burgi Sancti Domnini, in M. Catarsi e G. Gregori, San Donnino e la sua Cattedrale. La nascita del Borgo, Catalogo Mostra Fidenza 2 aprile – 16 luglio, Parma, 2006. ↩︎
  8. Ibidem nota 7. ↩︎
  9. E. Nasalli Rocca, Giurisdizioni ecclesiastiche e civili in Borgo S. Donnino, in Archivio storico per le province parmensi 17, 1965. ↩︎
  10. J. G. Th. Graesse, Orbis Latinus, Brunopoli, vol. III, 1972. ↩︎
  11. Itinerario di Sigerico, British Library di Londra, catalogato come MS Cotton Tiberius B. V, ff. 23v – 24r. ↩︎
  12. Si consulti la pagina dell’enciclopedia Treccani. ↩︎
  13. M. Lopez, A. K. Porter, G. De Francovich, C. Frugoni, Antelami a Parma, editore Franco Maria Ricci, 2021; R. Tassi, Il duomo di Fidenza, Milano 1974. ↩︎
  14. G. Gregori, Carlomagno e i carolingi a Fidenza. Le storie di Berta, Milone e Rolandino, Cremona, Fantigrafica ed., 2009. ↩︎

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