Il Kaiserdom di Magonza, duomo imperiale che domina la città sul Reno, fu voluto dal potente arcivescovo Villigiso, in carica dal 975 al 1011, per mostrare agli uomini del Medioevo uno scorcio della bellezza che li attendeva in cielo, così come l’autorità che li guidava sulla terra. La cattedrale doveva essere il riflesso della Gerusalemme che sta al cospetto di Dio, il preludio del regno che spetta ai giusti. E lui, Villigiso, era il pastore designato per condurre il popolo alla salvezza. Lui, investito del potere spirituale della Chiesa, come di quello civile: l’arcivescovo della città era anche uno dei principi che eleggevano l’imperatore del Sacro Romano Impero (Kurfürst-Erzbischöfe). Per questo motivo, la cattedrale di Magonza fu concepita con due cori contrapposti, a est e a ovest, come era tipico nell’architettura di età ottoniana, sedi rispettivamente dell’autorità religiosa e di quella temporale, che cooperavano per il bene del mondo.

La cattedrale preromanica di Magonza
Villigiso ordinò la posa della prima pietra dell’edificio, di rossa arenaria, appena dopo la sua nomina ad arcivescovo della città, nel 9751. A tal scopo, scelse un terreno incolto situato vicino al centro urbano di Magonza. In quel luogo si trovava già un edificio di culto, la chiesa di San Giovanni, che con ogni probabilità corrispondeva all’antica cattedrale cittadina2. Il nuovo duomo voluto da Villigiso fu impostato su una pianta a croce latina, provvista di tre navate separate da pilastri. L’abside venne rivolta a ovest, mentre a est si estendeva un quadriportico che precedeva l’ingresso, imitando così l’orientamento della basilica costantiniana di San Pietro3. Nella visione dell’arcivescovo, infatti, Magonza era destinata a essere una nuova Roma a nord delle Alpi, il luogo sacro delle incoronazioni come lo era stato Aquisgrana dai tempi di Carlo Magno. Il duomo della città sarebbe così divenuto il centro politico e religioso di tutto l’Impero.
L’incendio e la ricostruzione di Bardone
Tuttavia, le fonti storiche raccontano che il giorno stesso della consacrazione, il 29 agosto del 1009, nella cattedrale di Villigiso divampò un tremendo incendio, forse a causa dell’eccessiva esuberanza cerimoniale, animata da fiaccole e candele4. Nonostante questo nefasto evento, che poteva finanche sembrare una punizione divina, la comunità ecclesiastica di Magonza non si arrese e subito all’indomani diede avvio ai lavori di riparazione dell’edificio. Sappiamo che il duomo, dedicato a San Martino di Tours, venne infine riconsacrato sotto il vescovado di Bardone di Oppershofen, il 10 novembre del 1036, segno che il cantiere fosse terminato. Alla cerimonia presenziò finanche l’imperatore Corrado II il Salico.
È opinione diffusa che la ricostruzione abbia rispettato quasi perfettamente il modello architettonico di Villigiso5. La cattedrale preromanica riedificata da Bardone aveva ancora l’abside principale a ovest, mentre a est, affacciato sul quadriportico, si ergeva un prospetto fiancheggiato da slanciate torrette scalari6. Non è chiaro, invece, se in corrispondenza dei due cori, sulle crociere, si elevassero delle torri su base quadrata. Gli studiosi non sono concordi su questo aspetto7. Sul fianco meridionale si estendeva invece un ampio chiostro.

L’abside dell’imperatore Enrico IV
Un nuovo incendio divampò nella cattedrale nel 1081. Pertanto, intorno al 1100, Enrico IV, sovrano del Sacro Romano Impero, ordinò il rifacimento della porzione orientale dell’edificio. I lavori previdero l’aggiunta di una seconda abside semicircolare in stile romanico, ispirata alle strutture della cattedrale di Spira. All’esterno, il prospetto orientale venne innalzato austero e solenne, con archetti ciechi e galleria nana (Zwerggalerie), inglobando le antiche torrette scalari risalenti al tempo di Villigiso. Agli estremi laterali dell’abside due portali permettevano l’accesso alle navate. Per lo svolgimento dei lavori, Enrico IV chiamò in Germania i Maestri Comacini, grandi protagonisti dell’architettura e della scultura romanica in tutta Europa.

Al centro della crociera trovò posto una monumentale cupola ottagonale, richiamo simbolico alla supremazia dell’imperatore sul papato. I moventi che spingevano Enrico IV a restaurare la cattedrale di Magonza erano, infatti, soprattutto politici: in quegli anni bui il mondo cristiano assisteva con tormento alla lotta per le investiture. Con l’intervento dell’imperatore la cattedrale di Magonza acquisiva lo status di Kaiserdom, “duomo imperiale” le cui sorti dipendevano dal sovrano in persona.

La cattedrale di Magonza diviene romanica
Al 1137 risale la Cappella di San Gottardo (Gotthardkapelle), a uso privato dell’arcivescovo, a quel tempo Adalberto I di Saarbrücken (1110-1137), affiancata al duomo sul lato nord del transetto. Sappiamo che la cattedrale di Magonza subì gravi danni durante una rivolta dei cittadini contro l’arcivescovo Arnoldo di Selenhofen, nel 1159. Per riparare le strutture, fu necessario allestire un nuovo cantiere edile, improntato ormai a uno stile romanico maturo. Negli anni successivi venne rinnovata la navata centrale con la realizzazione di volte costolonate su sistema alternato, secondo il modello già sperimentato a Spira.

Quindi, sul finire del secolo, presero forma anche le coperture delle navate laterali, con volte a crociera semplici. L’area del coro occidentale vide l’aggiunta di una terminazione a triconco, coronata all’esterno da due torrette ottagonali, esili e slanciate. Si provvedette poi a raccorciare i bracci del transetto, in origine più estesi. Infine, un’alta torre-lanterna ottagonale, provvista di finestre e cupola costolonata, sorse sulla crociera, svettando sulla città.

Il compimento del progetto di Villigiso
Intorno al 1200-1210, lungo la navata settentrionale fu ricavato un portale romanico. L’ingresso è ornato sulla lunetta con una bella Maiestas Domini, in cui Cristo in mandorla è sorretto da due angeli. La porta bronzea, massiccia e austera, opera del maestro Berenger, rimonta invece all’epoca di Villigiso, che l’aveva fatta fondere per una vicina chiesa dedicata a Santa Maria. L’arcivescovo vi fece incidere un’iscrizione che possiamo considerare il manifesto della sua aspirazione politica:
“Postquam magnus imperator Karolus suum esse iuri dedit naturae, Willigisus archiepiscopus ex metalli specie Valvas effecerat primus. Berengerus huius operis artifex, lector, Ut pro eo Deum roges postulat supplex“.
“Dopo che il grande imperatore Carlo rese la sua vita alla legge della natura, l’arcivescovo Villigiso fu il primo a forgiare porte in metallo. Berenger, maestro di questa opera, ti supplica, o lettore, di pregare Dio per lui”.

Con l’iscrizione sulla porta bronzea, Villigiso voleva sottolineare di essere stato il primo a riuscire nell’impresa di uguagliare la ricchezza e il potere che furono di Carlo Magno ad Aquisgrana. L’arcivescovo mirava così a legittimare Magonza come la città delle incoronazioni imperiali. Le sue parole furono profetiche giacché il 9 dicembre del 1212, nella cattedrale, l’arcivescovo Sigfrido III di Eppstein incoronò solennemente Federico II di Svevia sovrano del Sacro Romano Impero. Da quel momento la storia sarebbe cambiata e lo stupor mundi avrebbe guidato i popoli a nuova era. La visione politica e spirituale di Villigiso si era infine avverata: il duomo da lui edificato era divenuto il luogo ove si decidevano i destini del mondo cristiano.
Samuele Corrente Naso
Note
- W. Jung, 1000 Jahre Mainzer Dom (975-1975). Werden und Wandel. Ausstellungskatalog und Handbuch, Mainz, 1975; D. von Winterfeld, Zur Baugeschichte des Mainzer Domes, in Der verschwundene Dom, Mainz, 2011. ↩︎
- I. Schlösser, Besuch im Alten Mainzer Dom, in Heimat- und Geschichtsverein Finthen, 1, 2024. ↩︎
- R. Decot, Der Martinsdom in Mainz, in Der verschwundene Dom, Mainz, 2011. ↩︎
- Annales Hildesheimenses, anno 1009: “Monasterium quoque Mogonciacense praetitulatum divino honore et reliquiis beati Martini futura consecratione, constructum a Willigiso maximo decoris studio, 3. Kal. Septembris miserabili periit incendio”; Lambertus Hersfeldensis, Annales, anno 1009: “Ecclesia major Mogontiae, quam Willigisus construxerat, incensa est ipso die consecrationis suae“. Entrambi in J. P. Migne, Patrologia latina, vol. 141., ed. Parisiis: excudebat Migne, 1853. ↩︎
- F. Arens, Der Dom zu Mainz, 3. Auflage, Darmstadt, 2007. ↩︎
- R. Kautzsch, E. Neeb, Der Dom zu Mainz, parte I, in Die Kunstdenkmäler der Stadt und des Kreises Mainz, Vol. 2, Darmstadt, 1919. ↩︎
- Ad esempio, la torre est non è inclusa nelle ricostruzioni in D. von Winterfeld, Zur Baugeschichte des Mainzer Domes, in Der verschwundene Dom, Mainz, 2011 ↩︎
- Ibidem nota 6. ↩︎


