Sulla collina più alta di Worms, nei pressi del fiume Reno, si erge solenne la cattedrale imperiale. Il suo profilo possente, ma elegante, con le sei torri che guardano al cielo, si scorge dalle vie cittadine ed emerge fiero sugli edifici circostanti. Il Kaiserdom è un vetusto testimone della storia, di epoche in cui il papato e il Sacro Romano Impero si contendevano la supremazia sull’Europa intera. E poi di dispute religiose, concordati, diete e scismi. In questi luoghi venne proclamata la fine della lotta per le investiture e, qualche secolo dopo, Martin Lutero si rifiutò di abiurare le tesi che innescarono la Riforma protestante. Nei medesimi anni in cui in Francia le chiese si rivestivano della magnificenza dello stile gotico, ammantandosi di luce, la cattedrale di Worms racchiudeva invece l’ultima essenza del romanico, la sua manifestazione più grandiosa e severa, espressione dell’autorità dell’imperatore sui popoli cristiani.

La costruzione della cattedrale di Worms
Secondo una carta di donazione di dubbia autenticità, attribuita al sovrano franco Dagoberto I e indirizzata al vescovo Armando, la più antica cattedrale di Worms sarebbe stata costruita sulle rimanenze dell’antico foro romano già nel VII secolo1. Invero, non ci sono prove archeologiche attestanti l’esistenza di questa chiesa, che potrebbe appartenere al mito2. In ogni caso, le più antiche tracce murarie rinvenute sotto l’attuale edificio sono di età carolingia.
La storia documentata della cattedrale di Worms comincia con l’opera di Burcardo, vescovo della città dall’anno mille3. Il presule fece demolire il vecchio edificio di culto e ordinò di ricostruirlo daccapo su una pianta a croce latina con absidi contrapposte. La nuova cattedrale venne solennemente consacrata nel 1018, alla presenza dell’imperatore Enrico II. Tuttavia, appena due anni più tardi la struttura subì il crollo dell’abside orientale e dovette essere riparata.

L’aspetto attuale si deve invece all’ultima ricostruzione, voluta dal vescovo Burcardo II intorno al 1130. A questo periodo si data l’edificazione dell’abside orientale con il transetto e la grande torre sulla crociera. Negli anni seguenti il 1160, sotto i vescovadi di Corrado I e Corrado II, furono quindi innalzate le navate, l’abside occidentale poligonale e le altre torri. La nuova cattedrale, dedicata a San Pietro, poté essere consacrata il 2 maggio del 1181, sebbene in quel momento non fosse ancora del tutto conclusa.
Una cattedrale imperiale
Mentre in Francia si diffondevano le linee slanciate del gotico, a Worms, nella Germania del Sacro Romano Impero, veniva edificata una grande cattedrale romanica. Tale contrapposizione non era soltanto stilistica, ma rispondeva a ben precisi intenti politici. La costruzione di una cattedrale imperiale, di un Kaiserdom così come a Spira e Magonza, rappresentava infatti una chiara affermazione di autorità politica e spirituale. Al gotico, stile innovativo dei re di Francia, l’imperatore opponeva la solida e germanica tradizione del romanico. Per mezzo delle torri di Worms, il sovrano intendeva poi sfidare il potere monastico dei benedettini cluniacensi, influenti in tutta Europa e che avevano a Cluny la più grande abbazia del mondo. Ma soprattutto, la cattedrale costituiva una vera e propria “fortezza della fede” imperiale, in opposizione alla politica di supremazia perseguita dal papato.

La lotta per le investiture
D’altronde, proprio a Worms nel 1122 era stato stipulato il concordato che aveva posto fine alla lotta per le investiture. Il conflitto epocale tra papato e Impero era deflagrato nel 1075 con l’emanazione del Dictatus papae da parte di Gregorio VII4. Con tale documento il pontefice rivendicava il primato assoluto su tutti i regnanti della terra, in quanto successore di Pietro, nonché la facoltà di deporre finanche l’imperatore5. Enrico IV, sovrano del Sacro Romano Impero, pretendeva invece il diritto regale di nominare i vescovi e le alte cariche ecclesiastiche, in modo da poterli investire di un feudo. A differenza dei nobili, infatti, i vescovi non avevano eredi che potessero accampare diritti e ciò garantiva all’imperatore un maggior controllo sulle terre affidate ai propri vassalli.
Scomuniche e assedi
In risposta al Dictatus papae di Gregorio VII, Enrico IV convocò un sinodo scismatico a Worms con l’intenzione di deporre il pontefice. Il risultato fu tuttavia drammatico: Gregorio lo scomunicò e tale sentenza ebbe l’effetto inaspettato di scatenare il generale dissenso dei principi tedeschi verso l’imperatore. Enrico IV fu dunque costretto a recarsi a Canossa nel gennaio del 1077 per chiedere umile perdono, in ginocchio, dinanzi al papa.
Nemmeno la revoca della scomunica risolse la questione delle investiture, né placò i contrasti. Nel 1081 Enrico IV piombò alle porte di Roma e nei primi mesi del 1084, dopo un lungo assedio, riuscì a sbaragliare le difese pontificie e penetrare in città. A Gregorio VII, barricato a Castel Sant’Angelo, non rimase altra opzione che invocare l’aiuto dei Normanni. Le truppe del Guiscardo Roberto d’Altavilla, giunte a Roma per liberarlo, si diedero però a tremende devastazioni e saccheggi. Gregorio VII fu costretto a fuggire e al suo posto si insediò l’antipapa Clemente III.
Dopo questi eventi, salirono al soglio pontificio Vittorio III (1086) e i cluniacensi Urbano II (1088) e Pasquale II (1099). Quest’ultimo papa riuscì a ordire una congiura contro Enrico IV, costringendolo ad abdicare in favore del figlio Enrico V. Ciò nondimeno, una volta salito sul trono del Sacro Romano Impero, il nuovo sovrano proseguì la politica paterna e continuò le investiture dei vescovi. Come se non bastasse, fece anche imprigionare Pasquale II, attirandosi la scomunica. Dopo l’elezione di Gelasio II (1118), che abbandonò Roma e morì in esilio, divenne pontefice Callisto II (1119).
Il concordato di Worms
Callisto II comprese l’esigenza di negoziare con l’imperatore per porre fine alla lotta per le investiture, che rischiava ormai di spaccare la Chiesa in modo irreversibile. Nel 1122 Enrico V e i legati del papa si incontrarono così a Worms per stringere un concordato. L’accordo prevedeva che, da quel momento, la nomina dei vescovi sarebbe spettata esclusivamente alla Chiesa, mentre l’imperatore avrebbe potuto assistere all’elezione e conferire i poteri civili e politici, a patto che ciò avvenisse senza simonia e violenza.
“Io Enrico, per grazia di Dio imperatore augusto dei romani, per amore di Dio, della Santa Chiesa romana e del signor papa Callisto e per la salvezza dell’anima mia, rimetto a Dio, ai santi apostoli di Dio, Pietro e Paolo, ed alla Santa Chiesa cattolica ogni investitura con l’anello e il pastorale e concedo che in tutte le chiese del mio regno e del mio impero l’elezione si faccia canonicamente e la consacrazione liberamente.”
“Io Callisto vescovo, servo dei servi di Dio, concedo a te, diletto figlio Enrico, per grazia di Dio imperatore augusto dei romani, che le elezioni dei vescovi ed abati del regno teutonico dipendenti dal regno abbiano luogo alla tua presenza, senza simonia e senza violenza […]”.
Dai testi del concordato tradotti in C. Falconi, I papi e il mito della cristianità nel Medioevo, III, in Storia dei papi e del papato, 1970.

L’architettura dell’imperatore
Il carattere imperiale della cattedrale di Worms si riflette nella sua particolare architettura, a cominciare dalla presenza di una doppia abside e, pertanto, di due cori contrapposti. In tal modo, l’abside orientale, ove insisteva il presbiterio, costituiva l’area sacra della gerarchia ecclesiastica, mentre quella occidentale rappresentava lo spazio simbolico dell’imperatore, dove era collocato un secondo altare. L’architettura rivelava una visione politica del mondo ben precisa: la Chiesa e il Sacro Romano Impero, depositari del potere spirituale e temporale, erano i custodi del popolo di Dio e dei valori cristiani, tanto l’uno quanto l’altro. Ecco che l’imperatore incarnava anch’egli una missione escatologica, di salvezza e di preparazione del mondo al ritorno di Cristo.
Le absidi contrapposte della cattedrale di Worms
È interessante notare come la pianta della cattedrale, a croce latina, possa sembrare a prima vista rovesciata. L’abside orientale non ha deambulatorio e pertanto dall’esterno appare piatta e sobria, aprendosi soltanto attraverso tre grandi monofore strombate. I finestroni sono ornati con figure animalesche tratte dal bestiario medievale.

Maestosa ed elegante è invece l’abside occidentale, con pianta a “cinque ottavi”, provvista di un rosone e di tre rose più piccole, una delle più belle del romanico tedesco. È sormontata da un possente Westwerk, corpo architettonico con torri caratteristico del romanico di queste terre, immagine e simbolo dell’imperatore stesso. I due prospetti absidali dell’edificio, in arenaria rossa, appaiono simmetrici e speculari. Ciascuno di essi è provvisto di due torri rotonde che affiancano una torre centrale ottagonale, più massiccia. Elegante è la ripetizione delle forme e dei motivi: una galleria con archetti ciechi (Zwerggalerie) si ripete identica nell’ottagono della torre centrale e nell’abside imperiale, conferendo una grande unità stilistica.

I portali
Poiché l’edificio non possiede una vera e propria facciata, tutti i portali d’ingresso si trovano sui fianchi. Quello sul lato meridionale fu rifatto intorno al 1300 in stile gotico, ispirandosi alla cattedrale di Strasburgo. Il timpano ospita un’Incoronazione della Vergine, mentre gli strombi sono popolati da figure del Nuovo e del Vecchio Testamento. Sul vertice della ghimberga è collocata la personificazione della Chiesa trionfante.

Ancora a meridione si apre il portale che dà accesso alla cappella di San Nicola, oggi adibita a battistero. Secondo la tradizione, qui era custodita una reliquia del santo vescovo di Myra, ivi portata dall’imperatrice Teofano Scleraina di Bisanzio, moglie di Ottone II, nell’anno 972. Sul timpano del portale è ritratto San Nicola mentre compie i suoi più celebri miracoli. Il portale settentrionale fu invece rinnovato nel 1184, quando Federico I Barbarossa concesse a Worms il privilegio di città libera.

Gli interni della cattedrale di Worms
L’orientamento della cattedrale, da ovest a est, in direzione del sole che sorge e di Cristo che risorge, si comprende soltanto accedendo al suo interno. Le tre navate, scandite da pilastri e archi a sesto ribassato, trasmettono un grande senso di dignità. Lo spazio non pare qui assenza, quanto presenza di qualcosa che trascende. La sensazione di mistica armonia è accentuata dal sistema obbligato: ai pilastri, in sequenza alternata, sono state addossate delle semicolonne per impostare le volte a crociera della navata centrale. Poco resta degli affreschi originali che un tempo ornavano le navate. Tra i dipinti sopravvissuti vi è una raffigurazione di San Cristoforo del XIII secolo nel transetto nord.

Nell’aprile del 1521, Martin Lutero poté osservare questa scenografica architettura prima di rifiutarsi di abiurare le proprie tesi dinanzi a Carlo V e ai principi del Sacro Romano Impero. Tale Dieta di Worms segnerà un punto di rottura irreversibile nella storia dell’Occidente e condurrà allo scisma della Riforma protestante.
Samuele Corrente Naso
Note
- Liber privilegiorum ecclesie Wormatiensis, privilegio di re Dagoberto I, Magonza, 21 settembre 627, pp. 324v-325r, redatto intorno al 1420. ↩︎
- S. Ristow, Frühes Christentum im Rheinland. Die Zeugnisse der archäologischen und historischen Quellen an Rhein, Maas und Mosel, Aschendorff, Münster 2007. ↩︎
- Alberto di Metz, De episcopis Mettensibus, 978-984; De diversitate temporum, 1022. ↩︎
- Monumenta Germaniae Historica, Epistolae saeculi XIII e regestis pontificum Romanorum selectae, 2, Volume 2. Per la data si veda A. Barbero, C. Frugoni, Dizionario del medioevo, Laterza, 2001. ↩︎
- F. Cardini e M. Montesano, Storia medievale, Firenze, Le Monnier Università, 2006. ↩︎
- Di Franzfoto – Opera propria, CC BY-SA 4.0, link all’immagine originale. ↩︎


