Il Monte Nebo è sacro da tempi remotissimi. Dalla sua vetta la vista si apre oltre la Valle del Giordano, sino alla città di Gerico e alla santa Gerusalemme. La tradizione biblica vuole che in questo luogo di confine tra Israele e la Giordania, appena a nord del Mar Morto, trovò sepoltura il profeta Mosè. Secondo il racconto, dopo aver liberato il popolo ebraico dalla schiavitù dell’Egitto, da qui egli poté scorgere la Terra Promessa, senza mai giungervi. I cristiani dei primi secoli eressero così una basilica sul Monte Nebo, sulla cima più alta chiamata in arabo Ras Siyâgha, ossia “il monastero”, per celebrarne memoria e santità.
“Poi Mosè salì dalle steppe di Moab sul monte Nebo, cima del Pisga, che è di fronte a Gerico. Il Signore gli mostrò tutto il paese: Gàlaad fino a Dan, tutto Nèftali, il paese di Efraim e di Manàsse, tutto il paese di Giuda fino al Mar Mediterraneo e il Negheb, il distretto della valle di Gerico, città delle palme, fino a Zoar. Il Signore gli disse: «Questo è il paese per il quale io ho giurato ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe: Io lo darò alla tua discendenza. Te l’ho fatto vedere con i tuoi occhi, ma tu non vi entrerai! Mosè, servo del Signore, morì in quel luogo, nel paese di Moab, secondo l’ordine del Signore. Fu sepolto nella valle, nel paese di Moab, di fronte a Bet-Peor; nessuno fino ad oggi ha saputo dove sia la sua tomba “.
Libro del Deuteronomio 34, 1-6
In effetti, i primi scavi condotti nelle rovine archeologiche del sito, guidati da padre S. Saller dello Studium Biblicum Franciscanum nel 1933, hanno confermato l’esistenza di un ampio complesso monastico, che si estendeva per circa 6640 metri quadri1.

La prima basilica sul Monte Nebo
Da quel momento, l’area è stata oggetto di grande interesse e di differenti missioni archeologiche dello Studium Biblicum Franciscanum2. Le campagne di scavi – condotte da V. Corbo dal 19633; M. Piccirillo dal 19764; C. Pappalardo dal 20085; E. Alliata e D. Bianchi dal 2012 – hanno permesso di risalire alle varie fasi costruttive del monastero e della basilica. Oggi sappiamo che la chiesa più antica possedeva una semplice aula rettangolare a tre navate, separate da pilastri quadrati, con la facciata orientata a occidente come di consueto6. A livello del pavimento gli archeologi hanno trovato due monete risalenti al periodo degli imperatori Arcadio-Onorio (406-408) e Teodosio II (408-423) che, insieme ad alcuni frammenti ceramici, suggeriscono una possibile datazione ascrivibile alla seconda metà del V secolo.
Lungo l’asse della navata centrale fu trovata quella che sembrava una tomba, coperta da cinque lastroni di pietra e altri elementi di reimpiego in pregiato alabastro. La sepoltura era collocata esattamente sul punto più alto della cima Siyâgha. Secondo il racconto biblico, da qui Mosè aveva contemplato la Terra Promessa7.

Il memoriale di Mosè
La tomba non venne mai utilizzata: era vuota e fu sigillata già al momento di stendere gli strati preparatori del mosaico pavimentale della navata. Era inoltre sopraelevata rispetto al piano di calpestio e raggiungibile per mezzo di un gradino. Tutto suggerisce che costituisse un altare-sepolcro eretto in memoria della morte di Mosè, utilizzato per officiare i riti liturgici. Il cenotafio assolveva inoltre a una funzione simbolica e rituale ben precisa, ossia di rendere reale e tangibile il luogo di pellegrinaggio per i fedeli. Un indizio sulla bontà di tale interpretazione ci viene fornito dal resoconto della pellegrina Egeria che, intorno al 384, si recò sul Monte Nebo:
“Giungemmo quindi sulla sommità di quel monte, dove ora sorge una chiesa non molto grande, proprio sulla cima del Monte Nebo. In questa chiesa, là dove sorge il pulpito, vidi un luogo un po’ sopraelevato, che occupava tanto spazio quanto in genere ne occupano le tombe. Chiesi allora a quei santi uomini di cosa si trattasse, ed essi risposero: «Qui il santo Mosè fu deposto dagli angeli poiché, come è scritto, nessun uomo sa dove si trovi la sua tomba”.
Egeria, Itinerarium Aetheriae, XII, 1-2, inizi V secolo, traduzione dell’autore.
Così anche dalla Vita di Pietro Iberico, attribuita al discepolo Giovanni Rufo:
“In quel tempo apprendemmo da coloro che dimoravano sul monte come i costruttori della chiesa avessero avuto la certezza che lì era stato deposto il corpo del santo Mosè, al di sopra del quale fu costruito il tempio, furono allestiti la mensa e l’altare…”.
Giovanni Rufo, Vita di Pietro l’Iberico, fine del V secolo d.C., traduzione dell’autore.

A est della prima basilica si trovavano tre ambienti distinti. Il vano centrale ospitava altre tre tombe: una a singola inumazione, con ogni probabilità la sepoltura di un vescovo, le altre in funzione di ossuari ad sanctos. Il locale a meridione era pavimentato con un mosaico raffigurante una croce intrecciata, il più antico giunto fino a noi.

Le fasi costruttive della basilica sul Monte Nebo
Nel corso dei secoli, la prima basilica sul Monte Nebo venne ampliata più volte e interamente rivestita di magnifici pavimenti musivi. Tra la fine del V secolo e l’inizio del successivo, l’estremità orientale fu estesa con una struttura a triconco, o cella trichora, a livello del presbiterio. Di conseguenza anche la navata si allungò attraverso l’obliterazione dei tre vani. La cella trichora era provvista di seggio sacerdotale (synthronon) costituito da più filari di gradini.
Il battistero settentrionale
Intorno al 531, sul lato settentrionale della basilica, fu edificata una grande sala rettangolare adibita a battistero, come rivela il fonte battesimale cruciforme in muratura7. La sala venne pavimentata con un magnifico tappeto musivo raffigurante scene campestri e di caccia, racchiuso entro una cornice a motivi geometrici. I cacciatori, armati di lance, affrontano cinghiali, lepri, orsi e possenti leoni. Due di essi sono rappresentati in sella a cavalli rampanti.

Alcune pecore brucano l’erba al pascolo, mentre due uomini con vesti africane conducono al pascolo uno struzzo, una zebra e una giraffa a forma di dromedario. Nei pressi dei bordi superiore e inferiore, una lunga iscrizione attesta la datazione del mosaico e raccomanda a Dio i mastri mosaicisti che lo realizzarono: Soelos, Kaiomos ed Elia.

Il diaconicon e la cappella della Theotokos
Alla fine dello stesso secolo, intorno al 597, per volontà del vescovo Sergio di Madaba la basilica fu dotata di un nuovo battistero a sud8. Di conseguenza, quello settentrionale fu interrato e il vano impiegato come diaconicon, il locale dove venivano custoditi i paramenti liturgici. Infine, al tempo dell’episcopato di Leonzio, tra il 604 e il 609, si data l’aggiunta di una cappella dedicata a Maria Theotokos sul fianco meridionale. Degno di nota è il pregevole mosaico della zona absidale, seppur danneggiato dagli iconoclasti, con la raffigurazione di tori, gazzelle, fiori e del Tempio di Gerusalemme. Un’iscrizione cita il Salmo 51: “Allora immoleranno vittime sopra il tuo altare”. Attraverso il sacrificio di Cristo si compie la Nuova Alleanza per la salvezza dell’umanità.

Il monastero sul Monte Nebo, luogo di pace, accoglienza e condivisione
Intorno alla basilica si sviluppò il complesso monastico, in origine costituito da piccole celle semirupestri in cui i religiosi conducevano una vita eremitica. Ma con l’aumentare dei pellegrini, che numerosi percorrevano l’antica strada tra Amman e Gerusalemme per visitare la tomba di Mosè, il cenobio si dotò di tutta una serie di ambienti per l’accoglienza. Sul Monte Nebo i fedeli ricevevano supporto spirituale e materiale: veniva loro offerto del cibo in appositi refettori ed era disponibile un ricovero per i malati.
Il monastero raggiunse la sua massima estensione nel VI secolo e sopravvisse anche dopo l’avvento dell’età islamica. Gli Omayyadi si dimostrarono assai tolleranti nei confronti dei cristiani nella regione e, durante il loro dominio, si resero necessari alcuni interventi di ricostruzione. Un devastante terremoto aveva infatti colpito la Valle del Giordano nel 749, causando alcuni danni alla basilica. Abbiamo notizia che l’attività monastica proseguì almeno fino alla fine del IX secolo, segno che quest’angolo del Monte Nebo costituì per lungo tempo un luogo di pace e condivisione tra cristiani, ebrei e musulmani.
Samuele Corrente Naso
Note
- S. J. Saller, The Memorial of Moses on Mount Nebo, Studium Biblicum Franciscanum, Collectio Maior 1, Gerusalemme, 1941. ↩︎
- D. Bianchi, Una Rivalutazione Architettonica del Memoriale di Mosè sul Monte Nebo, RACTA 2018 Ricerche di Archeologia Cristiana, Tardantichità e Altomedioevo, 2019. ↩︎
- V. Corbo, Scavi archeologici sotto i mosaici della Basilica del Monte Nebo (Siyagha), LA, 1970. ↩︎
- M. Piccirillo, Campagna archeologica al Monte Nebo (Siyagha), LA, 1986 . ↩︎
- C. Pappalardo, The Memorial of Moses on Mount Nebo, Jordan. A new Shelter for the
monument and the restoring of the mosaics: The ongoing project and new perspectives, the 11th Conference of the International
Committee for the Conservation of Mosaics, Meknes October 24-27, 2011, Firenze, 2017. ↩︎ - D. Bianchi, New archaeological discoveries in the Basilica of the memorial of Moses Mount Nebo, SHAJ – Studies in the History and Archaeology of Jordan, Amman, 2019. ↩︎
- M. Piccirillo, The monastic presence, in M. Piccirillo, E. Alliata, Mount Nebo: new archaeological excavations 1967-1997, Studium Biblicum Franciscanum, Collectio Maior 27, Jerusalem, 1998.
19841987, ADAJ, ↩︎ - E. Alliata, S. Bianchi, The architectural phasing of the Memorial of Moses, in M. Piccirillo, E. Alliata, Mount Nebo: new archaeological excavations 1967-1997, Studium Biblicum Franciscanum, Collectio Maior 27, Jerusalem, 1998. ↩︎
- Ibidem nota 2. ↩︎


