Il 27 novembre del 1095, durante il Concilio di Clermont, papa Urbano II esortava i principi d’Europa a organizzare la prima crociata per liberare Gerusalemme e difendere il Santo Sepolcro di Cristo.
“Gerusalemme è l’ombelico del mondo, […] questa regale città posta al centro del mondo, e ora tenuta in soggezione dai propri nemici e dagli infedeli, è fatta serva del rito pagano. Essa alza il suo lamento e anela ad essere liberata e non cessa di implorare che voi andiate in suo soccorso. […] Intraprendete dunque questo cammino in remissione dei vostri peccati, sicuri dell’immarcescibile del regno dei cieli. […] Quando andrete all’assalto dei bellicosi nemici, sia questo l’unanime grido di tutti i soldati di Dio: Dio lo vuole! Dio lo vuole!”.
Roberto il Monaco, Historia Hierosolymitana, 1107.
La peregrinatio a Gerusalemme
La tradizione, tramandata dai cronisti di epoca successiva, fa risalire a questo appello l’origine delle crociate, le spedizioni armate dei cristiani per riconquistare Gerusalemme e i luoghi santi dal controllo musulmano. Tuttavia, è molto probabile che il sermone del pontefice fosse stato meno bellicoso di quanto pensiamo e lo stesso termine “cruciata” comparve soltanto dopo il 12501. L’originale intento era piuttosto quello di consentire la visita della Terra Santa ai credenti provenienti dall’Europa, che percorrevano un iter o peregrinatio sulle orme di Cristo. Gerusalemme era l’ambita ultima meta dove i pellegrini potevano ripercorrere le vicende evangeliche, con il fervente desiderio di pregare innanzi al Santo Sepolcro. Dalla Francia essi percorrevano la lunga Via Francigena, quindi si imbarcavano dai porti della Puglia alla volta della Palestina.

I crociati erano dunque investiti di una vera e propria missio. Come simbolo di questo mandato divino e di obbedienza a Cristo, essi cucivano una piccola croce sulla propria veste, sul petto o sul mantello. Per tale ragione, erano cruce signati, ovvero crociati.
I presupposti storici
Il mutare delle condizioni politiche nel vicino Oriente aveva reso il viaggio verso la Terra Santa molto più pericoloso per i pellegrini cristiani. Dal 1071, infatti, anno della sconfitta dell’Impero bizantino a Manzicerta, i Turchi selgiuchidi avevano conquistato l’Anatolia. Inoltre, appena cinque anni più tardi, avevano strappato la Siria e la Palestina ai Fatimidi. La situazione doveva preoccupare e non poco il papa dell’epoca, Gregorio VII, il quale temeva che l’espansionismo turco potesse coinvolgere anche l’Europa.

Già allora, dunque, un pontefice aveva ritenuto di primaria importanza sostenere l’Impero Bizantino e intraprendere un’azione militare in Asia Minore. Non è difficile immaginare che il progetto di Gregorio VII mirasse alla riunificazione delle chiese cristiane sotto l’autorità di Roma. Appena vent’anni prima, infatti, si era consumato il Grande Scisma (1054). Tuttavia, l’appello ai principi europei di accorrere in aiuto di Costantinopoli cadde nel vuoto e il papa fu distratto dalla lotta per le investiture contro l’imperatore Enrico IV di Franconia.
L’elezione di Urbano II
A causa di questi contrasti, quando Urbano II salì al soglio pontificio (1088), il potere imperiale si era notevolmente affievolito. Il papa riuscì a ristabilire con fermezza il primato di Pietro in pochi anni e, forse per la prima volta nella storia, fu universalmente riconosciuto in tutta Europa come unica e indiscussa autorità. Nel frattempo, le richieste di aiuto da Costantinopoli non erano mai cessate. Pochi mesi prima dell’appello di Clermont, durante il concilio di Piacenza del 5 marzo 1095, l’imperatore bizantino Alessio I Comneno aveva inviato un’ambasceria per richiedere mercenari. In tal modo si presentava a Urbano II una straordinaria occasione: affermare la propria supremazia politica e religiosa in Oriente come in Occidente.
Le ragioni sociali della crociata
Tuttavia, nemmeno Urbano II si aspettava la grande risposta che il suo appello avrebbe avuto nella realtà. L’invito alla crociata fu accolto con furore insospettabile, non solo da parte di nobili e principi, ma soprattutto dal popolo. La missione in Terra Santa finì per coinvolgere una massa incontrollata di genti. Oltre al fervore mistico che animava i popoli del Medioevo, vi furono infatti delle ragioni di carattere sociale che amplificarono questo fenomeno.
Ad esempio, il sovrappopolamento dell’Europa favorì il desiderio di conquista di nuovi territori. Poiché all’epoca i feudi erano ereditati solo dai primogeniti, non era insolito che i giovani cavalieri cercassero la fortuna altrove. Inoltre, i feudatari locali erano spesso in contrasto tra loro e per i regnanti dirottare i loro spiriti di conquista verso il Medio Oriente era un modo per ottenere pace e obbedienza. La partecipazione alla crociata era incentivata attraverso il riconoscimento di un importante status giuridico che includeva privilegi come la dilazione dei debiti pregressi e la garanzia di una degna sepoltura.
La crociata dei pezzenti
In ogni caso, la situazione sfuggì al controllo di Urbano II. Ben prima della partenza ufficiale della prima crociata, infatti, un’indistinta moltitudine composta da poveri, principi, donne, preti, persino bambini, si radunò spontaneamente nel maggio del 1096 e, in completa autonomia, iniziò a dirigersi verso la Terra Santa. La spedizione, detta “dei pezzenti”, armata alla bell’e meglio e guidata da un predicatore in sella a un asino, chiamato Pietro l’Eremita, si fece massacrare ai primi scontri con i Turchi, dopo aver vagabondato nei pressi di Costantinopoli. Il solo Pietro si salvò giacché si trovava a Costantinopoli, insieme a pochi altri, quando il suo seguito cadde in una feroce imboscata.

La crociata ufficiale
La prima crociata partì ufficialmente nell’agosto dello stesso anno, al seguito di alcuni esponenti della nobiltà francese e giunse a Costantinopoli nel maggio del 1097. Tra questi vi erano i discendenti del normanno Roberto il Guiscardo, come Boemondo, che appena un decennio prima aveva intrapreso una campagna contro l’Impero Bizantino. Alessio I iniziò pertanto a guardare con diffidenza l’intera spedizione e non vi partecipò attivamente. Piuttosto, in cambio degli approvvigionamenti forniti, pretese la consegna di tutti i territori che gli eserciti crociati avrebbero riconquistato. Fu subito chiaro che Urbano II non sarebbe riuscito a raggiungere gli obiettivi che si era prefissato.
La presa di Gerusalemme
Dopo due anni di scontri, il 15 luglio del 1099 i crociati riuscirono finalmente a entrare a Gerusalemme, da poco riconquistata dai Fatimidi, non senza difficoltà. I primi tentativi d’assedio delle truppe guidate da Goffredo di Buglione e Raimondo IV di Tolosa si erano infatti rivelati un completo fallimento. Dopo più di un mese di vani assalti, quando ormai i cristiani cominciavano a perdere le speranze, la tradizione narra che il sacerdote Pietro Desiderio ebbe una visione. Lo spirito del comandante Ademaro di Monteil, morto di peste durante il viaggio verso la città, esortava i crociati di digiunare per tre giorni e a marciare in processione intorno alla città a piedi nudi2. Il corteo processionale si fermò soltanto sul Monte degli Ulivi, dove Pietro l’Eremita proclamò un fervente sermone. Così facendo Gerusalemme cadde in nove giorni, come era successo a Gerico ai tempi di Giosuè.
In realtà, la città fu conquistata soprattutto grazie alle micidiali torri d’assedio del genovese Guglielmo Embriaco, giunto proprio in quel momento per supportare le truppe. Inoltre, la presa di Gerusalemme fu favorita dal fatto che, appena pochi mesi prima, la città era tornata sotto il comando del governatore fatimide Iftikhar al-Dawla. Ciò non impedì comunque una strenua opposizione agli invasori, che si concluse tuttavia con un massacro dei musulmani.
“[…] la carneficina fu così grande che i nostri uomini camminavano nel sangue che arrivava fino alle caviglie…“.
Gesta Francorum et aliorum Hierosolymitanorum, 1100-1101.

Le speranze disattese
Contrariamente a quanto richiesto da Alessio I, i crociati non restituirono i territori all’Impero bizantino. Proclamarono invece il Regno di Gerusalemme, come era già stato fatto a Edessa e ad Antiochia, e lo affidarono alla guida di Goffredo di Buglione. La tradizione vuole che egli, tuttavia, rifiutò il titolo di re accettando soltanto l’appellativo di Advocatus Sancti Sepulchri (“difensore del Santo Sepolcro”) perché non si riteneva degno di essere incoronato nel luogo in cui Cristo era morto. L’anno successivo, alla morte di Goffredo, suo fratello Baldovino fu nominato primo re di Gerusalemme.
L’epilogo della prima crociata
La città di Gerusalemme era caduta in mani cristiane. Tuttavia, era questo soltanto l’inizio delle crociate. La missione più difficile doveva ancora cominciare: i luoghi santi andavano difesi, soprattutto in un territorio ostile e circondato dai nemici. I musulmani, infatti, ritenevano un oltraggio l’occupazione da parte dei miscredenti di luoghi che anch’essi ritenevano sacri, e tentarono più volte di riconquistarli. Le crociate coinvolsero ben presto l’Europa intera in una grande missione collettiva, in cui ognuno poteva trovare la propria personale vocazione. Per alcuni, l’assistenza ai pellegrini e la difesa dei luoghi santi divennero uno scopo di vita. All’indomani della presa di Gerusalemme, con questa finalità si svilupparono alcuni ordini al servizio della Chiesa, come i Cavalieri Ospitalieri e l’Ordine del Tempio di Gerusalemme, conosciuti come i Cavalieri Templari. Combattere per pregare divenne lo spirito che animò un’epoca intera e cambiò per sempre le sorti della storia.
Samuele Corrente Naso
Note e bibliografia
- J. Flori, Pour une redefinition de la croisade, in Cahiers de civilisation médiévale, 47e année, n.188, 2004. ↩︎
- Gesta Francorum et aliorum Hierosolymitanorum, 1100-1101. ↩︎
F. Cardini, Marina Montesano, Storia medievale, Firenze, Le Monnier Università, 2006.
S. Runciman, Storia delle crociate, Milano, Bur, 2006.
S. Runciman, The First Crusade, Cambridge, 1980.


