Pensieri sparsi sul Romanticismo tra le vie di Heidelberg

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Passeggiare per le vie di Heidelberg, uno dei luoghi della Germania che meglio ha incarnato l’atmosfera del Romanticismo, suscita pensieri e riflessioni. Alla vista del Castello, fiero e vetusto spettatore della storia, ci si strugge di una malinconia profonda. Alla mente affiorano immagini fantastiche di tempi gloriosi, ma perduti, di grandi gesta che mai più si ripeteranno. Il sublime si percepisce traversando il ponte sul fiume Neckar. Si resta ammaliati dallo scorrere placido dei flutti tra le colline verdeggianti, dalla potenza travolgente della natura. Oltre un’antica porta d’accesso, la Brückentor, si intravede la città, dimora dell’uomo e dei suoi desideri che guardano all’infinito. Furono molti i filosofi, poeti e artisti romantici che passarono da Heidelberg. Nelle luci tremolanti di questa città trovarono l’ispirazione, nel riflesso della luna sulle acque scrutarono il mistero.

Il Romanticismo a Jena e Heidelberg, oltrepassare i limiti

Tra la fine del Settecento e la metà del secolo successivo, l’Europa è permeata da un nuovo spirito. Dalla Germania, dai circoli intellettuali di Jena e di Heidelberg, si diffonde un sentire differente che contagia il continente intero. Questa atmosfera, nota come Romanticismo, nasce dal desiderio profondo dell’uomo di superare i limiti, di guardare all’infinito. L’Illuminismo, infatti, aveva lasciato in eredità il pessimismo della ragione: non tutto può essere conosciuto, vi sono confini invalicabili oltre cui la mente umana non può addentrarsi. Per Kant esiste un’essenza della realtà pensabile ma inconoscibile, che il filosofo della Critica della ragion pura chiama noumeno1. Secondo questa concezione, la nostra conoscenza è limitata ai soli fenomeni percettibili, dunque non si può fare metafisica. Con Kant la ragione si dichiara incapace di conoscere Dio e l’assoluto. Per i romantici, invece, si può andare oltre grazie al sentimento. È questa l’aspirazione sognante a elevarsi verso l’infinito.

“Un Dio è l’uomo quando sogna, un mendicante quando pensa”.

F. Hölderlin, Hyperion, 1797–1799.

Il mito di Prometeo

I romantici guardano al mito e abbracciano lo spirito di Prometeo, l’eroe che sfidò gli dèi dell’Olimpo per donare il fuoco agli uomini. Il titano Prometeo è colui “che pensa prima di agire”, che ragiona ed è capace di superare i limiti imposti dalla natura. Al momento della creazione, suo fratello Epimeteo, che “ragiona prima”, aveva distribuito agli animali la forza, la capacità di volare, la pelliccia e tutte le altre virtù. Pertanto, l’uomo era rimasto incompleto. Allora Prometeo, che l’aveva creato dal fango, rubò l’intelligenza da uno scrigno della dea Atena e gliela donò, affinché potesse sopravvivere2.

Il poeta greco Esiodo narra che, durante un banchetto a Mecone, un bue fu diviso in due parti: una spettava a Zeus, l’altra agli uomini3. Prometeo, incaricato della spartizione, ingannò il signore dell’Olimpo, facendo in modo che questi scegliesse la metà peggiore. Fu così che Zeus, per vendicarsi, tolse il fuoco agli uomini. Ma il titano si ribellò e riuscì a restituirlo ai mortali, nascondendo una scintilla “in una canna cava”4. Prometeo è dunque il simbolo dello spirito d’iniziativa del Romanticismo, della volontà di superare gli ostacoli della natura, sino a sfidare le potenze divine. L’uomo è un essere incompleto, arso dal desiderio e dall’inquietudine, e solo attraverso un costante slancio creativo, che Fichte chiama Streben5, può diventare pienamente umano.

Natura e storia, amore e infinito

La natura, oscura e segreta, si disvela infatti soltanto al poeta, al filosofo o allo scrittore che ha la capacità di cogliere le sfaccettature dell’animo. Tutto è conoscibile attraverso l’amore, sentimento potente che nel Romanticismo tende verso l’infinito. L’amore è ispiratore della creazione e al contempo dona senso al tempo, rende l’esistenza degna di essere vissuta. Esso proietta l’essere a una dimensione sopraindividuale. Il sentimento travolge i popoli e abbraccia l’arte, la storia e gli ideali della patria.

“L’amore è il fine ultimo della storia del mondo; è l’amen dell’universo”.

Novalis, Frammenti6.

La storia nel Romanticismo e il circolo di Heidelberg

I romantici sono alla ricerca di un’armonia perduta che appartiene irreparabilmente al passato, ma che può essere evocata nel presente. Storia, mito e natura si fondono nell’opera di Hölderlin, che guarda con nostalgia alla Grecia antica, età dell’oro e degli eroi7. La riscoperta di una grandezza a cui tornare diviene un tema centrale della letteratura romantica. In Novalis essa si può rintracciare nel Medioevo popolare e cristiano, un’epoca mitizzata e d’onore in cui l’Europa affonderebbe le sue radici8. Con l’opera dei fratelli Grimm9, di Brentano e von Arnim10, membri del circolo romantico di Heidelberg, la Germania abbraccia la sua tradizione popolare e fiabesca.

“C’era una volta una cara ragazzina; solo a vederla le volevan tutti bene, e specialmente la nonna, che non sapeva più cosa regalarle. Una volta le regalò un cappuccetto di velluto rosso, e, poiché le donava tanto ch’essa non volle più portare altro, la chiamarono sempre Cappuccetto Rosso”.

J. Grimm, e W. Grimm, Le fiabe del focolare, traduzione di Clara Bovero, Einaudi, 1951.

La filosofia romantica di Fichte

Nella filosofia di Johann Gottlieb Fichte si possono riconoscere i principi ispiratori del Romanticismo tedesco. Il pensiero di Fichte deve innanzitutto confrontarsi con le affermazioni kantiane, dalle quali prende le mosse. Per Kant la conoscenza dipende dal soggetto individuale ed è legata alla percezione dei sensi. Pertanto gli oggetti del trascendente, come Dio, l’anima e il mondo, sono inconoscibili in quanto al di fuori dell’esperienza possibile. L’uomo può indagare soltanto il fenomeno, ovvero l’apparenza delle cose, ciò che è visibile, udibile e tangibile, ma non il noumeno, la cosa in sé, l’essenza pensabile della realtà. Fichte tenta di superare questo approccio, concependo un soggetto infinito mediante una costruzione dialettica. Nella Dottrina della scienza il filosofo tedesco sostiene l’esistenza di un Io universale assoluto, creatore di tutta la realtà da cui scaturisce ogni conoscenza e azione, al di fuori del quale non vi è nulla11.

L’uomo e il noumeno sono dunque entrambi parti di questo soggetto infinito e, poiché giacciono su uno stesso piano, tutto è conoscibile. Fichte abbatte la distanza tra l’uomo e il trascendente, annulla la separazione tra fenomeno e noumeno. L’Io infinito, in quanto creatore del tutto, pone se stesso, si auto-genera. E affinché possa realizzarsi pienamente deve porre in sé stesso qualcosa di opposto e antitetico da superare, un Non-io finito, che in Fichte corrisponde alla natura. Se infatti non vi fosse il Non-io, la creazione si esaurirebbe e l’Io universale cesserebbe di esistere. Infine, il soggetto pone in sé stesso un Io finito che si contrappone al Non-io, ossia l’uomo. L’uomo possiede dunque la stessa essenza dell’infinito, verso cui tende per mezzo di un eterno slancio creativo, lo Streben, l’agire pratico che gli consente di elevarsi e di superare la sua stessa natura.

Samuele Corrente Naso

Note

  1. I. Kant, Kritik der reinen Vernunft, 1787. ↩︎
  2. Platone, Protagora, 320c-322a. ↩︎
  3. Esiodo , Teogonia, 507-616. ↩︎
  4. Esiodo , Teogonia, 567. ↩︎
  5. J. G. Fichte, Fondamenti dell’intera dottrina della scienza, 1794-1795. ↩︎
  6. Novalis, Frammenti, a cura di Giuseppe Prezzolini, Carabba, Lanciano, 1914. ↩︎
  7. F. Hölderlin, Hyperion, 1797–1799. ↩︎
  8. Novalis, La Cristianità, ovvero l’Europa, 1799, pub. 1826. ↩︎
  9. J. Grimm, W. Grimm, Le fiabe del focolare, 1812. ↩︎
  10. C. Brentano e A. von Arnim, Il corno magico del fanciullo, 1805-1808. ↩︎
  11. Ibidem nota 5. ↩︎

Autore

Samuele

Samuele è il fondatore di Indagini e Misteri, blog di antropologia, storia e arte. È laureato in biologia forense e lavora per il Ministero della Cultura. Per diletto studia cose insolite e vetuste, come incerti simbolismi o enigmatici riti apotropaici. Insegue il mistero attraverso l’avventura ma quello, inspiegabilmente, è sempre un passo più in là.

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