La Tomba di Senenmut e il mistero di Orione

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Pensando alla civiltà egizia sovvengono alla mente una serie di monumenti iconici, di geroglifici e sopra ogni cosa un irresistibile senso del mistero. Si fa fatica a trovare un altro popolo che allo stesso modo sia associato all’ignoto, a quella strana nostalgia che sopraggiunge innanzi a un passato sconosciuto. Ciò è particolarmente vero se si osservano le Piramidi di Giza, se si scruta una rappresentazione del dio Atum o della chiave della vita Ankh, e soprattutto se ci si sofferma sul significato che gli Egizi attribuivano alla costellazione di Orione, come nella misteriosa Tomba di Senenmut.

È difficile affermare se questa fascinazione derivi dall’immagine della civiltà egizia come ci è stata tramandata, o da oggettivi riscontri. In poche parole, l’Antico Egitto era davvero un posto così misterioso come ci appare oggi? È possibile che gli abitanti di quella terra possedessero conoscenze arcane che oggi sfuggono alla nostra razionalità?

Anubi e la psicostasia, Museo Egizio di Torino

Gli antichi egizi, Orione e l’astronomia

Sovente si fa riferimento alle straordinarie conoscenze note presso gli antichi Egizi, soprattutto in relazione alle scienze astronomiche. Appare incontrovertibile, certo, che gli Egizi fossero un vero e proprio “popolo delle stelle”. Numerosissime sono le testimonianze lasciateci dagli antichi abitanti del Nilo riguardo alle osservazioni celesti e l’astronomia in generale. Gran parte della cosmogonia dell’Antico Egitto richiamava concretamente i fenomeni della volta celeste. Basti pensare alle molteplici forme di adorazione del dio sole, ossia Ra, Khepri, Atum, a seconda della sua posizione sull’orizzonte. E molte erano le divinità che personificavano la luna, tra tutte la dea-gatto Bastet.

Non ha senso, dunque, discutere su tale ovvietà, sulla ben nota conoscenza degli Egizi circa il moto degli astri e dei corpi celesti; piuttosto è necessario indagare a quanto si spingesse tale erudizione. Un conto è riconoscere una rappresentazione mitica del disco solare, ben altra cosa è ipotizzare che gli antichi abitanti dell’Egitto fossero riusciti ad allineare le piramidi di Giza con le stelle della cintura di Orione, o che fossero persino a conoscenza della presenza di acqua su questa costellazione. Le ipotesi citate, che paiono rasentare la fantascienza, sono state proposte realmente e hanno goduto persino di un discreto seguito.

Un esempio di raffigurazione astronomica egizia: il dio Khepri (lo scarabeo) fa sorgere il sole al mattino su una barca solare

L’enigmatica Tomba di Senenmut

La raffigurazione più antica del cielo notturno è egizia e risale al 1450-1500 a.C. Essa si trova all’interno della tomba TT353 della Necropoli Tebana, una sepoltura appartenuta a Senenmut, sacerdote del dio Amon e famoso architetto, che tra le altre cose progettò il maestoso tempio della regina Hatshepsut a Tebe. 

Fin dal momento della sua scoperta, la tomba TT353 rappresenta un grattacapo dell’egittologia. In primis, è stato accertato che Senenmut non vi fu mai realmente sepolto. E sebbene egli si fosse fatto costruire in precedenza un’altra sepoltura (TT71), il suo corpo non fu rinvenuto neanche lì, probabilmente a causa della damnatio memoriae a cui fu sottoposta la committente – e forse amante1 – Hatshepsut. In seguito alla morte, infatti, le raffigurazioni scultoree della regina furono volontariamente danneggiate per ordine del successore Amenofi II.

Non si conosce il motivo di tale astio, ma è possibile che Senenmut dovette subire la stessa sorte. Chiaramente ciò ha generato tantissime ipotesi, ad esempio che egli fosse a conoscenza di importanti segreti astronomici, segreti che non avrebbe dovuto divulgare, forse per ragioni legate al culto. È possibile che Senenmut abbia trascritto tali conoscenze all’interno della sua tomba TT353. E in effetti, qualcuno dopo di lui celò la raffigurazione della volta celeste, dipinta nella camera, sotto uno spesso strato di intonaco; soltanto nello scorso secolo gli archeologi, rimuovendo la barriera protettiva, hanno riscoperto quella straordinaria decorazione. 

La raffigurazione di Orione e degli astri nella Tomba di Senenmut

Per quale ragione Senenmut dipinse una raffigurazione degli astri in una tomba che sarebbe dovuta rimanere sigillata per sempre? In una camera in cui lui non fu mai sepolto, e le cui pareti furono celate alla vista da uno strato d’intonaco? Di certo Senenmut non era un uomo banale, ma veniva stimato per la grande intelligenza e sapienza, egli era l’erede designato del geniale architetto e medico Imhotep. Le sue conoscenze dovevano essere notevoli, come dimostra la precisione con cui eseguì il saggio astronomico sul soffitto della camera TT353.

Tomba di Senenmut

La composizione del soffitto sepolcrale appare innanzitutto divisa in due sezioni, che rappresentano il cielo australe e quello boreale. Ad esse fa idealmente da cornice la dea del cielo notturno Nut, sotto forma di una miriade di stelle. I due emisferi celesti sono poi divisi al centro da un testo di cinque registri: si tratta dei titoli della regina Hatshepsut e di Senenmut.

La porzione inferiore

La porzione inferiore (cielo boreale) è contraddistinta dalla presenza di 12 cerchi che rappresentano i mesi dell’anno, divisi in tre gruppi:

1) a sinistra l’autunno, il quale indicava i mesi delle inondazioni del Nilo. Il fenomeno ciclico dell’esondazione delle acque era estremamente importante per la civiltà egizia, poiché garantiva la fertilità della terra e quindi i raccolti;

2) a destra, superiormente, l’inverno e la primavera;

3) a destra, inferiormente, la stagione secca o estate.

Ogni cerchio è poi suddiviso in 24 spicchi, probabilmente a indicare le ore del giorno. Al centro della pozione inferiore della composizione di Senenmut, inoltre, si può facilmente identificare la costellazione dell’Orsa Maggiore. Lateralmente a essa, ecco sfilare numerosi dei con il disco solare in fronte. Le iscrizioni poste nelle immediate vicinanze testimoniano come essi siano associati alle celebrazioni e ai giorni del mese lunare.

La porzione superiore della Tomba di Senenmut

Ancor più misteriosa è la sezione relativa al cielo australe. Qui sono indicate le stelle decane e i pianeti visibili a occhio nudo al tempo di Senenmut.

Tomba di Senenmut

In basso a sinistra, un uccello con una stella in testa raffigura il pianeta Venere. Quindi, procedendo verso destra, troviamo sulle rispettive barche solari Saturno, Giove, la dea Iside e Osiride. Qui si manifesta il primo enigma: Senenmut ha ignorato il pianeta Marte, sebbene al suo tempo esso fosse chiaramente visibile nella volta celeste! Il dio Osiride, invece, veniva tradizionalmente associato alla costellazione di Orione2. Difatti, proprio sulla sua testa sono raffigurate le tre stelle dell’omonima cintura: Mintaka, Alnilam e Alnitak (dette anche Delta, Epsilon, Zeta Orionis). Sorprendentemente Orione non guarda alla sua amata Iside ma, caso davvero unico nell’iconografia egizia, si volta dall’altro lato.

Tomba di Senenmut
Iside e Osiride

Il dio sembra osservare il riquadro al centro della scena. Ecco apparire nuovamente la cintura di Orione, ma con due importanti novità. La stella centrale (Epsilon Orionis) è avvolta da tre “gocce” che paiono rivolte verso una quarta stella.

In riferimento a questa bizzarra raffigurazione sono state proposte differenti teorie, alcune abbastanza fantasiose. Ad esempio, che Senenmut sapesse dell’esistenza di acqua su Orione e che, per tale ragione, credeva che lì si trovasse la casa degli dei. Il simbolismo delle tre gocce era utilizzato nell’antichità – sebbene presso i popoli mesopotamici e non gli egizi – per indicare una massa d’acqua. Caso vuole che alcune recenti scoperte in campo astronomico abbiano permesso di avanzare l’ipotesi che sulla costellazione di Orione sia davvero presente dell’acqua3. Essa si troverebbe a livello della nebulosa gassosa M42. La stella a sinistra della cintura, nel riquadro centrale, potrebbe essere Sirio.

Orione, tra vita e morte

Ora, per quanto affascinante possa sembrare tale ipotesi, è chiaro che Senenmut non potesse sapere della presenza di acqua sulla stella Epsilon Orionis, tremilacinquecento anni fa. Più banalmente, è possibile che egli abbia voluto raffigurare delle gocce su Orione poiché tale costellazione declina nel corso dei mesi più piovosi dell’anno.

Un’altra spiegazione può essere legata alle credenze mitiche degli antichi Egizi. La porzione di cielo in cui si trova Orione, era da loro chiamata Duat. Duat era il regno dell’oltretomba, sul quale regnava Osiride. La costellazione, con la sua cintura, era pertanto identificata con il dio. Nei Testi delle Piramidi si può trovare, infatti, “vivi e sii giovane di fianco a tuo padre (Osiride), di fianco a Orione nel cielo”4. Sullo stesso testo appare chiaro come la Via Lattea, che i defunti dovevano attraversare per raggiungere Orione, fosse considerata una via d’acqua, al pari del Nilo sulla Terra: “possa tu sollevare me e innalzarmi alla serpeggiante Via d’acqua. Possa tu pormi fra gli dei, le stelle imperiture”5.

Gli antichi Egizi, peraltro, non erano l’unico popolo che identificava l’oltretomba con la costellazione di Orione. Lo stesso avveniva più o meno similmente tra i popoli precolombiani e in India. Alcuni studiosi sono arrivati a sostenere che le grandi costruzioni piramidali del passato fossero dedicate a Orione. Bauval sostenne la celebre teoria della correlazione di Orione, ossia la corrispondenza esatta – rivelatasi tuttavia errata – tra la posizione delle Piramidi di Giza e le stelle della cintura, Delta, Epsilon e Zeta Orionis6. Orione è citato anche nella Bibbia, a testimonianza che dovesse essere una costellazione importante anche per i popoli della Mezzaluna fertile7. Nel Libro di Giobbe Dio è definito “come Colui che ha fatto le Pleiadi e Orione”.

La Tomba di Senenmut e un’ipotesi fuori dall’ordinario

Ancora, gli enigmi della tomba TT353 non sono terminati. Alcuni studiosi, tra cui Alexander Pogo8, hanno rilevato che la rappresentazione del cielo di Senenmut non corrisponda alla volta celeste reale, ma a una sua versione speculare. La composizione della tomba TT353 è talmente raffinata e complessa da far escludere un errore involontario dello scultore-pittore. Ma per quale ragione Senenmut decise di raffigurare il cielo alla rovescia? 

Immanuel Velikovsky sostiene che una tale riproduzione del cielo si possa ottenere soltanto se si ammette che, per un certo periodo, la Terra invertì il suo moto rotatorio9. In questo modo, la disposizione delle stelle sarebbe quella dipinta da Senenmut. Risulta ovvio come una tale ipotesi non possa nemmeno essere presa in considerazione in ambito scientifico. Non esistono evidenze empiriche di un cambio della direzione di rotazione della Terra, fenomeno che sarebbe assolutamente catastrofico!

L’inversione del moto terrestre nelle fonti

Eppure, per quanto incredibile possa apparire, vi sono delle fonti storiche che affermano proprio ciò che sembra impossibile. Erodoto, nel secondo libro delle Storie10, affermò che “quattro volte in questo periodo (così mi dissero) il sole si levò contrariamente alla sua abitudine; due volte si levò dove ora tramonta, e due volte tramontò dove ora si leva”. Lo storico greco collocò il momento dell’inversione a circa 11000-13000 anni fa. Egli non fu l’unico a citare tale bizzarro evento; Pomponio Mela sostenne ugualmente la stessa concezione, basandosi su fonti egizie11. Egli scrisse: “si può leggere (negli annuali egizi, ndr) che da quando essi esistevano, il corso delle stelle ha cambiato quattro volte direzione”. Non mancano poi alcuni testi egizi, i quali parimenti affermano l’inversione del moto di rotazione terrestre. Il Papiro Ipuwer cita che “la Terra si capovolse come la ruota di un vasaio”.

È possibile che Senenmut avesse raffigurato davvero il cielo alla rovescia? E se così fosse, fu un evento catastrofico a causare l’inversione del moto della Terra, al pari di quello raccontato da Platone per la leggendaria Atlantide12?

Orione
La costellazione di Orione

Conclusioni

Abbiamo coraggiosamente attraversato lo stargate delle conoscenze astronomiche dell’Antico Egitto, riportando le tesi di alcuni studiosi che si pongono su un piano alternativo a quello dell’archeologia ufficiale. I vari Bauval, Velikovsky, persino Erodoto, hanno un comune denominatore: l’idea secondo la quale l’erudizione del popolo egizio superasse di gran lunga quella che gli viene tradizionalmente attribuita. L’incredibile raffigurazione della volta celeste di Senenmut potrebbe essere, in tal senso, rivelatrice. Tuttavia, appare molto difficile stabilire il confine tra ciò che potrebbe avere un fondamento storico-scientifico e ciò che sembra, invece, assolutamente fantasioso. Come è possibile che Senenmut fosse a conoscenza della presenza di acqua su Orione? Davvero la Terra invertì il suo moto di rotazione migliaia di anni fa? E se così fosse, quali sarebbero state le conseguenze? E ancora: come avrebbero fatto i costruttori delle Piramidi ad allinearle perfettamente alle stelle della cintura di Orione?

Se dubitiamo, anche solo per un istante, che la scienza, la storia, l’astronomia non siano sufficienti a valutare le conoscenze del popolo di Senenmut, è difficile immaginare cos’altro possa venire in nostro aiuto. Forse Osiride, su una barca solare al far del tramonto, giungerà da Orione per illuminare le nostre menti?

Samuele Corrente Naso

Note

  1. K. Cooney, The Woman Who Would be King: Hatshepsut’s Rise to Power in Ancient Egypt, Simon and Schuster, 2015. ↩︎
  2. S. A. B. Mercer, The religion of Ancient Egypt, Luzac, 1949. ↩︎
  3. Telescopio Hubble, link all’articolo. ↩︎
  4. Testi delle Piramidi, PT 2180. ↩︎
  5. Testi delle Piramidi, PT 1759. ↩︎
  6. R. Bauval e A. Gilbert, The Orion Mystery: Unlocking the Secrets of the Pyramids, 1994. ↩︎
  7. Giobbe 9,9. 38,31; Amos 5,8. ↩︎
  8. A. Pogo, The astronomical Ceiling-decoration in the Tomb of Senmut, in Isis, XIV, 1930. ↩︎
  9. I. Velikovsky, Mondi in collisione, Mondo Ignoto, 2003. ↩︎
  10. Erodoto, secondo libro delle Storie, 142,4. ↩︎
  11. Pomponio Mela, De situ orbis 1,9,8. ↩︎
  12. Platone, dialoghi Crizia, Timeo. ↩︎
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