Come un racconto sussurrato al vento, o un fugace sogno al risveglio, così fu la bellezza di Madinat al-Zahra, la mitica “città splendente” dell’Islam in Andalusia. Luogo magnifico, ricordato dai poeti dei secoli successivi per la sua sconfinata ricchezza e la sontuosità dei suoi palazzi, colmi di fontane e giardini, da cui il sovrano omayyade Abd al-Rahman III esercitava l’autorità politica e religiosa sul Califfato di Cordova. La città sorse come d’incanto, in un tempo brevissimo a partire dal 936, grazie a un’imponente organizzazione che impiegò manodopera proveniente da diversi angoli dell’orizzonte islamico. Disposta su terrazze digradanti ai piedi della Sierra Morena, Madinat al-Zahra era strutturata secondo una rigorosa gerarchia spaziale. Nella parte alta sorgeva l’alcazar, fulcro militare e residenza del califfo, mentre più in basso si estendevano gli spazi amministrativi e la città, la medina.
Tra stanze di rappresentanza e sontuosi ambienti di servizio, si svolgeva la vita della corte, scandita da solenni cerimonie che trovavano compimento nella Sala delle udienze dove, dinanzi agli ambasciatori stranieri in visita, la luce e la decorazione avevano il compito di esaltare la figura del califfo come fautore dell’ordine politico e morale. Eppure, altrettanto rapidamente come era stata edificata, Madinat al-Zahra scomparve. A partire dal 1010, durante il periodo della guerra civile (fitna), la città fu saccheggiata e devastata, fino a cadere in rovina con il definitivo collasso del Califfato di Cordova nei primi decenni dell’XI secolo. La sua distruzione fu vissuta dai contemporanei con disperazione e nostalgia. Madinat al-Zahra divenne così la metafora di un luogo mitico e irraggiungibile, simile a un paradiso perduto, destinato a non riapparire mai più sulla terra.

Abd al-Rahman III, il grande sovrano degli Omayyadi in Occidente
Agli inizi del IX secolo, l’Emirato di Al-Andalus, la regione più occidentale del mondo conosciuto, era l’ultimo regno dell’antica e gloriosa dinastia omayyade. Quando Abd al-Rahman III ereditò il trono nel 912, aveva un grande sogno: riportare la sua famiglia ai fasti di un tempo, allo splendore degli anni in cui governava un potente califfato a Damasco. Ma ora il mondo islamico aveva dei nuovi padroni. A partire dal 750, infatti, gli Abbasidi avevano esteso il proprio dominio su gran parte del Medio Oriente, mentre in Nord Africa si erano insediati i Fatimidi. Il nord della penisola iberica, invece, era occupato dal minaccioso Regno cristiano di León.
Anche all’interno della stessa Al-Andalus, Abd al-Rahman III doveva fronteggiare numerosi nemici. Il ribelle Omar ibn Hafsun era riuscito a fomentare una grande insurrezione e a controllare parte del sud della regione. I rivoltosi, musulmani e cristiani mozarabici accomunati da un sentimento politico anti-omayyade, si erano arroccati in un possente sistema di fortificazioni. La più importante di queste, il leggendario e inespugnabile quartier generale di Omar ibn Hafsun, era situata a Bobastro, forse nei pressi di Ardales, tra Antequera e Ronda, in una località chiamata Las Mesas de Villaverde1.

Appena insediatosi, Abd al-Rahman III fece costruire una nuova flotta per interrompere le vie di comunicazione tra i ribelli, guidati dai figli di Omar ibn Hafsun, e i loro alleati fatimidi in Nord Africa. Quindi, iniziò ad assediare le fortificazioni nemiche. Il piano ebbe successo e, nell’arco di quindici anni, l’Emiro fu in grado di pacificare la regione e ristabilire l’autorità centrale, non senza cruenti combattimenti, soprattutto per impossessarsi della roccaforte di Bobastro, che capitolò solo il 19 gennaio del 928.
Il Califfato di Cordova e la costruzione di Madinat al-Zahra
Una volta consolidato il controllo sul territorio di Al-Andalus, Abd al-Rahman III intraprese una serie di iniziative per rafforzare il prestigio della dinastia omayyade. Nel 929, compiendo un gesto di enorme portata simbolica, si proclamò califfo, ponendosi non solo come guida politica universale, ma anche religiosa, in aperta contrapposizione agli Abbasidi di Baghdad e ai Fatimidi del Nord Africa. Con Abd al-Rahman III, nuovo erede del profeta Maometto, il Califfato di Cordova divenne uno dei principali centri di potere, cultura e splendore del mondo islamico medievale.

Per rendere manifesta la supremazia degli Omayyadi sul mondo intero, nel 936 Abd al-Rahman III ordinò la costruzione di una grandiosa capitale. Madinat al-Zahra doveva essere la “città splendente” di tutti i musulmani, pertanto si fregiava dello stesso titolo regale della figlia di Maometto, Fatima al-Zahra2. In quanto espressione delle radici più pure dell’Islam, essa costituiva una rappresentazione simbolica del paradiso coranico in terra, con i suoi giardini e i palazzi ammantati di luce3. Non manca una leggenda secondo cui il Califfo costruì la città per amore, dedicandola alla sua concubina preferita, Azahara4.

La città di Madinat al-Zahra
Madinat al-Zahra venne meticolosamente progettata ed edificata in appena quaranta anni, venticinque durante il califfato di Abd al-Rahman III e quindici in quello di suo figlio al-Hakam II, grazie a un colossale sforzo economico e organizzativo5. La capitale sorse su un altopiano, alle pendici della Sierra Morena, distante sei chilometri da Cordova, su una superficie quadrangolare di ben 112 ettari. Tale ubicazione fu scelta innanzitutto per la sua posizione strategica, a guardia della valle del Guadalquivir, estesa più a sud. Un altro fattore rilevante fu la disponibilità sul posto di grandi quantità di materiali da costruzione, soprattutto pietra calcarea bianca, violacea e rossastra, e marmo. Vi lavorarono maestranze locali, seguendo modelli urbanistici e architettonici andalusi6, che solo dalla metà del X secolo introdussero alcuni elementi di ispirazione abbaside.

Una struttura gerarchica
La topografia di Madinat al-Zahra era strutturata su vari livelli con terrazzamenti, collegati da scalinate. L’alcazar, fortezza e residenza del califfo, si adagiava nel punto più alto del rilievo collinare e sovrastava gli uffici dell’amministrazione e il palazzo del principe ereditario al-Hakam. Più a valle si trovava invece la medina, con i quartieri per la popolazione e i servitori. La principale moschea cittadina, la Mezquita Aljama, si trovava a sud-ovest dell’alcazar. L’edificio, simile a quello di Cordova, possedeva un alto minareto, dal quale i muezzin potevano richiamare i fedeli alla preghiera lungo la strada che collegava la valle del Guadalquivir a Cordova7.
A Madinat al-Zahra si aprivano quattro porte d’ingresso. L’accesso a nord, collegato direttamente all’alcazar, era utilizzato per il trasporto di vivande e merci destinate al califfo. La porta presentava una tipica struttura militare a gomito, in modo da poter essere più facilmente difendibile in caso di attacco nemico. L’ingresso più monumentale della città era invece rivolto verso oriente: una serie di grandi arcate si affacciava su una spianata antistante, dove si svolgevano le parate e i raduni militari. Qui, da una torre che si ergeva su un piano superiore, Abd al-Rahman III poteva incoraggiare personalmente le sue truppe in partenza per la battaglia. Allo stesso tempo, la porta orientale fungeva da ingresso cerimoniale per le delegazioni straniere e gli ambasciatori.

A Madinat al-Zahra, l’approvvigionamento idrico era garantito dal vicino acquedotto romano di Valdepuentes, restaurato per l’occasione. Da qui, l’acqua veniva convogliata in un complesso sistema di canali che si distribuivano per tutta la città. La risorsa idrica era accessibile attraverso un numero considerevole di fontane e vasche marmoree, spesso collocate al centro di patii e nei giardini delle abitazioni.

L’alcazar di Madinat al-Zahra
L’alcazar di Madinat al-Zahra era un grande complesso palatino, costituito da un insieme eterogeneo di costruzioni e protetto da una muraglia fortificata con torri. Sul punto più alto sorgeva la residenza privata del califfo, il Dar al-Mulk, che dominava l’intera valle sottostante. L’edificio costituiva il perno del potere da cui Abd al-Rahman III esercitava la sua autorità politica e religiosa su tutta Al-Andalus. La posizione elevata della dimora, concepita come un centro sacro, doveva rivelare ai sudditi il suo ruolo di rappresentante di Dio e, pertanto, di vera guida di tutti i musulmani sulla terra. Alcune stanze, adiacenti al salone di Abd al-Rahman III, erano probabilmente adibite a funzioni di servizio e supporto alle cerimonie ufficiali.

Protetti dalle mura dell’alcazar vi erano, inoltre, almeno altri due complessi residenziali. Un maestoso edificio, con ampio giardino racchiuso da triplici arcate a ferro di cavallo, con decorazioni vegetali, apparteneva all’erede al trono, il principe al-Hakam8. Inoltre, la cittadella fortificata ospitava la dimora dell’hajib di Abd al-Rahman III, il primo ministro Yafar al-Siqlabi, figura molto importante nella gestione dello Stato, che coordinava i funzionari, amministrava le finanze e le attività burocratiche, organizzava la vita di corte e curava il cerimoniale delle visite al califfo.

Gli edifici amministrativi
Tutte queste attività si svolgevano negli uffici amministrativi e di rappresentanza della capitale. Tra questi, la Sala della Basilica, o “Casa Militare” (Dar al-Yund), si affacciava su una piazza situata nella terrazza superiore. L’ambiente, accessibile anche alla cavalleria, era il luogo in cui le delegazioni in visita, provenienti dalla porta orientale, attendevano di essere ricevute dal califfo9. Un grande portico quadrangolare con pilastri, invece, noto come la “Casa dei Visir” (Dar al-Wusara), includeva le stanze dell’amministrazione e custodiva gli archivi dello Stato. Accanto a esso, uno spazio trapezoidale corrispondeva, con ogni probabilità, al corpo di guardia militare della cittadella.

La Sala delle udienze
Il fulcro della vita politica di Madinat al-Zahra era tuttavia costituito dalla sontuosa Sala delle udienze (Salón Rico). Dopo aver attraversato la città con ammirazione, gli ambasciatori e gli ospiti più illustri venivano infine ricevuti da Abd al-Rahman III in questo ambiente, attraverso un raffinato cerimoniale. Nel grande salone si svolgevano anche le due più importanti ricorrenze dell’Islam: la festa della rottura del digiuno (id al-fitr) e la festa del sacrificio (id al-adha)10. La dimensione sacra del luogo, prefigurazione del paradiso in terra, spazio spirituale di luce e acqua, era richiamata dalla presenza di un vasto giardino pianeggiante di forma quadrangolare, al centro del quale si ergeva un padiglione circondato da quattro piscine.
“Coloro che invece hanno creduto e operato il bene, presto li faremo entrare nei Giardini dove scorrono i ruscelli e in cui rimarranno immortali in perpetuo, avranno spose purissime e li introdurremo nell’ombra che rinfresca”.
Corano, Sūra IV, An-Nisā’, 57.

Una volta superato l’ingresso, costituito da cinque arcate a ferro di cavallo, la grande sala delle udienze si apriva in tutta la sua magnificenza. Non si poteva che rimanere stupefatti dalla bellezza e dalla ricchezza decorativa degli interni. Giochi di luce, materiali preziosi e raffinate ornamentazioni conferivano un senso di profonda solennità e contribuivano a esaltare il prestigio del califfo. Eleganti motivi vegetali e geometrici, in stucco finemente scolpito, si alternavano ad archi con bande rosse e bianche, scandendo lo spazio in un’infinita sequenza ritmica di forme e colori. Un ornato di rami e arbusti, chiamato “albero della vita”, si intrecciava verso l’alto, dove, lungo una fascia superiore, si sviluppava un fregio con motivo stellato. È evidente il significato simbolico della decorazione: il califfo, eletto da Allah, è l’intermediario tra il cosmo e l’ordine naturale della terra.

La caduta di Madinat al-Zahra
Per la disperazione di molti, lo splendore di Madinat al-Zahra non era destinato a perdurare a lungo. Alla morte di al-Hakam II, nel 976, gli succedette il figlio Hisham II. Ma il sovrano era troppo giovane e inesperto per governare e il controllo del califfato passò, di fatto, nelle mani del hajib Ibn Abi Amir12. Per sottolineare la sua presa del potere, questi ordinò la costruzione di un’altra capitale a est di Cordova13. Così, tutte le attività governative e la corte del califfo furono trasferite nella nuova sede e Madinat al-Zahra cadde in disuso. La definitiva rovina, tuttavia, giunse durante il periodo della fitna, la guerra civile, che nel 1031 portò alla caduta del Califfato di Cordova e alla frammentazione di Al-Andalus in piccoli regni chiamati taifa. Tra il 1010 e il 1013 la città fu più volte assaltata e devastata da contingenti berberi, fino al definitivo abbandono della popolazione.
“Le sale accanto ai cortili risplendono,
Da un poema di Muhiya al-Din ibn al-‘Arabi, fine del XII secolo14.
ma sono vuote e in rovina.
Gli uccelli vi gemono da ogni parte,
a volte in silenzio, altre volte tubando.
Mi rivolsi a uno di quei cantori alati,
che aveva il cuore triste e tremava.
‘Perché gemete così malinconicamente?’, chiesi,
e lui rispose: ‘Per un’epoca ormai perduta, per sempre’”.
Da quel momento, il ricordo di Madinat al-Zahra è rimasto sospeso nel mito. Eppure, all’ultimo bagliore della luce alla sera, le rovine della “città splendente” dell’Islam, sembrano uscire dalla dimensione del racconto. Dinanzi alla magnifica Sala delle udienze, le ombre scompaiono con riverenza: sono giunte al cospetto di Abd al-Rahman III, il grande califfo di Cordova in Al-Andalus.
Samuele Corrente Naso
Note
- M. Villagra, S. Dean, Umar Ibn Hafsun: the man who would be emir, in Medieval Warfare, Vol. 5, No. 4, 2015. ↩︎
- M. Fierro, Madinat al-Zahra, el Paraíso y los fatimíes, in Al-Qantara, XXV, 2, 2004. ↩︎
- A. Vallejo Triano, Madinat al-Zahra: historical reality and present-day heritage, in Reflections on Qurtuba in the 21st Century, Madrid, 2013. ↩︎
- Ahmed ibn Mohammed Al-Makkari, Nafḥ al-Ṭı̄b min Ghuṣn al-Andalus al-Raṭı̄b, in I. ‘Abbās, Dār Ṣādir, Beirut, 1968. ↩︎
- A. Vallejo Triano, Madinat Al-Zahra; Transformation of a Caliphal City, In G. D. Anderson, M. Rosser-Owen, Revisiting al-Andalus: perspectives on the material culture of Islamic Iberia and beyond, Brill, 2007. ↩︎
- C. Ewert, Precursores de Madinat al-Zahra. Los palacios omeyas y abbasíes de Oriente y su ceremonial áulico, in Cuadernos de Madinat al-Zahra, III, 1991. ↩︎
- F. Zoido Naranjo, Dimensión paisajística de Madinat al-Zahra, Universidad de Sevilla, Grupo de Investigación Consejería de Cultura, Seville, 2005. ↩︎
- A. Vallejo Triano, La ciudad califal de Madinat al-Zahra, in Arqueología de su arquitectura, Almuzara, Cordova, 2010. ↩︎
- Ibidem. ↩︎
- Ibidem. ↩︎
- A. Almagro Gorbea, Fondo gráfico donado por el Académico D. Antonio Almagro Gorbea, Academia colecciones, immagine n. inv. AA-108_i30. ↩︎
- H. Kennedy, Muslim Spain and Portugal: A Political History of al-Andalus, Routledge, 1996. ↩︎
- Di questa città si è persa ogni traccia, ma dalle fonti sappiamo che fosse chiamata Madinat al-Zahira. Si veda L. Bariani, Al-Madîna al-Zâhira según el testimonio de las fuentes árabo-andalusíes, II Congreso Internacional la Ciudad en Al-Andalus y el Magreb, 2002. ↩︎
- Citato in Aḥmad ibn Muḥammad Maqqarī, Analectes sur l’histoire et la littérature des Arabes d’Espagne, a cura di R. Dozy et al., I, 344, Londra, 1967. ↩︎


