Un tempo, quando Augusta Treverorum era una delle più fiorenti colonie dell’Impero romano, le sue porte accoglievano un gran numero di commercianti, soldati e viandanti provenienti da ogni parte d’Europa. I quattro ingressi fortificati della città, incastonati tra le mura quadrangolari, non possedevano soltanto una funzione difensiva ma, allo stesso tempo, cerimoniale e simbolica. I fornici delle porte di Treviri, come quelli della celebre Porta Nigra, segnavano infatti il confine tra i luoghi selvaggi e inospitali delle province settentrionali e la civiltà, mostravano al mondo la potenza e la supremazia di Roma. La città venne fondata da Augusto intorno al 16 a.C. nei territiori della tribù dei Treveri1, nella valle della Mosella. In età imperiale, Treviri era uno snodo fondamentale delle vie che attraversano la Gallia Belgica e costituiva il centro militare, politico ed economico più importante della regione.

Augusta Treverorum in età imperiale
La pianta urbana di Augusta Treverorum seguiva la tipica disposizione quadrangolare del castrum romano. La città era racchiusa entro un tracciato di mura fortificate con quattro ingressi, posti alle estremità dei due principali assi viari, il decumano e il cardo2. Le strade, tra loro ortogonali, si intersecavano presso il foro, punto nevralgico della vita cittadina di Treviri. A est, la cinta muraria inglobava l’anfiteatro, eretto nel I secolo, i cui vomitoria, ovvero gli ingressi laterali, davano accesso al decumanus maximus. Questo proseguiva verso ovest fino alla Porta Inclyta, posta a protezione di un grande ponte sul fiume Mosella, che lambiva Treviri da questa parte delle mura, fungendo così da sbarramento naturale contro i nemici. A sud-est del tracciato, in direzione di Argentoratum (l’odierna Strasburgo), si apriva la Porta Alba, a due fornici, fiancheggiati da torri quadrate. A sud, invece, il cardo massimo terminava nella Porta Media, rivolta verso Divodurum (Metz).

A settentrione, verso Colonia Agrippina (Colonia) e Mogontiacum (Magonza), si apriva la Porta Nigra, la più bella e meglio conservata delle porte romane giunte ai nostri giorni. Il monumento è un prodigio architettonico che ha resistito intatto al trascorrere dei secoli, al cambiare di regni e imperatori, al trasformarsi della città. Il curioso nome è dovuto all’arenaria giallo-grigia, proveniente da una cava nella foresta di Pfalzel, impiegata in grandi blocchi dai suoi sapienti costruttori, che nel corso dei secoli si è annerita a causa degli agenti atmosferici. L’appellativo “Porta Nigra” fu coniato solo nel Medioevo ed è citato per la prima volta nelle Gesta Treverorum del XII secolo3.
La costruzione della Porta Nigra di Treviri
Oggi, dopo molti anni di incertezza, durante i quali gli studiosi hanno tentato di stabilirne la datazione su base stilistica, sappiamo che la Porta Nigra risale al 170 d.C. circa, quando era imperatore Marco Aurelio. Questo è quanto hanno dimostrato le analisi dendrocronologiche condotte su un palo ligneo rinvenuto vicino le sue fondamenta4. A lungo si era pensato che il monumento, insieme a parte della cinta muraria cittadina, fosse stato edificato nel corso del III secolo per difendersi dai frequenti attacchi delle tribù germaniche stanziate in quella parte della Gallia Belgica5. Invece, con grande sorpresa degli archeologi, la Porta venne costruita in un periodo di pace.

Un’architettura rappresentativa
In effetti, l’architettura rivela delle scelte insolite per un accesso fortificato: la struttura, simmetrica, è costituita da un corpo centrale, con due ampi fornici, fiancheggiato da torri semicilindriche di quattro piani ciascuna, troppo poco sporgenti per respingere un assedio nemico6. Ai piani superiori la Porta Nigra presenta una serie di logge sovrapposte con circa settanta finestroni ad arco. Questo numero così elevato di aperture costituiva uno svantaggio per i difensori delle mura, che potevano essere colpiti più facilmente dalla distanza. I prospetti della Porta sono ingentiliti attraverso un uso sobrio e raffinato di semicolonne e cornici di ordine tuscanico. Il monumento racchiude al suo interno una corte, o cavaedium, di forma quadrata. La torre più alta raggiunge un’altezza di 30 metri.

La Porta Nigra sorse dunque non come baluardo difensivo, ma come un edificio rappresentativo del prestigio della città romana. Oltrepassati i suoi fornici, i cittadini incontravano la civiltà: Treviri li accoglieva con la grandiosità del suo ingresso posto a settentrione. Poi, un elegante colonnato li accompagnava fino a un arco trionfale, da cui prendeva avvio il cardo massimo in direzione del foro.
La Porta Nigra, un’opera incompleta
Alcuni contrassegni alfabetici e le date di lavoro (giorno e mese), lasciati dagli operai sui blocchi d’arenaria, dimostrano che la costruzione della Porta Nigra si è svolta in un arco temporale di circa quattro anni. Tuttavia, per motivi ignoti, l’edificio è rimasto incompleto, come dimostrano le pareti non levigate dei prospetti e le colonne appena sbozzate. Un’ipotesi è che i blocchi, sovrapposti senza malta e fissati lateralmente da grappe di ferro saldate con il piombo, siano stati posati quando erano ancora informi, con l’intenzione di levigarli sul posto. Nondimeno, ciò non avvenne, forse a causa di una improvvisa mancanza dei fondi necessari.

La Porta Nigra di Treviri attraverso i secoli
L’ottimo stato di conservazione dell’edificio si deve a una serie di vicende storiche che, a differenza di quanto accaduto alle altre porte di Treviri, ha impedito il riutilizzo delle sue pietre come materiale da costruzione. Nel XI secolo, un monaco bizantino chiamato Simeone si trasferì come anacoreta nella torre orientale della Porta, dove morì in fama di santità nel 1035. Fu quindi canonizzato da papa Benedetto IX nel 1041 e il luogo del suo ritiro divenne meta di pellegrinaggio. L’arcivescovo Poppone di Babenberg decise, pertanto, di trasformare la Porta Nigra in una chiesa. Il livello inferiore fu sigillato e riadattato a cripta, mentre le navate vennero ricavate sui piani intermedi. I costruttori medievali smantellarono parte della torre orientale, per adibirla alle funzioni religiose, e vi addossarono un’alta abside. Infine, aggiunsero un campanile sulla torre ovest e un sistema di copertura.

Nel XVIII secolo l’architetto Balthasar Neumann rinnovò l’edificio di culto in forme barocche7. A quel tempo risalgono i rilievi ornamentali, ancora visibili, scolpiti sui blocchi di arenaria. Nel 1804 Napoleone Bonaparte giunse in visita a Treviri. Come prima richiesta, l’Imperatore volle riportare la Porta Nigra al suo aspetto originale. Le strutture della chiesa medievale furono rimosse e il monumento, simbolo della storia di Treviri, da allora si erge fiero, ricordando ai posteri l’antica gloria della civiltà romana in questa parte della Gallia.
Samuele Corrente Naso
Note
- Svetonio in Augusto, 23, attesta che dal 16 al 13 a.C. l’imperatore soggiornò in quella regione della Gallia. ↩︎
- H. v. Behr, Die Porta Nigra in Trier, in Zeitschrift für Bauwesen, nr. 7, 1908. ↩︎
- Ibidem. ↩︎
- U. Wulf-Rheidt, Trier, Deutschland: Porta Nigra, Deutsches Archäologisches Institut, Zentrale, Berlin, 2014. ↩︎
- Diversi autori del passato, tra cui il Lehner, lo Schmidt, il Durm, la collocavano durante l’impero di Gallieno (218-268 d.C.). ↩︎
- J. Durm, Baukunst der Römer, Stoccarda, 1905. ↩︎
- Ibidem nota 2. ↩︎


