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Storia di una crociata, da Clermont a Gerusalemme

Il 27 novembre del 1095, durante il Concilio di Clermont, papa Urbano II esortava i principi d’Europa a organizzare una crociata per liberare il Santo Sepolcro e difendere i luoghi santi di Gerusalemme.

Gerusalemme è l’ombelico del mondo, […] questa regale città posta al centro del mondo, e ora tenuta in soggezione dai propri nemici e dagli infedeli, è fatta serva del rito pagano. Essa alza il suo lamento e anela ad essere liberata e non cessa di implorare che voi andiate in suo soccorso. […] Intraprendete dunque questo cammino in remissione dei vostri peccati, sicuri dell’immarcescibile del regno dei cieli. […] Quando andrete all’assalto dei bellicosi nemici, sia questo l’unanime grido di tutti i soldati di Dio: “Dio lo vuole! Dio lo vuole”.

Roberto il Monaco, Historia Hierosolymitana

La peregrinatio a Gerusalemme

La tradizione storiografica, sebbene probabilmente edulcorata dai cronisti di epoca successiva, fa risalire a questo appello l’origine delle Crociate. Lo stesso termine “cruciata” comparve soltanto dopo il 1250 [1] ed è probabile che il sermone del pontefice fosse stato meno bellicoso. L’originale accezione era infatti quella di un iter o peregrinatio, giacché doveva avere la finalità di consentire la visita di Gerusalemme ai credenti provenienti dall’Europa.

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Papa Urbano II al Concilio di Clermont, Livre des Passages d’Outre-mer di Sébastien Mamerot, fine XV secolo, Bibliothèque National de France

Tale era la missio dei crociati, così chiamati a causa della croce che solevano cucirsi sul petto, per preservare i luoghi santi della Cristianità. Gerusalemme era l’ambita ultima meta dove i pellegrini potevano ripercorrere la vicenda evangelica del Cristo, con il fervente desiderio di pregare innanzi al Santo Sepolcro. Essi, traversando la Via Francigena, s’imbarcavano alla volta della città dai porti della Puglia. Ciò aveva creato un costante flusso di genti lungo le principali rotte d’Europa. Da una parte esso aveva incrementato il commercio e la cultura, dall’altra richiedeva ingenti risorse per garantirne il transito.

I presupposti storici

Il santo pellegrinaggio era stato possibile per molti secoli, non senza rischi, ma il mutare delle condizioni politiche nel vicino Oriente aveva reso il viaggio verso la Terra Santa assai più periglioso. Dal 1071, infatti, anno della sconfitta dell’Impero Bizantino a Manzicerta, i Turchi Selgiuchidi avevano conquistato l’Anatolia e appena cinque anni più tardi avevano strappato la Siria e la Palestina ai Fatimidi. La situazione dovette preoccupare e non poco il papa dell’epoca, Gregorio VII, il quale temeva che l’espansionismo turco finisse per coinvolgere anche l’Europa.

Il Medio Oriente al momento del concilio di Clermont

Già allora, pertanto, un pontefice aveva stimato di prioritaria importanza supportare l’Impero Bizantino e dirigere un’azione armata in Asia Minore. Non è difficile immaginare che il progetto di Gregorio VII mirasse alla riunificazione delle chiese cristiane sotto l’autorità di Roma. Appena vent’anni prima (1054), infatti, si era consumato il Grande Scisma. Tuttavia, l’esortazione ai principi europei di accorrere in aiuto di Costantinopoli cadde nel vuoto, e lo stesso pontefice fu distratto dalla lotta per le investiture contro l’imperatore Enrico IV di Franconia.

L’avvento di Urbano II

A causa di tali contrasti, nel momento in cui Urbano II salì al soglio pontificio (1088), il potere imperiale era notevolmente affievolito. Il papa riuscì in pochi anni a ristabilire con fermezza il primato di Pietro e, forse per la prima volta nella storia, era universalmente riconosciuto in tutta Europa come unica e indiscussa autorità.

Inoltre, le richieste di aiuto da Costantinopoli non erano mai cessate. Appena pochi mesi prima dell’appello di Clermont, durante il concilio di Piacenza del 5 marzo 1095, l’Imperatore d’Oriente Alessio I Comneno aveva inviato un’ambasceria per richiedere l’aiuto di mercenari. In buona sostanza, si profilò a Urbano II la straordinaria occasione ch’era sfuggita a Gregorio. Egli si candidava così a leader incontrastato dell’Europa cristiana e mirava a essere riconosciuto pontefice dalla Chiesa d’Oriente in un sol colpo.

Le ragioni sociali della crociata

La prima crociata, pertanto, veniva concepita come una prova di forza e di fede. Tuttavia, è evidente come lo stesso Urbano II non si aspettasse la massiccia risposta che il suo gesto ebbe in realtà. L’invito alla peregrinatio fu accolto con eccessivo furore, non solo dai nobili e dai principi, e presto coinvolse una massa incontrollata di genti.

Ciò nondimeno, le fonti storiche attestano che, oltre al fervore mistico che animava i popoli del Medioevo, vi furono ragioni di carattere sociale che certamente alimentarono le Crociate. In primis, il sovrappopolamento dell’Europa dovette non poco favorire il desiderio di conquista di nuovi territori. All’epoca l’eredità era, infatti, divisa tra tutti i numerosi i figli e le posizioni di prestigio garantite ai soli primogeniti, così non era inusuale per i giovani cavalieri cercare altrove la fortuna. Gli stessi feudatari locali erano perennemente in contrasto tra loro, e s’intravide un gran vantaggio nell’ampliare la cosiddetta “tregua di Dio” dirottando verso il Medio Oriente i bellicosi spiriti di conquista.

Non bisogna tralasciare, inoltre, la costatazione che partecipare ad una crociata dovesse garantire un importante status giuridico. Era questa la condizione di chi decideva di partire per la Terrasanta, la quale garantiva innegabili privilegi come la dilazione di debiti pregressi o la garanzia di una degna sepoltura.

La crociata dei pezzenti

In ogni caso, la situazione dovette presto sfuggire al controllo di Urbano II. Ben prima della partenza ufficiale della prima crociata, infatti, un’indistinta moltitudine (poveri, principi, donne, preti, bambini…) si assemblava nel maggio 1096 e si dirigeva in Terra Santa, in completa autonomia. La spedizione “dei pezzenti”, armata alla bell’e meglio e guidata da un predicatore in sella a un asino, chiamato Pietro l’Eremita, si fece massacrare ai primi scontri con i Turchi, dopo aver vagabondato nei pressi di Costantinopoli. Il solo Pietro, insieme a pochi altri, si salvò giacché si trovava a Costantinopoli quando il suo seguito cadde in una feroce imboscata.

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Pietro l’Eremita indica la via per Gerusalemme, Roman du Chevalier du Cygne, 1270 circa, Bibliothèque de l’Arsenal a Parigi

La crociata ufficiale

La prima crociata partì ufficialmente nell’agosto dello stesso anno, al seguito di alcuni esponenti della nobiltà francese e giunse a Costantinopoli nel maggio del 1097. Tra questi vi erano i discendenti del normanno Roberto il Guiscardo, come Boemondo, che appena un decennio prima aveva intrapreso una campagna contro l’Impero Bizantino. Alessio I iniziò pertanto a vedere con diffidenza l’intera spedizione e non vi partecipò attivamente. Piuttosto pretese, in cambio degli approvvigionamenti forniti, la consegna di tutti i territori che gli eserciti crociati avrebbero riconquistato. Da subito fu chiaro che a Urbano II non sarebbe riuscito né l’uno né l’altro proposito che si era prospettato.

La presa di Gerusalemme

Dopo due anni di scontri nel territorio dei Selgiuchidi, il 15 luglio del 1099 i Crociati riuscirono finalmente a entrare a Gerusalemme, non senza difficoltà. I primi tentativi d’assedio delle truppe guidate da Goffredo di Buglione e Raimondo IV di Tolosa si erano infatti rivelati un completo fallimento. Dopo più di un mese di vani assalti, quando ormai i Crociati cominciavano a perdere le speranze, la tradizione attesta che il sacerdote Pietro Desiderio ebbe una visione. A lui apparve lo spirito del comandante Ademaro di Monteil, che era morto di peste durante il viaggio verso la città. Ademaro implorava i Crociati di digiunare per tre giorni e, in processione, marciare a piedi nudi intorno alla città [2]. Il corteo processionale si fermò soltanto presso il Monte degli Ulivi, dove Pietro l’Eremita proclamò un fervente sermone. Così facendo Gerusalemme cadde in nove giorni, come fu per Gerico ai tempi di Giosuè.

In verità la città fu conquistata soprattutto grazie alle micidiali torri d’assedio del genovese Guglielmo Embriaco, che proprio in quel momento arrivava a supportare le truppe. Inoltre, la presa di Gerusalemme fu favorita dal fatto che, appena pochi mesi prima, essa fosse tornata sotto il comando del governatore Fatimida Iftikhar al-Dawla. Ciò non impedì comunque una strenua opposizione agli invasori che si concluse, tuttavia, in un massacro dei musulmani.

[…] la carneficina fu così grande che i nostri uomini camminavano nel sangue che arrivava fino alle caviglie…

Gesta Francorum et aliorum Hierosolymitanorum
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La prima crociata e l’assedio di Gerusalemme del 1099, Historia Rerum in Partibus Transmarinis Gestarum di Guglielmo di Tiro, XII secolo

Le speranze disattese

Contrariamente a quanto chiesto da Alessio I, i Crociati non restituirono i territori all’Impero Bizantino. Proclamarono invece il Regno di Gerusalemme, come era stato per Edessa e Antiochia, il quale fu posto sotto la guida di Goffredo di Buglione. La tradizione vuole che egli, tuttavia, rifiutò il titolo di re accettando soltanto l’appellativo di Advocatus Sancti Sepulchri (“difensore del Santo Sepolcro”) poiché non si riteneva degno di essere incoronato laddove Cristo era morto. Per tale ragione, quando l’anno successivo Goffredo morì suo fratello Baldovino fu incoronato primo re di Gerusalemme.

L’epilogo della prima crociata

La città di Gerusalemme era caduta in mani cristiane. Tuttavia, la missione più difficile doveva ancora cominciare: i luoghi santi dovevano essere difesi, specie in un territorio ostile e circondato dai nemici. Questi, infatti, ritenevano un oltraggio l’occupazione da parte dei miscredenti di territori che anch’essi ritenevano sacri. Per i musulmani Cristo è parimenti un grande profeta, e la presa di Gerusalemme fu percepita come un’enorme offesa. Così si spiega il protrarsi per secoli delle Crociate, al fine di preservare in mano cristiana la città, e i ripetuti tentativi musulmani di riconquistarla.

Le Crociate, ben presto, finirono per coinvolgere l’Europa intera e divenire una missione di sensibilità collettiva che ognuno percepiva come una personale vocazione. L’assistenza ai pellegrini e la difesa dei luoghi santi divennero per taluni un vero e proprio scopo dell’esistenza. All’indomani della presa di Gerusalemme nacquero differenti ordini al servizio della Chiesa, come i Cavalieri Ospitalieri, i Cavalieri Teutonici e l’Ordine del Tempio di Gerusalemme, conosciuti come i Cavalieri Templari. Combattere per pregare divenne lo spirito che animò un’epoca intera e cambiò per sempre le sorti della storia.

Samuele Corrente Naso

Note

[1] Jean Flori “Pour une redefinition de la croisade” in Cahiers de civilisation médiévale, 47e année (n.188), 2004.

[2] Gesta Francorum et aliorum Hierosolymitanorum

Bibliografia

[a] Franco Cardini, Marina Montesano, Storia medievale, Firenze, Le Monnier Università, 2006.

[b] Steven Runciman, Storia delle crociate, Milano, Bur, 2006.

[c] Steven Runciman, The First Crusade, Cambridge, 1980

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