La cattedrale di San Giusto a Trieste svetta su un alto colle, dominando con la sua sacra presenza la città intera. Oggi si mostra nelle sue eleganti vesti medievali, ma su quell’altura sono molti gli edifici che si sono succeduti nel corso dei secoli. Già al tempo dei Romani, sulla sommità sorgeva l’antica acropoli di Tergeste. Un maestoso propileo, composto da due avancorpi e una scalinata centrale, permetteva di accedere a un’area sacra che ospitava un grande complesso monumentale. Ivi sorgeva infatti un tempio di epoca imperiale, forse il Capitolium dedicato a Giove, Giunone e Minerva. La tradizione, invece, identifica nei resti architettonici ancora visibili una basilica civile annessa al foro cittadino.

Nel V secolo, sul colle venne eretta per la prima volta una basilica cristiana. Il culto degli dei pagani venne sostituito da quello dell’Assunta e del martire Giusto, patrono di Trieste. La Passio sancti Iusti Tergestini martyris racconta che nel 303 il santo fu condannato a morte per annegamento, giacché si era rifiutato di rinnegare la propria fede davanti al magistrato romano che lo accusava1. Giusto fu condotto al largo su una barca e poi gettato in mare, ma al mattino seguente il suo corpo riaffiorò sulla spiaggia e il presbitero Sebastiano poté dargli degna sepoltura. Dal momento della sua edificazione, la cattedrale di San Giusto costituì il centro religioso, sociale e persino politico attorno a cui gravitò la vita della città per tutto il Medioevo.
Il complesso paleocristiano e altomedievale
Dalle rilevazioni degli scavi archeologici sappiamo che la prima basilica tergestina, sorta sul colle di San Giusto, era costituita da un’aula rettangolare a tre navate2. Intorno al 550, a tale edificio il vescovo Frugifero fece aggiungere un’abside3. Della basilica paleocristiana originaria sono sopravvissuti solo alcuni frammenti dei mosaici pavimentali, disposti lungo le navate, e alcuni capitelli pulvinati di reimpiego.
Un atto di vendita del vescovo Giovanni, datato 848, rivela l’esistenza a quel tempo di due aule parallele, edificate “ad honorem Dei et beate Marie et sancti Iusti martyris“4. Se ne deduce che la cattedrale vera e propria, dedicata a Santa Maria, fosse affiancata da un sacello che ospitava le reliquie del martire Giusto e, con tutta probabilità, anche quelle di San Servolo. Tuttavia, non bisogna considerare i due edifici come entità distinte, quanto piuttosto facenti parte di un complesso di culto unitario. Tale fatto si evince dall’intitolazione riportata in alcuni documenti successivi5: “Sancta Tergestina Ecclesia que est constructa in honorem preclarissimi Iusti martirys” in un diploma di Berengario del 911; “beate Dei Genitricis et Virginis Marie Sanctue Iusti Martyris que sunt caput Tergestini episcopi” in un atto di concessione da parte di Lotario II del 948.
La cattedrale romanica di San Giusto a Trieste
La storia della cattedrale romanica di San Giusto a Trieste ha inizio nella prima metà dell’XI secolo, quando il vescovo Adalgero, in carica dal 1031 al 1075 circa, fece abbattere l’antico complesso di origine paleocristiana per rimpiazzarlo con uno nuovo.

La scelta radicale di Adalgero fu dettata dalla volontà di conferire maggiore prestigio alla sede della sua diocesi in un momento di delicati equilibri politici. Il rinnovamento delle strutture di culto costituiva, infatti, un atto di autoaffermazione in un contesto storico segnato da forti tensioni tra il patriarcato di Aquileia, filoimperiale, sotto la cui giurisdizione ricadeva l’episcopato di Trieste, e la gerarchia ecclesiastica di Venezia. Per la sua impresa, il vescovo poteva pertanto contare sul sostegno del patriarca aquileiese Poppone. E soprattutto di Enrico III, sovrano del Sacro Romano Impero con il quale condivideva le origini germaniche e gli ideali della Renovatio Imperii. Secondo tale visione, in opposizione alla dottrina della supremazia del papato, l’imperatore non riconosceva altra autorità se non quella di Dio.
Pertanto, il progetto del nuovo complesso di culto non poteva che essere ambizioso. Ricalcando le originali planimetrie, Adalgero ordinò che venissero innalzati una nuova basilica e un martyrium, paralleli e separati, entrambi con tre navate e orientamento rivolto a est6. Il sacello fu sviluppato sulla base di un’aula quadrilatera di età carolingia, con pianta a croce iscritta e copertura a cupola su trombe d’angolo.
La facciata e il rosone gotico
Nel Trecento, per volere del vescovo Rodolfo Pedrazzani, le due strutture vennero fuse in un unico edificio a cinque navate, intitolato al santo patrono Giusto7. Pertanto, le navatelle sinistre dell’attuale cattedrale corrispondono all’antica basilica dedicata a Santa Maria Assunta, mentre quelle destre al sacello con le reliquie di San Giusto, allungato per l’occasione.
Contestualmente, venne realizzato il prospetto a capanna che dà accesso a una navata centrale più ampia. La facciata della cattedrale di San Giusto si mostra austera, se non per lo splendido rosone gotico che si apre come un raffinato ricamo con le sue ventiquattro colonnine binate in marmo e pietra bianca di Aurisina, disposte su una doppia raggiera. Si tratta di un’opera pregevole, realizzata da scalpellini lombardi ingaggiati dal vescovo Pedrazzani, originario di Cremona. La cattedrale di San Giusto possiede tre portali, anch’essi molto sobri. Gli stipiti dell’ingresso principale sono addirittura di reimpiego e provengono da un monumento funerario del I secolo, una volta appartenente alla gens Barbia. È possibile osservare ancora oggi i busti scolpiti dei defunti.

Il prospetto è dominato dal massiccio campanile sul lato nord, ricostruito nel 1337 per volere del notaio Randolfo Baiardo, come attesta un’iscrizione sull’arco di uno dei portali d’accesso. La torre fu costruita su una struttura del secolo precedente che, a sua volta, inglobava parte dei propilei romani del I secolo. Dall’acropoli di Tergeste provengono anche i numerosi bassorilievi che impreziosiscono la muratura grezza del campanile. Sopra il portale principale della torre si distingue una pregevole scultura di San Giusto. Il patrono regge la palma del martirio e un modellino turrito di Trieste. La scultura risale con ogni probabilità al X-XI secolo, ma la testa del santo sembra essere un’aggiunta successiva.

I mosaici della cattedrale di San Giusto a Trieste
La meraviglia più grande si percepisce all’interno della cattedrale, dove le cinque navate sono scandite dall’elegante ripetizione di archi a tutto sesto poggianti su colonne marmoree. Alcuni capitelli corinzi, scolpiti “a palmette”, rimandano a motivi stilistici comuni nell’area altoadriatica alla metà dell’XI secolo, simili a quelli adottati per la basilica di Aquileia dal patriarca Poppone nel 1031.

Opere di gran pregio sono i mosaici che ricoprono i catini delle absidi laterali, realizzati da sapienti maestranze bizantine ivi giunte direttamente da Costantinopoli8.
Le absidi laterali della cattedrale
Nell’abside di sinistra, corrispondente a quella dell’antica basilica romanica, Maria Assunta in trono tiene in braccio il Bambino tra gli arcangeli Michele e Gabriele. L’emiciclo è adornato con le figure degli apostoli.

Nell’abside dell’antico martyrium, al termine della navatella di destra, si trova un affresco che raffigura Cristo Pantocratore, tra San Giusto e San Servolo, che calpesta l’aspide e il basilisco, simboli del maligno. L’identità del bestiario medievale è rivelata da un’iscrizione didascalica, citazione tratta dal Salmo 91:
“Maiestate deum liquet hunc regnare per aevum / ambulat en Cristus super aspidem et basiliscum”.
“Si vede che il nostro Dio regna per sempre in maestà: ecco che Cristo cammina sull’aspide e sul basilisco”.
Il catino è introdotto da una finta loggia sostenuta da colonnine di reimpiego, in marmo di Proconnesio. Tra i capitelli pulvinati ve ne sono due con il monogramma del vescovo Frugifero, rivelando che in origine facevano parte dell’edificio basilicale del VI secolo.

Al di sotto dei mosaici, entro piccole arcate, un anonimo artista dipinse, nella prima metà del Duecento, alcuni affreschi con le storie della Passione di S. Giusto. Si possono riconoscere la fustigazione del santo innanzi al prefetto, la sentenza, la processione verso la barca del martirio, l’annegamento, il ritrovamento del corpo sulla spiaggia profetizzato in sogno al presbitero Sebastiano, l’assunzione al cielo, i funerali del martire. Un altro ciclo di affreschi, molto consunti, abbellisce l’absidiola di destra, dedicata a San Nicolò e Sant’Apollinare.

La datazione delle opere musive collocate presso le absidi laterali è oggetto di dibattito tra gli studiosi. È sicura l’appartenenza agli inizi del XII secolo del mosaico dell’Assunta, più incerta è la datazione di quello del martyrum. Il sacello di San Giusto potrebbe essere stato abbellito nel secolo successivo, ma alcuni studiosi, tra cui Mara Mason, sostengono che i mosaici delle due absidi siano coevi9. Le raffigurazioni seguono modelli stilistici derivati da Ravenna, importante sede rappresentativa del potere imperiale nel Regnum Italicum.
L’abside centrale e l’antico battistero di San Giusto a Trieste
Fu invece il veneziano Guido Cadorin a comporre i mosaici dell’abside centrale della cattedrale nel 1932. L’artista realizzò un’Incoronazione della Vergine affiancata da figure angeliche, in cui compaiono i santi Giusto, Servolo ed Eufemia, a sinistra; Sergio, Apollinare e Tecla, sulla destra. La struttura romanica era stata demolita nel 1843, insieme agli affreschi di Antonio Baietto e Domenico Lu Domine del 1422, affinché venisse allungato il presbiterio.

Sul fianco sinistro della cattedrale, la trecentesca cappella di San Giovanni contiene ciò che resta del battistero paleocristiano. La struttura, monoabsidata, ospita una vasca battesimale esagonale del IX secolo d’ispirazione aquileiese10.
Samuele Corrente Naso
Note
- Passio sancti Iusti Tergestini martyris, BHL 4604. ↩︎
- G. Luca, Le aule di San Giusto a Trieste dall’Alto Medioevo al Romanico, Centro studi storico-religiosi Friuli Venezia Giulia, Trieste, 2005. ↩︎
- M. Mirabella Roberti, S. Giusto, Trieste, 1970. ↩︎
- Ibidem. ↩︎
- Ibidem nota 1. ↩︎
- S. Tavano, L’arte medievale a Trieste, in Archeografo Triestino, serie IV, 59, 1999. ↩︎
- M. Szombathely, Appunti sulla cattedrale di S. Giusto, in Archeografo Triestino, serie III, 15, 1929-1930. ↩︎
- M. Mason, Il complesso cattedrale di San Giusto a Trieste e la sua decorazione musiva. La genesi degli edifici medievali in una prospettiva storica, in G. Cuscito, San Giusto e la tradizione martiriale tergestina, Antichità altoadriatiche, LX, Trieste, 2005. ↩︎
- Ibidem. ↩︎
- Ibidem nota 2. ↩︎


