In epoca medievale, ai piedi di un imponente castello, si estendeva il vivace borgo di Brusaporto. La cittadina, situata a pochi passi da Bergamo, viene menzionata per la prima volta nel 1260 in un censimento della Santa Sede che ne attesta l’esistenza con la denominazione di “Ecclesia S.tae Margheritae de Brusaporco“1. I motivi di questo particolare toponimo, derivato dalla tradizione popolare, non sono mai stati chiariti del tutto e i tentativi di rintracciarne le origini si sono persi nella pura leggenda. Si narra, ad esempio, che nel XIII secolo gli abitanti del borgo avessero assalito il castello del signore feudale al grido di “Brucia, porco!”. Chissà se il curioso episodio affonda le radici in un evento realmente accaduto. Della rocca medievale non rimangono ormai che pochi resti, suggellati da una misteriosa iscrizione palindroma riemersa dal passato: “sator arepo tenet opera rotas“.

Il Castello dei Rivola di Brusaporto
Il Castello di Brusaporto, eretto su di una collina gentile a guisa di sentinella sulla città, apparteneva alla famiglia guelfa dei Rivola. La roccaforte faceva parte di una più ampia cinta castellare, che proteggeva quella zona della bergamasca, insieme ai vicini fortilizi di Costa di Mezzate, Monticelli e Comonte. I castelli, posti sul colle Tomenone e nei territori circostanti, furono edificati tutti tra il XII e il XIII secolo. Nel 1380 la rocca guelfa di Brusaporto fu assediata e incendiata su ordine dei potenti ghibellini Bernabò e Rodolfo Visconti. Da quel momento, il castello non fu mai più riutilizzato2. Della struttura medievale, oggi è possibile riconoscere soltanto la planimetria originale e pochi altri ruderi. Da fondo valle una scalinata permette di raggiungere la cima della collina, dove un tempo sorgeva il corpo principale della fortezza, che ormai mostra una vuota spianata.
La misteriosa iscrizione del Sator
Eppure, anche le pietre abbandonate di un castello possono nascondere insospettabili misteri. A Brusaporto, su di un muraglione che corre lungo il perimetro del declivio, nella parte opposta all’ingresso del fortilizio, è incastonato un blocco di arenaria con incisa un’arcana epigrafe palindroma.

La lastra, quadrata e lunga circa 50 centimetri, ha perso parte dell’iscrizione sul lato inferiore. Tuttavia, la frase in latino, composta da cinque parole di cinque lettere ciascuna, è ben nota agli studiosi. Si tratta, infatti, del Quadrato del Sator, uno dei più celebri enigmi dell’archeologia antica e medievale.

La difficile interpretazione del Quadrato del Sator
Gli archeologi hanno rinvenuto il Quadrato del Sator in varie parti d’Europa, del Medio Oriente e dell’Africa. La più antica iscrizione è stata scoperta da Matteo della Corte tra le rovine di Pompei ed è anteriore al 79 d.C., anno in cui la città fu sepolta dall’eruzione del Vesuvio. Tuttavia, a causa della sua natura palindroma, che le permette di essere letta in ogni direzione, l’epigrafe del Sator ha avuto grande fortuna nel Medioevo, quando ha iniziato a essere utilizzata come talismano magico per allontanare il maligno. L’iscrizione è di difficile traduzione in quanto il termine arepo è un hapax legomenon, ovvero non si trova in nessun altro testo latino, mentre le altre parole si prestano a varie interpretazioni:
- SATOR è il “seminatore” oppure, in senso cristiano, il “Creatore”.
- AREPO
- TENET, terza persona singolare, vuol dire tenere, reggere o guidare.
- OPERA potrebbe essere l’ablativo “con cura”, o corrispondere all’accusativo plurale di opus, “le opere”.
- ROTAS è un accusativo plurale. Dunque, il termine indica le “ruote” oppure, metaforicamente, le “sfere celesti”.
Arepo potrebbe essere un nome proprio e, in tal caso, la traduzione del Sator sarebbe: “Il seminatore Arepo tiene con cura le ruote”3. Alcuni autori, come J. Carcopino, hanno invece sostenuto che il termine possa derivare dalla misura terriera arepennis usata in Gallia, con il significato di “aratro”. Così, la frase del Sator potrebbe essere tradotta come: “Il seminatore, con l’aratro, tiene con cura le ruote”4.

L’enigmatica epigrafe del Sator di Brusaporto
Perché il Quadrato del Sator si trova inciso nei pressi dell’antico castello di Brusaporto? Qual era il significato dell’iscrizione in quel particolare contesto locale? Il blocco di arenaria con l’iscrizione palindroma è di tipologia diversa rispetto alle altre pietre che formano il muraglione. Sappiamo che il Comune di Brusaporto avviò alcuni lavori di riqualificazione dell’area del castello nel 1984 e, forse, in quell’occasione venne risistemato il muretto di cinta che funge da struttura di sostegno del terrapieno. Non si può quindi escludere che la lastra del Sator sia stata aggiunta al paramento proprio in quell’occasione. In origine, l’epigrafe doveva trovarsi tra i vicini resti del castello dei Rivola oppure in un’area limitrofa pertinente a una piccola cappella di culto.

Nel XIII-XIV secolo, i maestri costruttori impiegavano l’arenaria, tenera e facile da lavorare, ma anche più soggetta a sfaldamento, per la realizzazione di elementi architettonici, come stipiti e architravi, o di blocchi ornamentali destinati agli interni. Anche l’analisi paleografica sembra confermare le origini medievali dell’iscrizione di Brusaporto, che presenta analogie con l’esemplare inciso nella Cattedrale di Siena, risalente al XIII secolo. In particolare, quasi tutte le lettere sono sovrapponibili. Nel Sator di Brusaporto fanno eccezione la prima “e”di tenet, più geometrica, e la “a” a traversa spezzata. I caratteri sono sia onciali che capitali, una commistione tipica dello stile di transizione tra l’età romanica e quella gotica. Per quanto riguarda la sua funzione, possiamo supporre che, come in altri casi documentati, il Sator di Brusaporto avesse una funzione apotropaica per tenere lontano il maligno dagli ambienti del castello.
Samuele Corrente Naso
Note
- L. Chiodi, Chiese di Bergamo sottoposte a censo circa il 1260, in Archivio storico lombardo, 1960. ↩︎
- Johanes Mozi de Brembat, banchiere vissuto tra il 1325 e il 1409, riporta un una Cronaca: “Giacomo Pii Capitanio di Bergamo et Giovanni Lisca, provisionato di Bernabò (Visconti) […] svaligiato Brusaporto, senza pietà l’abbruciorno”. ↩︎
- R. G. Collingwood, The Archaeology of Roman Britain, London, 1930. ↩︎
- J. Carcopino, Le Christianisme secret du “carré magique”, Museum Helveticum, vol. 5, n. 1, 1948. ↩︎


