Siena, città dai molti misteri

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Un’antica leggenda, sussurrata tra i verdi poggi e i sentieri serpeggianti della Via Francigena, narra la storia delle origini di Siena. Il racconto tramanda che il capitolino Remo avesse due figli, i gemelli Senio e Ascanio. Quando il padre fu ucciso dalla mano violenta del fratello Romolo, i fanciulli riuscirono a fuggire nottetempo cavalcando due fieri cavalli, l’uno bianco e l’altro nero. Senio e Ascanio trovarono rifugio su un incantevole colle dell’entroterra toscano, dove gettarono le fondamenta di Siena1. La città conserva ancora oggi il ricordo dei suoi leggendari fondatori nel nome e nelle insegne. I simboli di Siena sono infatti la lupa e la Balzana, lo storico stemma a bande bianche e nere.

Piazza del Campo a Siena
Siena, Piazza del Campo e il Palazzo comunale

Le origini romane di Siena

Il mito delle origini di Siena racchiude un fondo di verità. Infatti, sebbene sia nota la presenza degli Etruschi sul territorio prima dell’avvento di chiunque altro2, furono proprio i Romani a costituire una colonia tra i fiumi Merse, Elsa e Arbia, insediamento che le fonti storiche tramandano come Saena Iulia3. Non è facile dedurre la data di fondazione di Siena, soprattutto per la scarsità dei reperti romani rinvenuti nell’odierno tessuto urbano, che ha ormai sovrascritto gli strati più antichi. Tuttavia, è probabile che la città sia sorta in epoca augustea come castrum per controllare la viabilità in quella zona dell’Etruria. La più antica menzione scritta di Saena risale al 70 d.C., quando Tacito riferisce di un evento in cui i cittadini senesi avevano percosso e deriso il senatore Manlio Patruito4.

Tarsia della lupa di Siena
La lupa di Siena in una tarsia del Duomo di Santa Maria Assunta

La città medievale

Siena conserva ancora il suo aspetto medievale. La maggior parte degli edifici risale al Trecento, epoca aurea e inarrivabile della città. Pertanto, è difficile ricostruire le vicende che precedono questo periodo. Di certo a Siena fu costituita molto presto una diocesi, le cui origini, secondo la tradizione agiografica, risalgono all’opera di predicazione di Ansano, santo martire del IV secolo5. Nel VI secolo, invece, giunsero i Longobardi, che vi instaurarono un gastaldato, importante centro di controllo territoriale alle dirette dipendenze del re. Nemmeno la fine del Regnum Langobardorum nel 774 e l’instaurarsi in Italia dei Franchi compromisero l’egemonia del governo senese sulla regione, ora guidata da un conte sotto i Pipinidi.

La posizione strategica di Siena, punto di collegamento nell’entroterra tra il nord della Penisola italiana e le lande più a sud, collocata sulle principali vie di comunicazione con Roma, consentì alla città di acquisire grande ricchezza a partire dall’XI secolo. Nel 990 l’arcivescovo Sigerico, diretto a Canterbury dall’Urbe eterna, annoverava Seocine, ovvero Siena, tra le tappe della Via Francigena6. Si trattava dell’itinerario di pellegrinaggio più importante dell’epoca, che permetteva di raggiungere Roma e i porti della Puglia, da cui imbarcarsi per Gerusalemme e la Terra Santa.

Le lotte politiche e la rivalità con Firenze

Di pari passo con l’incremento demografico del XII secolo, Siena iniziò a svolgere un ruolo di primo piano anche nelle questioni politiche e territoriali. Nel 1125 fu eletto il Governo Consolare della nascente Repubblica Senese. Ben presto, gli scontri militari con la vicina e rivale Firenze, che contendeva il dominio sugli altri territori dell’Italia centrale, assunsero le fattezze della più ampia contesa tra guelfi e ghibellini. Mentre Siena e Pisa parteggiavano per l’Imperatore, Firenze era schierata dalla parte dei Guelfi a difesa della supremazia del Papato. 

Al tempo di Manfredi di Svevia, la lotta politica sfociò in un aperto conflitto, che si risolse con la battaglia campale di Montaperti del 1260, vinta dai Ghibellini. Tuttavia, il trionfo dei senesi non ebbe gli effetti duraturi che essi speravano. Appena dieci anni dopo, nel 1270, la città si arrese all’assedio di Carlo I d’Angiò, re di Napoli. Il nuovo governo guelfo insediato in città, inizialmente con un Consiglio di trentasei membri (1270-1280), poi quindici (1280-1286), e infine nove (1287-1355), ebbe il merito di condurre Siena attraverso un lungo periodo di pace e prosperità. In questi anni sorsero gli edifici più grandiosi, come il Palazzo comunale con la Torre del Mangia e il Duomo di Santa Maria Assunta.

Il Palazzo comunale di Siena
Il Palazzo comunale di Siena

Nel 1348, la terribile epidemia di peste che colpì l’Europa, mietendo milioni di vittime, si abbatté anche sulla città toscana, causando una lenta decadenza economica e militare. Siena riuscì a mantenere una repubblica indipendente fino al 1555, fatta eccezione per le brevi parentesi delle signorie dei Visconti e dei Petrucci, finché non venne sconfitta definitivamente da Cosimo I de’ Medici e annessa a Firenze nel Granducato di Toscana.

Il Duomo di Santa Maria Assunta a Siena

Nulla si conosce della più antica cattedrale paleocristiana di Siena, nemmeno la sua collocazione originaria. Un documento altomedievale dell’816 riporta la deposizione di San Crescenzio in un nuovo edificio: si tratta forse della prima menzione del Duomo collocato nell’attuale luogo7. Nell’anno 1000 si fa già riferimento a una canonica Sancte Marie domus episcopio Senese8. Questa cattedrale doveva essere piuttosto importante, tanto da poter ospitare l’assemblea che elesse papa Niccolò II nel 10589. Forse venne ben presto ricostruita, in quanto la tradizione tramanda di una nuova consacrazione avvenuta nel 1179, sebbene manchi in merito qualsiasi riferimento certo. Eppure, in quella data, i lavori di edificazione erano ben lungi dall’essere completati. Nel 1196 abbiamo notizia dell’Opera di Santa Maria, un organo di liberi cittadini istituito per sovrintendere alla costruzione del Duomo.

Le maestranze adoperate nel cantiere della Cattedrale furono scelte dal Comune sino al 1238. In quella data l’amministrazione dei lavori venne affidata ai monaci cistercensi dell’Abbazia di San Galgano. I religiosi, che nel 1224 avevano appena completato il complesso religioso di Chiusdino, erano tra i maggiori protagonisti della vita sociale e politica della Toscana. All’ultimo sovrintendente cistercense, Frate Melano, si deve l’idea di commissionare alcuni lavori a Nicola Pisano, al figlio Giovanni, a Lapo, Donato e ad Arnolfo di Cambio. Nicola Pisano e i suoi collaboratori realizzarono il meraviglioso pulpito del Duomo, mentre Giovanni Pisano, dal 1284 al 1297, edificò la parte inferiore della facciata10. Nel 1313 fu completato il campanile, alto settantasette metri all’incirca, e solo nel 1317 Camaino di Crescentino terminò i lavori della facciata.

Duomo di Siena
La cattedrale di Santa Maria Assunta

Il Duomo nuovo e il “Facciatone”

Appena qualche anno dopo, nel 1339, i senesi decisero che il già immenso Duomo di Santa Maria Assunta non fosse sufficiente a soddisfare le loro ambizioni. Il Comune deliberò pertanto di avviare degli impegnativi lavori di ampliamento per la realizzazione del cosiddetto Duomo Nuovo. Su tale decisione dovette pesare la volontà cittadina di superare in maestosità la cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze, l’eterna rivale. Il progetto prevedeva la costruzione di un nuovo corpo longitudinale che avrebbe dovuto inglobare l’attuale Duomo come transetto in una pianta latina. I tempi di costruzione furono stimati in più di cento anni e la gestione finanziaria venne affidata all’ufficio cittadino preposto, la Biccherna.

La vicenda della nuova e visionaria Cattedrale rappresenta certamente uno dei punti più curiosi della storia senese. Soprattutto per il fatto, si sarà intuito, che il progetto non verrà mai portato a termine. Vennero infatti a mancare i fondi necessari, non ultimo a causa della peste che nel 1348 decimò la popolazione e abbatté l’economia cittadina. Non meno importante, furono riscontrati gravi problemi di statica. I lavori del Duomo Nuovo si interruppero nel 1357, ma nel frattempo i senesi erano riusciti a edificare parte della navata sinistra e del prospetto principale, il famoso “Facciatone”, ammirabile ancora oggi.

Il Facciatone di Siena
Una vista del “Facciatone”

L’architettura del Duomo di Santa Maria Assunta a Siena

Il Duomo di Santa Maria Assunta si presenta con una pianta a croce latina a tre navate e una cupola a base dodecagonale. È contraddistinto dalla ricchezza dei marmi, il bianco della Montagnola Senese e una serpentina verde-nerastra, che si alternano in un grazioso gioco bicromatico. La facciata tricuspidata, affiancata da due pilastri con guglie e pinnacoli, fu edificata in due distinte fasi. La parte inferiore in stile gotico di transizione, opera di Giovanni Pisano, ospita i tre meravigliosi portali strombati con ghimberghe. Numerose sono le statue con cui lo scultore volle abbellirla, soprattutto profeti, filosofi e patriarchi che annunciano la venuta del Cristo. La parte superiore fu invece realizzata da Camaino di Crescentino. Il bel rosone centrale è attorniato da nicchie con i busti degli apostoli, dei profeti e di una Madonna con bambino.

Il Quadrato del Sator

Sul lato perimetrale sinistro della Cattedrale senese, non lontano dal palazzo vescovile, si può notare ad altezza visiva una mattonella differente dalle altre. Su di essa si può leggere l’enigmatica frase palindroma “sator arepo tenet opera rotas“. Non si tratta di parole qualsiasi: è il famoso Quadrato del Sator, ritrovato misteriosamente dagli archeologi in molti siti d’Europa e del Medio Oriente risalenti a varie epoche storiche11. La frase latina compare tra le rovine di Pompei (79 d.C.) e di Dura Europos in Siria (III secolo d.C.), in diversi manoscritti altomedievali, nel chiostro dell’abbazia di Valvisciolo a Sermoneta (XIII secolo), su un mosaico della Collegiata di Sant’Orso ad Aosta (XII secolo), nella Pieve di San Giovanni a Campiglia Marittima (XII secolo) e in molti altri luoghi. Nella maggior parte dei casi, le parole sono allineate in un quadrato di venticinque lettere, palindromo in ogni direzione.

Il Quadrato del Sator di Siena
Il Quadrato del Sator di Siena

L’iscrizione del Sator di Siena

Nel Quadrato del Sator di Siena, lo stile epigrafico è di tipo gotico-romanico, con lettere onciali e capitali. Nonostante decenni di studi, il significato dell’iscrizione resta oscuro. Una possibile interpretazione letterale potrebbe essere: “Il seminatore Arepo tiene con cura le ruote”12. Il termine latino arepo, infatti, non ha riscontri in altri testi scritti dell’antichità e non è chiaro a cosa si riferisca. Secondo J. Carcopino, la parola indica un tipo di aratro usato nell’antica Gallia. Se così fosse, la traduzione della frase del Sator sarebbe “Il seminatore, con l’aratro, tiene con cura le ruote”13.

Non è difficile, invece, ipotizzare chi abbia collocato il Sator nella cattedrale di Santa Maria Assunta, i cui lavori di costruzione erano letteralmente “nelle mani” dei monaci cistercensi, e non si può escludere la partecipazione di quei Cavalieri Templari che, nel Medioevo, erano maestri di simbologia esoterica. Data la sua posizione esterna, si può immaginare che il Sator di Siena avesse una funzione apotropaica, ossia di marcare e proteggere la soglia ideale tra il mondo profano e il sacro che dimorava all’interno della Cattedrale.

Gli interni del Duomo

Non basterebbero decine di libri per descrivere gli interni del Duomo di Santa Maria Assunta. Superato l’uscio di uno dei portali d’ingresso, si viene avvolti da un mistico abbraccio, una sensazione di celestiale smarrimento, di perdizione estatica. A ciò contribuiscono il verticalismo gotico della struttura, che si eleva gentilmente verso la grande cupola, e la marcata bicromia bianca e nera che ricorda le bande della Balzana senese.

Gli interni del Duomo di Siena
Gli interni del Duomo

Gli interni sono suddivisi su due livelli da un cornicione aggettante sotto il quale si trovano i busti di centosettantadue papi e trentasei imperatori, realizzati tra il XV e il XVI secolo. Le navate sono coperte da volte a crociera costolonate, decorate con stelle su sfondo azzurro e sorrette da possenti pilastri cruciformi. I capitelli, istoriati, vennero realizzati dalla bottega di Nicola Pisano (1263-1280) e, nel coro, da Giovanni di Agostino (1340-1357). Le alte arcate tra i pilastri sono a tutto sesto e permettono una grande diffusione della luce, che penetra dalle bifore sul livello superiore e lungo le navate laterali.

La cupola del Duomo di Siena
La cupola

Notevole per i suoi affreschi, realizzati tra gli altri dal Pinturicchio (1502-1507), è la libreria Piccolomini, accessibile da un’apertura laterale della navata sinistra. Di grande interesse è inoltre il pulpito di Nicola Pisano (1265-1268), con otto colonne corinzie che sorreggono una loggia. Di queste, quattro poggiano su leoni stilofori. Gli archi a tutto sesto, trilobati, sono abbelliti con sculture di profeti ed evangelisti. I pannelli superiori ospitano scene della vita di Cristo e del Giudizio Universale.

Il pulpito di Nicola Pisano a Siena
Il pulpito di Nicola Pisano

Il Pavimento del Duomo di Siena

Tra i tanti capolavori artistici del Duomo di Santa Maria Assunta, l’opera più straordinaria è il pavimento, il “più bello, grande e magnifico che mai fusse stato fatto”, come lo definì Giorgio Vasari. Il tappeto, realizzato in pregiate tarsie marmoree, si distingue per la sua ricchezza e complessità, vantando ben cinquantatré scene figurate.

I lavori di pavimentazione iniziarono nel 1369, come attestato da alcuni pagamenti effettuati a Sano di Marco, Antonio di Brunaccio e Francesco di Ser Antonio, probabilmente le prime maestranze impiegate nell’opera14. I temi iconografici affrontati spaziano dal sacro al profano: scene bibliche, immagini legate alla storia di Siena, profeti e sibille che preannunciano la venuta di Cristo. Furono disegnati dai più importanti artisti dal XIV al XVI secolo, tra i quali annoveriamo Francesco di Giorgio Martini, Luca Signorelli, Pinturicchio e Domenico Beccafumi15. Le decorazioni vennero quindi realizzate con la tecnica del graffito e del commesso marmoreo. Nel suo insieme, il pavimento del Duomo intendeva rappresentare il percorso dell’umanità verso la salvezza, un cammino che qui diveniva concreto e che il fedele poteva ripercorrere con i suoi stessi passi.

Il pavimento del Duomo di Siena
Uno schema del pavimento del Duomo senese a opera di Giovanni Paciarelli, 1884

Ermete Trismegisto

Lungo la navata principale, in corrispondenza delle prime cinque campate, si incontrano alcuni dei temi portanti di tutta la raffigurazione. Ad accogliere il visitatore, al cospetto del portale centrale, è la figura di Ermete Trismegisto, considerato nella tradizione medievale e rinascimentale il padre della conoscenza ermetica e dell’alchimia, il creatore del cammino sapienziale, ritenuto l’autore del Corpus Hermeticum16. Qual è il percorso che attende l’uomo? È la via cristiana della salvezza, indicata dalle Sacre Scritture, di cui il pagano Ermete si fa precursore all’alba dei tempi:

“Deus omnium creator secum deum fecit visibilem et hunc fuit primum et solum quo oblectatus est et valde amavit proprium filium qui appellatur sanctum verbum”.

“Dio, creatore di tutte le cose, creò un secondo Dio visibile, e questi fu il primo Dio che egli fece e il solo in cui si compiacque: ed egli amò Suo Figlio, chiamato il Verbo Santo”.

Dal Corpus Hermeticum, II-III secolo
La tarsia di Ermete Trismegisto nel Duomo di Siena
La tarsia di Ermete Trismegisto

È Lattanzio, fonte storica e iconografica del pavimento del Duomo, a sostenere come le premesse del Cristianesimo fossero esistenti già nell’antichità17. Ermete Trismegisto, contemporaneo di Mosè come indicato da un cartiglio (“Hermis Mercurius Trismegistus contemporaneus moysi“), è raffigurato mentre consegna le tavole delle leggi alla personificazione dell’Oriente. In particolare all’Egitto: il libro aperto reca la scritta “suscipite o licteras et legis egiptii“, mentre l’Occidente osserva.

Le rappresentazioni “politiche” di Siena

Al centro di un tondo su sfondo rosso, la lupa senese allatta i gemelli Senio e Ascanio, mentre tutt’intorno si dispongono i simboli delle città alleate. Arezzo è personificata da un cavallo, Firenze da un leone, Lucca da una pantera, Orvieto da un’oca, Perugia da una cicogna, Pisa da una lepre, Roma da un elefante e Viterbo da un unicorno. Ai quattro angoli della cornice quadrata si trovano, inoltre, le raffigurazioni del grifone di Grosseto, dell’aquila di Volterra, di un drago per Pistoia e di un leone con tre gigli, lo stemma di Massa Marittima. Più avanti nella navata, all’interno di un rosone decorativo, è invece raffigurata l’aquila del Sacro Romano Impero, sigillo della fedeltà ghibellina di Siena.

L'aquila imperiale nel pavimento del Duomo di Siena
L’aquila imperiale

La fortuna e la sapienza

Un alto poggio, attraversato da un sentiero percorso da pellegrini, fa da sfondo all’Allegoria del colle della Sapienza. In cima all’altura, la personificazione della Sapienza, assisa su un trono, riceve i filosofi Socrate e Cratete. Il primo ottiene la palma della vittoria, mentre l’altro rinuncia ai suoi beni riversandoli sul capo di una donna nuda che sorregge una vela e la cornucopia dell’abbondanza. È la personificazione della fortuna. La fortuna è un tema molto caro alla scolastica medievale: tutto ciò che l’uomo realizza sulla terra, che arriva a possedere con fatica, è soggetto agli eventi imprevedibili della vita e può essere perduto. Bisogna piuttosto cercare la virtù, come fanno Socrate e Cratete: guardare al cielo, unica realtà immutabile, e preoccuparsi della salvezza.

La tarsia con l'Allegoria del colle della sapienza a Siena
L’Allegoria del colle della Sapienza

L’ultima tarsia della navata centrale, prima di giungere al transetto, raffigura proprio una grande Ruota della Fortuna. Sulla parte superiore della ruota, a otto raggi, è assiso un re che regge il globo e lo scettro. Alcuni figuri tentano di aggrapparsi al cerchio per non precipitare. Il messaggio simbolico è chiaro: nemmeno i regnanti sono immuni dalla fortuna, espressa dall’immagine di una ruota che gira. La rappresentazione è inscritta in un rombo ai cui lati si trovano accostati i filosofi dell’antichità Aristotele, Epitteto, Euripide, Seneca.

La ruota della fortuna nel pavimento del Duomo di Siena
La Ruota della fortuna

Le sibille

In corrispondenza delle campate lungo le navate laterali si dispongono le tarsie delle sibille, figure di donne che si credeva avessero il dono della profezia. Nella visione cristiana, queste fanciulle anticipano e rivelano al mondo la futura venuta di Cristo. La navata sinistra ospita la Sibilla Libica, Ellespontica, Frigia, Samia e Albunea, mentre a destra vi sono la Sibilla Delfica, Cumea, Cumana, Eritrea e Persica. Ogni sibilla è accompagnata da un cartiglio con un annuncio profetico, attribuito a un pensatore dell’antichità.

“Ipsum tuum cognosce deum qui dei filius est”.

“Conosci il tuo stesso Dio, che è il Figlio di Dio”.

Il cartiglio della Sibilla Delfica fa eco alla celebre frase apposta sull’Oracolo a Delfi, ossia “conosci te stesso”.
La sibilla ellespontica
Una delle sibille del pavimento

I temi iconografici del transetto e del presbiterio

A livello del transetto, il pavimento del Duomo ospita temi biblici oppure tratti dalle Antichità giudaiche di Giuseppe Flavio, risalenti al I secolo. Si incontrano, dunque, la Cacciata di Erode, la Strage degli innocenti, le Storie di Giuditta, le Storie di Mosè, la Morte di Assalonne e il Sacrificio di Iefte. Sono tutte scene di violenza e di battaglia che, attraverso un’allegoria della storia ebraica, rimandano al conflitto sostenuto da Siena contro Firenze. Per questo motivo, tra le raffigurazioni nel pavimento del transetto, è presente l’imperatore Sigismondo, che nel 1431 aveva visitato la città e dal quale i senesi speravano di ricevere supporto militare. Chiudono le scene del transetto le Sette età dell’uomo e le Virtù teologali.

La Cacciata di Erode
La Cacciata di Erode

Al centro di un grande esagono sulla crociera, proiezione della cupola sul pavimento, si trovano le Storie del profeta Elia. L’area antistante il presbiterio è invece popolata da figure di profeti, tra cui Mosè, Giuda e Davide. Vi si distinguono una scena di Giosuè contro gli Amorrei, le Storie di Davide e quelle di Sansone. L’area del presbiterio, Sancta sanctorum della raffigurazione pavimentale in quanto deputata allo svolgimento della liturgia, è impreziosita dalle quattro Virtù cardinali che circondano un grande Sacrificio di Isacco e altri temi minori.

La Strage degli innocenti
La Strage degli innocenti

La Cripta di Santa Maria Assunta

Tra i grandi misteri di Siena, si deve annoverare quella che oggi viene chiamata impropriamente “cripta”, ma che un tempo costituiva una sorta di vestibolo d’ingresso alla Cattedrale collocato sul versante absidale18. Il locale, ampio circa centottanta metri quadri, venne riscoperto per caso nel 1999 durante dei lavori di recupero del vicino Oratorio dei Santi Giovannino e Gennaro. Gli archeologi notarono un vano sotterraneo in corrispondenza del coro, di cui si era persa ogni memoria storica e che giaceva completamente sepolto dalle macerie. Ma l’eccezionalità di tale scoperta doveva ancora essere compresa appieno.

Gli scavi successivi hanno riportato alla luce pilastri, volte, tre portali d’accesso e due finestre. Ma soprattutto hanno svelato degli straordinari cicli pittorici risalenti all’ultimo quarto del Duecento. La “cripta” è stata affrescata su ogni superficie, anche quelle strutturali, e si ipotizza che l’opera sia stata realizzata da Guido da Siena, Guido di Graziano e Dietisalvi di Speme. I dipinti, dai colori vivaci, rappresentano scene del Nuovo e del Vecchio Testamento, disposte su due registri sovrapposti. Tra di essi, si citano i pregevoli affreschi della vita di Cristo, tra cui la Crocifissione, la Deposizione dalla Croce e la Deposizione nel Sepolcro.

La Deposizione nel Sepolcro
La Deposizione nel Sepolcro

L’abbandono

È difficile dire con certezza cosa sia accaduto a questo locale, così bello e ricco di tesori d’arte. L’ipotesi più condivisa dagli studiosi è che sia stato inglobato nelle strutture del Battistero, eretto a partire dal 1317 al di sotto delle ultime due campate del coro, che in tal modo veniva allungato, su progetto di Camaino di Crescentino.

La Deposizione dalla Croce
La Deposizione dalla Croce

L’ipotesi è verosimile in quanto molti dipinti del Vecchio Testamento sul registro superiore appaiono troncati a causa dell’abbassamento del solaio. Quando poi i lavori di ampliamento del Duomo Nuovo naufragarono a causa di problemi economici e strutturali, la “cripta” venne riempita di materiale inerte e dimenticata.

La Crocifissione
La Crocifissione

I bottini di Siena e il leggendario fiume Diana

Merita una menzione anche il contesto geologico in cui si inseriscono le fondamenta del Duomo e le architetture della cripta. In alcuni punti, il pavimento si apre e pare precipitare in profondi cunicoli sottostanti. Questi tunnel sotterranei, chiamati “bottini”, furono scavati dai senesi nell’arco di diversi secoli durante il Medioevo per l’approvvigionamento idrico19. Siena non è attraversata da un fiume, al contrario delle vicine Firenze e Pisa che accolgono l’Arno, pertanto l’unica via per non morire di sete era quella di intercettare la falda acquifera attraverso pozzi e cunicoli.

La grande abbondanza con cui l’acqua continuava a sgorgare dal sottosuolo senese fu motivo di grande meraviglia, a tal punto da suscitare miti e leggende. In molti cominciarono a giurare di aver udito in lontananza come lo scrosciare di un torrente in prossimità dei pozzi. I testimoni asserivano di udirne distintamente il flusso nella zona di Porta Ovile e di Pian dei Mantellini. Si diffuse così la convinzione che sotto Siena si celasse un immenso fiume sotterraneo: la Diana. Secondo alcune ricostruzioni medievali, il suo ipotetico corso sarebbe dovuto passare proprio sotto il Duomo di Santa Maria Assunta. 

La ricerca della Diana

Quando, nel 1176, i frati del Convento del Carmine ricavarono un pozzo e trovarono l’acqua in grande abbondanza, sembrò finalmente di aver rintracciato il fiume sotterraneo. Nei decenni seguenti, la Repubblica di Siena finanziò imponenti lavori di scavo in tutta la città. Gli sfortunati operai, detti  “guerchi”, avevano il compito di rimuovere la roccia nella direzione da cui proveniva il rumore dell’acqua. Ma della Diana non si trovò mai alcuna traccia. La ricerca dei senesi assurse a simbolo universale di una speranza vana, tanto che persino Dante Alighieri la citò nella sua Commedia:

Tu li vedrai tra quella gente vana

che spera in Talamone, e perderagli

più di speranza ch’a trovar la Diana;

ma più vi perderanno li ammiragli

Dante Alighieri, Commedia, Purgatorio, XIII, 151-154.

Di essa rimasero solo leggende e tradizioni, scolpite nell’immaginario popolare dell’epoca. Si narra che i guerchi, nell’oscurità dei bottini, si imbattessero di tanto in tanto in inquietanti spiriti che li facevano scappare in preda al terrore. Pare che gli Omiccioli si limitassero a ballare freneticamente, mentre i Fuggisole scatenassero intensi lampi di luce nelle tenebre. Si tratta soltanto di leggende?

Samuele Corrente Naso

Note

  1. Il mito delle origini di Siena si sviluppò soltanto a patire dal XIII secolo e fu redatto in forma definitiva attraverso l’opera della famiglia Patrizi nel XV secolo: l’umanista Francesco scrisse il De originae et vetustate urbis Senae (BCSi, ms. B III 3), il vescovo Agostino il De antiquitate civitatis Senarum (Biblioteca Apostolica Vaticana Ms. Chig. G I 9). ↩︎
  2. M. Ascheri, Storia di Siena dalle origini ai giorni nostri, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2013. ↩︎
  3. Tabula Peutigeriana, sezione IV. ↩︎
  4. Tacito, Historiae, IV, 45. ↩︎
  5. L. Fusai, La storia di Siena dalle origini al 1559, Il Leccio, Siena 1987. ↩︎
  6. Itinerario di Sigerico, British Library di Londra, catalogato come MS Cotton Tiberius B. V, ff. 23v – 24r. ↩︎
  7. V. Lusini, Il Duomo di Siena, I, Siena 1911. ↩︎
  8. F. Schneider, Regestum senense. Regesten der Urkunden von Siena, I, Roma 1911. ↩︎
  9. E. Carli, Il Duomo di Siena, Siena, 1979. ↩︎
  10. AA.VV., Die Kirchen von Siena, vol. 3, Monaco, Deutscher Kunstverlag, 2006. ↩︎
  11. R. Cammilleri, Il quadrato magico. Un mistero che dura da duemila anni, Rizzoli, 2004. ↩︎
  12. R. G. Collingwood, The Archaeology of Roman Britain, London, 1930. ↩︎
  13. J. Carcopino, Le Christianisme secret du “carré magique“, Museum Helveticum, vol. 5, n. 1,‎ 1948. ↩︎
  14. Bruno Santi, Il pavimento del Duomo di Siena, Scala, Firenze 1982, ristampa 2001. ↩︎
  15. Ibidem nota 9. ↩︎
  16. Corpus Hermeticum, II-III secolo d.C. ↩︎
  17. Lattanzio, Divinae Institutiones, IV secolo. ↩︎
  18. R. Guerrini e M. Seidelgiche, Sotto il Duomo di Siena: scoperte archeologiche, architettoniche, figurative, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (MI), 2003. ↩︎
  19. D. Balestracci, I bottini, acquedotti medioevali senesi, 1987. ↩︎

Autore

Samuele

Samuele

Samuele è il fondatore di Indagini e Misteri, blog di antropologia, storia e arte. È laureato in biologia forense e lavora per il Ministero della Cultura. Per diletto studia cose insolite e vetuste, come incerti simbolismi o enigmatici riti apotropaici. Insegue il mistero attraverso l’avventura ma quello, inspiegabilmente, è sempre un passo più in là.

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