Il Duomo di Colonia: pilastro di pietra, fede e grandezza

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Tra le nebbie del Reno, svetta il Duomo di Colonia, maestoso pilastro di pietra che unisce la città al cielo, ponte simbolico tra l’uomo e la dimensione del divino. La grande costruzione gotica, frutto di secoli di storia, arte e devozione, incarna l’aspirazione medievale a trascendere la materia per cercare il sacro. La Cattedrale fu concepita come un imponente reliquiario per ospitare le spoglie dei re Magi, giunte a Colonia nel XII secolo, segno tangibile dell’intervento di Dio nella storia dell’uomo. Tuttavia, il progetto del Duomo gotico rispondeva anche, e soprattutto, a una precisa finalità politica. Come infatti quegli antichi sovrani avevano riconosciuto Cristo, così i re della terra erano chiamati a sottomettersi all’autorità dell’imperatore, vero custode e difensore della Chiesa. Riflesso architettonico di questa pretesa universale, l’edificio doveva esprimere una maestosità senza precedenti, superando per armonia, eleganza e slancio verticale ogni altra costruzione del suo tempo.

La prima cattedrale di Colonia

Il Duomo di Colonia sorge sullo stesso luogo in cui, agli albori del IV secolo, si riuniva la prima comunità cristiana della città, come dimostrato dagli scavi archeologici1. Questo piccolo nucleo di fedeli celebrava le proprie liturgie in una domus ecclesiae, un ambiente domestico non ancora elevato a edificio di culto, pressappoco dove si trova oggi il coro gotico. Qui sono riemersi i resti murari di un fonte battesimale a vasca ottagonale, dove i catecumeni ricevevano il battesimo per immersione. Dalle fonti storiche sappiamo inoltre che a quel tempo a Colonia vi fosse già un vescovo, Materno. La sua presenza è attestata al sinodo del 313, convocato a Roma da Costantino per risolvere la controversia dei donatisti2, e a quello di Arles dell’anno seguente3. Nel 355 la città, conosciuta dai Romani come Colonia Agrippina, fu conquistata dai Franchi e devastata.

Dopo un breve periodo in cui tornò sotto il controllo romano, i re merovingi ripresero definitivamente la città nel 462. Quando il grande Clodoveo I si fece battezzare a Reims intorno al 496, come racconta Gregorio di Tours4, o forse una decina d’anni dopo5, i Franchi si convertirono al cattolicesimo. Fu così che a Colonia si poté finalmente edificare una cattedrale. L’edificio, costruito durante il regno di Teodeberto I (504-548), fu innalzato su una collina nell’area della domus in cui si svolgevano le antiche liturgie cristiane. Un piccolo battistero a pianta cruciforme, eretto in corrispondenza della porzione absidale, inglobò invece il fonte battesimale paleocristiano6. Sappiamo che la cattedrale era adibita per ospitare le tombe della famiglia reale d’Austrasia. A testimoniarlo è il ritrovamento, sotto l’odierno duomo, di una ricca sepoltura femminile, attribuita alla principessa longobarda Wisigarda7, sposa proprio di Teodeberto8, e quella di un giovane di cui non conosciamo l’identità.

La cattedrale carolingia

Nel 795, sotto l’episcopato di Hildebold, una delle figure religiose più importanti del tempo e stretto consigliere di Carlo Magno, Colonia fu elevata a sede metropolitana. Per riflettere questo nuovo rango, segno del prestigio religioso e del potere carolingio nella regione renana, si decise di ampliare la cattedrale. Non è noto, tuttavia, se i lavori di costruzione siano stati avviati da Hildebold (795-818) o da uno dei suoi successori, forse Gunthar (850-863). In ogni caso, nell’857 l’opera doveva essere già a buon punto. Gli Annales Bertiniani, la cronaca franca dell’epoca, riferiscono infatti che in quell’anno un fulmine colpì la nuova cattedrale mentre era in corso una funzione liturgica, causando tre vittime9.

L’edificio, ormai completato, venne consacrato dall’arcivescovo Williberto alla presenza dell’imperatore Ludovico il Germanico il 27 settembre dell’870 o dell’87310. La chiesa era provvista di tre navate lunghe quasi cento metri e di due cori semicircolari con transetti adiacenti, contrapposti a ovest e a est, come di consueto nelle basiliche imperiali, dedicati rispettivamente a San Pietro e a Santa Maria. L’abside occidentale era fiancheggiata da torri e forse introdotta da un atrio porticato, sul modello della basilica costantiniana di San Pietro a Roma. L’ultimo ampliamento della cattedrale carolingia, che vide l’aggiunta di altre due navate laterali, si deve invece al potente arcivescovo Bruno (953-965), fratello dell’imperatore Ottone I. La grandiosità dell’edificio sanciva in tal modo lo status politico-sacrale di Colonia come uno dei centri più influenti dell’Impero ottoniano.

Le reliquie dei Re Magi

La cattedrale carolingia rimase in uso, senza subire grandi cambiamenti, per i due secoli successivi. Ma, già a partire dalla metà del XII secolo, incominciò a risultare sempre meno adeguata al crescente prestigio della città. Prestigio che si accrebbe enormemente quando, il 23 luglio 116412, l’arcivescovo Rainaldo di Dassel traslò nella cattedrale le preziose reliquie dei Re Magi che l’imperatore Federico Barbarossa aveva fatto prelevare dalla basilica di Sant’Eustorgio a Milano durante la sua discesa in Italia contro i comuni ribelli.

Il gesto aveva un valore simbolico enorme per l’epoca e costituiva un vero e proprio manifesto politico e spirituale. Per Federico Barbarossa, possedere le spoglie dei primi sovrani che avevano riconosciuto Cristo costituiva un modo per sacralizzare l’autorità imperiale e rivendicare, in chiave politica, la supremazia del potere imperiale rispetto al papato. In tal modo l’Imperatore si presentava come erede della tradizione carolingia. Come Carlo Magno aveva fatto ad Aquisgrana, Federico innalzava a Colonia un nuovo baricentro di potere a nord delle Alpi.

Con le spoglie dei Magi, la cattedrale di Colonia si elevava a santuario imperiale, divenendo una delle principali mete di pellegrinaggio in tutta Europa. Il popolo, infatti, attribuiva a queste sacre reliquie grandi miracoli di guarigione e poteri straordinari. Sul finire del secolo, l’orafo francese Nicolas de Verdun realizzò con la sua bottega la sfarzosa arca d’oro che ancora oggi le custodisce. La cassa, rivestita di lamine d’argento e rame dorato, è ornata di gemme preziose. È decorata con scene che raffigurano la Storia della salvezza, nonché con bassorilievi di re, profeti, santi, apostoli e vescovi.

La costruzione del Duomo di Colonia

L’aumento dei fedeli rese necessaria la costruzione di una cattedrale ancora più grande, degna di poter ospitare delle reliquie così importanti per la cristianità. La prima pietra del nuovo edificio fu posata dall’arcivescovo Corrado di Hochstaden il 15 agosto del 124814. Il Duomo di Colonia, concepito come un monumentale reliquiario di pietra, avrebbe dovuto superare in altezza ogni altro edificio conosciuto. Inoltre, nella visione dell’arcivescovo, era destinato a ospitare le future incoronazioni degli imperatori. Pertanto, all’architetto Gerhard von Rile, magister operandi della costruzione, fu affidato il compito di erigere una cattedrale regale nello stile che più si avvicinava a questa aspirazione di grandezza: il gotico. Il Duomo di Colonia, primo fra tutti nel Sacro Romano Impero, venne progettato per competere in eleganza e proporzioni con le grandi basiliche del Regno di Francia, come quella di Amiens, da cui trasse ispirazione15.

Il progetto previde l’edificazione del Duomo in pietra trachitica locale, relativamente tenera e facilmente lavorabile. La pianta, impostata a croce latina, comprendeva originariamente tre navate, successivamente ampliate a cinque. La copertura fu affidata a volte a crociera ogivali costolonate, secondo i canoni del gotico maturo. La costruzione della cattedrale fu un’impresa colossale, che vide generazioni di architetti e scalpellini susseguirsi per oltre sei secoli, tra difficoltà finanziarie e lunghe pause, fino al suo completamento nel 1880.

Il coro del Duomo di Colonia, luogo di pellegrinaggio

I lavori ebbero inizio dal coro, concepito con doppio deambulatorio e sette cappelle radiali, le cui proporzioni e volumi rimandano alla leggerezza del gotico rayonnant della Sainte-Chapelle di Parigi16. All’interno di queste cappelle, ornate da vetrate policrome – tra cui la più antica con episodi della Bibbia – vennero traslate le spoglie degli arcivescovi già sepolti nella precedente cattedrale carolingia. Tra essi trovò riposo anche Corrado di Hochstaden, nel 1261. La costruzione proseguì sotto la direzione del capomastro Arnold, che entro il 1304 portò a compimento il presbiterio. Il coro, slanciato e luminoso, è sostenuto da pilastri a fascio e articolato su tre livelli sovrapposti: al pianterreno si aprono strette arcate, al livello intermedio corre un triforio con bifore e, in alto, si staglia il cleristorio traforato da grandi finestre lanceolate. I fusti dei pilastri sono inoltre abbelliti da figure scolpite di Cristo, della Vergine e degli apostoli.

A partire dal 1308 subentrò nel cantiere il figlio di Arnold, Johannes. A lui si deve la definizione del programma iconografico e decorativo, concepito per prefigurare ai fedeli la visione santa della Gerusalemme celeste17. In questi anni vennero installate le vetrate policrome, animate da figure dai colori vivaci: i Re di Giuda, imberbi, e i ventiquattro vegliardi dell’Apocalisse, barbuti. Le vetrate alleggeriscono la struttura architettonica e consentono di sublimare la materia, diffondendo negli interni del Duomo una luce mistica e soffusa, quasi irreale. Il deambulatorio del coro fu concepito come un piccolo percorso di pellegrinaggio che i fedeli percorrevano per pregare davanti alle tombe degli arcivescovi e, soprattutto, innanzi al Reliquiario dei Magi. L’arca dorata venne collocata nell’area presbiteriale, appena dietro l’altare maggiore consacrato nel 1322.

La facciata

Una volta completato il coro, si diede inizio alla costruzione delle navate laterali. Nel frattempo, a partire dal 1353, l’architetto Michele di Savoia incominciò i lavori per l’edificazione della facciata occidentale18. Il prospetto, completato solo diversi secoli dopo seguendo i disegni originali, è uno dei più imponenti e armoniosi dell’architettura gotica. La facciata, suddivisa in più ordini sovrapposti, è dominata da due torri gemelle alte circa 157 metri che conferiscono all’edificio un profilo caratteristico, visibile lungo tutto il corso del Reno.

La facciata si alleggerisce progressivamente verso l’alto, districandosi in uno straordinario intreccio architettonico composto da contrafforti, finestre traforate, nicchie, guglie e pinnacoli. A piano terra si aprono tre grandi portali strombati, sormontati da cuspidi e decorati con scene bibliche e sculture di profeti, apostoli, re e santi. Sopra di essi, una serie di gallerie e di ampie finestre ogivali contribuiscono a spezzare la struttura muraria, creando un gioco raffinato in cui si alternano luci e ombre, spazi e volumi.

L’interruzione dei lavori e il completamento del Duomo di Colonia

Nei decenni successivi, la costruzione del Duomo di Colonia proseguì con alterne vicende e la direzione passò di mano in mano a diversi capimastri. Tuttavia, con il tempo, le difficoltà finanziarie e i mutamenti politici rallentarono progressivamente l’avanzamento dell’opera. Inoltre, all’inizio del Cinquecento, il gotico non rispondeva più agli ideali di armonia e bellezza che, nel frattempo, avevano ispirato il Rinascimento. Così, l’entusiasmo per la costruzione della cattedrale si affievolì. Nel 1528, quindi, il Capitolo del Duomo decise di interrompere i lavori, che avevano portato alla realizzazione del solo coro e di una parte della facciata.

Per oltre trecento anni, l’edificio rimase incompleto, venerato come il santuario delle reliquie dei Magi, ma anche malinconica testimonianza di un sogno architettonico irrealizzato. Soltanto nel XIX secolo, con il Romanticismo e un rinnovato interesse per l’arte medievale, maturarono le condizioni per la ripresa dei lavori. Nel 1842, il re di Prussia Federico Guglielmo IV diede avvio alla solenne ricostruzione nel pieno rispetto dell’originale progetto gotico di Gerhard, grazie alla conservazione dei disegni medievali. Più di sei secoli dopo la posa della prima pietra, nel 1880, il grandioso Duomo di Colonia poteva finalmente dirsi completato.

Samuele Corrente Naso

Note

  1. G. Hauser, Schichten und Geschichte unter dem Dom, die Kölner Domgrabung, Köln, 2003. ↩︎
  2. Eusebio di Cesarea, Storia Ecclesiastica, X, 5, 19. ↩︎
  3. Bibliothèque Nationale de France, Clavis canonum, Collectio Corbeiensis, Lat. 12097, fol. 91, VI secolo. ↩︎
  4. Gregorio di Tours, Historia Francorum, II, 29-30, 574-593. ↩︎
  5. F. Cardini, M. Montesano, Storia medievale, Le Monnier Università, Firenze, 2006. ↩︎
  6. U. Krings, R. Will, Das Baptisterium am Dom, Kölns erster Taufort, Köln, 2009. ↩︎
  7. O. Doppelfeld, Das fränkische Frauengrab unter dem Chor des Kölner Domes, Germania 38, Frankfurt, 1960. ↩︎
  8. Gregorio di Tours, Historia Francorum, III, 20, 27 ↩︎
  9. Annales Bertiniani, anno 857: “In urbe Colonia Agrippina, Guntario episcopo adstante, in aecclesia beati Petri nubes densissima desuper crebris fulminibus incubat, cum subito fulgorm in modum ignis per subgrundia eiusdem aecclesiae intrans, unum sacerdotem et unum diaconum unumque ex laicis interficit, ac terrae abmam coronationis“. ↩︎
  10. M. Untermann, Zur Kölner Domweihe von 870; in Rheinische Vierteljahresblätter 47, 1983. ↩︎
  11. Codex Hillinus, fol. 16v, Hs. 12, 1010-1020 circa, Biblioteca Diocesana e della Cattedrale di Colonia. ↩︎
  12. Chronica Regia Coloniensis, anno 1164, in Monumenta Germaniae Historica, SS rer Germ, 18, Hannoverae, 1880. ↩︎
  13. Di Lothar Spurzem – Opera propria, CC BY-SA 3.0 de, link all’immagine. ↩︎
  14. Chronica Regia Coloniensis, anno 1248, in Monumenta Germaniae Historica, SS rer Germ, 18, Hannoverae, 1880. ↩︎
  15. C. Pfitzner, Die Anfänge des Kölner Dombaus und die Pariser Bauschule der ersten Hälfte des 13, in Zeitschrift des Deutschen Vereins für Kunstwissenschaft 4, 1937. ↩︎
  16. R. Branner, St. Louis and the Court Style in Gothic Architecture, London, 1965. ↩︎
  17. R. Dieckhoff, Die mittelalterliche Ausstattung des Kölner Domes, in A. Wolff, Der gotische Dom in Köln, Vista Point Verlag, Köln, 2008. ↩︎
  18. J. J. Böker, Michael von Savoyen und der Fassadenriss des Kölner Domes, Köln, 2018. ↩︎

Autore

Samuele

Samuele è il fondatore di Indagini e Misteri, blog di antropologia, storia e arte. È laureato in biologia forense e lavora per il Ministero della Cultura. Per diletto studia cose insolite e vetuste, come incerti simbolismi o enigmatici riti apotropaici. Insegue il mistero attraverso l’avventura ma quello, inspiegabilmente, è sempre un passo più in là.

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