Francesco e Chiara, i grandi santi di Assisi

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Sin dall’anno mille la Chiesa traversava un periodo di forte mutamento e numerosi contrasti, sia interni che verso le autorità del potere temporale. Nel 1054 aveva origine il Grande Scisma d’Oriente a causa delle rivendicazioni giurisdizionali dell’autorità papale di Roma sugli altri patriarcati che componevano la Chiesa: Antiochia, Costantinopoli, Alessandria e Gerusalemme. Inoltre, non si era mai del tutto sopita la disputa teologica del filioque [1] che andava avanti da secoli, vale a dire se lo Spirito Santo provenga sia dal Padre che dal Figlio, o soltanto da Dio Padre, come affermava la tradizione orientale. L’aggiunta del filioque al credo niceno da parte della Chiesa di Roma fu motivo di grandi tensioni e, in ultima analisi, anche dello scisma.

Assisi
La Basilica di San Francesco ad Assisi. In primo piano: Francesco di Bernardone a cavallo di Norberto Proietti. Francesco cavaliere ritorna dalla guerra, è il tramonto dei sogni di gloria. Ma egli non sa ancora che tale fallimento lo condurrà verso una più gloriosa vittoria con Cristo.

La situazione morale della Chiesa nel XI secolo

In seguito alla sconfitta di Manzicerta (1071), l’Impero Bizantino aveva perduto definitivamente i territori del Medio Oriente. Per tale ragione, Papa Urbano II diede avvio alle crociate nel 1095, con lo scopo di riconquistare Gerusalemme. Da quel momento seguirono secoli di aspre lotte, in cui la spiritualità del papato fu spesso messa da parte a vantaggio di rivendicazioni del potere temporale. La Chiesa, secondo un’opinione diffusa, si stava allontanando dai principi di povertà e semplicità che l’avevano caratterizzata nei primi secoli dopo Cristo. I vescovi erano eletti tra le famiglie nobiliari più importanti e vigeva una ricchezza talvolta sfrenata insieme a un lusso spropositato, anche nei palazzi e negli ambienti del papato.

La Rocca Maggiore di Assisi, edificata nel 1316, fu distrutta in seguito da una sollevazione popolare. Fu ricostruita dal cardinale Egidio Albornoz nel 1356.

È in questo contesto di parziale disordine teologico-morale che iniziò la predicazione degli ordini mendicanti, i quali auspicavano un ritorno alle origini e agli insegnamenti essenziali del Cristo. Tra questi vi erano la castità, la povertà, l’umiltà. 

San Francesco d’Assisi e Santa Chiara

Giovanni di Pietro Bernardone nacque ad Assisi nel 1182. Era figlio di un ricco mercante di stoffe, Pietro da Bernardone, e della nobile Giovanna Pica. Proprio per incattivirsi il fiorente commercio nella vicina Francia, il nascituro fu ribattezzato Francesco presso l’antica Basilica di San Rufino. Secondo la visione del padre, egli avrebbe dovuto succedergli nel mestiere.

Si narra che in gioventù Francesco fosse piuttosto scapestrato. Amante delle feste era ribattezzato “re dei conviti”. Tuttavia nel 1154, un violento conflitto armato scoppiò tra la guelfa Perugia e la ghibellina Assisi distogliendo il ragazzo dai suoi divertimenti spensierati.

La Piazza del Comune e il Tempio di Minerva del 30 a.C.

Francesco si arruolò e combatté la battaglia di Collestrada al servizio della sua città, che tuttavia perse in maniera disastrosa. L’assisiate fu quindi imprigionato in un carcere perugino per un lungo anno, finché la famiglia non pagò la cauzione per liberarlo. Questa esperienza segnò Francesco in modo profondo, tanto da indurlo a rivedere totalmente la sua vita. Fu in questo periodo di prigionia che il santo incominciò nel suo cuore il lungo cammino della conversione.

La conversione di Francesco

Come racconta San Bonaventura, che ne curò la biografia, Francesco si decidette a un certo punto ad imbarcarsi come cavaliere verso la Terra Santa, dove erano in atto le crociate. Giunto a Spoleto, tuttavia, sentì una voce rimproverarlo severamente nella notte: “perché hai abbandonato il padrone, per seguire il servo?”. Francesco si avvide dell’errore che stava commettendo e decise di tornare ad Assisi, tra il totale disappunto di suo padre. Da quel momento la sua vita non fu più la stessa: egli incominciò a trascorrere sempre più tempo in mezzo ai poveri e ai lebbrosi, noncurante del pericolo di essere contagiato. 

Il Crocifisso di San Damiano

Nel 1205, mentre si trovava in preghiera davanti al crocifisso, nella derelitta chiesetta di San Damiano, udì nuovamente la voce che lo aveva scosso qualche anno prima: “Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”.

L’assisiate prese, naturalmente, alla lettera il comando. Venduta una quantità di stoffe del padre e persino il suo cavallo, offrì i soldi al sacerdote di San Damiano, affinché l’edificio potesse essere ristrutturato. Al rifiuto del consacrato, Francesco in persona si mise pazientemente al lavoro per rimetterlo in sesto pietra dopo pietra. Tuttavia, e questo il santo lo capirà soltanto dopo, vi era ben altra casa che il Signore gli aveva chiesto di riparare… si trattava della Chiesa stessa, che andava sempre più rovinando verso un baratro di pagana idolatria.

Assisi
La chiesetta di San Damiano

Il processo ad Assisi

Pietro di Bernardone era furente. Nella segreta speranza che il figlio si ravvedesse, decise di denunciarlo all’autorità civile. Francesco, di contro, chiese l’aiuto del vescovo; fu proprio nel Palazzo Vescovile, di fronte all’intera cittadinanza, che si svolse il processo. Non appena Pietro ebbe finito una terribile arringa contro il figlio, questi si spogliò di tutti i suoi vestiti e con voce fiera pronunciò il celebre discorso:

“Finora ho chiamato te, mio padre sulla terra; d’ora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre nostro che sei nei cieli, perché in lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza”.

Nel 1206 Francesco soggiornò a Gubbio da un amico. Fu qui che, per la prima volta, indossò il saio.

San Francesco con il saio nel famoso dipinto di Cimabue, presso la Basilica Inferiore

Celebre è inoltre l’incontro con il lupo, che il santo ammansì dicendo “Vieni qui, frate lupo, io ti comando dalla parte di Cristo che tu non facci male né a me né a persona”

Ritornato ad Assisi Francesco riprese a ricostruire personalmente alcune chiese, come quella della Porziuncola a Santa Maria degli Angeli.

Il perdono di Assisi e la comunità di frati

Il 2 agosto 1216 fu proclamato presso la Porziuncola il “Perdono di Assisi”, un’indulgenza plenaria che, in questo luogo, può essere ottenuta durante tutto l’arco dell’anno. Per questo motivo le incisioni sulla facciata recitano “La tua richiesta Francesco accolgo”, come risposta alla richiesta dello stesso santo:

“Che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”.

E ancora: Hic locus sanctus est (questo luogo è santo) e Haec est porta vitae aeternae (questa è la porta della vita eterna).

Il 24 febbraio del 1208, mentre assisteva la messa alla Porziuncola, fu profondamente colpito dalle parole del vangelo: “Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento. E in qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se ci sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza”. Da quel momento iniziò un periodo di intensa predicazione; molti lo seguirono, andando a costituire una prima comunità di frati. 

L’anno successivo, insieme a 12 frati, Francesco si recò a Roma con l’intenzione di chiedere al Papa Innocenzo III l’approvazione della regola di vita. Nacque così l’Ordo fratum minorum. Tornati ad Assisi, infatti, i frati si stabilirono in primitivi conventi, servendo perlopiù i poveri e i lebbrosi.

Assisi
Santa Maria degli Angeli

Santa Chiara

Fu in questo periodo che la nobile Chiara Scifi, attratta dallo stile di vita di Francesco e dei suoi confratelli, fuggì di casa la notte della Domenica delle Palme, per ricevere l’abito religioso dal santo presso la Porziuncola. L’esempio fu subito seguito da molte altre donne, tra cui la sorella Agnese, tanto che si andò formando un nuovo ordine religioso femminile: le Clarisse. 

Santa Chiara, in segno di penitenza, accettò di tagliarsi i lunghi capelli biondi che le coprivano il capo; quindi rimase ospite per un periodo presso le suore di clausura di San Paolo. La famiglia di origine, sapendola in quel luogo, l’andò a cercare, tentando di strapparla con la forza a quella vita di rinunce e preghiera. Ella, tuttavia, non desistette dal suo intento e da quel momento il padre, Favarone di Offreduccio degli Scifi, si rassegnò alla sua perdita. I familiari tentarono successivamente di rapire persino la sorella Agnese, trascinandola di peso lungo la strada. Le preghiere di Santa Chiara fecero sì che il corpo della giovane divenisse come di piombo, e ogni tentativo di trasporto fu vano.

La missione in Terra Santa e la morte di Francesco

Nel frattempo Francesco, siamo nel 1217, presiedeva il primo capitolo generale dell’Ordine Francescano e, due anni più tardi, si imbarcava verso la Terra Santa, dove era in atto la Quinta Crociata.  Qui chiese ed ottenne il permesso di incontrare nientemeno che il sultano al-Malik al-Kāmil, reggente dell’esercito saraceno e nipote di Saladino, al fine di potergli annunziare il vangelo e porre fine alle ostilità. Dopo un cortese e lungo colloquio, in cui Francesco suscitò profonda ammirazione, fu rilasciato (caso unico nel suo genere) e si diresse verso gli accampamenti crociati. 

Nel 1223 Papa Onorio III approvò una seconda regola dell’Ordine, con la bolla Solet Annuere. Il 14 settembre dell’anno successivo, mentre si trovava a pregare presso il Monte della Verna, Francesco ricevette le stigmate. E’ in questo contesto che il santo di Assisi compose il Cantico delle Creature, ad oggi considerata la prima opera della letteratura italiana di cui si conosca l’autore. 

La sera del 3 ottobre 1226 fu colto da sorella morte e salì al cielo, mentre era in preghiera presso la Porziuncola. Il corpo fu sepolto inizialmente nell’antica chiesa di San Giorgio e solo quattro anni più tardi trasferito nell’attuale Basilica di San Francesco.

La canonizzazione e la Basilica di San Francesco ad Assisi

Appena due anni più tardi Francesco fu proclamato santo da Papa Gregorio IX, e questo fu uno dei processi di canonizzazione più veloci nella storia della Chiesa! 

Il giorno dopo, il 17 luglio 1228, lo stesso Gregorio IX pose la prima pietra della costruzione della Basilica di San Francesco, che andava a costituire la chiesa madre dell’Ordine Francescano.

La Basilica di San Francesco

Chiara e la regola delle clarisse

In questo periodo Gregorio IX fece visita a Chiara, con l’intenzione di regolamentare lo stile di vita delle comunità femminili. Sorse una diatriba non di poco conto tra il Papa e la santa: il primo insisteva che le sorelle accettassero di possedere alcuni beni utili al sostentamento, ma l’altra fu irremovibile sull’intenzione di una povertà estrema, e alla fine prevalse. Dopo trent’anni di agognata attesa, fu Innocenzo IV ad approvare finalmente la regola di Santa Chiara. 

Chiara si spense in grazia di Dio l’11 agosto 1253, presso il convento di San Damiano, e circa dieci anni più tardi veniva completata la Basilica a lei dedicata, sorta presso l’antica chiesa di San Giorgio. Qui, ancora oggi, riposano le spoglie della santa. Nel frattempo, papa Urbano IV modificava la regola di Santa Chiara, istituendo la clausura obbligatoria e consentendo la proprietà privata.

Assisi
La Basilica di Santa Chiara

Samuele Corrente Naso

Note

[1] Giovanni Marchesi, “La questione del «Filioque» oggi” in La Civiltà Cattolica, n. 3180

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