Federico II e la Cattedrale di Bitonto, tra storia e tradizione

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Un’affascinante tradizione locale vuole che dalla cattedrale di Maria Assunta e San Valentino, a Bitonto, il 29 settembre del 1227 papa Gregorio IX abbia lanciato il suo solenne anatema contro Federico II di Svevia. La vicenda che portò alla scomunica dell’imperatore è ben nota: Federico II si era impegnato a sostenere la sesta crociata in Terra Santa ma, imbarcatosi da Brindisi con le truppe al seguito, aveva dovuto far ritorno in Italia a causa di una grave epidemia. Gregorio IX, pertanto, stufo dei continui rimandi della spedizione, aveva pronunciato la terribile sentenza di condanna contro di lui. In realtà, non vi sono fonti storiche che comprovino la pronuncia della scomunica proprio a Bitonto. Tuttavia, l’episodio è radicato nei racconti popolari e rivela il legame, storico e leggendario al contempo, tra la città pugliese e la figura dell’imperatore svevo.

La Porta della scomunica a Bitonto
La Porta della Scomunica nella cattedrale di Bitonto

Non è facile ricostruire le origini di questa tradizione. È molto probabile essa si sia radicata nella memoria collettiva molto tempo dopo i fatti narrati, forse interpolando luoghi, racconti e momenti storici diversi, il cui ricordo era ormai sbiadito. Tant’è che, ancora oggi, un bel portale situato sul fianco della cattedrale di San Valentino, decorato con motivi geometrici e un Cristo crocifisso sulla lunetta traforata, è chiamato “Porta della Scomunica”. Con ogni probabilità, da questo ingresso venivano semplicemente riportate al popolo le bolle pontificie. Nell’immaginario, tuttavia, non poteva esservi palcoscenico più adatto, dove ambientare l’episodio della scomunica, che la splendida e monumentale cattedrale di Bitonto. L’edificio, costruito nell’ultimo quarto del XII secolo su una pianta a croce latina con tre navate, era il simbolo della città e soprattutto dei suoi rapporti controversi con l’imperatore.

La cattedrale di San Valentino a Bitonto

La facciata a spioventi della cattedrale, tripartita da lesene, si apre sull’antistante piazza attraverso tre portali, una graziosa serie di bifore e un elegante rosone centrale. Lungo il fianco meridionale, contraddistinto dalla ripetizione di sei esafore e di arconi, è incastonata la Porta della Scomunica, che sappiamo esser stata realizzata in epoca angioina, quindi ben dopo l’epopea di Federico II.

La Cattedrale di San Valentino a Bitonto
La Cattedrale di San Valentino a Bitonto

Il portale centrale della facciata, magistralmente scolpito, presenta invece un programma figurativo incentrato sul Nuovo Testamento. Agli episodi dell’infanzia di Cristo raffigurati sull’architrave fa da coronamento, nella lunetta, l’Anastasis, con la rappresentazione della Discesa agli inferi e della Resurrezione. I doppi stipiti del portale ospitano un pregevole intreccio di motivi fitomorfi a spirale, popolato da varie creature del bestiario medievale, tra cui una sirena bicaudata. Due grifoni, appollaiati sui capitelli delle colonne laterali, a loro volta poggianti su consunti leoni stilofori, sorvegliano guardinghi l’ingresso della cattedrale. Una decorazione con foglie d’acanto corre su un grande sovrarco più esterno. L’ingresso è sovrastato dalla scultura di un pellicano, uccello che nel mito si strappa il petto per nutrire i suoi piccoli e, pertanto, è immagine della Chiesa che cura i suoi fedeli.

Il portale principale
Il portale principale

Gli interni della cattedrale di Bitonto

L’impianto della cattedrale bitontina è tipicamente romanico. La navata centrale presenta un elegante ritmo compositivo scandito dall’alternanza di pilastri e colonne, coronate da capitelli corinzi, e concluso da una copertura a capriate lignee. Le navate laterali, sovrastate da matronei, sono invece chiuse da volte a vela. Il presbiterio è introdotto da un grande arco trionfale.

Interni della cattedrale
Gli interni

Lungo la navata centrale, sotto il piano di calpestio, si può osservare un grande mosaico dell’XI secolo con la raffigurazione di un grifone, in opus sectile e opus tesselatum, riportato alla luce dagli scavi archeologici nel 1991. L’opera componeva la pavimentazione di un edificio di culto più antico. La creatura sembra procedere fiera, con la zampa anteriore sinistra sollevata, come per voler spiccare il volo. Mantiene con il becco un fiore pendente, simbolo di purezza. Il grifone, creatura mitica dalla testa d’aquila e dal corpo leonino, nel medioevo veniva spesso raffigurato come metafora della duplice natura, celeste e terrena, di Cristo1.

Mosaico di grifone nella cattedrale di Bitonto
Il mosaico pavimentale del grifone come visibile dalla navata centrale

Dei tanti elementi simbolici che si incontrano nella cattedrale bitontina, merita una menzione il tema del Volo di Alessandro Magno, raffigurato su un capitello della navata centrale. Si tratta della trasposizione scultorea di una leggenda, tratta dall’apocrifo Romanzo di Alessandro del III secolo2, secondo cui il grande condottiero macedone riuscì a far volare il proprio carro imbrigliandovi due grifoni e sollevando dei grossi pezzi di carne con delle lance.

Il volo di Alessandro Magno a Bitonto
Il volo di Alessandro Magno

L’ambone di Nicolaus, sacerdos et magister della cattedrale di Bitonto

Nei pressi dell’arco trionfale che precede il presbiterio, lungo la navata centrale, si incontra uno straordinario ambone scolpito, opera di Nicolaus, famoso architetto dell’epoca a cui si deve anche il campanile della Cattedrale di Trani. Così riferisce, infatti, un’iscrizione sullo stesso manufatto: “hoc opus fecit Nicolaus/ sacerdos et magister anno millesimo/ duecentesimo vicesimo/ nono indictionis secunde“. L’opera costituisce uno dei massimi esempi di scultura pugliese del tredicesimo secolo. L’ambone, con cassa semicircolare, è riccamente decorato con l’utilizzo di marmi, vetri policromi e madreperla, applicati tramite una tecnica a incrostazione.

L'ambone di Nicolaus a Bitonto
L’ambone di Nicolaus a Bitonto

Sulla balaustra, in posizione centrale, svetta la figura di un’aquila che sorregge il leggio, scolpito a forma di libro aperto. L’animale poggia a sua volta su un telamone rannicchiato, che sembra sostenerlo con fatica. Due colonnine tortili, agli angoli del prospetto, con graziosi capitelli con foglie di palma, sorreggono invece un leone e un bue. Nicolaus volle così raffigurare i simboli dei quattro evangelisti, il Tetramorfo, del quale si possono ancora leggere i nomi “Johannes” e “Lucas“. Lungo il bordo inferiore della base si legge invece l’epigrafe celebrativa: “docta manus me fecit ad hoc ut lectio vitae hic recitata ferat fructus mentis“.

Una lastra con la raffigurazione degli imperatori svevi?

Su un lato dell’ambone, addossata a una scalinata, è collocata una lastra con la raffigurazione di quattro misteriosi personaggi, tra cui uno assiso su un trono. Il rilievo è coevo all’ambone e con ogni probabilità faceva parte dell’originale parapetto: l’opera fu infatti smontata e rimontata nel 1720-1722 in modo incerto3. In principio vi erano certamente due rampe di accesso al leggio, a cui corrispondevano altrettanti pannelli disposti in modo simmetrico. I frammenti della seconda lastra, non più in loco, sono forse conservati in una collezione privata di Bitonto4.

La lastra degli Svevi a Bitonto
La lastra degli Svevi

Sin dalle prime letture critiche, i personaggi dell’ambone di Bitonto sono stati interpretati in vari modi. Per H. W. Schulz si trattava di una raffigurazione della Visita dei Magi, dove tuttavia manca il bambino Gesù5. A. Venturi riconobbe nella figura intronata re Salomone, accompagnato dalla Regina di Saba e due damigelle. Oggi, invece, i soggetti della lastra di Bitonto sono tradizionalmente riconosciuti come quattro differenti regnanti svevi, tra cui lo stesso Federico II. Gli storici non concordano, però, a quale delle figure debba essere associato lo Stupor mundi, né a chi corrispondano gli altri personaggi. P. Schubring sosteneva che il soggetto in trono fosse proprio Federico II6, con dei cavalieri a rendergli omaggio. Per A. Avena si trattava di Enrico VI, seguito dalla moglie Costanza e dallo stesso Federico II7.

Il panegirico di Erlangen

Nel 1954 R. Kloos ha rinvenuto un importante manoscritto presso la Biblioteca Universitaria di Erlangen, catalogato con il numero 6428. Tra i testi contenuti nel volume vi sono un panegirico in onore di Federico II e una lettera rivolta al suo giustiziere Pier delle Vigne. In entrambi gli scritti l’autore si firma come Nicolaus, in particolare egli è l”abbas Nicolaus Barensis ecclesie dyaconus” come si legge sul testo indirizzato a Pier delle Vigne.

Uno storico tedesco, H. M. Schaller, ha suggerito che il panegirico del manoscritto di Erlangen potrebbe essere stato pronunciato in occasione di una visita di Federico II a Bitonto nel luglio del 12299, mentre era di ritorno dalla sesta crociata. L’imperatore, infatti, era dovuto rientrare in fretta e furia dalla Terra Santa, dove aveva raggiunto un accordo con il sultano al-Malik al-Kamil per il controllo di Gerusalemme, poiché diverse città italiane, tra cui probabilmente anche Bitonto, si erano ribellate approfittando della sua assenza, schierandosi dalla parte del papato. Secondo Schaller, Federico II si era dunque recato sul posto per ristabilire l’ordine, venendo accolto con una solenne cerimonia nella Cattedrale di San Valentino. L’elogio di Federico II, infatti, è contraddistinto da uno stile aulico e dalla ricercata esaltazione del sovrano, caratteristiche che traspaiono sin dall’incipit:

“Magnus dominus et magna virtus eius et sapiencie eius non est numerus” […]. “Magnus est, maior et maximus, magnus quia rex Sicilie, maior quia rex Iherusalem, maximus quia imperator Romanus“.

“Grande è il Signore, grande è la sua potenza e infinita è la sua sapienza […]. Egli è grande, più grande, grandissimo: grande in quanto re di Sicilia, più grande in quanto re di Gerusalemme, grandissimo in quanto imperatore romano”.

F. delle Donne, Il potere e la sua legittimazione: letteratura encomiastica in onore di Federico II di Svevia, in Testis Temporum. Fonti e Studi sul Medioevo dell’Italia Centrale e Meridionale, 2, Nuovi segnali, Arce, 2005. Traduzione a cura dell’autore.
Un’aquila scolpita nel portale della cattedrale di Bitonto

Un monumento votivo?

Schaller non esclude che il Nicolaus sacerdos et magister che realizzò l’ambone e l’autore del dictamen federiciano possano essere la stessa persona. Ma soprattutto, secondo l’autore, il rilievo figurato con i quattro personaggi sembra ricalcare proprio il panegirico di Erlangen. Federico II sarebbe dunque rappresentato come il vero vicario di Cristo, discendente della stirpe di Davide, in contrapposizione al papato10. Per Schaller l’ambone di Bitonto è un “monumento votivo […] che rappresentò, secondo il contenuto della predica, la stirpe sveva nel senso escatologico dell’ultima dinastia imperiale prima della fine del mondo”11. Così, i quattro regnanti sulla lastra dell’ambone rimanderebbero alla simbologia dell’Albero di Jesse, la nobile ascendenza di Cristo. La figura sul trono corrisponderebbe a Federico Barbarossa, che consegna alle generazioni successive (Enrico VI, Federico II e Corrado IV) uno scettro con il giglio, simbolo della dignità imperiale. Seppur affascinante, l’ipotesi di Schaller non è ancora suffragata da evidenze storiografiche12.

Samuele Corrente Naso

Note

  1. L. Charbonneau-Lassay, Il Bestiario di Cristo. La misteriosa emblematica di Gesù Cristo, Vol. 2., Arkeios, Roma, 1994. ↩︎
  2. M. Centanni (a cura di), Il romanzo di Alessandro, Einaudi, Torino, 1991. ↩︎
  3. E. Berteaux, L’art dans l’Italie mèridionale, Parigi, 1904. ↩︎
  4. M. S. Calò Mariani, R. Cassano, Federico II. Immagine e potere, Venezia 1995. ↩︎
  5. H. W. Schulz, Denkmäker der Kunst des Mittelaters in Unteritalien. I, Dresde, 1860. ↩︎
  6. P. Schubring, Bischofsstühle und Ambonen in Apulien, Zeitschrift für Christliche Kunst, 1900. ↩︎
  7. A. Avena, I monumenti dell’Italia meridionale, Roma 1902. ↩︎
  8. R. M. Kloos, Nikolaus von Bari, eine neue Quelle zur Entwicklung der Kaiseridee unter Friedrich II., Deutsches Archiv, 11, 1954-1955. ↩︎
  9. H. M. Schaller, Il rilievo dell’ambone della cattedrale di Bitonto. Un documento dell’idea imperiale di Federico II, Archivio Storico Pugliese, 1960. ↩︎
  10. “Citharedus mirabilis et prophetarum eximius rex David in premissa auctoritate de duobus imperatoribus prophetavit, videlicet de celesti imperatore, qui ventis et mari imperat“. ↩︎
  11. H. M. Schaller, Il rilievo dell’ambone della cattedrale di Bitonto, cit. ↩︎
  12. F. Delle Donne, Città e Monarchia nel Regno svevo di Sicilia. L’”Itinerario” di Federico II di anonimo pugliese, Salerno 1998. ↩︎

Autore

Samuele

Samuele Corrente Naso

Samuele Corrente Naso è laureato in Biologia forense e lavora per il Ministero della Cultura italiano. I suoi ambiti di studio includono le scienze dei beni culturali e l’archeologia. È autore del blog Indagini e Misteri, attraverso cui svolge attività di divulgazione, in particolare sui culti, i riti e la simbologia in età antica e medievale, raggiungendo una significativa diffusione a livello nazionale e internazionale. È citato in varie pubblicazioni enciclopediche e scientifiche.

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