Il quadrato del Sator

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1.L’imperscrutabile quadrato del Sator

 

Era il 12 novembre del 1936, l’archeologo Matteo della Corte stava effettuando un sopralluogo all’interno della Grande Palestra, presso gli scavi di Pompei [1].  Lì, incisa sulla colonna LXI, stava un’inscrizione che non avrebbe dovuto esistere. Sulla superficie liscia della pietra, consunta dal tempo, facevano capolino le lettere:

 

S A T O R
A R E P O
T E N E T
O P E R A
R O T A S

 

 

Si trattava dell’enigmatica iscrizione nota come il quadrato del Sator,  uno dei più grandi e insormontabili grattacapi dell’archeologia antica.

Matteo della Corte rimase incredulo dinnanzi alla clamorosa scoperta. Il magico quadrato era già ampiamente conosciuto all’epoca, ma quasi tutti gli esemplari rinvenuti sino a quel momento risalivano all’epoca medioevale. Per questo, era opinione diffusa tra gli studiosi che tale particolarissima iscrizione dovesse essere un simbolismo attinente a quel periodo storico, tuttalpiù un lascito di qualche congregazione monastica. In realtà, già a quel tempo, rappresentavano oggetto di studio alcuni quadrati del III secolo, la cui precoce datazione cominciava a far vacillare la tesi medievalista. Tra questi, un Sator inciso su un intonaco di una casa a Cirencester (l’antica Corinium Donuborum romana) e altri rinvenuti presso il sito archeologico di Dura-Europos, in Siria [2]. In ogni caso, il rinvenimento del Sator a Pompei pareva uscito da un qualche  beffardo multiverso, poiché da allora nessuno è più riuscito a fornire una valida interpretazione storiografica del reperto.

 

Il Sator della Grande Palestra di Pompei

 

Le problematiche sulla identificazione

Il quadrato del Sator rinvenuto presso la Grande Palestra, a ben vedere, non è neanche l’unico esemplare conosciuto a Pompei. Lo stesso Matteo della Corte, infatti, rammentò di averne scoperto un altro frammento nel 1925, presso l’atrio della casa di Publius Paquius Proculus [3] [4]. L’archeologo rimase così affascinato dall’incredibile circostanza del ritrovamento, da ribattezzare il quadrato come “il Latercolo di Pompei”.

Ora, prassi consolidata nella ricerca archeologica è quella di contestualizzare un reperto in base al sito di rinvenimento. Tale pratica è fondamentale al fine di identificarne l’uso, la datazione e il significato proprio. Ci si aspetterebbe, in particolare, che una data iscrizione possa essere situata soltanto nei luoghi a cui essa è collegata, per un dato periodo storico. Laddove si ritrovasse un papiro egizio all’interno di una camera funeraria, per fare un esempio, sarebbe facile dedurre il contenuto dei geroglifici in base al contesto. Certamente i glifi riguarderebbero il defunto, o le modalità di sepoltura al tempo degli Egizi. 

 

Il quadrato senza tempo

Per il quadrato del Sator tutto ciò non è mai stato possibile. L’iscrizione, dalle caratteristiche geometriche e filologiche che affronteremo a breve, continua a comparire inspiegabilmente nei siti archeologici più disparati d’Europa e del Medio Oriente. Siti appartenenti, peraltro, ad epoche estremamente diversificate: si va dall’età paleocristiana e bizantina a quella medioevale, sino ad esemplari moderni. Il più antico ritrovamento, quello della Grande Palestra di Pompei, è datato tra la metà del I secolo e il 79 d.C.. Da questa data di riferimento, incontrovertibile poiché in quell’anno Pompei venne sommersa dall’eruzione del Vesuvio, il quadrato è stato ritrovato con una frequenza insospettabile. 

Il quadrato compare sui muri esterni di strutture religiose cristiane quanto in manoscritti secolari, sulla superficie di coppe e vasi quanto in ricercati mosaici. Dai numerosi esemplari del Centro Italia fino all’inglese Cirencester, sotto forma di incisioni grafitiche, stampe o epigrafi, il Sator non disdegna di comparire anche in struttura rettangolare o persino circolare.

 

     Il Sator di Campiglia Marittima (LI)

 

Il grande mistero

Lo straordinario mistero del quadrato del Sator, a partire dalle sue origini misconosciute e le difficoltà di studio, investe di conseguenza il suo più intrinseco significato. Nessuno, fino ad oggi, è riuscito a comprendere con certezza che cosa stesse a indicare. Alcuni studiosi hanno suggerito una soluzione numerologico-cabalistica, altri letterale e linguistica. Tali ipotesi saranno vagliate nei prossimi paragrafi del seguente lavoro, oltre ad una esauriente descrizione delle caratteristiche scrittorie del reperto. Sarà quindi proposta un’analisi del Sator, e il relativo studio, condotta dalla redazione di Indagini e Misteri. In ultimo viene redatto un elenco dei siti di rinvenimento e le principali caratteristiche di ognuno di essi.

 

 

2.Interpretazioni e teorie sul Sator

 

Il quadrato magico del Sator è formato da venticinque lettere, che sapientemente compongono cinque parole in lingua latina. La struttura è nella maggioranza dei casi di forma quadrata e palindroma in quattro direzioni spaziali. Per questa affascinate caratteristica, sin dalla sua scoperta, il Sator è stato storicamente oggetto di studi atti a decifrarne il significato.  

 

S A T O R
A R E P O
T E N E T
O P E R A
R O T A S

 

 

Traduzione letterale delle parole

Tralasciando la natura quasi “enigmistica” del soggetto, ben presto si è tentato di darne una traduzione di senso compiuto.  

Il termine SATOR è usualmente tradotto come il “creatore” oppure il “seminatore”. Tale traduzione è stata talvolta messa in relazione al senso biblico del termine, avvalorata dal fatto che non sia mai stato rinvenuto un Sator di epoca pre-cristiana. In particolare, potrebbero essere di riferimento i passi biblici: Matteo 8,3, Marco 4,2 e Luca 8,4.Tuttavia, il primo ad utilizzare il termine “sator” nell’accezione di “divinità” fu Cicerone nel 44 a.C. [De natura deorum; Tusculanae disputationes].

– AREPO non è un termine latino conosciuto. Ad oggi è comunemente diffusa tra gli studiosi l’ipotesi che possa riferirsi ad Arepos, il termine con cui alcune popolazioni galliche chiamavano il carro celtico. Tuttavia, coloro che avversano tale teoria, fanno notare che Arepos fosse un carro da guerra e non da semina. Non è chiaro, inoltre, se il vocabolo entrò a far parte effettivamente della lingua latina. Un’altra possibilità, è che il termine sia un acronimo, ad esempio: Aeternus Rex Excelsus Pater Omnipotens.

– TENET è tradotto come “tiene”, dal verbo tenere (reggere).

– OPERA indicherebbe “con cura”

– ROTAS si traduce come “ruote” ma anche le sfere celesti

 

Interpretazioni letterarie del quadrato del Sator

Alla luce di quanto appena considerato sono state proposte una molteplicità di traduzioni letterali, le quali si basano su una diversa interpretazione del termine “Arepo”. Segue un elenco della principali di esse, indicandone l’autore laddove possibile.

 

Interpretazione semantica

Osservazioni

Autori e bibliografie

A – Il seminatore, con il carro, tiene con cura le ruote. Il termine AREPO sarebbe un ablativo strumentale, con il quale si vorrebbe intendere una particolare tipologia di carro celtico. Jérôme Carcopino (1881-1970), storico francese
 

B – Il seminatore dell’Aeropago detiene le ruote dell’Opera

 

AREPO è tradotto come “areopago”, la collina sacra al dio ares. OPERA è inteso come genitivo. Enciclopedia Britannica [5]
C – Il seminatore Arepone mantiene in opera le ruote  La parola AREPO è qui il nome comune di persona Arepone. R.G. Collingwood, The Archaeology of Roman Britain, London, 1930
D – Il Seminatore di un arepo mantiene con il suo lavoro il convento AREPO indicherebbe un appezzamento terriero, dal termine latino arepenne, adattamento di un analogo vocabolo di origine gallica. ROTAS è tradotto qui come “il convento”. Andrea Brugnoli e Francesco Cortellazzo, L’epigrafe del Sator a San Michele di Arcé.
E – Il seminatore decide i suoi lavori quotidiani, il supremo areopago decide il suo destino Il termine AREPO è tradotto come “areopago”, qui nel senso di “tribunale”. ROTAS come la “ruota del destino”. La lettura è bustrofedica (sator opera tenet arepo rotas).  
F – Dio è il signore del creato
La lettura segue tale andamento, il quale richiamerebbe il movimento dell’aratro: sator opera tenet – tenet opera sator. Così facendo il termine AREPO scompare Ludwig Diehl
 

G – Il Creatore mantiene con cura le proprie opere

Qui si sottolinea una possibile matrice paleocristiana del Sator, poiché si traduce la parte reiterata Sator opera tenet  
 

H – Il lavoratore Arepo conduce con cura il suo carro.

AREPO è inteso come nome proprio di persona Jacob, 1866 [5]
 

I – Il seminatore Arepo conduce con fatica le ruote.

AREPO è inteso come nome proprio di persona A. Treichel, Zeitschrift Ethnologie XII, 1880

 

 

 

L’incipit sator/rotas

Con il procedere dei ritrovamenti, gli studiosi hanno notato alcune variazioni nella disposizione delle parole all’interno della struttura palindroma. Da quel momento, gli esemplari del quadrato del Sator sono stati catalogati in due filoni distinti.

– Il primo comprende tutti i Sator di epoca romana, per i quali è stata accertata la presenza di comunità Paleocristiane nei dintorni. Una caratteristica molto importante è che tali esemplari incomincino per la parola ROTAS.

– Il secondo filone riguarda i quadrati del Sator di datazione posteriore alla caduta dell’Impero Romano, la cui maggioranza è di epoca medioevale. Quasi tutti i quadrati magici ritrovati in questo periodo, infatti, incominciano per la parola SATOR. Vi è, inoltre, una corrispondenza chiara tra la presenza del Sator e taluni insediamenti di ordini monastici, come i Cavalieri Templari o i monaci Cistercensi.

 

Le ipotesi sulle origini paleocristiane

Dalle evidenze riguardanti la presenza del Sator nei primi secoli, nonché dalle traduzioni proposte, è nata l’idea che il Quadrato del Sator potesse avere origini paleocristiane. In particolare il termine SATOR (seminatore) richiamerebbe il passo evangelico della parabola del seminatore. In quest’ottica, il quadrato assume un significato legato al culto dei primi catecumeni. Fino alla conversione dell’Imperatore Costantino, infatti, non era permesso ai cristiani di professare apertamente la fede, ragion per cui erano costretti a farlo segretamente. L’adorazione della croce, in particolar modo, avveniva attraverso stratagemmi ingegnosi, come i cristogrammi.

In effetti, all’interno del quadrato del Sator potrebbe esservi una croce greca dissimulata:

 

T
E
T E N E T
E
T

 

                                

La stessa lettera T di TENET potrebbe essere associata alla croce stessa, come succede correntemente, ad esempio, per il segno del Tau.  

 

Lo studio di Felix Grosser

Ulteriore evidenza dell’origine cristiana del Sator venne dallo studio di F. Grosser, il quale nel 1926 riuscì ad anagrammare il magico palindromo, ottenendone le parole di senso compiuto PATER NOSTER [6]. Le restanti lettere A, O, secondo Grosser, rappresenterebbero l’alfa e l’omega dell’Apocalisse [Ap 21,6: “Io sono l’Alfa e l’Omega. Il Principio e la Fine”].

 

A
P
A
T
E
R
A PATER N OSTER O
O
S
T
E
R
O

                                                                       

Tuttavia, per il calcolo combinatorio, 25 lettere anagrammate possono dare vita a svariate frasi di senso compiuto; per tale ragione quella di Grosser non può certamente essere considerata una prova affidabile dell’origine cristiana del Sator.

 

Le critiche all’analisi di Grosser

L’ipotesi del Sator come crux dissimulata, inoltre, non spiega l’ampissima diffusione dello stesso quadrato nel Medioevo. In questo periodo storico, infatti,  non vi era bisogno di alcuno stratagemma per manifestare la fede cristiana, in una Europa dominata dal potere temporale e spirituale della Chiesa Romana.

Il ritrovamento del quadrato del Sator presso gli scavi di Pompei [Matteo della Corte, 1936], ha poi gettato ancora più ombre sulla soluzione anagrammatica di Grosser, poiché l’esemplare risultò da subito  di datazione antecedente alla stesura dell’Apocalisse di San Giovanni. In ogni caso, la simbologia dell’alfa e dell’omega è presente altresì nel libro del profeta Isaia (41,4; 44,6; 48,12), ben prima che l’Apocalisse fosse redatta, sebbene in termini assai differenti (“Chi ha operato e realizzato questo, chiamando le generazioni fin dal principio? Io, il Signore, sono il primo e io stesso sono con gli ultimi.” Is 41,4. “Io sono il primo e io l’ultimo” Is  44,6).

 

Il quadrato del Sator ha un significato che va oltre il senso letterale?

In conclusione, è ancora fortemente dibattuta l’origine e la matrice cristiana del quadrato del Sator, non essendo state trovate prove definitive a sostegno di tale tesi. Altro argomento di discussione è, parimenti, il significato intrinseco del latercolo. E’ evidente che esso, a causa della notevole diffusione in epoca medioevale del quadrato magico, debba procedere oltre la semplice (e talvolta forzata) traduzione, vero specchietto per le allodole.  Per tali ragioni, numerosi autori hanno proposto interpretazioni di svariate tipologie, dalle analisi numerologico-cabalistiche a quelle afferenti all’occultismo alchemico.

In particolare, è stato messo in evidenza che il quadrato del Sator potrebbe avere un significato di tipo anfibologico, vale a dire contenente più chiavi di lettura a seconda dell’osservatore. Così, un contadino leggerà in esso che il seminatore, con il carro, tiene con cura le ruote, ma un uomo ad un livello di conoscenza più elevata vi scorgerà che il creatore mantiene con cura le proprie opere.

Da non trascurare, inoltre, è la possibilità che il magico palindromo abbia assunto, particolarmente nel Medioevo, una funzione apotropaica. Per tale ragione, lo si ritroverebbe in una pergamena di Aurillac come augurio per la riuscita di un parto, o a Campiglia Marittima per scongiurare la caduta di fulmini sulla Pieve San Giovanni.

 

 

3.Una possibile interpretazione semiseria suggerita dall’autore [7]

 

Fede o ragione? 

Il problema della veridicità concernente le Sacre Scritture fu rilevante durante tutto il periodo medioevale e anche molto oltre. Si pensi, ad esempio, al processo contro Galileo Galilei del 1616, reo di divulgare dottrine contrarie all’insegnamento biblico.

Eresia e scomunica, nonché la scure, attendevano pertanto chi osava dubitare di qualunque affermazione fosse contenuta nella Bibbia. Dimostrare l’inesattezza delle Sacre Scritture significava mettere in discussione l’esistenza di Dio stesso poiché Egli, in quanto perfetto, non avrebbe mai potuto ispirare qualcosa che non fosse vero.

In questo contesto, assai trascurato sinora, si inserisce la divulgazione del quadrato del Sator nel Medioevo. Esso ci fornisce una chiave di lettura importante per capire realmente che cosa sia il magico palindromo.

 

Uno scomodo segreto

E’ stato ampiamente dimostrato [8] che esista una forte correlazione tra il quadrato del Sator e la presenza dei Cavalieri Templari presso i siti di rinvenimento medioevali del palindromo. Appare quanto più evidente che, nel periodo storico compreso tra l’inizio del XII secolo e la prima decade del XIV, fosse proprio l’Ordine del Tempio il divulgatore della misteriosa incisione.

Ipotizziamo che qualcuno all’interno di tale Ordine, o appartenente agli affiliati monaci Cistercensi (si tenga ben presente l’alto grado di istruzione dei sopracitati in un periodo di totale analfabetismo), avesse scoperto una verità scomoda all’interno delle Sacre Scritture.  In particolare, un’inesattezza grave che potesse mettere in discussione quanto scritto su un passo biblico. Tale imprecisione non poteva, di certo, essere divulgata apertamente. Ecco apparire l’idea di un codice indecifrabile ai non adepti, celato nei posti più imprevedibili, attraverso cui trasmettere la segreta conoscenza: il quadrato del Sator.  

 

La connessione tra il quadrato del Sator e i Cavalieri Templari

Posta l’affascinante ipotesi, è tempo di chiedersi quale potrebbe essere tale incerto passo biblico e quale la connessione con il quadrato del Sator e i Templari. E se il testo in esame fosse riferito proprio a ciò che i Cavalieri del Tempio custodivano e da cui prendevano il nome?

 

Salomone fece l’altare di bronzo lungo venticinque cubiti, largo venticinque e alto dieci. 2 Fece la vasca di metallo fuso del diametro di dieci cubiti, rotonda, alta cinque cubiti; ci voleva una corda di trenta cubiti per cingerla. 3 Sotto l’orlo, per l’intera circonferenza, la circondavano animali dalle sembianze di buoi, dieci per cubito, disposti in due file e fusi insieme con la vasca.”

 

Il passo è tratto dal secondo libro delle Cronache, capitolo 4. In esso sono rivelati alcuni dettagli della costruzione del Tempio di Salomone a Gerusalemme. Il sacro edifico era stato distrutto dal generale romano Tito (70-71) durante l’assedio della città; tuttavia i resti dell’edificio erano ancora oggetto di pellegrinaggio e, durante il periodo delle crociate, i Cavalieri Templari avevano giurato di custodirne l’area.

 

Un errore di calcolo

Nel passo riportato c’è effettivamente qualcosa di sbagliato! La vasca di bronzo che Salomone fece costruire non potrebbe esistere. O quantomeno non con quelle misure…

È un esercizio banale, infatti, confrontare le misure date attraverso il calcolo della circonferenza di un cerchio:

 

C = 2πr    con pi greco π e raggio r;

 

A ben vedere, si nota che, inserendo i valori numerici forniti dalla Bibbia, il calcolo del pi greco sia errato.  Infatti:

 

30 = 10π

 

Da cui:

 

π = 30/10= 3

 

Il reale valore di π corrisponde invece a 3,14159… con infinite cifre dopo la virgola, in quanto la costante appartiene all’insieme Q dei numeri razionali [9].  Il valore approssimato del pi greco è peraltro noto da molto prima la nascita di Cristo. Già Archimede, nel III secolo a.C. ne aveva calcolato un’ approssimazione a numerose cifre decimali.

 

Uno sguardo numerico al quadrato del Sator

L’inesattezza presente nel Libro delle Cronache appare oggi solo come una banale svista di calcolo. Tuttavia, in epoca Medioevale ben sappiamo quali implicazioni avrebbe potuto avere la  messa in discussione di un testo sacro. Sarebbe stato assai difficile poter affermare il valore reale del pi greco! Sappiamo dalla storia della matematica, infatti, che nel 1200 il solo Leonardo Fibonacci usasse correttamente il valore di π, poiché lo aveva appreso dagli arabi insieme alla corrente notazione numerica.

Alla luce di questa premessa, è ora possibile decifrare il vero significato del quadrato del Sator. Lo faremo attraverso un’appropriata chiave di lettura  di tipo matematico.

Analizziamo, dunque, il magico palindromo. Esso è composto da 3 quadrati concentrici: 

 

S A T O R
A R E P O
T E N E T
O P E R A
R O T A S

 

Ciò implica che, procedendo lungo una qualsiasi delle diagonali del quadrato, si incontrano esattamente tre lettere, o simboli. Tale considerazione non è affatto banale; in alcuni rinvenimenti del Sator troviamo proprio le indicazioni delle diagonali del quadrato: disegnate affianco allo stesso (Pompei),

 

 

o esplicitamente indicate (pietra di Stenay di Rennes le Chateau).

 

 

Il criterio risolutivo

La chiave di risoluzione per comprendere il significato del quadrato del Sator è il criterio matematico così definito:  si scriva in sequenza il numero di volte in cui compare il simbolo più frequente per ognuno dei 3 quadrati concentrici. Per quanto riguarda i simboli con la stessa cardinalità (che compaiono lo stesso numero di volte), se ne sommano i valori. Il criterio può apparire complesso, ma in realtà è molto semplice: vediamolo nel concreto.

 Il quadrato più interno contiene una sola lettera (N), che compare una volta.

 

S A T O R
A R E P O
T E 1 E T
O P E R A
R O T A S

 

Il quadrato successivo contiene quattro volte E, la lettera più numerosa.

 

S A T O R
A R 4 P O
T 4 1 4 T
O P 4 R A
R O T A S

 

Scrivendo in sequenza i  numeri ottenuti avremo, pertanto: 14. Si procede ora al quadrato più esterno.

 

S 4 4 4 4
4 4 4 P 4
4 4 1 4 4
4 P 4 4 4
4 4 4 4 S

 

 

Ora, risulta evidente come nell’ultimo quadrato compaiano:

– Quattro volta la lettera O

– Due volte R, ma poiché la stessa lettera si ritrova altre due volte nel quadrato intermedio, anch’essa ha frequenza pari a quattro [10].

– Quattro volta la lettera A

– Quattro volta la lettera T

 Sommando la cardinalità delle cifre, il risultato è di sedici. Possiamo, pertanto comporre la sequenza 1416.

 

Il valore del pi greco

È facile intuire, a questo punto, che ponendo il numero dei quadrati davanti la sequenza ottenuta, magicamente appare il valore di: 3,1416. Esso è esattamente il valore di π, calcolato con approssimazione alla quarta cifra dopo la virgola.

Qualcuno potrà interrogarsi, a questo punto, sulle lettere non conteggiate: la S e la P. Ebbene, esse potrebbero indicare proprio la dicitura Signum π.

Il pi greco… è certamente  Colui che tiene con cura le ruote!

 

 

4.Conclusioni 

Le  conoscenza celata

Il quadrato del Sator potrebbe rappresentare, pertanto, il modo in cui i religiosi presero a tramandarsi segretamente la conoscenza del vero valore del pi greco.  I primi ad accorgersi dell’errore del passo biblico (2 Cronache 4) dovettero essere i cristiani del primo secolo dopo Cristo, in particolare qualcuno che avesse familiarità con le scienze della costruzione. Da quel momento in poi, infatti, il quadrato del Sator è principalmente inciso su costruzioni, soprattutto se con elementi architettonici tondi. Si pensi, ad esempio, al magnifico Duomo di Siena. Potrebbe non essere casuale, inoltre, il fatto che gli esemplari di quel periodo iniziassero proprio dalla parola ROTAS (ruota).

Inizialmente il Sator fu certamente utilizzato come semplice promemoria, verosimilmente da architetti e capomastri, con la sola esigenza di tramandare il valore di π.

È possibile che nel Medioevo alcuni ordini monastici, tra cui certamente i  Cavalieri Templari, custodi dell’Ordine del Tempio di Gerusalemme, fossero a conoscenza del vero significato del quadrato magico? La costruzione di molte opere architettoniche nei secoli XII-XIV, infatti, era affidata a capimastri proprio dell’Ordine Templare e Cistercense. E’ probabile che nacque, pertanto, l’esigenza di tramandarsi segretamente il valore esatto del pi greco, senza incorrere nella scomunica e nell’eresia, poiché in contrasto con quanto scritto nelle Sacre Scritture. I Templari iniziarono così a incidere il magico palindromo sulle costruzioni stesse che andavano edificando. Da qui la presenza del Sator su campane, muri esterni e facciate delle chiese, nonché la realizzazione di esemplari circolari (Aosta, Sermoneta).

 

Il pi greco e le infinite cifre

Un altro aspetto degno di approfondimento è la natura stessa del π. Si tratta di un numero molto particolare, in quanto irrazionale. Questo aspetto comporta la presenza di infinite cifre dopo la virgola (3,1415……..). Infinite cifre significa anche una quantità di informazione infinita:  qualsiasi cosa si cerchi nel pi greco, la si può trovare. Nelle cifre decimali di tale costante è possibile trovarvi, con un’opportuna codifica, il codice genetico dell’uomo in perfetta sequenza, l’intera divina commedia e persino la Bibbia stessa. Ai Cavalieri Templari, appassionati cultori di scienze esoteriche, non doveva essere sfuggita tale particolarità. Il pi greco, oltretutto, si compone del numero 3, simbolo della Trinità, e dell’infinito, il creato nella sua interezza.

Se la tesi esposta fosse corretta, ciò spiegherebbe il motivo per cui il quadrato del Sator era oggetto di particolare attenzione e venerazione. E, in un certo senso, perché lo è ancora.

Impossibile dimostrare, invece, se il latercolo magico contribuì alle accuse di eresia con cui i Cavalieri del Tempio furono sciolti nel 1314, o se fosse addirittura collegato all’idolo chiamato Bafometto, che costò il rogo a Jacques de Molay [11].

Comunque sia, il nostro viaggio è giunto al termine; lasciamo i lettori con un passo della Bibbia, che ci ha accompagnato nella risoluzione di questo mistero e che, a ben vedere, è proprio il pi greco:

Esodo 3,14: Dio disse a Mosè: “Io sono Colui che sono”.  

 

 

5.Siti di rinvenimento e censimento

Per completezza al lavoro svolto, in ultimo viene fornita una visione d’insieme degli esemplari ritrovati, dei siti archeologici di rinvenimento e delle probabili datazioni.

Segue, pertanto, un censimento dei principali esemplari del quadrato del Sator sinora scoperti, con descrizione e datazione. L’ordine è in base temporale, procede quindi dal più antico al più recente.

 

ITALIA

Metà del I secolo – 79 d.C.

Pompei (NA), Grande Palestra

 

 

Ritrovamento di Matteo della Corte. Alle parole del Sator erano aggiunte superiormente le scritte

SAUTRAN VAL-S;
e inferiormente
INŌ;
SAUTRAN VALE;
Oltre alla rappresentazione di un triangolo.
L’esemplare è oggi conservato, sebbene non più leggibile, presso l’Antiquarium di Pompei.
 
Metà del I secolo – 79 d.C.

Pompei (NA), Casa di P. Paquio Proculo in via dell’Abbondanza

 

Ritrovamento di Matteo della Corte. L’esemplare presentava le sole lettere centrali del quadrato, poiché le altre erano andate perdute.

E N E T
R E P O
A T O R
L’esemplare è oggi interamente perduto.
 

IV secolo

ROMA, Basilica di Santa Maria Maggiore

 

Inciso grossolanamente su un muro nei sotterranei. Il quadrato magico incomincia qui dalla parola “rotas”. E’ affiancato dalle scritte palindrome Roma summus amor e Roma olim milo amor.

 

VIII secolo
Capestrano (AQ), Chiesa di San Pietro ad Oratorium Su una lastra, a rovescio, posta sulla facciata; Il Sator è, infatti, situato a sinistra del portale, ad altezza visiva.
IX secolo

Modena

 

Presso la Biblioteca Capitolare del Duomo, su un manoscritto [Cod. I 4]. In forma lineare, segue un verso sul divieto di ubriacarsi e fornicare.

 

IX secolo

Montecassino

 

Su un manoscritto [Cod. 384 f. 154] della Biblioteca dell’eremo di Montecassino. L’esemplare riporta la parola ARPOS anziché AREPO.

 

XI secolo

Acquaviva Collecroce (CB), Chiesa di S. Maria Ester.

 

Sopra l’arco del campanile, su uno stemma e iniziante da “Rotas”

 

XII secolo

Aosta, Collegiata di Sant’Orso

 

 

All’interno di un mosaico a tema mitologico. Più esternamente al quadrato del Sator compaiono le scritte:

 

† INTERIUS DOMINI DOMUS HEC HORNATA DECENTER

† QUERIT EOS QUI SEMPER EI PSALLANT REVERENTER

 

Licenza dell’immagine: si veda nota [a].

 

XII secolo, 1177?

 Campiglia Marittima (LI), Pieve di San Giovanni

 

 

Sotto un cornicione esterno della Pieve San Giovanni. L’esemplare è in forma rettangolare.

Si rimanda all’apposito ed esauriente articolo del sito.

 

XII secolo?

Vercelli, Biblioteca Capitolare.

 

Su un manoscritto (Codice CXXI), preceduto da salmi e preghiere.

 

 

XIII secolo

Siena, Cattedrale di Santa Maria Assunta

 

Quadrato del Sator a Siena

 

Ad altezza visiva, sul lato sinistro del Duomo. Rimandiamo all’articolo del nostro sito

 

 

XIII secolo

Bolzano, Castel Mareccio

 

Sulla torre vicino una finestra del terzo piano.

 

XIII secolo?

Deliceto (FG), chiesa di Santa Maria Annunziata

 

Su una parete esterna.

 

 XIII secolo
Arcè (VR), Chiesa di San Michele   Sull’archivolto del portale laterale a sud. 

XIII secolo

Magliano de’ Marsi (AQ), Chiesa di Santa Lucia

 

 

Su una formella sulla facciata, tra le zampe di una figura mitologica.

 

XIII secolo

Pescarolo e Uniti (CR), Chiesa di San Giovanni Decollato  

 

 

Su un mosaico, vicino l’altare maggiore.

 


XIII secolo

Monterubbiano (AP), Chiesa di Sant’Agostino 

 

Anticamente inciso su una campana, l’esemplare è oggi purtroppo perduto.

 

XIII secolo

Paggese di Acquasanta Terme (AP), Chiesa di San Lorenzo

 

Su un affresco del pittore Stefano Di Pietro nel fonde della sala “del Parlamento”.

 

XIII secolo

Genova

 

Su un documento del 1259, Archivio di Stato di Genova

 

XIV secolo

Brusaporto (BG), Via Castello

 

Inciso su una parete laterale della via per il Castello dei Rivola.

 

 XIV secolo

Todi (PG), Museo delle Lucrezie

 

Su una lastra.

 

XIV secolo

Sermoneta (LT), Abbazia di Valvisciolo

 

 

Nel chiostro dell’abbazia templare. Il quadrato del Sator presenta forma circolare.

 

XV secolo

Canavaccio, frazione di Urbino (PU), Chiesa di Sant’Andrea in Primicilio

 

Su una campana di bronzo nel campanile della chiesa. La campana, tuttavia, proviene dal più antico Castello di Gaifa di Montefeltro.

 

XV secolo

Fabriano (AN), Chiesa di Santa Maria in Plebis Flexiae

 

Sulla campana della chiesa

 

XVI secolo

Verona, Palazzo Benciolini

 

Nel cortile interno del Palazzo Benciolini.

 

 XVI secolo

Issogne (AO), Castello  

 

 XVII secolo

 Campotosto (AQ), Chiesa di Santa Maria Apparente

 

 

Nella cripta della chiesa.

 

XVIII secolo

Ascoli Satriano (FG)

 

 

 Sulla facciata della chiesa del SS. Sacramento (XVIII secolo).

 

XIX secolo

Collepardo (FR), Certosa di Trisulti

 

 

Affresco di Filippo Balbi nel corridoio dell’antica Farmacia.

 

 

 

 

FRANCIA

Rennes-le-Château, pietra di Stenay

 

 

La pietra di Stenay, scoperta da M. Rivart nel 1873, riportava le lettere disposte sulle diagonali del quadrato del Sator, una indicazione direzionale e una croce.

La pietra è andata perduta durante la Grande Guerra. Una riproduzione è oggi conservata  presso il Cercle Saint Dagobert II di Stenay.

 

Rennes-les-bains

 

Inciso sul retro della testa di un menhir raffigurante Dagoberto II. Oggi conservato presso il museo comunale di Rennes-les-bains.

 

 

Fontgillarde

 

Su una casa

 

Loches

 

Presso il castello

 

Lugdunum

 

Nel sito archeologico dell’antica colonia romana

 

Tarascon

 

Su una parete del castello

 

Rochemure

 

In una cappella sotto il castello, chiesa di San Lorenzo

 

Aurillac (Alvernia)

 

Su un manoscritto, come augurio per una partoriente

 

Le -Puy- en-Velay

 

Vicino la chiesa di Santa Clara

 

Jarnac –Champagne

 

Su un edificio

 

Narbonne

 

Su un affresco

 

Grenoble

 

 

Su una porta in legno

 

Opoul

 

Tra le rovine del castello

 

Valbonnais

 

Su un architrave della Maison de Justice

 

Oppède (Vaucluse)

 

 

Su un blocco murato

 

Galamus

 

In una grotta dell’eremo

 

Château de Bonaguil

 

Su una parete del castello.

 

Flavigny-sur-Ozerain 

Su un manoscritto della Biblioteca presso l’omonimo monastero, nella due forme:

 

R O T A S
A DR E P O
T E N A T
O P E R A
S A T O R

 

S A T O R
A DR E P O
T E N A T
O P E R A
R O T A S

 

 

 

 

INGHILTERRA

Cirencester

 

 

Originariamente sulla parete di una casa del III secolo, presso la colonia romana di Corinium Dobunnorum. Oggi il Sator è custodito nel museo archeologico di Cirencester.

Licenza dell’immagine in nota [b].

 

Great Gidding (Cambridgeshire)

 

Su un supporto di legno ottagonale nella chiesa di Saint Michel.

 

Rivington

Su una pietra del cimitero

 

Manchester

 

 

Su un frammento di un’anfora del II secolo conservata presso il museo archeologico di Manchester.

 

 

GERMANIA

Hamersleben
Halberstadt
Rosenheim
Oberraudorf

 

Spagna

San Giacomo di Compostella

 

Ungheria

Altofen – Aquincum

 

ROMA TIBI SUB

TA

R O T A S
O P E R A
T E N E T
A R E P O
S A T O R

 

Su una tegola di una villa romana del II secolo

 

 

Siria

Dura-Europos

 

Ρ Ο Τ Α Σ
Ο Π Ε Ρ Α
Τ Η Ν Η Τ
Α Ρ Η Π Ο
Σ Α Τ Ο Ρ

 

 

Presso il sito archeologico, sul quale giacciono i resti di una colonia romana del terzo secolo. Sono stati rinvenuti 5 esemplari, tra cui uno scritto in greco.

 

 

Samuele Corrente Naso

 

NOTE

[1] Matteo Della Corte, Rendiconti Accademia Pontificia, 1936; Notizie degli scavi, 1939

[2] Yale University and the French Academy of Inscriptions and Letters, The excavations at Dura-Europos, Preliminary report V (1934), 159, no. 481 and  Preliminary report VI (1936), 486, no. 809; Annali della R. Scuola Normale Superiore di Pisa, ser. 2, vol. 3 (1934).

[3] Matteo Della Corte, Notizie degli scavi, 1929

[4] La casa è situata all’interno della Regio I, Insula VII, Domus I.

[5] Rino Cammilleri, Il Quadrato magico

[6] F. Grosser, Ein neuer Vorschlag zur Deutung der Sator-Formel, Archiv für Religionwissenschaft, XXIV 1926.

[7] Il seguente testo, nonché le immagini, sono di proprietà dell’autore del sito Samuele Corrente Naso. Non possono essere utilizzati, copiati o modificati senza autorizzazione. Copyright © 2013.

[8] Anna Giacomini, Enigma templare “Sator”, 1999

[9] Banalmente: non può essere espresso sotto forma di frazione.

[10] Si noti che la scelta di includere la frequenza di R nel quadrato più esterno, e non in quello intermedio, dipende dalla direzione delle diagonali. Infatti, le diagonali procedono dall’esterno verso l’interno, condizione che implicherebbe di svolgere il seguente procedimento in quella direzione, cioè dal quadrato più esterno a quello più interno. Tuttavia, per comodità di scrittura, stiamo procedendo nella direzione inversa.

[11] Si tratta dell’ultimo Gran Maestro dei Templari.

[a] Immagine con licenza  Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported tratta da Wikipedia. Autore: Laurom. Link immagine.

[b] Foto da: link immagine.  Autore: Throwawayhack. Licenza:  Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported