Una struttura con la pianta di un ottagono, cinta da otto torri anch’esse ottagonali, imponente e misteriosa si erge su una brulla collina non lontana da Andria, in Puglia. È Castel del Monte, l’edificio voluto dall’imperatore Federico II di Svevia intorno al 1240, un gioiello dall’affascinante architettura simbolica, matematica e cosmologica. Per la sua realizzazione il sovrano impiegò i marmi più pregiati e le migliori maestranze di quel tempo, realizzando un’eccezionale commistione stilistica in cui elementi della tradizione classica si fondono con forme gotiche, bizantine, islamiche e arabo-normanne, a testimonianza del vivace carattere cosmopolita della corte federiciana. Eppure, nessuno sa con certezza perché Federico II fece erigere questa straordinaria costruzione, né che cosa fosse davvero. L’edificio sembra poco fortificato per essere un castello; spoglio per la residenza di un sovrano. Ma Castel del Monte era soprattutto un segno: come una grandiosa corona di pietra, rappresentava il potere dell’imperatore sulla terra.

La datazione dell’edificio
Non è chiaro quando Federico II decise di costruire una fortificazione a diciassette chilometri da Andria, su un’altura dell’altopiano delle Murge. Si conosce con precisione storiografica soltanto una data, tratta dal Registro della cancelleria di Federico II: il 29 gennaio 1240, infatti, l’imperatore ordinava al giustiziere di Capitanata, Riccardo da Montefuscolo, di acquisire i materiali per l’actractus del castello “quod apud Sanctam Mariam de Monte fieri volumus“:
“Poiché vogliamo vedere realizzato con la massima sollecitudine il castello che intendiamo far costruire presso Santa Maria de Monte per tuo tramite, benché non sia di tua giurisdizione, ti incarichiamo, come nostro fedele, di far realizzare questo actractus con calce, pietre e con tutti gli altri materiali necessari, senza alcun indugio”.
Registro della cancelleria di Federico II, traduzione a cura dell’autore1.
Gli storici hanno dibattuto a lungo se tale annotazione fosse da riferirsi all’inizio dei lavori, o piuttosto a una loro fase più avanzata, sulla base delle interpretazioni date al termine actractus, se cioè questo fosse il pavimento (astracus)2, la copertura sommitale o un’altra parte dell’edificio. Oggi, invece, è ritenuto più certo che il termine indicava genericamente tutto il “materiale da costruzione”3. Pertanto, è assai probabile che il 1240 coincida con l’avvio del cantiere edilizio.
In ogni caso, i lavori dovettero procedere in modo molto spedito. Infatti, nello Statutum de Reparatione Castrorum, l’elenco delle comunità tenute alla riparazione dei castelli regi, redatto tra il 1241 e il 1245, veniva ricompreso anche Castel del Monte, indizio che l’edificio andriese in quegli anni fosse già completato4. Alla manutenzione della struttura, si legge nel documento, dovevano provvedere le città di Bitetto, Bitonto e Monopoli. Poco si sa, invece, della citata chiesa di Santa Maria del Monte, forse una preesistente struttura longobarda e poi normanna, inglobata nel castello di Federico.
Un castello tra Oriente e Occidente
Sovrano dalla strabiliante cultura e dal raffinato gusto artistico, a Castel del Monte lo Stupor mundi Federico II si fece promotore di un particolare stile architettonico che coniugava la tradizione occidentale cristiana e bizantina con gli influssi provenienti dal Medio Oriente. D’altronde, egli stesso costituiva un ponte tra questi mondi lontani, tra l’Europa e le terre dei Saraceni. Alla sua corte venivano accolti i migliori matematici, astrologi e filosofi musulmani. L’imperatore intratteneva inoltre una dotta corrispondenza con il sultano d’Egitto, al-Malik al-Kamil, quasi un’amicizia culminata con lo storico accordo della sesta crociata: grazie ai buoni rapporti, Federico II aveva ricevuto Gerusalemme senza combattere, autoincoronandosi re della città nel 1229 e potendo ammirare personalmente le sue preziose architetture.

Ecco perché, a Castel del Monte, su possenti torri dal sapore mediorientale furono innestate eleganti bifore gotico-cistercensi, mentre la ripetizione dell’ottagono rimandava alla pianta della Cupola della Roccia, così come alla simbologia cristiana della resurrezione. I maestri costruttori dell’edificio non mancarono, inoltre, di inserire citazioni stilistiche bizantine e di derivazione arabo-normanna, soprattutto negli archi e nei motivi ornamentali. Le fonti medievali non indicano chi abbia realizzato il progetto di Castel del Monte, ma si è speculato che possa essere stato il fidato architetto di corte Riccardo da Lentini o lo stesso Federico II.
Castel del Monte, un’architettura simbolica
La simbologia del numero otto caratterizza fortemente l’architettura di Castel del Monte. L’edificio è a pianta ottagonale, così come ciascuna delle otto torri angolari e il cortile interno. Otto sono anche le finestre che, dal piano nobile, si affacciano sul perimetro esterno. Di queste, sette sono bifore, mentre soltanto una, rivolta in direzione della fidelis Andria, è trifora. Il motivo di questa precisa scelta architettonica, che interrompe la simmetria dei prospetti, non è chiaro. Un’ipotesi vuole che Federico II abbia voluto in tal modo omaggiare le sue defunte mogli, Jolanda de Brienne e Isabella d’Inghilterra, sepolte nella Cattedrale di Andria. Il portale d’ingresso principale, situato sul lato orientale, presenta un interessante connubio di elementi classicheggianti, come il grande frontone cuspidato, forme gotiche e influssi mediorientali.

Gli interni di Castel del Monte, contraddistinti dall’accostamento di marmo bianco, breccia corallina e pietra calcarea, si mostrano sontuosi e solenni, sebbene la maggior parte delle decorazioni sia andata perduta. L’edificio si articola su due livelli, ciascuno con otto ampie sale di forma trapezoidale. Il piano nobile è raggiungibile tramite una coppia di eleganti scale a chiocciola. I vani sono coperti con volte a crociera e volte a botte; le chiavi di volta sono decorate con originali sculture fitoformi e antropo-zoomorfe, tra cui spicca la curiosa testa di un fauno. Aveva forse una funzione di rappresentanza, invece, la grande stanza situata al primo piano in corrispondenza del prospetto principale, provvista di alto camino, detta “sala del trono”.

La vasca marmorea
Sul cortile interno si affacciano tre portali d’accesso e, sul piano superiore, altrettante porte-finestre. Al centro dell’atrio un tempo si trovava una monumentale vasca marmorea, anche questa di forma ottagonale. Questa struttura dovette esistere almeno sino ai primi decenni del XIX secolo, epoca in cui viene ancora documentata, seppur in maniera ambigua, dai cronisti dell’epoca. Il magistrato di Andria R. Colavecchia, nella seconda metà del Settecento, riferiva che “si vede una pila, o sia vaso di marmo bianco ottagono, di una grandezza che fa stupore, come si sia potuto trasportare sull’altezza di quel monte”5. Solo nel 1842 il canonico R. D’Urso ne attestava l’avvenuta distruzione: “venne rusticamente ridotta in brani una vasca di marmo, ch’io ricordo aver veduta nel cortile, la quale aveva dei sedili incavati”6.

È stato ipotizzato che tale vasca potesse servire per raccogliere l’acqua di una fontana a getto7, che veniva convogliata da cinque cisterne, collocate su altrettante torri dell’edificio, mentre una sesta era interrata sotto il livello di calpestio del cortile. Sulla questione, tuttavia, non vi è ancora concordanza tra gli studiosi e le stesse fonti letterarie sono state oggetto di critica8.
Castel del Monte, un castello o un tempio?
La particolare architettura di Castel del Monte, caratterizzata dall’assenza di alcune tipiche strutture di un castello, come il ponte levatoio e i merli sulle torri, nonché dalla mancanza di cucine e di altri ambienti destinati alla vita conviviale, ha alimentato nel tempo molte ipotesi sulla sua originaria funzione. Qualcuno vi ha visto la rappresentazione simbolica di un enorme pozzo sacro, legato all’archetipo medievale della conoscenza; altri una raffinata residenza, dedicata alla caccia e al benessere, sul modello degli hammam arabi; altri ancora un osservatorio astronomico. Tutte queste interpretazioni, insieme al mito della sua perfezione strutturale, hanno contribuito ad alimentare l’aura di mistero che ancora oggi avvolge questo suggestivo edificio. Ma cosa c’è di vero?

Per decenni si è creduto che la pianta di Castel del Monte fosse un perfetto ottagono regolare inscritto in un cerchio. In realtà, le moderne tecniche di rilevazione hanno evidenziato alcune imprecisioni di edificazione, cui gli stessi costruttori hanno tentato di porre rimedio9. Si tratta di pochi e sufficienti centimetri per rivelare come l’edificio non fosse stato concepito per raggiungere una cosiddetta perfezione “sacra”, ma per rispondere alle esigenze reali e concrete di un castello. Infatti, semplicemente come castrum è citato nel Registro della cancelleria di Federico II: una fortezza difensiva, ben integrata nel sistema castellare dell’imperatore in Puglia10. Inoltre, la mancanza di merlature o apparenti strutture difensive non è affatto un unicum, in quanto vari castelli federiciani presentano caratteristiche simili, tra tutti il Castello Svevo di Bari.

È probabile che, in origine, Castel del Monte fosse circondato da alcune costruzioni di contenimento, tra cui almeno una cinta muraria e varie strutture provvisorie in legno. L’intera collina di Santa Maria del Monte doveva brulicare delle consuete attività lavorative e militari di un castello medievale.
Castel del Monte, simbolo di un’investitura divina
D’altra parte, è riduttivo definire Castel del Monte soltanto come una fortificazione difensiva. Il suo portale fu concepito per essere un maestoso ingresso cerimoniale, destinato a ricevere ospiti d’alto rango. Questi nobili visitatori, diretti a Castel del Monte lungo le direttrici dell’antica Via Traiana, dovevano avere infatti l’impressione di recarsi in un luogo dall’eccezionale importanza rappresentativa. La forma stessa dell’edificio ricalcava quella di una monumentale corona di pietra, simbolo del dominio dell’imperatore, baluardo che rendeva manifesta la sua grandezza.

Ma Castel del Monte era anche il sigillo di un’investitura divina. Federico II governava in nome di Dio e pertanto il castello si configurava come un perfetto tempio cosmico, immagine dell’ordine dell’universo, di cui non a caso richiamava gli elementi fondamentali: la terra e l’aria, connesse dalla sua struttura aperta, l’acqua della grande vasca al centro del cortile, la luce che penetrava dalle finestre nelle stanze interne. La dimensione del tempo, invece, veniva espressa attraverso la simbologia dell’otto, espressione dell’eternità alla maniera dei fonti battesimali antichi. L’ottagono, forma intermedia tra la geometria del quadrato e del cerchio, tra il creato e la perfezione celeste, figurava la missione stessa di Federico II, chiamato a essere il mediatore tra il mondo terreno e quello divino.
Samuele Corrente Naso
Note
- “Cum pro castro, quod apud Sanctam Mariam de Monte fieri volumus, per te, licet de tua iurisdictione non sit, instanter fieri velimus actractum, fidelitati tue precipiendo mandamus, quatenus actractum ipsum in calce, lapidibus et omnibus aliis oportunis fieri facias sine mora […]”. C. Carbonetti Vendittelli, Il registro della cancelleria di Federico II del 1239-1240, 2002. ↩︎
- J. -L. -A. Huillard-Bréholles, Historia diplomatica Friderici Secundi; sive Constitutiones, privilegia, mandata, instrumenta quae supersunt istius imperatoris et filiorum ejus. Accedunt epistolae Paparum et documenta varia, Paris, 1859. ↩︎
- D. Leistikow, Il mandato del 1240 dell’imperatore Federico II per Castel del Monte, 1993. ↩︎
- E. Winkelmann, Statuto sulla riparazione dei castelli, negli Acta Imperii inedita, 1880. ↩︎
- R. Colavecchia, Andria Città nel Regno di Napoli nella provincia di Bari. In Delle città d’Italia e sue isole adiacenti compendiose notizie sacre e profane compilate da Cesare Orlandi, II, Perugia 1772. ↩︎
- R. D’Urso, Storia della Città di Andria, 1842. ↩︎
- D. Leistikow, Il mandato del 1240, cit. ↩︎
- M. Ambruoso, Castel del Monte: un tempio “virtuale”, in Castel del Monte e il sistema castellare nella Puglia di Federico II, 2001. ↩︎
- W. Schirmer, Forschungsergebnisse der Jahre 1990 bis 1996, 2000. ↩︎
- R. Licinio, Castel del Monte e il sistema castellare nella Puglia di Federico II, Edizioni del Sud, 2001. ↩︎


