Un enigma chiamato Castel del Monte

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Federico II di Svevia fu un sovrano illuminato. Uomo dalla strabiliante cultura – i suoi contemporanei lo appellarono giustappunto come lo Stupor Mundi dell’umanità – fu promotore di un particolare gusto architettonico che seppe coniugare la tradizione occidentale con gli stilemi provenienti dal Medio Oriente. Il Regno di Sicilia, durante la sua amministrazione (1198 – 1250), vide fiorire straordinarie costruzioni, edifici di culto d’assoluta bellezza e fortificazioni impenetrabili, come Castel del Monte. Tale stagione di rinnovamento fu permeata di quell’affascinante conoscenza simbolica che contraddistinse il gotico: ogni cosa recava in sé un messaggio da trasmettere e tramandare, tutto assumeva una dimensione di mistico esoterismo.

Federico II di Svevia incoronato Imperatore, tratto dallo Speculum historiale di Vincenzo di Beauvais

Un ponte tra due mondi

La simbologia medievale non nasce certamente con Federico II, beninteso, ma egli ne fu un acceso testimone. Il sovrano possedeva una ricca corte nella quale si confrontavano tra loro i migliori matematici, astrologi e filosofi dell’epoca, tra cui il famoso Michele Scoto. Non deve sorprendere, pertanto, come tale articolato corpus di conoscenze si possa rintracciare a pieno titolo nelle costruzioni federiciane.

Federico II fu, durante tutto l’arco della sua vita, uno straordinario ponte tra due mondi, ebbe l’ardire di conciliare l’Occidente cristiano con la cultura millenaria dei Saraceni, all’epoca aspramente in lotta tra loro. I contatti tra l’Imperatore e il sultano d’Egitto, al-Malik al-Kamil, tra le quali bisogna annoverare alcune brillanti digressioni filosofiche, erano culminate con lo storico accordo sancito durante la VI Crociata. Federico II, grazie ai buoni rapporti coltivati per anni con i “rivali musulmani”, aveva ricevuto Gerusalemme senza combattere, proclamandosi re della città nel 1229. Egli ebbe così l’opportunità di visionare personalmente le tanto ammirate costruzioni architettoniche dell’Oriente, i cui stilemi si rinvengono ancora oggi nelle costruzioni federiciane, e in cui traspare una straordinaria contaminazione tra culture appartenenti a mondi lontani.

Federico II e il sultano al-Malik al-Kamil si incontrano durante la VI Crociata, dalla Nova Cronica di Giovanni Villani. Roma, Biblioteca Apostolica Vaticana

Castel del Monte, un’architettura simbolica tra Oriente ed Occidente

A Castel del Monte l’Oriente e l’Occidente si incontrano in un ideale abbraccio fraterno, in un’elegante fusione di diverse dimensioni artistiche. Ogni elemento architettonico è sospeso in questa mistica unione e così, ad esempio, eleganti bifore gotico-cistercensi si innestano su possenti torri dal sapore mediorientale. L’edificio appare oggi ammantato di quel fascino irresistibile che si manifesta soltanto di fronte all’infinito. Come in un simulacro della simbologia, nitide si stagliano le strutture ricorrenti, il susseguirsi ossessivo della figura dell’ottagono. Si scopre enigmatico sin dal principio, siffatto castello sospeso sul cielo in mezzo al nulla. A cominciare dalla sua controversa datazione.

La controversa datazione

Non è chiaro quando Federico II decise di costruire una fortificazione a diciassette chilometri da Andria, su una brulla collina dell’altopiano delle Murge. Si conosce con perizia storiografica soltanto una data, tratta dal Registro della cancelleria di Federico II: il 29 gennaio 1240, infatti, l’imperatore ordinava al giustiziere di Capitanata, Riccardo da Montefuscolo, di acquisire alcuni materiali per il castello. La fonte riferisce testualmente che servissero per realizzare l’actractuscum pro castro quod apud Sanctam Mariam de Monte fieri volumus1.

È probabile, pertanto, che l’avvio dei lavori di Castel del Monte debba essere collocato in quell’occasione, o quantomeno che l’edificazione fosse già in corso. La critica ha a lungo dibattuto, infatti, sul significato del termine actractus, se cioè si riferisse al pavimento, alla copertura finale del castello o fosse una generica terminologia. Per Dankwart Leistikow è prevalente quest’ultima tesi: actractus, secondo l’autore, indicava ogni genere di materiale da costruzione2, collocando al 1240 l’inizio dei lavori, piuttosto che un loro completamento.

Castel del Monte
Castel del Monte

Lo Statutum de Reparatione Castrorum

Tuttavia, esiste un importantissimo documento dell’epoca sveva che potrebbe mettere in dubbio tale asserzione. Lo Statutum de Reparatione Castrorum raccoglie l’accertamento giuridico delle comunità tenute alla riparazione dei castelli regi, in un periodo compreso tra il 1241 e il 12453. Sorprendentemente, nell’elenco è compreso anche Castel del Monte, constatazione che farebbe supporre come l’edificio andriese fosse già completato in quegli anni. Peraltro, piccola curiosità storica, alla manutenzione della struttura dovevano provvedere le piuttosto distanti comunità di Bitetto, Bitonto e Monopoli.

Un enigmatico edificio

Negli ultimi decenni differenti studiosi hanno messo in evidenza come Castel del Monte sia un edificio sin troppo sui generis per sembrare una roccaforte. Certamente, chiunque abbia progettato la struttura, forse l’architetto Riccardo da Lentini o forse lo stesso Federico II, non si è basato su modelli castellari già conosciuti. Castel del Monte è un innovativo esperimento artistico e culturale del Milleduecento, che ha suscitato emozioni contrastanti nel corso della storia: vivida ammirazione, ma anche interpretazioni talvolta fantasiose.

La struttura ottagonale

È il numero otto a caratterizzare fortemente l’architettura di Castel del Monte. Esso, in primis, è associato alla figura dell’ottagono, geometrica che ricalca la pianta globale, il cortile interno e ognuna delle otto torri angolari. Otto sono pure le finestre che leggiadramente si affacciano sul perimetro esterno dal piano nobile; sette di esse sono eleganti bifore, mentre la restante, che si proietta in direzione della fidelis Andria, è misteriosamente trifora. Si tratta forse di un omaggio che Federico II ha voluto rendere alle sue defunte mogli, Jolanda de Brienne e Isabella d’Inghilterra, sepolte proprio nella Cattedrale della città? Il portale principale si apre enigmatico verso est e accoglie una commistione di elementi stilistici gotici, orientali e classicheggianti, tra i quali spicca il raffinato frontone cuspidato.

Castel del Monte
Il portale principale

Internamente Castel del Monte si mostra oggi assai spoglio. L’edificio si articola su due livelli, piano terra e piano nobile, cui si accede attraverso due eleganti scale a chiocciola. Le sedici ampie sale di forma trapezoidale, otto per livello, sono coperte con volte a crociera e volte a botte, le cui chiavi di volta rivelano le originarie sculture a motivi fitoformi o antropo-zoomorfi. Le stanze sono sovente provviste di alti camini e altri servizi, ma nel complesso se ne identifica soltanto una, detta “sala del trono”. Si tratta del vano situato al primo piano rispetto al portale principale, di cui conserva ancora l’intercapedine per lo scorrimento della saracinesca.

Il cortile interno e la discussa fontana

Il cortile interno, ottagonale, mostra ancora piccoli segni di un antico cromatismo, sbiadita eredità dell’originale magnificenza che si rivelava attraverso i pregiati marmi di rivestimento, la basilare pietra calcarea e la breccia corallina. Ivi, centralmente, esso era forse dominato da una maestosa vasca o fontana, ormai perduta, sulla quale si affacciavano i tre portali interni e le corrispondenti porte-finestre del livello superiore.

Questa struttura resistette almeno sino ai primi decenni del XIX secolo giacché è documentata, seppur in maniera ambigua, dai cronisti dell’epoca. In particolare, si evince dalle fonti storiografiche che nel cortile, come racconta Colavecchia “si vede una pila, o sia vaso di marmo bianco ottagono, di una grandezza che fa stupore, come si sia potuto trasportare sull’altezza di quel monte”4. Secondo D’Urso “venne rusticamente ridotta in brani una vasca di marmo, ch’io ricordo aver veduta nel cortile, la quale aveva dei sedili incavati”5.

Castel del Monte
Il cortile interno

Le testimonianze sembrerebbero indicare che al centro del cortile si trovasse una maestosa fontana a getto6. Tale ipotesi è suffragata dalla presenza di cinque cisterne su altrettante torri dell’edificio, e di una sesta proprio sotto il livello di calpestio del cortile. Ad onor del vero, tuttavia, non vi è concordanza tra gli studiosi, e le stesse fonti letterarie sono state oggetto di forte critica, in particolare da Massimiliano Ambruoso7.

Castel del Monte, un castello o un tempio?

Tutti questi elementi, la presenza di una fontana presso il cortile, l’evidente assenza di ponte levatoio e di merli, di cucine e di altre strutture conviviali, hanno fatto ipotizzare che Castel del Monte non fosse affatto un castello. A più riprese esso è stato definito come la rappresentazione simbolica di un enorme pozzo sacro, legato all’archetipo della conoscenza medioevale; una sorta di residenza di svago dedita al benessere sul modello degli hammam arabi; un osservatorio astronomico; persino un modello in scala della piramide di Cheope…

Alla gran diffusione di interpretazioni sulla funzionalità di Castel del Monte ha contribuito, inoltre, il mito della sua perfezione strutturale. Per decenni, infatti, si è creduto che la pianta dell’edificio fosse un perfetto ottagono regolare inscritto in un cerchio, che taluni hanno attribuito a complesse misurazioni astronomiche. In realtà, le moderne tecniche di rilevazione hanno evidenziato che Castel del Monte possieda sì una pianta ottagonale, ma irregolare. Wulf Schirmer, dell’Università di Karlsruhe, ha dimostrato evidenti imprecisioni ed errori durante l’edificazione, cui gli stessi costruttori hanno tentato di porre rimedio8. Si tratta di pochi e sufficienti centimetri per rivelare come l’edificio non fosse stato concepito per raggiungere la sacra perfezione che troppo spesso gli è stata attribuita.

Castel del Monte
Castel del Monte

Il Castello di Santa Maria del Monte

Gli studi di Schirmer hanno contribuito a ridimensionare la diatriba sulla funzionalità del maniero andriese, dibattito oggi piuttosto sterile. Già nel Registro della cancelleria di Federico II si rinvengono, infatti, altri due particolari di fondamentale importanza per la piena comprensione dell’arcano Castel del Monte, oltre alla già citata data di probabile fine, o inizio, dei lavori di edificazione.  Esso è ivi definito pedissequamente come castrum, castello dunque, che nel gergo svevo indicava una fortezza difensiva. In effetti, la stessa fonte riferisce che la struttura sorgesse nei pressi della perduta chiesa di Santa Maria del Monte, dove è ben attestata una preesistente struttura longobarda e poi normanna, verosimilmente inglobata nel nuovo castello di Federico.

Il docente di storia medievale Raffaele Licinio ha dimostrato che il Castello di Santa Maria del Monte – questo il nome dell’edificio sino al XIV secolo – era un cardine fondamentale del sistema castellare di Federico II in Puglia9. Lo studioso, inoltre, ha evidenziato come la mancanza di merli o apparenti strutture difensive non è affatto un unicum. In Puglia, infatti, numerosi sono i castelli che presentano caratteristiche simili, tra tutti il Castello Svevo di Bari.

Raffaele Licinio ha rilevato, pertanto, che la gran parte delle fantasiose ricostruzioni storiche concernenti l’edificio federiciano siano da rigettare, se non completamente, almeno in buona parte. Castel del Monte possedeva forse la valenza di un tempio, ma certamente era un castello che assolveva senza dubbio le sue funzioni di castrum. È probabile che esso, in origine, fosse circondato da alcune costruzioni di contenimento, almeno una cinta muraria e numerose strutture provvisorie in legno. L’intera collina di Santa Maria del Monte brulicava delle consuete attività lavorative e militari di un movimentato castello medievale.

Castel del Monte
Castel del Monte

Castel del Monte, simbolo di un’investitura divina

D’altra parte, sembra riduttivo definire Castel del Monte come una mera rocca difensiva. L’edificio appare oggi spoglio, a tratti spettrale, ma in origine non era affatto così. L’elegante portale d’ingresso fu progettato per ricevere ospiti d’alto rango, quasi in maniera cerimoniale. Certamente, i cavalieri diretti a Castel del Monte, lungo le direttrici dell’antica Via Traiana, dovevano avere l’impressione di recarsi in un luogo dall’eccezionale valenza culturale. L’edificio fu concepito come un micro-cosmo, sui modelli orientali che Federico II aveva introdotto in Europa [7]. Esso fu forse impiegato anche come residenza di caccia, sebbene non sia comprovato se l’imperatore vi mise mai effettivamente piede; certamente fu un potente simbolo di regalità. La stessa forma di Castel del Monte sembrerebbe ricalcare quella della corona ottagonale con cui il sovrano fu incoronato. Federico, il puer apuliae, aveva voluto nella sua amata terra un presidio che rendesse manifesta la sua grandezza.

Castel del Monte

Il maniero, pertanto, accanto alla funzione propria di castrum, possedeva quella di rappresentanza simbolica del potere dell’imperatore. Questo era destinato a perdurare per l’eternità: a quel tempo il regnante del Sacro Romano Impero era considerato come vero vicario di Cristo, constatazione che spiegherebbe il ricorrente simbolismo dell’ottagono. Sette infatti sono i giorni della creazione, ma l’ottavo è il tempo della vita eterna, alla maniera dei fonti battesimali antichi. Sette sono i lati del castello rivolti alla terra, ma l’ultimo è rivolto alla fidelis Andria, immagine della città celeste.

Samuele Corrente Naso

Mappa dei luoghi

Note

  1. “Cum pro castro, quod apud Sanctam Mariam de Monte fieri volumus, per te, licet de tua iurisdictione non sit, instanter fieri velimus actractum, fidelitati tue precipiendo mandamus, quatenus actractum ipsum in calce, lapidibus et omnibus aliis oportunis fieri facias sine mora […]”. C. Carbonetti Vendittelli, Il registro della cancelleria di Federico II del 1239-1240, 2002. ↩︎
  2. D. Leistikow, Il mandato del 1240 dell’imperatore Federico II per Castel del Monte, 1993. ↩︎
  3. E. Winkelmann, Statuto sulla riparazione dei castelli, negli Acta Imperii inedita, 1880.  ↩︎
  4. R. Colavecchia, Andria Città nel Regno di Napoli nella provincia di Bari. In Delle città d’Italia e sue isole adiacenti compendiose notizie sacre e profane compilate da Cesare Orlandi, II, Perugia 1772. ↩︎
  5. R. D’Urso, Storia della Città di Andria, 1842. ↩︎
  6. Ibidem nota 2. ↩︎
  7. M. Ambruoso, Castel del Monte: un tempio “virtuale”, in Castel del Monte e il sistema castellare nella Puglia di Federico II, 2001. ↩︎
  8. W. Schirmer, Forschungsergebnisse der Jahre 1990 bis 1996, 2000. ↩︎
  9. R. Licinio, Castel del Monte e il sistema castellare nella Puglia di Federico II, Edizioni del Sud, 2001. ↩︎
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