Riquewihr, il borgo dell’Alsazia tra storia e fiaba

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Passeggiare tra le vie di Riquewihr, piccolo borgo dell’Alsazia adagiato alle pendici dei Vosgi, tra dolci colline nell’Alto Reno che si susseguono in una distesa ininterrotta di vigneti, rende vivida l’impressione di trovarsi in una fiaba. Le vie strette, pittoresche, aggraziate come in un incanto di fiori vanitosi all’inizio della primavera, sono gremite di gente in visita. Dai balconi delle case a graticcio, color pastello, le ortensie guardano curiose i passanti e le loro foglie calano sui ciottoli delle vie. L’edera verdeggiante si aggetta dai prospetti degli edifici con forme irrealistiche e fantasiose. Rue du Général De Gaulle, il viale principale della cittadina, è dominata dalle insegne in ferro battuto dei negozi. La strada è pervasa da profumi di dolci, di spezie e della tarte flambée di qualche boulangerie o di un’accogliente locanda (winstub).

Il vento sibila e sembra sussurrare racconti di magia, di epoche e mondi lontani in cui ogni cosa è possibile, in cui l’immaginazione domina la realtà. Non a caso, il borgo ispirò i luoghi d’ambientazione del film La Bella e la Bestia. Eppure la cittadina francese è reale e presente al tempo d’oggi. Se ne può cogliere il passato nella doppia cerchia di mura medievali, fortificata da bastioni e porte, e nelle caratteristiche architetture a graticcio dei secoli XV-XVIII. La storia di Riquewihr è legata alla sua posizione di confine, in una terra, l’Alsazia, da sempre contesa e legata ai destini del Sacro Romano Impero e del Regno di Francia.

Le origini di Riquewihr

Si ha notizia per la prima volta di una cittadina chiamata Richenvilre in una donazione di vigne1 del 1049 da parte dei Conti di Eguisheim al monastero di Sainte-Croix en Plaine, situato vicino Colmar2. A quel tempo, Riquewihr doveva costituire una preziosa risorsa per l’Abbazia, che vi produceva pregiati vini. D’altronde, il borgo sorgeva in una fertile regione, nota per i suoi abbondanti raccolti sin dai tempi dei Romani. Alcuni resti di fondazioni a nord-ovest della città suggeriscono che già a quel tempo vi fosse eretta una torre di osservazione3. A un certo momento, forse in età franca, i terreni di Riquewihr divennero possedimento di un vassallo chiamato Richo, da cui il nome latino Richovilla, poi evoluto in Richovilare4. Solo tre tombe con corredo da guerriero sopravvivono dell’epoca merovingia, datate al VII secolo e rinvenute a sud dell’attuale area urbana5.

Nel corso dell’XI secolo la cittadina francese era quindi possedimento dei Conti di Eguisheim-Dabo. Poco sappiamo delle vicende dei decenni successivi se non che nel XII secolo Riquewihr era un feudo della famiglia Horbourg6. Nel 1269 Rodolfo I, conte d’Asburgo, la assediò per distruggere il castello dei locali baroni di Reichenstein7, considerati ostili all’autorità imperiale8. Una leggenda racconta che Rodolfo, futuro sovrano del Sacro Romano Impero, elevò Riquewihr al rango di città dopo aver bevuto un bicchiere del suo vino.

Lo sviluppo del borgo

Nel 1291 Burcardo II di Horbourg commissionò una nuova fortezza e una cinta muraria difensiva, di forma rettangolare, con quattro torri angolari e un’altra mediana a sud9. In quest’occasione venne edificata la Torre del Dolden, che si eleva per 25 metri. La struttura fungeva da torre di guardia e da porta d’accesso fortificata al borgo, provvista di un ponte levatoio su un ampio fossato.

Con un atto datato 7 dicembre 1324, Riquewihr venne ceduta dai fratelli Walter II e Burcardo IV di Horbourg, rimasti senza eredi, a Ulrico III di Württemberg per 4.400 marchi d’argento10. Ma poiché parte dei terreni apparteneva al vescovo di Strasburgo, il prelato inviò un esercito a saccheggiare la città e, come riscatto, requisì numerose botti di vino. Proprio grazie al commercio di questa eccellente bevanda, esportata in tutta la Germania, negli anni seguenti Riquewihr raggiunse una grande prosperità. Divenne così un importante centro della contea di Württemberg-Montbéliard del Sacro Romano Impero quando nel 1397 Eberardo IV prese in nozze Enrichetta di Montbéliard.

Le vicende politiche e religiose

Nel 1484 il conte Enrico IV concesse alla cittadinanza di Riquewihr una carta di libertà che garantiva alcuni importanti privilegi. Tra questi una maggiore autonomia nell’amministrazione, guidata da un sindaco (Bürgermeister) con dodici consiglieri. Una seconda cerchia di mura con bastioni fu innalzata per garantire più protezione al borgo11. Con un diploma imperiale nel 1495, la contea di Württemberg-Montbéliard venne elevata a ducato, stabilendo nella regione una pace duratura fino alla guerra dei trent’anni (1618-1648), segnata dal conflitto tra cattolici e protestanti. Nonostante le fortificazioni, il borgo alsaziano, che dal 1534 aderiva al protestantesimo per volontà di Giorgio I di Württemberg, fu saccheggiato due volte dalle truppe del Duca di Lorena, nel 1635 e nel 1652. Nel 1680 Riquewihr passò sotto il Regno di Francia di Luigi XIV. Da quel momento seguì le sorti di tutta l’Alsazia, più volte conquistata, ora dalla Germania, ora dalla Francia.

Le case a graticcio di Riquewihr e la loro simbologia

Nel corso dei secoli, la ricchezza accumulata dagli abitanti di Riquewihr ha permesso l’edificazione, lungo le sue armoniose vie, di splendide residenze a graticcio. La maggior parte di esse risale al XVI secolo.

La tecnica costruttiva delle case a graticcio, già nota ai tempi dei Romani con il nome di opus craticum, prevedeva l’utilizzo di una struttura portante esclusivamente di travi lignee, collocate nei solai e a vista nelle pareti perimetrali. In tal modo si formava un telaio composto da montanti, traversi, puntelli ed elementi obliqui. I vuoti venivano poi riempiti con laterizi e ciottoli, rivestiti da argilla. Spesso, per evitare che il legno marcisse a contatto con il suolo, la casa a graticcio, in tedesco chiamata fachwerk, era edificata su un basamento in pietra. Con l’evolversi della tecnica, iniziarono a essere aggiunti elementi aggettanti, torrette e finestre a bovindo.

Gli assi diagonali servivano a stabilizzare la struttura e, disposti con fantasia, potevano assumere una funzione decorativa. Sui prospetti delle case a graticcio si possono leggere disegni, messaggi e simbologie. Spesso, la disposizione degli elementi allude a messaggi cristiani: si possono riconoscere, ad esempio, la croce di Sant’Andrea o l’immagine del Calvario. Altri simboli derivano invece dalla tradizione e dalle credenze popolari, come l’homo selvaticus, archetipo dell’uomo che vive lontano dalla civiltà e che funge da nume tutelare dell’abitazione. Le travi in legno, inoltre, potevano essere variamente incise con iscrizioni bibliche, figure di santi, di animali o con il disco solare. Non mancano i rimandi politici e talvolta si riconosce sulle facciate a graticcio la rappresentazione del trono del Sacro Romano Impero.

Samuele Corrente Naso

Note

  1. Possessiones in Richenvilre cum vineis“. ↩︎
  2. J. D. Schopflin, Alsatia Diplomatica, volume II, Ex Typographia Academica, 1775, ristampa in J. D. Schopflin, A. Lamey, Nabu Press, 2011. ↩︎
  3. L.-G. Werner, L’arrondissement de Ribeauvillé à l’époque romaine, Revue d’Alsace, 93, 1954. ↩︎
  4. R. Voegeli, Riquewihr: son histoire, ses institutions, ses monuments, Société d’archéologie de Riquewihr, Riquewihr, 1980. ↩︎
  5. Carte archéologique nationale (SRA), Carte archéologique de la Gaule 68, 266. ↩︎
  6. R. Herrenschneider, D. Rietsch, Le castrum et le château comtal de Horbourg, avec un aperçu de l’histoire romaine et de l’histoire d’Alsace, association ARCHIHW, Horbourg-Wihr, 1993. ↩︎
  7. Ibidem nota 4. ↩︎
  8. Raubritter secondo un termine coniato da Friedrich Bottschalk nel 1810 ma ormai desueto. ↩︎
  9. C.-L. Salch, Atlas des villes et villages fortifiés en France: Début du Ve siècle à la fin du XVe siècle, Éditions Publitotal, Strasbourg, 1987. ↩︎
  10. A. Vuillemin, Enceintes urbaines en moyenne Alsace (1200-1850), Thèse de doctorat, Université de Strasbourg, Strasbourg, 2015. ↩︎
  11. J. Koch, L’art de bâtir dans les châteaux forts en Alsace (Xe-XIIIe siècles), Thèse de doctorat, Université de Lorraine, 2012. ↩︎

Autore

Samuele

Samuele è il fondatore di Indagini e Misteri, blog di antropologia, storia e arte. È laureato in biologia forense e lavora per il Ministero della Cultura. Per diletto studia cose insolite e vetuste, come incerti simbolismi o enigmatici riti apotropaici. Insegue il mistero attraverso l’avventura ma quello, inspiegabilmente, è sempre un passo più in là.

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