Orvieto, splendore dell’Umbria

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Uno scudo sormontato da una corona contiene quattro antichi simboli: una croce rossa, a memoria di un fervente trascorso guelfo; un’aquila nera, come omaggio a una lunga dominazione romana; un leone fiorentino, vessillo di una fedele alleanza, e infine un’oca, per ricordare l’evento leggendario di Roma sul Campidoglio. Non potrebbe esserci modo migliore per introdurre la storia e l’arte di Orvieto, e la sua importanza nelle vicende dell’Italia Centrale.

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La Cattedrale di Santa Maria Assunta di Orvieto

Cenni storici

La città di Orvieto, secondo una storiografia abbastanza condivisa, affonda le sue radici addirittura nell’età del bronzo. I primi insediamenti sorsero, sin dall’antichità, su una rupe di tufo situata a circa trecento metri sopra il livello del mare, non lontano dal lago vulcanico più esteso d’Europa, quello di Bolsena.

Età antica

Tuttavia, è solo a partire dall’età etrusca che ci arrivano le prime testimonianze archeologiche, quando Orvieto corrispondeva all’antica Velza, una delle dodici principali città stato di quel popolo. L’insediamento non doveva essere lontano dal santuario federale etrusco del Fanum Voltumnae, sebbene l’identificazione del luogo in cui sorgeva tale edificio di culto sia controversa. La città conobbe il periodo di massima espansione intorno al V secolo a.C., e costituiva un importante centro commerciale e militare del Centro Italia.

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Reperti etruschi

Quando i nobili etruschi furono sottomessi dal popolo, richiesero l’intervento dei Romani (264 a.C.). Le legioni conquistarono la città, in latino chiamata Volsinii, e la distrussero quasi completamente. Gli abitanti di Orvieto furono passati alla spada, e coloro che scamparono al terribile eccidio furono deportati presso le rive del lago di Bolsena, dove sorse l’omonima città.

Ancora oggi in città sono numerose le testimonianze del periodo etrusco, in particolare per quanto concerne gli ambienti abitativi ricavati all’interno della rupe, che costituiscono la cosiddetta “Orvieto Sotterranea”.

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La città sotterranea, galleria principale

Orvieto medioevale

Orvieto fu rifondata sulla stessa rupe, presso la quale sorge ancora oggi, soltanto in epoca medioevale. La città assunse il nome di Ourbibentos e quindi di Urbs Vetus (Città Vecchia); intorno all’anno mille conobbe un periodo di nuova fioritura militare, artistica e commerciale.

La Chiesa di Sant’Andrea del 1013

Nel 1157 papa Adriano riconobbe il governo comunale della città, che già da molti anni era sede residenziale delle corti pontificie. Nel 1264, invece, Urbano IV istituì ad Orvieto la solennità del Corpus Domini, il cui ufficio liturgico fu stabilito da San Tommaso d’Aquino.

Palazzo del Capitano del Popolo

Sin dal XII secolo la città, alleata della potente Firenze, iniziò un periodo di rapida espansione territoriale e demografica che culminò soltanto due secoli dopo. Di questo periodo si ricordano le imponenti costruzioni e le architetture aggraziate, ma anche le lotte intestine tra guelfi e ghibellini, tra le nobili casate dei Monaldeschi e dei Filippeschi.

I tumulti animarono Orvieto finché nel 1354 il cardinale Egidio Albornoz la conquistò con le armi; a lui si deve la costruzione di un’imponente fortezza. Lo Stato della Chiesa, infine, annetté la città nel 1450.

La Fortezza Albornoz

La Cattedrale di Santa Maria Assunta di Orvieto

 Il Duomo di Orvieto, o Cattedrale di Santa Maria Assunta, rappresenta uno dei massimi capolavori dell’architettura gotica in Italia. La prima pietra dell’edificio fu posata nel 1290 su precisa volontà di Papa Niccolò IV.

Il miracolo di Bolsena

Appena qualche anno prima, nel 1263, un grande miracolo aveva animato la vicina Bolsena. Nel corso dell’estate, infatti, si era trovato a passare dalla città un sacerdote di nome Pietro da Praga, proveniente dalla Boemia. Il prete era diretto verso Roma con l’intenzione di pregare sulla tomba di San Pietro, affinché questi potesse intercedere per gli enormi dubbi di fede che lo tormentavano.

In particolare, il boemo non credeva nella reale presenza di Cristo nell’Eucarestia; dubitava cioè della transustanziazione, la trasformazione del pane e del vino nel vero corpo e sangue di Gesù. Di ritorno da Roma, Pietro da Praga fu assalito dai soliti dubbi in prossimità di Bolsena. Qui, forse colto da un’ispirazione divina, chiese di celebrare messa. Fu così che al momento della consacrazione l’ostia iniziò improvvisamente a sanguinare, tra lo stupore dei presenti. Parte del liquido ematico si riversò sul corporale, il panno che viene disteso sull’altare all’atto dell’offertorio. 

Fu proprio per accogliere tale reliquia, insieme alle ostie miracolose, che papa Niccolò IV esortò la costruzione del Duomo di Orvieto, dove il corporale è oggi conservato con grande cura. Inoltre, in seguito alla grande devozione popolare che ne seguì, papa Urbano IV istituì la solennità del Corpus Domini nel 1264.

Descrizione stilistica del Duomo di Orvieto

L’originale impianto romanico del Duomo di Orvieto, disegnato probabilmente da Arnolfo di Cambio, assunse tratti più gotici a causa dei lavori eseguiti da alcuni capimastri senesi del Trecento.

La facciata, progettata da Lorenzo Maitani, fu terminata soltanto alla fine del XVI secolo, ad opera di Ippolito di Scalza. Essa è scandita verticalmente da quattro contrafforti che terminano con guglie, ed è coronata da tre ghimberghe triangolari riccamente decorate con rappresentazioni musive. Tre ampi portali si aprono presso l’ordine inferiore, anch’essi sormontati da cuspidi triangolari.

Particolare del portale principale

Il rosone risale alla seconda metà del XIV secolo.

Particolare del rosone

L’interno è a pianta basilicale, con tre navate e sei campate delimitate da archi a tutto sesto.

Interno del Duomo
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La “Pietà” di Ippolito Scalza del 1579

Sul transetto destro si apre la Cappella Nuova, o di San Brizio, risalente alla prima metà del quindicesimo secolo. Le sue straordinarie decorazioni del Beato Angelico e di Luca Signorelli ispirarono Michelangelo per la realizzazione della Cappella Sistina.

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Particolare della Cappella di San Brizio

Sul transetto sinistro, invece, si apre la Cappella del Corporale, che ospita la santa reliquia proveniente da Bolsena.

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La Cappella del Corporale, al centro il reliquiario.

Di pregevole fattura è pure l’organo monumentale, uno dei più grandi d’Europa, che risale al sedicesimo secolo.

Il Duomo di Orvieto, inoltre, non è sprovvisto di elementi simbolici, i quali vanno ricercati con perizia presso gli esterni e lungo il percorso archeologico sottostante al complesso.

Il Pozzo di San Patrizio

Dopo il Sacco di Roma del 6 maggio 1527, Papa Clemente VII decise di ritirarsi a Orvieto, bisognoso di una maggiore protezione. Giunto nella città umbra, comandò la costruzione di un immenso pozzo che servisse per l’approvvigionamento idrico in caso di assedio, e persino come via di fuga sotterranea. Dei lavori si occupò Antonio da Sangallo il Giovane.

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L’ingresso del Pozzo di San Patrizio

La struttura è uno straordinario capolavoro di ingegneria costituito da due rampe di scale, che si avvolgono tra loro a passo elicoidale, di 248 scalini.

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L’interno del Pozzo

Il pozzo, di forma cilindrica, sprofonda per ben 54 metri all’interno della rupe tufacea su cui sorge Orvieto.

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Si noti la profondità della rupe

Esternamente alla costruzione è situata una lapide che reca inciso: 

 “Quod natura munimento inviderat industria adiecit”

“Ciò che non aveva dato la natura, procurò l’ingegno degli uomini”

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“QUOD NATURA MUNIMENTO INVIDERAT INDUSTRIA ADIECIT”

Le origini mitiche del Pozzo di San Patrizio

In origine il Pozzo non aveva l’attuale nome; esso gli fu attribuito successivamente, forse a causa di una famosa leggenda legata a San Patrizio. In Irlanda, infatti, esiste una caverna che la tradizione vuole sia stata indicata al Santo patrono direttamente da Cristo. Situata su una piccola isola del Lough Derg, nel Donegal, secondo il mito essa mostrerebbe le fiamme dell’inferno a chi abbia il coraggio di entrarvi e di raggiungerne il fondo. Tuttavia, in cambio di questo supplizio, il visitatore riceverebbe in dono la redenzione.

La caverna è citata in numerosi codici e scritture medioevali irlandesi, alcuni dei quali illustri. Decine sono le testimonianze di pellegrini che vi si sono addentrati. Tuttavia, nel 1497, papa Alessandro VI ne ordinò misteriosamente la chiusura. In disobbedienza alle disposizioni pontificie, la grotta fu riaperta qualche anno dopo, e nel 1632 intervenne addirittura il governo irlandese. Il 25 ottobre di quell’anno, infatti, l’anfratto fu sigillato e ogni documento che lo riguardasse fu distrutto. È possibile che la struttura nascondesse davvero dei segreti che non potevano essere svelati? 

 Samuele Corrente Naso

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