Lo zodiaco nella chiesa del Purgatorio di Tortora

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La chiesa del Purgatorio sorgeva, un tempo, fuori dalle mura cittadine di Tortora. Luogo sacro contrapposto all’abitato, essa segnava il limitare metafisico del mondo dei vivi, funzione che si deduce dalla sua destinazione funeraria1. La collocazione della chiesa, solo in seguito fagocitata dall’espansione del tessuto urbano, non era dettata dal caso, ma rispondeva a una precisa finalità cultuale. La costruzione dell’edificio aveva infatti permesso di sacralizzare quell’area periferica, insicura poiché posta al di fuori del refugium della città, e al contempo di confinare, anche in maniera apotropaica, gli ambienti adibiti ad accogliere la morte. Mentre Tortora si trovava “ai piedi della Torre” della rocca feudale, com’era chiamata nel Medioevo, la Cappella del Purgatorio risiedeva invece nell’éremos (ἔρημος), nello spazio solitario e trascendente.

La chiesa del Purgatorio di Tortora
La chiesa del Purgatorio di Tortora tra i vichi del borgo

Il monachesimo orientale nel Mercurion

Con ogni probabilità, furono proprio degli anacoreti, di rito greco, a introdurre nella chiesa tortorese alcuni degli elementi simbolici che sono sopravvissuti fino ai giorni nostri. Tra l’VIII e il X secolo, infatti, qui si stabilirono numerosi monaci basiliani dall’Egitto e dalla Palestina, territori conquistati dagli arabi, e in seguito provenienti anche dalla Grecia, a causa delle lotte iconoclaste che seguirono l’editto di Leone III Isaurico.

Molti di questi religiosi dediti all’eremitismo, seguendo tra gli altri l’esempio di San Nilo da Rossano, si insediarono in un’area montuosa del Pollino calabro-lucano2, che fu quindi chiamata Mercurion per il culto tributato a Mercurio di Cesarea3. Il territorio andò a costituire una laura monastica in piena regola. D’altronde, ben si prestava a tal fine per la ricchezza di boschi e anfratti naturali, oltre che per la tolleranza politica di cui godeva sotto i Bizantini e i Longobardi.

Il borgo e la chiesa del Purgatorio di Tortora

Abbiamo molti indizi che suggeriscono la presenza dei monaci basiliani anche a Tortora. Il sito dove sorge il borgo, arroccato su un alto sperone di roccia, a circa trecento metri di altitudine, appariva all’epoca impervio, a immagine di un luogo eremitico. Per lo stesso motivo, tra il IX e l’XI secolo, vi si rifugiarono gli abitanti della colonia romana di Blanda Julia4, che decisero di abbandonare l’antico insediamento marittimo, troppo esposto alle incursioni dei Saraceni, per trasferirsi in un’area più facile da difendere. La popolazione si raccolse intorno a un’antica fortezza, risalente all’età longobarda e detta Castello delle Tortore, posta nell’entroterra.

L’eredità culturale dei Basiliani, e dell’eremitismo greco-bizantino, contribuì certamente alla costruzione della primissima cappella del Purgatorio, già al tempo in cui nasceva il nucleo abitativo del borgo. Di ciò abbiamo testimonianza, ad esempio, nell’originaria intitolazione dell’edificio. Un rogito del 15545 ne attesta la dedicazione a Caterina d’Alessandria, santa venerata in Egitto, a cui era rivolto il noto monastero sul Sinai. Il riferimento al Purgatorio, invece, si deve ai dipinti settecenteschi della chiesa: forse a quello posto sul soffitto ligneo della navata, in cui la Madonna del Carmelo intercede per le anime dei defunti, oppure a quello ormai irriconoscibile sulla facciata, con medesimo soggetto. Tuttavia, l’indizio più importante di un’influenza del monachesimo basiliano-calabrese a Tortora si rintraccia sull’archivolto del portale d’ingresso, dove si susseguono sei conci di reimpiego, in bassorilievo6. Sulla loro misteriosa simbologia scultorea, che tanto affascina i visitatori, sarà necessario porre alcune ipotesi interpretative.

Il portale della chiesa del Purgatorio di Tortora
Il portale della chiesa

La chiesa del Purgatorio di Tortora

La più antica cappella del Purgatorio dovette subire corposi rifacimenti già negli anni successivi alla sua fondazione. Addirittura, forse venne interamente ricostruita a seguito di alcuni eventi calamitosi, come il terremoto del 1638.

La facciata della chiesa del Purgatorio di Tortora
La facciata della chiesa del Purgatorio

La chiesa si presenta oggi in forme semplici, con pianta quadrata e navata unica absidata. La facciata a capanna, rivolta a meridione, è sormontata da un grazioso campanile a vela. Esso sembra riportare la data del 1701, apposta in occasione di una delle ricostruzioni, ma l’iscrizione è dibattuta7. Il prospetto della chiesa è suddiviso in due ordini da un cornicione marcapiano. La porzione superiore, un tempo dipinta di rosso, è dominata da un fiore della vita, incastonato appena sotto il campanile. Due finestroni rettangolari affiancano una nicchia ampia, in cui si conservano appena dei lacerti pittorici dell’originale affresco con la Vergine del Carmelo.

Dettaglio della facciata della chiesa del Purgatorio a Tortora
Dettaglio della facciata

L’ordine inferiore della facciata è invece dominato dal portale litico, scolpito a bassorilievo con figure di difficile interpretazione. Ora, sebbene la porta in legno riporti la data del 16888, si può dedurre con facilità che i conci impiegati siano molto più antichi. Lo stile, infatti, è ascrivibile a maestranze basiliano-calabresi del XII secolo. Esso trova riscontri nelle sculture della chiesa di Sant’Adriano a San Demetrio Corone e della Panaghia di Rossano9.

La raffigurazione dello zodiaco

L’iconografia del portale tortorese non è di immediata lettura: le figure animalesche dei bassorilievi sono in parte consunte. A ciò si deve aggiungere che i sei conci dell’archivolto sono stati riassemblati in un ordine che non corrisponde a quello originale. Se ne ha evidenza nella continuità figurativa di alcuni elementi che un tempo erano accostati, ma tra i quali oggi si frappongono altre formelle. I conci ospitano quelle che sembrano immagini del bestiario medioevale, molto schiacciate, che trovano riscontro in alcune costellazioni dello zodiaco, come suggerito da Biagio Moliterni10.

Da sinistra verso destra, si possono osservare: una fiera alata simile a un grifone, ma che più verosimilmente rappresenta un leone al quale sono state aggiunte le ali per sottolineare la doppia natura, terrestre e celeste, del Cristo; un ariete; uno scorpione; due figure quasi indistinguibili che rassomigliano a dei pesci; una belva con arco e freccia, simbolo del Sagittario; un cancro affiancato da due leoni gemelli.

Archivolto del portale dello zodiaco a Tortora
L’archivolto del portale

Come detto, l’ordine non è quello voluto dallo scultore; la disposizione dei conci, con ogni probabilità, rispecchiava il susseguirsi delle costellazioni lungo l’eclittica solare. In effetti, così sembra suggerire la punta del Sagittario, che ricade in parte nella formella dello Scorpione. Non è noto perché sul portale vi siano solo alcuni dei segni zodiacali e non tutti. Anche questo, tuttavia, potrebbe dipendere da una decisione operata in sede di reimpiego dei conci e non sappiamo come fosse costituita l’opera originale.

I cicli del cosmo

Qual era il significato iconografico dell’opera? Cosa spinse a raffigurare uno zodiaco, tema che potrebbe sembrare pagano, sulla facciata della chiesa di Tortora? Bisogna innanzitutto chiarire che non si tratta di una scelta così insolita, in quanto nell’arte romanica esistono molti esempi di rappresentazione delle costellazioni. È il caso dei mosaici di San Savino a Piacenza o del noto Portale dello Zodiaco di Niccolò nella Sacra di San Michele in Val di Susa.

Tali cicli figurativi sottendono una visione cosmologica dell’esistenza, concepita come il ripetersi di cicli regolari in cielo e sulla Terra. Ecco che il sole tramonta alla sera e risorge al mattino, le stagioni si ripetono uguali ogni anno e le costellazioni zodiacali, associate a determinati mesi, scandiscono il tempo della semina, della mietitura e dei raccolti. Proprio alla luce dei cicli agricoli, a cui era legata la società contadina medievale, si può allora comprendere il significato del portale di Tortora. Dunque, lo zodiaco, reinterpretato in chiave cristiana già dal IX secolo11, non è più connesso ai miti pagani, ma segna il tempo delle attività umane secondo la volontà di Dio. Egli è Signore di tutto il creato, e alla sua provvidenza si affida la buona riuscita dei raccolti.

La simbologia astronomica della chiesa del Purgatorio di Tortora

Non a caso, in tutto il ciclo scultoreo sono presenti dei motivi fitoformi, espressione del mondo vegetale. Sopra entrambi i piedritti del portale tortorese, a livello delle imposte d’arco, si trova la raffigurazione di foglie quadrilobate. Un fiore esapetalo, simbolo solare, è collocato sopra la figura del Sagittario, segno che precede il periodo di vuoto vegetale inaugurato dal solstizio d’inverno.

Alla stessa simbologia appartengono anche i leoni stilofori collocati alla base degli stipiti. Le sculture, molto consunte, si fronteggiano e, considerando l’orientamento della facciata verso sud, una è posta a est e l’altra a ovest, ossia in direzione dell’alba e del tramonto. Infatti, la fiera alla base del piedritto destro è sovrastata dal simbolo del fiore-sole che sorge al mattino, mentre sullo stipite della notte non compare nulla. I due leoni, immagine di Cristo, hanno così la funzione di guardiani dello spazio sacro, durante il giorno come nella notte più profonda.

Samuele Corrente Naso

Note

  1. B. Moliterni, Monica De Marco, Lo zodiaco della Cappella del Purgatorio in Tortora, in Esperide, cultura artistica in Calabria: storia, documenti, restauro, Anno 1 n. 1, gennaio – giugno 2008. Gli autori riferiscono di un’altra citazione della chiesa, contenuta nell’Apprezzo del feudo redatto da Gennaro Sacco nel 1692. ↩︎
  2. B. Cappelli, Il Mercurion, in Il monachesimo basiliano ai confini calabro-lucani, Napoli, Fausto Fiorentino Editore, 1963. ↩︎
  3. S. G. Mercati, San Mercurio e il Mercurion, in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, anno VII, fasc. III-IV, 1937. ↩︎
  4. P. Mollo, Un insediamento greco-romano nell’alto Tirreno cosentino, in Calabria Letteraria, a. XXV-l987; G.F. La Torre e A. Colicelli, Nella Terra degli Enotri: Atti del convegno di Studi Tortora 18-19 aprile 1998, Pandemos, 2000. ↩︎
  5. Ibidem nota 1. ↩︎
  6. P. Orsi, Archivio storico per la Calabria e la Lucania, Editrice Monte Giordano, Roma, 1934. ↩︎
  7. Ibidem nota 1. ↩︎
  8. Ibidem nota 1. ↩︎
  9. B. Cappelli, Recensione all’elenco degli edifici monumentali LVIII-LX, in “A.S.C.L.” n. 10, 1940. ↩︎
  10. Ibidem nota 1. ↩︎
  11. Codice lat. 387 della Österreichische Nationalbibliothek di Vienna, figura a pagina 90v. ↩︎

Autore

Samuele

Samuele

Samuele è il fondatore di Indagini e Misteri, blog di antropologia, storia e arte. È laureato in biologia forense e lavora per il Ministero della Cultura. Per diletto studia cose insolite e vetuste, come incerti simbolismi o enigmatici riti apotropaici. Insegue il mistero attraverso l’avventura ma quello, inspiegabilmente, è sempre un passo più in là.

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