Immaginate un piccolo volume di poco più di duecento pagine, di formato modesto, interamente ricoperto da disegni enigmatici e da una scrittura che nessuno è mai riuscito a decifrare. Tra le sue raffigurazioni, a tratti grottesche, si snodano piante impossibili, organismi che non appartengono ad alcuna botanica conosciuta, e figure femminili immerse in intricati sistemi di tubi e vasche, come sospese in una logica che sfugge a ogni interpretazione. A tratti, l’insieme sembra provenire da qualche antica e improbabile cosmogonia o dal sogno febbrile di uno scrittore di fantascienza. Eppure, questo codice esiste davvero. Risale al XV secolo, l’autore è ignoto e il suo contenuto resta, ancora oggi, indecifrato. Si tratta del manoscritto Voynich, che il medievista Robert Brumbaugh definì come “il libro più misterioso del mondo”1.

Le origini del manoscritto Voynich
Il manoscritto Voynich, composto da 204 fogli di pergamena ricavati da pelle di vitello e di formato ridotto (circa 22 × 16 cm), è conservato presso la Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell’Università di Yale. Oggi interamente digitalizzato e liberamente consultabile online, il codice continua a essere una sfida irrisolta per crittografi e filologi di tutto il mondo, una sorta di “Everest” linguistico dalla vetta affascinante quanto inaccessibile.
Il nome del manoscritto si deve al commerciante Wilfrid Voynich, che ebbe il solo merito di acquistarlo presso il collegio gesuita di Villa Mondragone, a Frascati. Voynich si rese subito conto della bizzarria della merce ottenuta e fu persino tentato di restituirla; tuttavia, un ritrovamento inatteso lo convinse a tenere per sé quel libro misterioso. Tra le pagine del codice, infatti, rinvenne una lettera del rettore dell’Università di Praga, Johannes Marcus Marci, datata al 19 agosto 1665 e indirizzata al celebre gesuita e studioso Athanasius Kircher, forse con la speranza che questi potesse decifrarlo. Kircher era infatti un grande poligrafo del tempo e aveva fama di essere un appassionato di esoterismo e scienze alchemiche. Secondo la missiva, il manoscritto sarebbe stato in passato in possesso dell’imperatore Rodolfo II d’Asburgo.

Descrizione e composizione del libro
Una prima analisi del manoscritto Voynich permette di coglierne alcuni tratti evidenti. In primo luogo, il volume non è completo, in quanto mancano all’appello almeno 14 pagine, che sono state strappate e disperse. Il testo, redatto in un linguaggio sconosciuto, si caratterizza per una marcata ripetitività sillabica. Non è raro osservare la reiterazione consecutiva di una stessa parola anche per tre o quattro volte, un fenomeno linguistico difficilmente interpretabile con i criteri noti. Su questo aspetto sono state avanzate due ipotesi principali, tra loro contrapposte ma entrambe plausibili:
- il manoscritto sarebbe scritto in un codice cifrato, supposizione che ha dato origine ai numerosi tentativi di decrittazione;
- in alternativa, si tratterebbe di un falso o di un gioco erudito, privo di reale significato.
Torneremo in seguito su entrambe le interpretazioni. Per quanto riguarda invece i disegni con figure, il volume è stato tradizionalmente suddiviso in cinque sezioni distinte, in base ai soggetti rappresentati2.
1. Nella parte relativa alla “botanica” (1r-66v), abbondano immagini di piante reali e fantastiche.


2. In quella “astronomica” (67r-73v), si osservano raffigurazioni di calendari astrali.


3. Nella sezione “biologica” (75r-85r), delle figure femminili sembrano fare il bagno all’interno di grandi vasche connesse da tubi.

4. Nella parte del volume “farmacologica” (86v-102v), si notano ampolle, fiale e radici di piante.


5. Nella “sezione finale” da pagina 103r in poi, simile a un indice, non compaiono immagini, a eccezione di alcune piccole stelle.

La datazione del manoscritto
Anche la datazione del manoscritto resta controversa. L’unico elemento storico certo riguarda uno dei suoi antichi possessori: Jacobus da Tepence3. Un’analisi all’infrarosso ha infatti rivelato la sua firma, successivamente cancellata per ragioni ignote. È noto che dietro questo nome si celava l’alchimista Jakub Hořčický, fidato servitore dell’imperatore Rodolfo II d’Asburgo. Poiché Hořčický morì nel 1622, il codice deve necessariamente essere anteriore a tale data.
Nel febbraio 2011, un’analisi condotta mediante la tecnica del radiocarbonio-14 ha collocato l’origine del manoscritto Voynich tra il 1404 e il 14384. L’esame, tuttavia, è stato effettuato esclusivamente su alcuni campioni di pergamena e non sull’inchiostro. La datazione riguarda dunque il supporto materiale del volume, senza poter stabilire con certezza il momento della stesura del testo. Un elemento apparentemente anacronistico complica ulteriormente il quadro: una delle raffigurazioni della sezione “botanica” rassomiglia al comune girasole. Ma questa pianta fu introdotta in Europa solo dopo la scoperta dell’America nel 1492.


Il manoscritto Voynich è un codice criptato?
Sarebbe impossibile ricostruire l’intera storia dei numerosi tentativi di decifrazione che, nel corso del tempo, hanno cercato di fare luce sul manoscritto Voynich. Esperti di fama internazionale come Herbert Yardley, noto per aver violato codici tedeschi durante la Prima guerra mondiale, o John Manly, cui si attribuisce la decifrazione del codice Waberski, e persino i più avanzati calcolatori elettronici, hanno fallito nel tentativo di interpretarlo.
In linea generale, molti studiosi ritengono che il volume possieda una coerenza interna, o che celi comunque un significato. Alcuni propendono per l’ipotesi di un testo cifrato; altri, invece, ipotizzano che sia redatto in una lingua reale ma non ancora identificata. Tra le teorie più suggestive vi è infine quella secondo cui il manoscritto combinerebbe due sistemi alfabetici distinti e sarebbe il risultato del lavoro di più autori5.

Tentativi di decriptazione
Si propone qui una rassegna dei principali tentativi di decifrazione del manoscritto Voynich, senza pretesa alcuna di esaustività.
- 1921. William Newbold, un docente universitario di filosofia medioevale della Pennsylvania, propose che il manoscritto fosse stato ideato da Ruggero Bacone. Il testo sarebbe stato scritto in una forma inusuale di latino.
- A partire dagli anni Quaranta due famosi crittografi, Joseph Martin Feely e Leonell C. Strong, utilizzarono la tecnica della decifratura sostitutiva per ottenere un testo latino dal significato compiuto. Lo studio rimase tuttavia senza successo.
- 1945. Il medico Leonell Strong affermò di aver tradotto un brano del manoscritto in cui viene descritto un metodo anticoncezionale.
- 1945. William Friedman istituì il Voynich Manuscript Study Group, con lo scopo di fare luce su questo indecifrabile mistero. La ricerca si arenò senza soluzione dopo svariati tentativi di decifrazione. Friedman ipotizzò pertanto che il manoscritto potesse essere stato scritto in una lingua filosofica, o figurativa.
- 1978. John Stojko, un filologo dilettante, affermò di aver identificato la lingua del manoscritto Voynich: si tratterebbe dell’ucraino con le vocali rimosse6.
- 1987: Il fisico Leo Levitov sostenne che il testo fosse opera dei catari, che lo avrebbero composto in dialetto medioevale centro-europeo7. Il volume costituirebbe un manuale per il suicidio rituale.
- 2014. Stephen Bax, docente di linguistica all’Università del Bedfordshire, ha affermato di aver individuato dieci parole di senso compiuto. Il testo sarebbe stato scritto in un dialetto caucasico ormai estinto8.
- 2018. La famiglia Ardiç (Ahmet Ardiç, Alp Erkan Ardiç, Ozan Ardiç et al.) sostiene di aver decifrato il 30% del codice. La lingua utilizzata per il manoscritto Voynich sarebbe il turco antico, scritto in alfabeto fonetico, e il volume nient’altro che una primordiale enciclopedia9.
Il manoscritto Voynich è un falso rinascimentale?
Non meno nutrita è la schiera degli studiosi che interpretano il manoscritto Voynich come l’opera di un falsario. Questa ipotesi si fonda su analisi di natura computazionale. Nel 1976, infatti, William Ralph Bennett mise in evidenza la relativa semplicità e la bassa entropia del testo. In altri termini, il manoscritto non sembra contenere errori di nessun genere, né sul piano grammaticale né su quello ortografico: una circostanza piuttosto insolita per un testo dotato di senso compiuto10.
Nel 2004, l’informatico e psicologo Gordon Rugg, ricercatore presso la Keele University, ha proposto una possibile spiegazione del metodo di composizione del manoscritto Voynich11. Nel suo studio, Rugg ha utilizzato la cosiddetta griglia di Gerolamo Cardano – un dispositivo ideato intorno al 1550 – per generare sequenze sillabiche casuali, ottenendo un testo sorprendentemente simile, per struttura, a quello del misterioso scritto. Questa ricostruzione rafforzerebbe l’ipotesi, sostenuta anche da Robert Brumbaugh, secondo cui il Voynich potrebbe essere un falso rinascimentale. Lo stesso Rugg suggerisce che il codice sia stato realizzato dai presunti falsari Edward Kelley e John Dee, con l’intento di truffare l’imperatore Rodolfo II d’Asburgo. Quest’ultimo avrebbe infatti pagato il volume ben seicento ducati veneziani, una somma considerevole, oggi stimabile intorno ai centomila euro. Kelley e Dee sarebbero riusciti a convincere il sovrano spacciando il manoscritto come un’opera del filosofo Ruggero Bacone.
Samuele Corrente Naso
Note
- R. S. Brumbaugh, The world’s most mysterious manuscript, Londra, Weidenfeld & Nicolson, 1977. ↩︎
- R. Zandbergen, The origin of the Voynich Manuscript, 2016. ↩︎
- D. Jackson, The Marci letter found inside the Voynich Manuscript, 2015. ↩︎
- D. Stolte, Experts determine age of book ‘nobody can read, 2011. ↩︎
- E. Friedman, The Most Mysterious Manuscript. – Still an Enigma, Washington Post, 1962. ↩︎
- R. Zandbergen, Voynich Manuscript – History of research of the Manuscript, 2016. ↩︎
- D. Stallings, Catharism, Levitov, and the Voynich Manuscript, 1998. ↩︎
- S. Bax, A proposed partial decoding of the Voynich script, 2014. ↩︎
- https://www.youtube.com/watch?v=p6keMgLmFEk. ↩︎
- R. Bennett, Scientific and Engineering Problem Solving with the Computer, Englewood Cliffs: Prentice-Hall, 1976. ↩︎
- G. Rugg, World’s most mysterious book may be a hoax, a cura di J. Whitfield, Nature, 2003. ↩︎


