Le tessere perdute di Pieve Terzagni

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Pieve Terzagni, un piccolo borgo della Bassa Padana, oggi frazione del comune di Pescarolo ed Uniti, custodisce un tesoro d’arte e di simbologia a lungo nascosto tra le nebbie dell’oblio. Nel presbiterio della chiesa di San Giovanni Decollato riaffiorano, come frammenti di un passato dimenticato, tessere e colori di un prezioso mosaico medievale, dove scritte enigmatiche, animali fantastici e segni sacri si intrecciano in un linguaggio antico e oscuro. Pare che la chiesa di Pieve Terzagni sia stata voluta da Matilde di Canossa che, tra l’XI e il XII secolo, ne fece un importante centro spirituale e civile per le comunità di questa parte del Cremonese.

Facciata di San Giovanni Decollato a Pieve Terzagni
La facciata della chiesa di San Giovanni Decollato a Pieve Terzagni

Il mosaico della chiesa di San Giovanni Decollato a Pieve Terzagni

A prima vista, la chiesa di San Giovanni Decollato sembra meno antica di quanto sia in realtà. Un corposo restauro in stile barocco, avvenuto nel corso del XVII-XVIII secolo, ha alterato la facciata e gran parte delle decorazioni architettoniche. L’originale struttura romanica dell’edificio, a impianto basilicale su tre navate, doveva essere di sobria eleganza e ricercata spazialità. Della chiesa medievale sono sopravvissuti soltanto una colonna, alcune decorazioni e soprattutto i resti del grandioso mosaico pavimentale che ricopriva il presbiterio.

Interni di San Giovanni Decollato
Gli interni della chiesa dopo i rifacimenti barocchi

Il mosaico, che venne realizzato dopo il 1150 circa1, si compone di centinaia di tessere bianche e nere. Soltanto in alcune aree si rivela l’accenno a una tenue colorazione. L’opera è stata purtroppo parzialmente rabberciata durante i restauri dell’epoca barocca, divenendo a tratti confusa e di difficile interpretazione. Inoltre, molte delle sue tessere sono andate perdute e, insieme ad esse, l’originale composizione iconografica voluta dai sapienti maestri mosaicisti che la realizzarono.

L'evangelista Luca nel mosaico di Pieve Terzagni
Una parte del mosaico di Pieve Terzagni con la raffigurazione del bue, simbolo dell’evangelista Luca

Una ricostruzione del pavimento musivo come doveva apparire in età medievale è stata proposta da Aus’m Weerth, che visitò la chiesa di San Giovanni Decollato nel 18732. Dal disegno dell’archeologo tedesco si evince che una parte dell’opera è stata obliterata dalla collocazione di un ingombrante altare all’inizio della navata. Molto meglio conservato è invece il mosaico a livello del presbiterio dove, fatta eccezione per l’area centrale, si possono ancora leggere molto bene le figure e le corrispondenti didascalie.

Ricostruzione del mosaico di Pieve Terzagni
La ricostruzione del pavimento musivo della Chiesa di San Giovanni Decollato, Ernst Aus’m Weerth.

Il mosaico del presbiterio nella chiesa di San Giovanni a Pieve Terzagni

Il presbiterio, il luogo più sacro della chiesa, destinato allo svolgimento delle funzioni liturgiche, fu rivestito nel Medioevo da un affascinante tappeto musivo con le raffigurazioni simboliche dei quattro evangelisti. Gli esseri del Tetramorfo, ovvero il leone di Marco, l’aquila di Giovanni, il bue di Luca e l’angelo di Matteo, sono collocati ai quattro angoli dell’area, metafora della Parola di Dio che raggiunge gli estremi della Terra. Tra di essi si frappongono le rappresentazioni, tratte dai bestiari illustrati, di una fiera e soprattutto di un grifone. Questo animale, con la testa d’aquila e il corpo di leone, era figura di Cristo, in quanto ne riassumeva la duplice natura, celeste e terrena, di figlio di Dio.

Raffigurazione del grifone a Pieve Terzagni
Una parte del mosaico nel presbiterio con gli evangelisti Marco e Matteo, accompagnati da un grifone

Rivolta verso la navata, si trova l’immagine del protomartire Stefano, collocata sotto un’arcata graziosa con colonne e capitelli e affiancata da croci a bracci uguali. La figura ieratica del santo, primo diacono della Chiesa cattolica, è indicata con le insegne ecclesiastiche in greco (Stephanus diakwuws). Nella rappresentazione musiva di Pieve Terzagni, Santo Stefano regge il libro dei Vangeli e, con buona probabilità, indicava la posizione del leggio per la proclamazione liturgica delle Sacre Scritture.

Mosaico nel presbiterio di Pieve Terzagni
Il diacono Stefano

Tra l’area del presbiterio e la navata, alcune figure cristologiche idealmente separavano l’area sacra da quella profana. Tra di esse, sin dall’età paleocristiana, il cervo che combatte contro il diavolo-serpente era immagine di Cristo vittorioso.

Le raffigurazioni dei vizi e dei peccati nella navata

All’inizio della navata centrale, il tappeto musivo si snoda attraverso la rappresentazione di bestie selvatiche e mostri, che simboleggiano i vizi e i peccati dell’uomo. Le figure sono inscritte all’interno di clipei circolari e disposte in un reticolato di dodici quadri. Tra queste, si possono osservare: una conturbante sirena bicaudata, personificazione della lussuria; un animale rassomigliante a un asino, che nel Medioevo indicava l’accidia; alcuni volatili, come un tacchino e un gallo; diversi felini, metafora della superbia; un lupo, associato nella tradizione popolare all’avarizia e all’eresia. La presenza di questo variegato bestiario nel mosaico della navata era funzionale alle liturgie che si svolgevano nella chiesa. In tal modo, infatti, i fedeli che procedevano verso l’altare dovevano calpestare i propri vizi, purificandosi. Non a caso le fiere sono dodici, numero che esprime la totalità nella simbologia cristiana: attraverso il sacrificio di Cristo, il rito eucaristico assume valore universale, redime l’umanità intera.

Sirena bicaudata nel mosaico di Pieve Terzagni
La sirena bicaudata con cappello frigio

L’accostamento di animali reali ad altri fantastici non deve sorprendere. Per le genti del Medioevo non era importante che tali creature esistessero davvero, quanto il loro significato simbolico. Inoltre, la conoscenza del mondo naturale era molto limitata. Gli animali esotici erano noti solo attraverso i racconti di viaggiatori lontani, venivano descritti in pochi testi religiosi e spesso erano interpretati in modo del tutto fantasioso. Le rappresentazioni del bestiario medievale, dunque, non erano sempre fedeli alla realtà, ma tendevano piuttosto ad accentuare grottescamente una o l’altra qualità in funzione del messaggio che si voleva tramandare.

Una fiera
Un lupo o un felino?

Il Quadrato del Sator

Tra le tessere del mosaico pavimentale, rimosse e ricollocate alla rinfusa nei pressi dell’attuale leggio, si può riconoscere ciò che resta della parola “rotas“. Si tratta di un frammento del Quadrato del Sator, una famosa iscrizione latina che costituisce ancora oggi uno dei più grandi misteri dell’archeologia. L’epigrafe, composta da cinque parole di cinque lettere ciascuna, “sator arepo tenet opera rotas“, è stata ritrovata in un’ampia area geografica, che comprende l’Europa, l’Asia Minore e l’Africa, in siti archeologici dell’età classica e del Medioevo. La più antica iscrizione del Sator è stata scoperta a Pompei, città che venne distrutta da un’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.

Il Quadrato del Sator è palindromo: può essere letto in tutte le direzioni. Questa caratteristica ne ha favorito la diffusione come gioco linguistico e soprattutto come talismano magico, a cui erano attribuiti dei poteri apotropaici. A lungo si è dibattuto sul suo reale significato, ma le interpretazioni degli studiosi non sono unanimi a causa del termine arepo. Arepo è un hapax legomenon, ovvero non compare in nessun altro testo latino e il suo significato è sconosciuto. Ipotizzando che esso sia un nome proprio di persona, si ottiene la traduzione: “Il seminatore Arepo tiene con cura le ruote”3. Per altri autori, come Jérôme Carcopino, arepo era un ablativo strumentale derivato dal gallico arepennis, che indicava l’aratro: “Il seminatore, con l’aratro, tiene con cura le ruote”4.

La scritta Rotas

Il Sator di Pieve Terzagni

Ma cosa voleva significare il quadrato del Sator nel mosaico cristiano di Pieve Terzagni? Nella sua ricostruzione del 1873, Ernst Aus’m Weerth colloca l’epigrafe al centro dell’area sacra del presbiterio, evidenziandone l’importante funzione liturgica. In tal modo, infatti, si trovava proprio di fronte alla seduta solenne del presbitero. L’iscrizione palindroma serviva, con ogni probabilità, a indicare la posizione dell’altare mobile su cui si compiva il sacrificio eucaristico. Per la comunità di fedeli che frequentava la chiesa di San Giovanni Decollato, il Sator aveva dunque un valore cristologico.

Ricostruzione del Sator di Pieve Terzagni
Il Sator di Pieve Terzagni nella ricostruzione di Ernst Aus’m Weerth

Allo stesso tempo, l’epigrafe costituiva una sorta di invocazione sacra legata al potere della Sacra Scrittura. Come narrato nei Vangeli, infatti, il seminatore (sator) è Dio e il seme è la sua parola, che deve essere diffusa in tutte le direzioni del cosmo. Non a caso, l’iscrizione del Sator è attorniata dai simboli dei quattro evangelisti. La Sacra Scrittura è come la Merkavah del profeta Ezechiele, il carro di fuoco condotto da quattro esseri con le sembianze del Tetramorfo, che con le sue ruote raggiunge tutti gli angoli della Terra.

“Al centro apparve la figura di quattro esseri animati, dei quali questo era l’aspetto: avevano sembianza umana e avevano ciascuno quattro facce e quattro ali […]. Quanto alle loro fattezze, ognuno dei quattro aveva fattezze d’uomo; poi fattezze di leone a destra, fattezze di toro a sinistra e, ognuno dei quattro, fattezze d’aquila […]. Quando quegli esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto a loro e, quando gli esseri si alzavano da terra, anche le ruote si alzavano. Dovunque lo spirito le avesse spinte, le ruote andavano e ugualmente si alzavano, perché lo spirito dell’essere vivente era nelle ruote”.

Ezechiele 1,5; 1,10; 1,19-20

Samuele Corrente Naso

Note

  1. M. Conte, La Chiesa e il Mosaico di Pieve S. Giacomo, 1976. ↩︎
  2. E. Aus’m Weerth, Der Mosaikboden in St. Gereon zu Cöln, 1873. ↩︎
  3. R. G. Collingwood, The Archaeology of Roman Britain, London, 1930. ↩︎
  4. J. Carcopino, Le Christianisme secret du “carré magique”, Museum Helveticum, vol. 5, n. 1,‎ 1948. ↩︎

Si ringraziano le autorità religiose competenti per averci permesso la visita alla chiesa di San Giovanni Decollato e per la gentilissima disponibilità.

Autore

Samuele

Samuele

Samuele è il fondatore di Indagini e Misteri, blog di antropologia, storia e arte. È laureato in biologia forense e lavora per il Ministero della Cultura. Per diletto studia cose insolite e vetuste, come incerti simbolismi o enigmatici riti apotropaici. Insegue il mistero attraverso l’avventura ma quello, inspiegabilmente, è sempre un passo più in là.

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