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La simbologia antica e medievale del grifone

Nel variegato corpus di simboli, appartenenti a una sorta di bestiario terrestre, che impreziosiscono gli edifici religiosi e i palazzi medioevali, è possibile individuare il grifone. La raffigurazione di tale creatura mitologica, tuttavia, ha conosciuto una notevole diffusione sin dall’antichità classica.

 

L’immagine di un grifone presso un mosaico pavimentale della Chiesa di San Giovanni Evangelista a Ravenna

 

Iconografia del grifone e prime attestazioni archeologiche

La simbologia e l’iconografia del grifone [1], animale a quattro zampe dal corpo di leone e dalla testa d’aquila, appartiene a tempi assai antichi. Se ne conoscono attestazioni risalenti almeno a 4000 anni prima di Cristo, ed è certo che la figura del grifone si diffuse lungo tutte le rotte del Mediterraneo [2]. A partire dalla civiltà minoica, essa fu ampiamente utilizzata come motivo decorativo. Sono noti, infatti, diversi esemplari, di cui uno presso i resti archeologici del palazzo di Cnosso, a Creta. La sua originale significazione simbolica doveva essere, probabilmente, quella di guardiano e psicopompo delle anime, vale a dire colui che doveva aiutarle ad oltrepassare il mondo terreno al fine di raggiungere l’aldilà.

 

Il grifone presso gli antichi Greci

Successivamente, i Greci assimilarono la simbologia del grifone assurgendola a divinità sincretica legata al culto solare. In tale prospettiva, esso personificava Apollo, e guidava il carro che trainava il sole. Celebre è la descrizione che ne fa Ctesia di Cnido nella Storia della Persia: “Questi sono uccelli a quattro zampe grandi quanto i lupi, le loro zampe e i loro artigli assomigliano a quelli di un leone; le piume del loro petto sono rosse, mentre quelle del resto del corpo sono nere”. Il passo di Ctesia e alcuni scritti di Erodoto (Le Storie, Libro IV) contribuirono in maniera determinante a inculcare nell’immaginario collettivo la rappresentazione iconografica del grifone a partire dal V secolo a.C. Di essa se ne conosce una magnifica trasposizione scultorea nei famosi Grifoni di Ascoli Satriano, opera forse magno-greca del IV secolo. 

 

Il volo di Alessandro Magno 

Di parvenza greca, ma in realtà diffusosi a partire dal IX secolo, in relazione ad una marcata tradizione letteraria, è il tema iconografico del Volo di Alessandro Magno. Si tratta di un episodio leggendario secondo il quale due grifoni avrebbero permesso al carro del condottiero di spiccare il volo. Il racconto narra che Alessandro riuscì a realizzare questa incredibile impresa infilzando grossi pezzi di carne su due lance; così facendo i grifoni, nel tentativo di addentare il cibo innanzi a loro, avrebbero iniziato a volare. 

 

Il Volo di Alessandro Magno, Duomo di Fidenza

 

Simbologia del grifone dall’età paleocristiana al Medioevo

L’iconografia del grifone è stata, col tempo, inclusa nella moltitudine di simboli cristiani in uso durante il Medioevo. Essa è associata alla natura di Cristo, in quanto salvatore delle anime, di rimando alla tradizione antica. In particolare, il grifone racchiude in sé la duplice dimensione del Messia, quella terrena rappresentata dal leone, e quella celeste incarnata dall’aquila [3].

 

Un grifone presso la Basilica di San Fedele a Como

 

Ciò nondimeno, l’esegesi cristiana corre spesso su un filo di ambivalenza interpretativa, ragion per cui non è raro rinvenire il grifone nelle fattezze di un essere ferino con connotati negativi. È questa la figurazione del diavolo, il quale è impersonato da un ampio bestiario di animali reali o fantastici, come il drago o il serpente. 

 

Samuele Corrente Naso e Daniela Campus 

 

 

Note

[1] A. M. Bisi (1965). Il Grifone. Storia di un motivo iconografico nell’Antico Oriente Mediterraneo. Roma, Istituto di Studi del Vicino Oriente Università.

[2] Ciccarese, M.P. (a cura di) (2007). Animali simbolici. Alle origini del bestiario cristiano, Vol. 2. Bologna: Bologna Edizioni Dehoniane.

[3] Charbonneau-Lassay, L. (1994). Il Bestiario di Cristo. La misteriosa emblematica di Gesù Cristo, Vol. 2. Roma: Arkeios.

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