L’Alcázar di Siviglia, incanto dell’architettura islamica e mudéjar

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Tra le sale del Real Alcázar di Siviglia si viene avvolti dal fascino e dall’incanto. Ombre e luci danzano sui prospetti ornati di arabeschi e trafori a sebka. Nei patii e nei giardini le fontane d’acqua rumoreggiano placide, splendenti sotto il sole d’Andalusia. I cortili porticati, come fossero spazi paradisiaci, sembrano possedere un’armonia eterea e trascendente. In questo luogo, sapienti maestri arabi lavorarono a fianco di artigiani occidentali, dando vita a un apparato ornamentale di eccezionale ricchezza e complessità. Nel Real Alcázar la decorazione non è secondaria, ma riveste con eleganza ogni parete, arco o soffitto. La massa architettonica sembra dissolversi sotto un continuo e minuzioso ricamo di stucchi traforati, piastrelle in ceramica azulejos, iscrizioni e legni intagliati, creando l’effetto di un ambiente immateriale e vibrante, dominato da un potente gioco di riflessi e chiaroscuri.

Il Patio de las Doncellas nel Real Alcázar di Siviglia
Il Patio de las Doncellas nel Palazzo di Pietro I del Real Alcázar di Siviglia

Dopo secoli di ricostruzioni, il complesso palatino oggi ammirabile a Siviglia è in gran parte quello del re Pietro I di Castiglia, massima espressione e trionfo dello stile mudéjar, il linguaggio artistico nato dopo la Reconquista e contraddistinto dall’incontro di tradizioni cristiane e islamiche.

L’alcazaba omayyade

Eppure, di fronte a tanta magnificenza, è difficile immaginare che il Real Alcázar sia nato come fortezza militare, robusta e senza orpelli. La sua costruzione è infatti dovuta ai musulmani che per cinque secoli e mezzo governarono Ishbīliya, il nome medievale dell’odierna Siviglia. Essi conquistarono la città nel 712, poco tempo dopo che le armate del governatore omayyade Musa ibn Nusayr, composte soprattutto da berberi nordafricani, avevano oltrepassato lo stretto di Gibilterra dando inizio all’invasione della penisola iberica e alla conquista del regno visigoto. La fortificazione di Siviglia venne edificata intorno al 913-914 nell’estremità meridionale della città, accanto al fiume Guadalquivir e all’antica Via Augusta1. La struttura sorse per volere dell’emiro omayyade ʿAbd al-Raḥmān III, futuro califfo di Cordova dal 929.

Mappa del Califfato di Cordoba in Al-Andalus
Una mappa del Califfato di Cordova in Al-Andalus

Questa alcazaba (al-qaṣaba), termine arabo che designava una cittadella difensiva, era impiegata anche come centro amministrativo e sede del governatore locale. A pianta quadrangolare, di circa cento metri per lato, era provvista di una cinta muraria munita di torri alte e massicce, collegate da un cammino di ronda. L’ingresso all’area fortificata era collocato presso l’attuale edificio al numero 16 del Patio de Banderas2. L’alcazaba omayyade includeva caserme, scuderie e magazzini, e costituiva uno dei più importanti avamposti difensivi musulmani in al-Andalus. Solo con il passare dei secoli, essa divenne alcázar (al-qaṣr), il grande e lussuoso palazzo del sovrano contrapposto alla medina (madīna), il tessuto urbano con i quartieri residenziali e la moschea.

L’ampliamento dell’Alcázar di Siviglia sotto la dinastia degli Abbadidi

Nei secoli successivi, l’evoluzione architettonica del Real Alcázar di Siviglia riflette i cambiamenti urbanistici, militari e di governo della città. Agli inizi dell’XI secolo, l’unità politica del Califfato di Cordova entrò in una profonda crisi. Una violenta guerra civile, in arabo chiamata fitna, causò la frammentazione di Al-Andalus in emirati indipendenti più piccoli, le taifa. In particolare, nel 1023 si insediò a Siviglia la dinastia locale degli Abbadidi (o Banū ʿAbbād) che, in pochi decenni, riuscì a prendere il controllo di una vasta area della penisola iberica meridionale. Come segno di potere e di prestigio, gli Abbadidi commissionarono un importante ampliamento dell’alcazaba sivigliana, attraverso l’aggiunta di un secondo recinto fortificato a sud e di varie unità residenziali. La costruzione iniziò così la sua trasformazione in un alcázar reale3.

Le mura del Real Alcázar
Una porzione delle mura del Real Alcázar con la Puerta del León. L’originale tracciato ha subito molti rifacimenti nelle epoche successive, soprattutto in età cristiana, che ha visto l’aggiunta di merlature, stemmi e varie rifiniture

Il “Palazzo della Benedizione”

Sorse qui, con ogni probabilità, il “Palazzo della Benedizione” (Qaṣr al-Mubārak) descritto con toni estatici dal poeta Abū-l-Walīd b. Zaydūn, visir del grande sovrano abbadide al-Mu’tamid Ibn ‘Abbād, che regnò tra il 1069 e il 1091, la cui originale collocazione per secoli è rimasta un mistero4.

“Ti sembrerà che il Palazzo della Benedizione sia come la guancia di una ragazza al centro della quale il salone al-Ṯurayya (“le Pleiadi”) è come un neo. Gira con un calice di vino dal profumo più perfetto e dal colore dell’oro puro. È un palazzo che rallegra gli occhi con una struttura di stanze spaziose e se potesse, sarebbe orgoglioso della sua bellezza”.

Abū-l-Walīd b. Zaydūn, brano riportato da Al-Fatḥ ibn Jāqān, Qalāid al-’iqyān wa-maḥasin al-a’yān, prima metà del XII secolo.

Lo stesso sovrano al-Mu’tamid Ibn ‘Abbād, uomo colto e fine poeta, ricordava il suo palazzo con nostalgia, quando la dinastia berbera degli Almoravidi, proveniente dal Marocco, conquistò Siviglia e lo esiliò ad Aghmāt (1091), ponendo fine al periodo dei regni delle taifa.

“Al-Mubārak piange per il ricordo di Ibn ‘Abbād, piange in memoria dei leoni e delle gazzelle. Piange per la sua Ṯurayya perché non è più avvolto dalle sue stelle, che ricordano il tramonto delle Pleiadi quando piove.

Al-Fatḥ ibn Jāqān, Qalāid al-’iqyān wa-maḥasin al-a’yān, prima metà del XII secolo.

In passato si credeva che il Qaṣr al-Mubārak del Real Alcázar di Siviglia corrispondesse all’attuale Palazzo di Pietro I5. Oggi, tuttavia, gli studiosi concordano che si trovasse, invece, all’interno del primo nucleo fortificato (recinto I o II). In particolare, gli scavi archeologici hanno permesso di individuare i resti di un importante palazzo presso le abitazioni al numero 7-8 del Patio de Banderas6. Inoltre, sotto il pavimento del Patio de la Montería, sono state rinvenute le fondamenta di un ampio edificio con cortile, che presentava pitture a intarsio rosso e un’iscrizione di marmo relativa al re al-Mutamid7.

L'evoluzione del Real Alcazar fino all'età almohade
L’evoluzione del Real Alcazar fino all’età almohade8

Il periodo almoravide

Nella prima metà del XII secolo, gli Almoravidi ereditarono i palazzi degli Abbadidi, tra cui il celebre Qaṣr al-Mubārak. In questo periodo, gli interventi si concentrarono sul consolidamento e il rafforzamento delle strutture difensive, con l’obiettivo di rendere il complesso più adatto a un potere più centralizzato. In Al-Andalus, la prima preoccupazione della dinastia almoravide, che aveva dato vita a un movimento religioso e militare con l’obiettivo di riformare l’Islam, era infatti quella di arrestare l’avanzata dei regni cristiani a nord. A tale scopo, ampliarono l’alcazaba di Ishbīliya con l’aggiunta di un’altra cinta muraria fortificata verso occidente (recinto III).

La ricostruzione almohade di Siviglia

Nel 1147, anche a Siviglia giunsero i conquistatori Almohadi, un nuovo gruppo religioso proveniente dal Nord Africa, che intendeva ristabilire la purezza della fede islamica. A differenza dei loro predecessori, gli Almohadi promossero un radicale rinnovamento della società, anche attraverso il rifacimento degli spazi e degli edifici cittadini, compresi quelli del Real Alcázar. Siviglia vide l’ampliamento delle mura, la costruzione dell’Alcaicería (il quartiere commerciale) e, soprattutto, tra il 1172 e il 11989, l’edificazione della grande moschea Aljama.

La Giralda di Siviglia
La Giralda

Dopo la Reconquista cristiana del 1248, la moschea fu adattata al culto cristiano e convertita in cattedrale. La maggior parte delle strutture originali è stata rimaneggiata e inglobata nella nuova chiesa, ma dell’edificio islamico sono ancora ben riconoscibili il Patio de los Naranjos, ovvero il cortile che veniva utilizzato per le abluzioni sacre, e il minareto, oggi noto come Giralda. La torre della Giralda, riutilizzata come campanile della cattedrale, ha subito nel tempo poche trasformazioni e conserva in larga parte la sua originaria architettura almohade, ideata dal maestro Ahmad ibn Baso. Rimangono infatti ben riconoscibili il nucleo in mattoni, l’articolazione interna a rampe, che consentiva al muezzin di salire anche a cavallo, e il raffinato apparato decorativo esterno, con motivi geometrici a sebka.

La Torre del Oro a Siviglia
La Torre del Oro

La riorganizzazione del Real Alcázar di Siviglia

Tra le altre cose, nella seconda metà del XII secolo, i sovrani Almohadi ordinarono la totale ricostruzione del Real Alcázar di Siviglia. Tutti gli edifici preesistenti vennero sostituiti con la realizzazione di dieci nuovi palazzi, disposti attorno a cortili, spesso organizzati secondo lo schema del patio de crucero, con spazi suddivisi da assi ortogonali e percorsi d’acqua10. Anche la cinta muraria esterna dell’alcazaba fu ampliata e integrata in un sistema difensivo. Questo includeva la Torre del Oro, edificata sulla riva del Guadalquivir per il controllo del traffico fluviale.

Ricostruzione dell'alcazaba almohade di Almagro Gorbea
Ricostruzione dell’alcazaba almohade di Siviglia di Almagro Gorbea11

L’ingresso principale dell’Alcázar venne ricavato a ovest, attraverso l’apertura dell’Arco de la Plata, a ferro di cavallo singolo, nei pressi dell’attuale Puerta del León. Una volta attraversato, si accedeva a un ampio cortile (apeadero), corrispondente oggi al Patio del León. Qui si apriva un doppio portale monumentale che distribuiva il traffico di genti e merci all’interno del complesso.

La funzione pratica e simbolica dell’acqua

Dagli scavi archeologici sappiamo che un importante complesso residenziale almohade sorse sulle rovine dell’edificio abbadide situato sotto il Patio de la Montería12. Il palazzo era disposto intorno a un cortile quadrato a pianta cruciforme, suddiviso in quattro aiuole simmetriche. L’acqua, che sgorgava da una fontana centrale, veniva convogliata in un piccolo canale perimetrale. La funzione delle numerose vasche e fontane dell’architettura islamica non era solo decorativa. Infatti, l’acqua distribuita su superfici basse evaporava con facilità, contribuendo a rinfrescare l’aria delle sale e dei caldi patii dell’Andalusia. Inoltre, il mormorio delicato e continuo delle fontane creava un ambiente meditativo, perfetto per la vita di corte e la contemplazione. Nella tradizione islamica, l’acqua è un elemento sacro che richiama il Paradiso (Jannah), descritto nel Corano come un giardino attraversato da ruscelli.

“È questo il Giardino che è stato promesso ai pii: vi scorrono ruscelli, perennemente vi sono frutti e ombra. Ecco il destino dei timorati di Allah, mentre il destino dei miscredenti è il Fuoco”.

Corano, Sūra XIII, Ar-Ra’d, 35.
Patio del Yeso, Real Alcázar di Siviglia
Il Cuarto de Yeso visto dalla Sala della Giustizia

I palazzi almohadi

A ovest del Patio del León si estendeva un grande palazzo residenziale, che in seguito divenne la sede della Casa de Contratación, ovvero l’istituzione che gestiva i traffici commerciali e migratori con le Americhe, fondata nel 1503. Il palazzo era provvisto di uno splendido cortile con archi lobati e decorazioni a traforo13. A est si trovava il cosiddetto Cuarto del Yeso (Sala del Gesso), caratterizzato da una grande vasca centrale. Del cortile originario si conserva il portico meridionale, che presenta un prospetto con un alto arco centrale affiancato da tre aperture per lato, scandite da colonne che sorreggono un elegante traforo a sebka. Questo tipo di ornamentazione crea un effetto simile a un pizzo scolpito nel gesso, dove il ritmo modulare delle forme produce una sensazione di infinito.

L’edificio più grande dell’Alcázar di Siviglia, risalente all’epoca almohade, il Cuarto de Crucero, si trovava a sud. Le ampie dimensioni del palazzo, organizzato su due livelli, fanno supporre che qui si trovasse la residenza principale del califfo. In questo luogo, potenti sovrani, come Abu Yaqub e Abu Yusuf, prendevano le decisioni del regno nella cosiddetta Sala del Maestro o passeggiando lungo il suo grande cortile porticato.

Ricostruzione del Patio del Crucero almohade di Almagro Gorbea
Una ricostruzione del Patio del Crucero almohade di A. Almagro Gorbea14

Il Real Alcázar di Siviglia dopo la Reconquista cristiana

Nel 1248, la presa di Siviglia da parte delle truppe di Ferdinando III di Castiglia fu uno dei momenti chiave della Reconquista cristiana della Spagna. L’evento segnò una profonda trasformazione della città, non solo dal punto di vista politico, ma anche da quello urbano, culturale e architettonico. Negli anni successivi, sotto il regno di Alfonso X (1252-1284), il complesso palatino del Real Alcázar mantenne la generale organizzazione urbana dell’epoca almohade. Tuttavia, andò incontro a un generale riadattamento degli ambienti architettonici, anche attraverso l’introduzione di elementi gotici e cristiani. Ad Alfonso X si deve la costruzione del grande Palazzo Gotico sulle più antiche strutture del Cuarto de Crucero. L’edificio, concepito come un possente castello rettangolare, fu dotato di mura merlate e torri angolari. Agli inizi del XIV secolo, venne edificata la splendida Sala della Giustizia, a pianta quadrata, accanto al Cuarto de Yeso.

Sala de la Justicia, Real Alcázar di Siviglia
Le decorazioni della Sala della Giustizia

L’Alcázar mudéjar di Siviglia

Fu soltanto con Pietro I di Castiglia, sovrano dal 1350 al 1369, che il complesso di Siviglia perse definitivamente la sua funzione di alcazaba e le strutture militari vennero ridimensionate. Il re cristiano promosse invece la costruzione di un lussuoso palazzo residenziale in stile mudéjar, di gusto islamizzante, facendo abbattere le precedenti strutture almohadi che occupavano l’antistante Patio de la Montería e modificando l’orientamento interno dell’Alcázar. All’edificio, completato nel 1366, parteciparono maestranze di Toledo e altre provenienti dal vicino regno nasride di Granada, ancora governato da una dinastia musulmana. In questo modo, Pietro I realizzò un palazzo che imitava e proseguiva, sul piano simbolico, la tradizione dei califfi di Siviglia, pensato per impressionare gli ambasciatori delle altre corti europee. L’Alcázar che oggi i visitatori possono ammirare a Siviglia è dunque, in gran parte, quello voluto dal sovrano cristiano.

L’accesso principale è costituito dalla Porta del León, così chiamata per via del leone decorato sull’architrave, realizzato con piastrelle di ceramica di Triana alla fine del XIX secolo. Tuttavia, in origine il suo nome era verosimilmente Puerta de la Montería, ovvero “della Caccia”, in quanto utilizzata dalla corte reale per le battute venatorie. Una volta varcato l’ingresso, si accede a uno stretto cortile, il Patio del León, sul quale si affaccia la Sala della Giustizia, dove si riuniva il tribunale presieduto da Pietro I. Dalla Sala della Giustizia si può osservare il Cuarto de Yeso, uno dei pochi ambienti di età almohade sopravvissuti. Un muro della stessa epoca, a tre portici, separa il Patio del León da quello della Montería. Da quest’ultimo spiazzo si accede, tra gli altri, al grande palazzo mudéjar. L’edificio è introdotto da uno splendido prospetto, decorato con arabeschi e coperto da una tettoia a muqarnas dorate.

Patio de la Montería, Real Alcázar di Siviglia
L’ingresso al palazzo mudéjar di Pietro I dal Patio de la Montería

Il Patio de las Doncellas

Un corridoio interno conduce al Patio de las Muñecas (delle Bambole), un cortile domestico forse destinato alla regina15. Cuore del palazzo mudéjar di Pietro I è il vicino Patio de las Doncellas, così chiamato a causa di una leggenda secondo la quale i califfi musulmani esigevano in tributo cento vergini cristiane ogni anno. Il cortile, di forma rettangolare, è attraversato al centro da una lunga vasca d’acqua, che riflette le architetture circostanti e accentua la simmetria degli spazi. Intorno al patio corre un elegante portico ad arcate polilobate, sorretto da colonne di marmo genovese, di aggiunta più tarda (1560).

Il Patio de las doncellas Real Alcázar di Siviglia
Il Patio de las Doncellas

Le pareti sono rivestite da azulejos, piastrelle di ceramica smaltata che formano uno zoccolo nella parte inferiore, e da raffinate decorazioni in stucco, lavorato con estrema finezza per realizzare motivi geometrici, vegetali e iscrizioni arabe che celebrano Pietro I come sultano. I corridoi sono splendidamente coperti con un sistema di cassettoni lignei e reticoli geometrici, una forma d’arte chiamata “artesonado“.

Interni del Real Alcazar di Siviglia
Uno degli ingressi alla Sala degli Ambasciatori

La Sala degli Ambasciatori

Sul Patio de las Doncellas si affacciano vari ambienti, tra cui la Camera da letto reale e soprattutto la Sala degli Ambasciatori, il fulcro cerimoniale e simbolico dell’intero complesso, dove il sovrano riceveva i dignitari e gli ospiti ufficiali. L’ambiente, accessibile tramite ampi archi trilobati a ferro di cavallo, è caratterizzato da una decorazione totalizzante. Gli azulejos, che si sviluppano in mosaici policromi di tonalità blu, verde, bianco e ocra, e gli stucchi lavorati, riflettono la tradizione islamica andalusa, producendo un effetto visivo simile a un cielo stellato.

La cupola della Sala degli Ambasciatori
La cupola della Sala degli Ambasciatori

Qui una grande cupola lignea dorata (qubba), decorata ad artesonado, realizzata nel 1427, è immagine della volta celeste e del potere del re. Nei secoli successivi, al Real Alcázar di Siviglia sono stati aggiunti elementi rinascimentali, manieristi e barocchi, creando quella suggestiva profusione di palazzi e giardini, carichi di arte, incanto e leggende, che ammiriamo ancora oggi.

Samuele Corrente Naso

Note

  1. M. A. Tabales Rodríguez, El Real Alcázar de Sevilla, in AA.VV., Edades de Sevilla, Siviglia, 2002. ↩︎
  2. M. A. Tabales Rodríguez, La primitiva puerta del Alcázar de Sevilla, in Memoria Arqueológica, Ed. Ministerio Medio Ambiente, Sevilla, 2002. ↩︎
  3. M. A. Tabales Rodríguez, Investigaciones arqueológicas en el Real Alcázar de Sevilla, Notas sobre evolución constructiva y espacial, in Apuntes del Alcázar, 2000. ↩︎
  4. I. González Cavero, Ignacio, La “Sala de la Justicia” en el Alcázar de Sevilla, Un ámbito protocolario islámico y su transformación bajo dominio cristiano, in Goya, 337, 2011. ↩︎
  5. J. Guerrero Lovillo, Al-Qasr al-Mubarak, El Alcázar de la bendición, in Boletín de la Academia de Bellas Artes de Santa Isabel de Hungría, 1974. ↩︎
  6. M. A. Tabales Rodríguez, C. Vargas Lorenzo, El origen del Alcázar de Sevilla. Nuevas aportaciones desde la arqueología, in Culturas de al-Andalus, Ed. Fátima Roldán Castro, Sevilla, 2017. ↩︎
  7. Ibidem nota 1. ↩︎
  8. M. A. Tabales Rodríguez, El Alcázar de Sevilla. Reflexiones sobre su origen y transformación durante la Edad Media, in Memoria de Investigación Arqueológica 2000-2005, Sevilla. ↩︎
  9. M. Valor Piechotta, De Hispalis a Isbiliya, in AA.VV., Edades de Sevilla, Siviglia, 2002. ↩︎
  10. M. A. Tabales Rodríguez, La transformación palatina del Alcázar de Sevilla, 914-1366, in Anales de Arqueología Cordobesa,12, 2001. ↩︎
  11. A. Almagro Gorbea, ATARAL, Atlas de Arquitectura Almohade, Real Academia de Bellas Artes de San Fernando: https://www.ataral.es. A. Almagro Gorbea, immagine n. inv. A303_i52 (24/03/2026). ↩︎
  12. M. A. Tabales Rodríguez, El palacio islámico localizado bajo el Patio de la Montería del Alcázar de Sevilla, in Anuario Arqueológico de Andalucía 1997, 2001. ↩︎
  13. A. Almagro Gorbea, Una nueva interpretación del Patio de la Casa de Contratación, in Al-Qantara 28, 1, 2007. ↩︎
  14. A. Almagro Gorbea, R. Manzano Martos, Palacios medievales hispanos: discurso del académico electo Excmo. Sr. D. Antonio Almagro Gorbea leído en el acto de su recepción pública el día 27 de enero de 2008 y contestación del Excmo. Sr. D. Rafael Manzano Martos, Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, 2008. A. Almagro Gorbea, immagine n. inv. AA-303_i15 (24/03/2026). ↩︎
  15. A. Almagro Gorbea, Il Reale Alcázar di Siviglia, Artigramma, 22, 2007. ↩︎

Autore

Samuele

Samuele

Samuele è il fondatore di Indagini e Misteri, blog di antropologia, storia e arte. È laureato in biologia forense e lavora per il Ministero della Cultura. Per diletto studia cose insolite e vetuste, come incerti simbolismi o enigmatici riti apotropaici. Insegue il mistero attraverso l’avventura ma quello, inspiegabilmente, è sempre un passo più in là.

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