Notre-Dame d’Alet, l’abbazia in rovina

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L’Abbazia di Notre-Dame di Alet-les-Bains, nell’Aude, si mostra oggi in rovina. Il vento accarezza le pareti abbandonate, le pietre si accendono alla luce del sole e, timide, si rabbuiano al sopraggiungere del vespero. L’erba cresce lungo le navate: non più pavimenti né marmi pregiati, ma solo la nuda terra con i suoi ciottoli grezzi. Le vetrate, un tempo ammantate da mille e sgargianti colori, sono vuote, se non per gli uccelli che vi fanno il nido. Eppure i suoi muri diroccati si rivestono ancora di eleganza, trasudano di mistero antico. Notre-Dame interroga il passante sul significato della storia, esige rispetto, incute paura e nostalgia profonda. Cosa accadde in questo luogo sacro ché la natura tornasse prepotente? Quale destino ruppe l’armonia degli spazi architettonici prima del disordine? Si odono canti gotici tra i fruscii delle fronde sugli alberi, sono il racconto dei secoli in cui una potente cattedrale sorgeva ad Alet-les-Bains.

Tra leggenda e realtà, le origini dell’abbazia di Notre-Dame d’Alet

La tradizione popolare del luogo tramanda che ad Alet-les-Bains sorgesse un monastero antichissimo, consacrato alla Madonna, già mentre era in vita l’imperatore Carlo Magno. Un manoscritto datato 813 afferma che Berà, conte di Razès, e sua moglie Romella vollero elevare questo primitivo cenobio ad abbazia, dotandolo della regola benedettina1.

Si tratta invero di una leggenda, seppur affascinante e per certi aspetti profetica: l’edificio, la cui fondazione si riconduceva al Re dei Franchi per legittimarne l’importanza, sarebbe stato destinato a grandi fasti. Il documento, infatti, è con ogni probabilità un falso creato intorno all’XI secolo, come diversi studiosi hanno sostenuto sulla base delle formule giuridiche impiegate2. Inoltre, non compare nella Notitia de servitio monasteriorum, l’elenco dei monasteri dell’Impero franco compilato nell’819 sotto Ludovico il Pio. Probabile è che l’abbazia di Notre-Dame d’Alet venne fondata nel X secolo3; il primo abate riferito dalle fonti storiche è Benoît, in carica nel 970.

La costruzione romanica

Tuttavia, le strutture che oggi sopravvivono sono ancor più tarde. Notre-Dame d’Alet venne riedificata nel XII secolo. Sappiamo da una denuncia del visconte Bérenger di Narbona, stesa intorno al 1059, che un sanguinoso conflitto lo aveva visto impegnato contro la famiglia nobiliare del nuovo arcivescovo cittadino, Guifred de Cerdagne4. Durante gli scontri, avvenuti negli anni o nei mesi subito precedenti, Guifred aveva chiamato in suo soccorso il conte di Carcassonne e di Razès, Pierre Raymond. Il conte aveva quindi assediato Alet-les-Bains e distrutto l’Abbazia poiché qui si erano rifugiati gli uomini di Bérenger. I danni dovettero essere ingenti poiché gli edifici monastici furono sottoposti a più fasi ricostruttive. L’intervento più corposo fu realizzato sotto la direzione dell’abate Pons Amiel tra il 1167 e il 1197. Allo stesso tempo, il religioso fece costruire attorno all’abbazia di Notre-Dame una cinta muraria difensiva.

Le vestigia della chiesa di Notre-Dame d’Alet

Gli edifici abbaziali vennero rinnovati secondo i dettami dell’architettura romanica, all’epoca imperanti. A queste strutture appartengono gran parte delle vestigia sopravvissute di Notre-Dame d’Alet. Tra le mura diroccate della chiesa si ergono i possenti pilastri in muratura, taluni squadrati e altri a sezione circolare, che separavano le tre navate con tribune. Ancora si erge parte della facciata con eleganti bifore sovrapposte e, a essa affrontata sotto il cielo che domina e osserva silenzioso, si rivela l’abside romanica che accoglieva il coro. Nel secolo XIV la struttura venne poi ampliata attraverso l’aggiunta di cinque imponenti cappelle radiali, delle quali soltanto una ha superato l’esame del tempo.

Grandiosi archi a tutto sesto scandivano sei campate con volte a crociera, ma oggi giacciono invece all’ombra delle due torri laterali di Notre-Dame e Saint Michel, o quantomeno di ciò che vi rimane. Alla chiesa abbaziale, con breve transetto, si accedeva da un ingresso collocato sul fianco destro. E doveva essere uno spettacolo magnifico osservare le vetrate istoriate, le raffinate sculture fitomorfe con foglie d’acanto sui capitelli, le decorazioni sugli stipiti e ovunque incedessero gli occhi meravigliati dei fedeli.

La sala capitolare

La sala capitolare del complesso, unica superstite tra le strutture monastiche oltre la chiesa abbaziale, era collocata a nord. Le rimanenze, eleganti e aggraziate nelle forme, rivelano ampie monofore di fattura romanica. La volta è invece gotica con archi ogivali: fu sostituita nel XIV secolo. Preziosa è la decorazione dei capitelli che reggono gli archi delle finestre e dell’ingresso. Vi sono raffigurate varie scene, religiose e pagane: un’Annunciazione e una Fuga in Egitto; una caccia all’orso; una lotta tra stambecchi. Tra delicati motivi fitomorfi fanno capolino differenti figure di uccelli.

La crociata catara

Le fortificazioni fatte erigere da Padre Pons Amiel furono determinati per salvare l’Abbazia di Notre-Dame durante il periodo della crociata catara. Per volontà di papa Innocenzo III, tra il 1209 e il 1229, il Sud della Francia venne sconvolto da quella feroce campagna militare che si prefiggeva di estirpare l’eresia dei Catari. Nata come guerra di religione, la crociata assunse ben presto connotati politici. Le truppe cattoliche, sostenute dalla corona francese, si scontrarono contro gli eserciti di alcuni signori locali che tolleravano il Catarismo nelle loro terre. Tra questi vi erano i visconti Trencavel di Carcassonne e Béziers, sotto la cui giurisdizione ricadeva Alet-les-Bains.

Con gran sorpresa, i monaci dell’abbazia di Notre-Dame decisero di rimanere fedeli al loro feudatario schierandosi dalla parte dei Catari, forse per ragioni d’interesse economico. Ciò nondimeno, con la presa di Béziers e Carcassonne da parte delle truppe di Simon de Monfort nel 1209 anche Alet capitolò. Per fortuna non si registrarono danni all’Abbazia e i monaci, dopo un breve esilio, vi poterono tornare per riprendere le funzioni liturgiche.

Notre-Dame diventa cattedrale, l’istituzione della diocesi d’Alet

All’alba del Trecento l’arcivescovo di Narbona era divenuto troppo potente. Papa Giovanni XXII, dalla sua residenza avignonese, aveva quindi deciso che fosse giunto il momento di porre un freno ai suoi benefici ecclesiastici, anche per meglio combattere le eresie ancora vive nel Sud della Francia5. Quindi il 20 agosto 1317, con la bolla Salvator noster, aveva fondato la diocesi di Limoux, ricavandone il territorio dall’arcidiocesi di Narbona e elevando a cattedrale la chiesa di San Martino. Ma tale edificio era di proprietà dell’influente monastero femminile di Prouille, retto dai domenicani: le suore presentarono un reclamo al papa in quanto avrebbero così perduto tutti i ricavi derivanti da quel luogo di culto.

Giovanni XXII si vide costretto a tornare indietro nella sua decisione e il 28 febbraio del 1318, con la bolla Alma mater Ecclesia, la diocesi di Limoux venne soppressa. Al suo posto il pontefice elesse due vescovi in altri territori sottratti all’arcidiocesi narbonese. Nacquero così le diocesi di Saint-Pons-de-Thomières e soprattutto di Alet, la cui giurisdizione ricadde sull’alta valle dell’Aude e sulle valli del Rébenty e dell’Agly. L’antica chiesa romanica di Notre-Dame venne elevata a cattedrale e pertanto diveniva un luogo di strategica importanza per il papato, un centro di potere da cui combattere le eresie e contrastare l’influenza arcivescovile. Primo vescovo di Alet fu l’abate benedettino Barthélemy, il quale si trovò a gestire un corposo incremento dei ricavi derivanti dal nuovo status della chiesa romanica. Si rese così possibile l’ampliamento del piccolo coro, che vide l’aggiunta di cinque corpi absidati a raggiera, e della sala capitolare.

La rovina

Nel XVI secolo il pensiero del predicatore Giovanni Calvino aveva fatto breccia nelle regioni del sud-est della Francia. Alcuni nobili sfruttarono quest’onda di ribellione per opporsi ai Valois, il casato cattolico del re. Da ciò seguirono decenni di sanguinose lotte che gli storici chiamano con il nome di guerre di religione. Nel 1573 Alet cadde nelle mani dei protestanti, ossia degli “ugonotti”, e vi rimase per circa dieci anni non senza tragici tentativi di riconquista da parte dei cattolici. Durante questi assedi la cattedrale di Notre-Dame e gli edifici abbaziali furono bombardati e ridotti in macerie; un colpo di cannone devastò la copertura della chiesa. Per continuare le attività liturgiche il vescovo dovette imbastire una mensa nell’antico refettorio, che assunse il nome di cattedrale di Saint-Benoît a partire dal 1600 circa.

Notre-Dame d’Alet giunge ai nostri giorni

L’incuria e le intemperie si abbatterono su Notre-Dame senza pietà, riducendola alle attuali rovine. Piano piano che gli anni passavano la memoria storica di quel luogo si affievoliva, scolorivano i fasti, un velo oscuro ricopriva l’arte e lo splendore di un tempo. Sembrò scontato, nel XIX secolo, che si potessero abbattere quattro delle cinque absidi gotiche per consentire il passaggio della “Grand route” Limoux-Quillan6.

Invece, quale messaggio lasciano le rovine di Notre-Dame d’Alet a chi le osserva oggi? Quali sensazioni? Tutto ciò che l’essere umano costruisce, realizza con fatica, è transitorio. Le mura della chiesa pongono davanti alla ricerca del senso del fare, alla consapevolezza che nulla sarà per sempre. Ci si immedesima in quelle strutture diroccate, c’è una parte di noi che è perdura per sempre, rovinata al suolo. Eppure sono ancora in piedi: non tutto è perduto, qualcosa si oppone al divenire, resiste alla distruzione e alla sventura. Portare i segni del tempo, vuol dire conoscere e aver conosciuto, significa possedere la sapienza storica di chi ha vissuto. E le rovine tornano a nuova vita ogni volta che qualcuno le osserva, le studia, Notre-Dame rinasce sotto nuove vesti, funzioni, memorie.

Samuele Corrente Naso

Mappa dei luoghi

Note

  1. G. Leblanc, L’ancienne cathédrale d’Alet, dans Congrès archéologique de France. 131° session. Pays de l’Aude. 1973, Société Française d’Archéologie, Paris, 1973. ↩︎
  2. É. Magnou-Nortier, La Société laïque et l’Église dans la province ecclésiastique de Narbonne, zone cispyrénéenne: De la fin du VIII à la fin du XI siecle, Publication de l’Université de Toulouse-le Mirail, 20, Toulouse, 1974. ↩︎
  3. J. Foltran, Les monastères et l’espace urbain et périurbain médiéval en Pays d’Aude: Lagrasse, Alet et Caunes. Thèse de doctorat en Histoire, Doctorat de l’Université de Toulouse, 2016. ↩︎
  4. G. Catel, Mémoires de l’histoire du Languedoc curieusement et fidelement recueillis de divers autheurs, Bosc Pierre imprimeur-libraire, Toulouse, 1633. ↩︎
  5. Jean-Marie Vidal, Alet, in Dictionnaire d’histoire et de géographie ecclésiastiques, volume II, 1914. ↩︎
  6. Jean-Marie Pérouse de Montclos, Le Guide du patrimoine. Languedoc-Roussillon, Hachette, 1996. ↩︎

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