Il castello di Ajloun in Giordania, la fortezza di Saladino

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Nel nord-ovest della Giordania, tra il lago di Tiberiade e il Mar Morto, su un’altura a più di mille metri sul livello del mare, si erge l’imponente castello medievale di Ajloun. La fortezza fu costruita per volere di Saladino (1138-1193), capostipite della dinastia degli Ayyubidi e sultano di Siria ed Egitto, per contrastare la presenza delle armate cristiane nel Vicino Oriente. I crociati, infatti, avevano conquistato Gerusalemme nel 1099 e annesso al Regno Latino una vasta area del Levante e dell’entroterra, dal deserto del Sinai fino al fiume Litani in Libano. Dopo tre quarti di secolo di dominio cristiano, Saladino mirava a riconquistare quei territori. Quindi, per raggiungere il suo fine, diede ordine di edificare alcuni castelli nei luoghi chiave per il controllo militare della zona. Queste roccaforti permettevano di concentrare le truppe da inviare in battaglia e di prepararle per l’assedio dei possedimenti nemici.

Il castello di Ajloun, in particolare, si trovava in una posizione strategica dominante sulla strada tra Damasco e Gerusalemme, sulla vetta del monte Jabal ‘Auf. La via, percorsa da pellegrini, soldati e dalle ricche carovane di mercanti, era la principale arteria della regione verso l’Egitto. Dall’altura di Ajloun era possibile avanzare verso Gerusalemme e, al contempo, esercitare un controllo territoriale a scopo difensivo. La fortificazione permetteva di monitorare gli spostamenti del nemico e di impedire la sua espansione a est del Giordano settentrionale. Non molto lontano, dall’altro lato del fiume, tra il lago di Tiberiade e Beisan, i crociati avevano, infatti, un importante avamposto: la fortezza di Belvoir, edificata dagli Ospitalieri di San Giovanni a partire dal 1168. Il castello di Ajloun garantiva, inoltre, la protezione delle preziose miniere di ferro situate più a sud, fondamentali per la produzione di armi, in modo che non cadessero nelle mani dei cristiani.

La costruzione del castello di Ajloun

Saladino affidò la costruzione della fortezza al comandante e architetto Izz al-Din Usama1. Questi edificò sul monte di Jabal ‘Auf un primo nucleo con quattro torri angolari connesse da mura nel 1184–11852. Il castello di Ajloun venne poi ampliato varie volte negli anni successivi. Quando i Mamelucchi conquistarono la regione, nel 1211, il governatore Aybak ibn Abdullah eresse altre due torri per rinforzare la facciata orientale del castello. Inoltre, fece aggiungere sul fianco meridionale una grande struttura fortificata, come ricorda un’iscrizione in lingua araba, incisa su un blocco di pietra nel 1214:

“Nel nome di Allah, questa torre benedetta fu costruita da Aybak ibn Abdullah, Maestro della Grande Casa, nel mese dell’Egira dell’anno 611”.

Tra il 1250 e il 1259, il re di Aleppo e Damasco, al-Nasir Yusuf, ordinò una serie di interventi minori, come l’allungamento delle feritoie e l’apertura di alcune finestre. Infine, un’importante opera di rinnovamento del castello fu condotta, per necessità, dal sultano Baybars. Il sovrano d’Egitto e della Siria dovette infatti riparare i danni della distruttiva incursione dei Mongoli del 1260, durante la quale era stata abbattuta una parte delle strutture murarie difensive. Baybars riedificò la torre nord-occidentale e dotò la fortezza di potenti catapulte con munizioni di pietra.

L’architettura del castello di Ajloun

La fortezza di Ajloun, in parte scolpita direttamente nella roccia e inaccessibile solo dal lato sud, dove l’altura termina a strapiombo, è circondata da un fossato profondo circa quindici metri che, durante gli assedi, veniva riempito d’acqua3. Il castello è composto, in pianta, da due grandi rettangoli affiancati, collegati tramite due cortili coperti e da corridoi voltati.

La porta d’accesso, un tempo con ponte levatoio, è situata nei pressi della torre nell’angolo sud-orientale. Oltrepassato l’ingresso, si percorre uno stretto corridoio a forma di “L”, coperto da una volta a botte e provvisto di ventuno gradini, che conduce a una doppia apertura interna. Nel Medioevo, il varco era provvisto di una pesante saracinesca in metallo che poteva essere calata rapidamente per sbarrare l’accesso ai nemici, nonché di feritoie laterali e di aperture per l’olio bollente. Le mura esterne del castello, ancora ben conservate, sono sormontate da camminamenti, merlature e balconate difensive.

La fortezza si eleva su tre livelli e si articola in numerose sale, utilizzate come dormitori per i soldati, depositi e stalle. In una decina di ambienti si può osservare uno degli elementi architettonici più importanti per un castello medievale: il pozzo. Tale struttura garantiva l’approvvigionamento idrico per lunghi periodi in caso di assedio. Inoltre, l’acqua veniva immagazzinata e convogliata nelle varie parti del castello attraverso un ingegnoso sistema con cisterne.

Il monastero bizantino

Il primo nucleo della fortezza di Ajloun, edificato da Izz al-Din Usama per conto di Saladino, inglobò le rovine di un monastero di epoca bizantina, di cui rimangono ancora alcuni elementi della chiesa originaria. Di tale edificio, situato in cima al castello, si possono osservare parti della navata e del presbiterio, incluso il pavimento a mosaico. Il tappeto musivo della navata è ornato con la raffigurazione del pane e di due pesci. Si tratta di un riferimento all’episodio evangelico in cui Cristo moltiplica questi alimenti per sfamare una grande folla5. Nel mosaico del presbiterio, rialzato di due gradini e separato dalla navata da un’iconostasi, di cui rimangono solo poche tracce, si può invece leggere un’iscrizione in greco dedicata a un diacono di nome Aryano.

Castello militare e palazzo

La torre di Aybak, aggiunta a sud-est per rinforzare quel lato della roccaforte, ospitava al piano inferiore i dormitori per i soldati. Al secondo livello vi era invece una moschea, mentre l’ultimo piano era adibito a palazzo e conteneva le stanze di rappresentanza del governatore.

Il castello di Ajloun venne utilizzato a scopo militare fino all’età ottomana, quando ospitava una cinquantina di soldati. La fortezza è ancora oggi una delle più suggestive di tutto il Medio Oriente. Percorrendo i suoi stretti e labirintici corridoi voltati, si ha la sensazione di tornare indietro nel tempo, di udire voci lontane di comandanti e sentinelle, di viaggiatori che giungevano da lontano per trovare rifugio all’ombra delle sue torri possenti.

Samuele Corrente Naso

Note

  1. W. Müller-Wiener, Castles during the Crusades, Dar Al-Fikr, Damasco, 1984. ↩︎
  2. M. Osman, Military fortifications and tools of combat in the Ayyubid era in Egypt and the Levant during the Crusades, Arab World House, Il Cairo, 1982. ↩︎
  3. S. Almomani, Islamic castles in Jordan, the Ayyubid-Mamluk period, Library of University of Jordan, Amman, 1985. ↩︎
  4. A. Walmsley, The Middle Islamic and Crusader Periods, In R. Adams, Jordan: an archaeological reader, Equinox, 2008. ↩︎
  5. Giovanni 6, 1-14; Matteo 14, 13-21; Marco 6, 30-44; Luca 9, 12-17. ↩︎

Autore

Samuele

Samuele è il fondatore di Indagini e Misteri, blog di antropologia, storia e arte. È laureato in biologia forense e lavora per il Ministero della Cultura. Per diletto studia cose insolite e vetuste, come incerti simbolismi o enigmatici riti apotropaici. Insegue il mistero attraverso l’avventura ma quello, inspiegabilmente, è sempre un passo più in là.

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