Bibbona, terribilis est locus iste!

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Bibbona sorge nel cuore della Val di Cecina, incastonata tra le pendici delle Colline Metallifere e le belle coste del mar Ligure. Il borgo è circondato da boschi antichi e vi si giunge per mezzo di storici e petrosi sentieri. A Bibbona si viene accolti dalle rovine di una cinta fortificata del XII secolo1, scrigno che idealmente contiene la storia, l’arte e la cultura di questa antica cittadina della Toscana. La presenza sul luogo di una curte Biboni è attestata sin dal 1040, quando doveva essere già presente un castello feudale2.

Dal XII secolo Bibbona conobbe una discreta crescita demografica e di pari passo crebbe anche la sua importanza strategica nella Val di Cecina. I potenti conti della Gherardesca ne mantennero il controllo sino al 1406, quando Firenze conquistò l’intero territorio della Repubblica Pisana3. È alla fine di questo secolo, nel pieno fermento del Rinascimento fiorentino, che Vittorio Ghiberti e Ranieri da Tripalle realizzarono la chiesa di Santa Maria della Pietà, così da ospitare un’immagine della Vergine che si credeva miracolosa.

La chiesa di Santa Maria della Pietà a Bibbona

La chiesa di Santa Maria della Pietà ha pianta a croce greca con quattro bracci, coperti da volte a vela. Al punto di intersezione si eleva la cupola su un corto tamburo con oculi, sormontata da un’alta lanterna. Sul braccio settentrionale è collocato un grazioso campanile a vela. Su quelli meridionale, orientale e occidentale si aprono invece i tre sobri portali, sui cui architravi sono incise le frasi della visione di Giacobbe:

Terribilis est locus iste

“Hanc est domus Dei porta coeli”

“Domus est pietatis et gratiae”

Bibbona
Santa Maria della Pietà a Bibbona

Ma perché mai la chiesa di Bibbona dovrebbe essere un luogo terribile? Per comprendere il significato dell’iscrizione, che compare a Santa Maria della Pietà come a Rennes-le-Château, è sufficiente rintracciare la fonte biblica:

Questo è un luogo terribile! Questa è la casa di Dio e la porta del cielo“.

Genesi 28, 17.

Si tratta delle parole che il profeta Giacobbe esclamò mentre era in viaggio verso Carran, risvegliatosi dopo aver veduto in sogno un’altissima scala che conduceva dalla terra al cielo. Decise così di chiamare quel luogo, dove si era assopito, Betel, che in ebraico vuol dire “la Casa del Signore”. La chiesa di Bibbona è pertanto un luogo terribile nella misura in cui esige il rispetto che si deve alla dimora di Dio.

Una chiesa leonardesca?

Gli architetti Vittorio Ghiberti e Ranieri da Tripalle realizzarono Santa Maria della Pietà attraverso i dettami simbolici della geometria sacra. La cupola è circolare, metafora del cosmo e di tutto il creato, e la sua proiezione in pianta è inscritta in un quadrato. D’altronde quattro sono i punti cardinali e quattro gli elementi fondamentali che costituiscono l’Universo: acqua, aria, terra, fuoco. Infine, l’intera architettura della chiesa converge sulla geometria della Croce, simbolo di Cristo verso cui deve volgere tutta la creazione divina. Santa Maria della Pietà è un piccolo tempio cosmico alla maniera rinascimentale, un luogo dove si riflette l’analogia tra microcosmo e macrocosmo.

Carlo Pedretti, uno dei massimi studiosi di Leonardo da Vinci, ha notato in una Carta a volo d’uccello della Toscana occidentale che il maestro fiorentino realizzò nel 1503 circa, custodita nel castello di Windsor4, una rappresentazione di Bibbona e di Santa Maria della Pietà. Si tratta di un dettaglio rilevante in quanto la chiesa è l’unica presente all’interno della mappa, evidenza che dimostra un certo interesse di Leonardo verso di essa.

“[…] sul lato sinistro in alto, proprio di fronte al mare, ci sono le due città di Bibbona e Bolgheri […]. Tra le due, nel piano, è mostrata la struttura imponente di una chiesa con una cupola molto grande, apparentemente ottagonale, sormontata da una grande lanterna”.

C. Pedretti, The Bibbona church, in Achademia Leonardo Vinci, IX, 1996.
La Carta a volo d’uccello della Toscana occidentale

Sappiamo che l’artista fu a Piombino nel 1502 per rinnovare le fortificazioni di Cesare Borgia. E dovette di certo passare da Bibbona e visitare Santa Maria della Pietà, i cui lavori di edificazione erano terminati nel 1492. Perché Leonardo amasse così tanto tale chiesa, sì da raffigurarla nelle sue mappe, sola tra tutte, resta un gran mistero.

Alla scoperta della Bibbona Templare

È possibile che l’Ordine dei Templari lasciò alcuni indizi del suo passaggio a Bibbona? Un’ipotesi al vaglio degli studiosi è che i sacri cavalieri fossero ben presenti sul territorio. Alla militia templi si deve forse l’istituzione della Pieve di San Giovanni con annesso spedale, oggi un podere, che dopo lo scioglimento dell’Ordine nel 1312-1314 ritroviamo attestato tra i beni assegnati a San Lazzaro di Volterra dei Cavalieri dei Malta5. Il complesso si trovava in Poggio Romeo, quindi lungo una via romea che i pellegrini seguivano per raggiungere Roma.

In qualche modo connessa ai Templari potrebbe essere la Fonte di Bacco, composta da due strutture separate da una strada e collocate su piani differenti. Inferiormente si osservano un lavatoio con nicchie del XIX secolo e un abbeveratoio, mentre la porzione superiore, con volta a botte, risale al Duecento.

La porzione inferiore della Fonte di Bacco

Il monumento deve il suo nome a un bassorilievo del dio del vino e della sensualità che, unitamente all’effige di una figura femminile, è incastonato sul muro di sostegno delle vasche inferiori.

L’effigie di Bacco

Non è chiara quale fosse in origine la funzione dell’Arco di Bacco, ossia della struttura più alta, collocata su una via soprastante. Non è escluso che costituisse parte dell’ingresso di una rocca fortificata. Ciò suggeriscono un dipinto del XVII secolo d’incerta attribuzione, Sant’Ilario, San Bartolomeo e veduta di Bibbona6, oggi nella pieve cittadina di Sant’Ilario, e un giglio fiorentino raffigurato sotto la volta a botte.

Bibbona
L’Arco di Bacco

Sulla chiave di volta dell’arco è scolpito il gambo di un fiore che sorregge una croce patente entro un cerchio dentato.

La pieve di Sant’Ilario

Importante testimonianza del passaggio dei Cavalieri Templari a Bibbona potrebbe essere soprattutto la pieve di Sant’Ilario. Sappiamo che tale chiesa, romanica, con pianta originale a unica navata, a cui ne venne affiancata un’altra nel XIV secolo, già nel 1154 fosse incasellata nel castello cittadino7.

Bibbona
La pieve di Sant’Ilario a Bibbona

È la dedicazione dell’antica pieve a destare qualche sospetto sulla presenza a Bibbona dei Templari, la cui Regola venne approvata nel concilio di Troyes che aveva preso avvio il 13 gennaio 1129, proprio nel giorno di Sant’Ilario di Poitiers.

Interni della pieve di Sant’Ilario a Bibbona

Di grande interesse è un’acquasantiera marmorea del XIV secolo, di forma ottagonale, che reca scolpiti volti, teste leonine, un agnello e una rosa a cinque petali.

Non mancano misteriose incisioni di croci, sia all’esterno che all’interno, elementi simbolici che sovente accompagnano gli edifici di culto frequentati dai Templari. Difficile affermare invece cosa rappresenti davvero un bassorilievo consunto, collocato su un pilastro della navata principale, in cui s’intravede la figura di un cavaliere e quella di un uomo stante a sinistra.

Bibbona è un tesoro all’aria aperta che deve ancora essere scoperto e molti sono gli enigmi celati tra le sue mura medievali. Non resta che attendere: al calare del sole vedremo un cavaliere scintillante galoppare innanzi alla Pieve Sant’Ilario, o Leonardo da Vinci passeggiare al chiaro di luna, dove la cupola di Santa Maria della Pietà accarezza il cielo.

Samuele Corrente Naso

Note

  1. S. Mordhorst, Guida alla Val di Cecina, Siena 1996. ↩︎
  2. Compare in un lascito di Ghisla dei Farolfi datato 17 giugno 1040: curte mea et casa illa domnicata dicitur Biboni vocitatur Silacto cum meam portionem wx integra de castello illo et de ecclesia beati Larii. Si veda A. Augenti, Castelli: storia e archeologia del potere nella Toscana medievale, Volume 1, 2000. ↩︎
  3. S. Mordhorst, Guida alla Val di Cecina, Siena 1996. ↩︎
  4. Carta RL 12683 di Windsor: Carta a volo d’uccello della Toscana occidentale con la costa da Campiglia e San Vincenzo a Lucca, con i dintorni di Pisa, Livorno, Volterra e la Valdera, 1503 circa. ↩︎
  5. P. Ircani Menichini, Chiese e castelli dell’Alto Medioevo in bassa Val Cecina e in Val di Fine (secoli V-XI), Livorno, 1993. ↩︎
  6. La scheda del dipinto nel Catalogo generale dei Beni Culturali. ↩︎
  7. Ibidem nota 5. ↩︎

Autore

Samuele

Samuele

Samuele è il fondatore di Indagini e Misteri, blog di antropologia, storia e arte. È laureato in biologia forense e lavora per il Ministero della Cultura. Per diletto studia cose insolite e vetuste, come incerti simbolismi o enigmatici riti apotropaici. Insegue il mistero attraverso l’avventura ma quello, inspiegabilmente, è sempre un passo più in là.

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