I misteri della cittadella fortificata di Milazzo

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A cavallo tra due ampie insenature, il golfo di Milazzo e il golfo di Patti, si erge imperioso un castello antico. La Cittadella Fortificata di Milazzo era una delle più importanti roccaforti di Sicilia, spettatore e attore al contempo delle molte dominazioni che hanno segnato l’Isola nei secoli, teatro di spettrali racconti e tenebrose leggende.

Cenni storici sul Castello di Milazzo

Il Castello di Milazzo sorge a ridosso del borgo, in posizione dominante. La roccaforte è costituita da una stratificazione architettonica che si è sviluppata nell’arco di dieci secoli, traversando le numerose dominazioni che hanno accompagnato la storia della Sicilia. L’estensione delle mura difensive è giustificata dall’importanza strategica della sottostante insenatura portuale presso la quale, sin da tempi antichissimi, gli abitanti di Milazzo potevano governare i traffici diretti alle Isole Eolie. Le fondamenta del nucleo originario castellare risalgono addirittura all’Età del Bronzo, come attestato dal ritrovamento di una necropoli a nord del complesso, i cui reperti giacciono presso l’Antiquarium cittadino [1].

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Il panorama dal Castello di Milazzo con il Duomo Antico

Età classica

L’area fu colonizzata dai greci calcidesi della vicina Zancle, l’odierna Messina, che gli diedero il nome di Mylae; Eusebio di Cesarea colloca tale evento nel 715 a.C. [2]. Poiché non sono stati mai rintracciati i resti della città greca, è probabile che essa sorgesse proprio sulla collina ora occupata dal Castello, e che ivi fosse l’agorà. Doveva già esistere a quel tempo il primo phrourion, ossia quel nucleo di fortificazioni citato da Diodoro Siculo nella Bibliotheca Historica. Ciò dà ragione del perché, nel corso della Guerra del Peloponneso, una spedizione ateniese in Sicilia guidata da Lachete si diresse a Mylae, assediandola e conquistandola nel 426 a.C. [3]. Dopo questa breve parentesi, la cittadina rientrò sotto la sfera d’influenza dei tiranni siracusani, tra cui Agatocle e Gerone II.

Milazzo ebbe poi un ruolo fondamentale nelle complesse dinamiche della prima guerra punica. Qui, infatti, si consumò la vittoria della flotta di Gaio Duilio contro i Cartaginesi di Annibale Barca del 260 a.C. [4], che sancì de facto il dominio romano sul territorio. Sotto l’egida di Roma, Milazzo è citata ancora come Oppidum Mylae, quale scalo portuale e militare di grande rilevanza strategica sul mar Tirreno [5].

Dai Bizantini ai Normanni

In seguito alla caduta dell’Impero romano d’Occidente, la Cittadella Fortificata seguì le sorti della Sicilia intera. Divenne quindi bizantina, ospitando l’importante sede vescovile di Milazzo. Nell’843 d.C. venne conquistata dalle truppe arabe di Fadhl Ibn Giàfar e posta a controllo di una circoscrizione territoriale. A tal periodo risale la “Torre Saracena” del Maschio.

Con la liberazione della Sicilia da parte Ruggero d’Altavilla, anche Milazzo passò sotto il dominio normanno (1061). Ai Normanni si deve l’ampliamento del maschio, a pianta quadrangolare, che rappresenta il punto del castello più sopraelevato.  

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La Torre del Maschio arabo-normanno

Risale forse a quegli anni così tumultuosi l’origine di un vero e proprio mistero, impresso nelle mura medioevali. Lo “scarabeo” è un disegno geometrico in pietra lavica, con conci rettangolari, apposto su un contrafforte angolare della Rocca che guarda al promontorio. Il suo aspetto è sì enigmatico da lasciare sbigottiti.

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Lo “Scarabeo”

Lo scarabeo aveva forse una valenza magico-apotropaica: difendeva idealmente la Cittadella come un soldato mai domo, e al pari di un guardiano imperituro vegliava sulla città. È stato osservato, inoltre, che le ombre da esso proiettate siano in grado di indicare il giorno del solstizio d’estate. Lo scarabeo di Milazzo, dunque, aveva forse la funzione di scandire l’alternarsi delle stagioni a fini agricoli. Tuttavia, è affascinante richiamare alla mente il dio egizio Kheper, lo scarabeo che spinge il sole lungo il suo tragitto celeste, dall’alba al tramonto.

Il periodo svevo e aragonese di Milazzo

Le restanti strutture del Castello furono aggregate in epoche successive, opera dei differenti dominatori che nel tempo si succedettero. Ruolo di prim’ordine ebbero gli svevi Hohenstaufen. Federico II, in particolare, fece annoverare il Castello di Milazzo tra i Castra Exempta, le roccaforti che lui stesso gestiva personalmente [6]. Per tale ragione, affidò all’architetto Riccardo da Lentini alcuni corposi lavori di ampliamento. Maestoso esempio della rivisitazione sveva è la primitiva porta, successivamente inglobata nella cinta muraria aragonese.

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La primitiva porta

In seguito alla caduta dello svevo Corradino, e agli eventi dei Vespri Siciliani, la Cittadella passò nelle mani degli aragonesi al comando di Federico III di Trinacria. Nel 1295 egli riunì nel Castello, all’interno della “Sala del Parlamento”, l’Assise del Real Parlamento di Sicilia. Tale era il nome, infatti, del congresso che avrebbe dovuto statuire sul tradimento del fratello Giacomo d’Aragona, che voleva consegnare la Sicilia nelle mani di Carlo II d’Angiò [7].

La Sala del Camino, anticamente Sala del Parlamento

Negli anni immediatamente successivi, la nuova cinta muraria aragonese fu arricchita di cinque torri cilindriche.

Dalla dominazione spagnola all’Italia unita

Dal 1523, durante la dominazione spagnola, Carlo V fece innalzare i torrioni con base a scarpa, che costituiscono la “Cinta Muraria Spagnola”. 

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La Piazza d’arme

Al 1608, invece, risale la costruzione del Duomo Antico, edificata all’interno della Cittadella su progetto di Camillo Camilliani, discepolo di Michelangelo Buonarroti. 

Durante le guerre napoleoniche la Cittadella Fortificata fu una piazzaforte delle armate inglesi (1805-1815), qui allocate per difendere Ferdinando di Borbone, che si era rifugiato a Palermo. A quegli anni risale la vicenda di un soldato irlandese del 27° fanteria (il “Royal Euniskilling Fusilier”) chiamato Andrew Leonard: avendo disertato la guarnigione nella battaglia di Maida contro i francesi, venne sottoposto a una terribile tortura. Il suo scheletro è stato ritrovato all’interno del Castello soltanto nel 1928, ma si trovava ancora rinchiuso nella gabbia del tormento. Al disertore erano stati amputati alcuni arti e il suo corpo era stato esposto sulle mura della Fortificazione per giorni. I resti del povero Andrew Leonard sono oggi custoditi a Roma, presso il Museo Criminale.

La Gabbia di Milazzo, al momento del suo ritrovamento 

Il Castello di Milazzo fu l’ultimo possedimento dei Borboni in Sicilia a cedere sotto l’avanzata dell’esercito guidato da Giuseppe Garibaldi, il 20 luglio 1860.

La leggenda della suora fantasma di Milazzo

Come ogni castello che si rispetti, anche la Cittadella di Milazzo è teatro di una tetra leggenda, tramandata con terrore tra gli abitanti del luogo. Si narra, infatti, che una giovane, bella e ricca, si fosse innamorata perdutamente di un soldato; tuttavia, poiché questi era poco abbiente, il padre della ragazza si oppose al fidanzamento in modo irragionevole, fino al punto da costringerla a prendere i voti in un convento.

La giovane, tuttavia, non si rassegnò alla sua condizione, e di nascosto iniziò a incontrare il suo amato. Ma quando i due furono scoperti, la punizione fu tremenda: poiché aveva violato il voto di castità, la monaca fu murata viva tra le mura del Castello. Da quel giorno, così si tramanda tra il dubbio e la paura, il suo spirito vaga all’interno della Cittadella alla ricerca del suo amato. E c’è chi giura di averla persino udita nella notte esclamare con voce terribile “Sia lodato Gesù Cristo!”. 

Samuele Corrente Naso

Note

[1] G. Tigano, L’Antiquarium archeologico di Milazzo. Guida all’esposizione, Messina, 2011

[2] Eusebio di Cesarea, Chronicon; nella traduzione latina dell’opera, Gerolamo trascrive la data del 716 a.C.

[3] Diodoro, Bibliotheca Historica, XII; Tucidide, Guerra del Peloponneso, III, 90.

[4] Polibio, Storie, 1:9.7-9.8

[5] Plinio, Naturalis historia, III, 90

[6] E. Sthamer, L’amministrazione dei castelli nel Regno di Sicilia sotto Federico II e Carlo I d’Angiò, a cura di H. Houben, Bari, 1995

[7] G. Paiggia, Nuovi studj sulle memorie della città di Milazzo e nuovi principj di scienza e pratica utilità, Tipografia del Giornale di Sicilia, Palermo, 1866

 

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