Misteri di Roma, volume 2: la Porta Alchemica e la perduta Villa Palombara

Roma è la città al Mondo che più evoca antichi fasti e straordinarie imprese storiche. Percorrendo i selciati che conducono dal Colosseo sino al Circo Massimo, o traversando i Fori Imperiali e gli archi trionfali della città, si percepisce un fascino e un’atmosfera ineguagliabile. Tuttavia, la Città Eterna possiede inoltre un’anima nascosta ma altrettanto affascinante. E’ quella dell’esoterismo e di antichi culti, la cui memoria è perduta nel tempo. Sparsi per la città resistono ancora sparute vestigia di questo passato dimenticato e misterioso. Tra queste spicca la Porta Alchemica, vero manifesto delle conoscenze esoteriche della capitale d’Italia nel XVII secolo.

La Porta Alchemica rappresenta senza dubbio uno dei monumenti più misteriosi del mondo. Essa consiste in una struttura in pietra, i cui stipiti presentano delle incisioni di carattere esoterico e iniziatico. Tra queste vi sono delle scritte in lingua latina dal significato variamente interpretabile, e una ricca simbologia di stampo alchemico.

 

Palombara
I giardini di Piazza Vittorio e la Porta Alchemica

 

 

LA PORTA ALCHEMICA

La Porta Alchemica è situata all’interno dei Giardini di Piazza Vittorio Emanuele II. L’attuale collocazione della struttura risale al 1888, allorché fu addossata ad un vecchio muro del perimetro esterno della Chiesa di Sant’Eusebio. Lateralmente ad essa furono inoltre aggiunte due statue in pietra raffiguranti il dio egizio Bes. Queste ultime ancora oggi vegliano idealmente l’ingresso della porta, sebbene originariamente si trovassero nei giardini del Palazzo del Quirinale. 

La Porta Alchemica, ad ogni modo, in principio non doveva trovarsi troppo distante dal luogo in cui è possibile oggi osservarla. Essa costituiva, infatti, l’ingresso principale di una famosa villa situata sul colle Esquilino, a pochi passi proprio dai giardini di Piazza Vittorio. L’edificio prendeva il nome di Villa Palombara poiché il suo proprietario era il Marchese di Pietraforte: Massimiliano Savelli Palombara. Un’iscrizione situata su un arco della villa, andato perduto, permette di identificarne la datazione (1680).

 

La Porta Alchemica di Villa Palombara
La Porta Alchemica di Villa Palombara

 

Villa Palombara

Villa Palombara doveva essere un edificio piuttosto bizzarro. Il marchese di Pietraforte era un grande appassionato di scienze esoteriche; la costruzione stessa dell’edificio seguì dei criteri iniziatici di tal genere. Massimiliano Savelli Palombara volle l’edificazione di ben cinque porte e, presso ognuna di esse, vi fece incidere degli strani simboli. Purtroppo Villa Palombara andò perduta nell’anno 1883, allorché fu completamente demolita per far posto alla costruzione del rione Esquilino. Quasi tutto ciò che oggi si conosce della enigmatica struttura lo si deve all’autorevole fonte di Francesco Girolamo Cancellieri. E’ lui a riportare il testo di alcune incisioni perdute.

 

Le iscrizioni perdute di Villa Palombara e la Statua del Discobolo

Giambattista Visconti e Filippo Waqvier de LaBarthe, invece, nelle Dissertazioni, riferiscono dell’esistenza di una singolare Statua del Discobolo all’interno di Villa Palombara. La scultura doveva apparire come una sorta di centro focale dell’edificio, una sorta di personificazione ermetica dell’ambiente in cui era collocata. E’ possibile che tale opera fosse peraltro, in qualche modo, connessa alle incisioni enigmatiche della villa.

Una di queste si trovava presso uno dei muri di cinta,  e appariva alquanto bizzarra: 

“Hoc in Rure, Coeli Rore, fusis Aequis, Physis Aquis, Solum fractum, reddit fructum, dumcum Sale Nitri, Ac Sole, surgunt Fumi sparsi fimi. Istud Nemus, parvus Numus tenet forma sempre firma, dum sunt ortae sine arte Vites, pyra, et Poma pura. Habens Lacum, prope Lucum, ubi Lupus non, sed Lepus saepe ludit; dum non laedit mites Oves, atqua Aves; Canis Custos inter castos agnos Feras mittit foras, et est aegri huius Agri Aer solus vera salus, replens herbis vias Urbis. Sulci sati dant pro siti Scyphos Vini.

Intro veni, Vir non vanus. Extra Venus. Vobis, Fures claudo Fores Labe lotus, bibas laetus Meri Mare, Bacchi more.Inter Uvas, si vis, ovas, et quod cupis, gratis capis. Tibi paro, corde puro, quicquid putas, a me petas. Dant hic Apes claras opes dulcis mellis. semper mollis. Hic in Sylvae umbra salve Tu,qui luges. Nunc si leges notas istas, stans hic Aestas, vere mista; fronte moesta nunquamfleres, inter flores si maneres, nec manares inter fletus, dum hic platus aure spirant, undesperant mestae mentes inter Montes, inter Colles, inter Calles et in Valle huius Villae, ubi Vallus Claudit Vellus Bonum Omen; sempre Amen. Etiam Petrae dum a putre surgunt Patre, ita notas hic vix natus, in hac Porta, Luto parta, tempus ridet, brevi rodet”. [Annotazioni di Francesco Cancellieri].

 

La traduzione dell’iscrizione di Villa Palombara

“In questa villa, rugiada di cielo, dai campi arati e dalle acque correnti, la terra dissodata dà frutto, mentre per il salnitro e per il sole s’alza il fumo del letame sparso. Questo bosco, di poca entità, immutabile conserva sempre l’aspetto, mentre sono nati spontaneamente viti, peri e frutti schietti. E vi è un lago, vicino al bosco, dove non il lupo, ma la lepre gioca spesso; e non lede le pecore miti e gli uccelli; il cane custode fra gli agnelli innocenti mette in fuga le fiere, e soltanto l’aria di questa campagna è mezzo di guarigione per il malato, e riempe di verdure le vie della città. I solchi coltivati danno coppe di vino, per la sete.

Entra, uomo sincero. Fuori Venere. A voi, ladri, chiudo le porte. Bevi lieto, a profusione, vino sincero, secondo il costume di Bacco. Tra le uve, se tu vuoi, esulta, e prendi liberamente tutto ciò che desideri. A te preparo, con cuore schietto, qualunque cosa tu voglia chiedermi. Qui le chiare api forniscono in abbondanza dolce miele, sempre morbido. Salve a te, che qui piangi nell’ombra della selva. Se leggi ora questi segni stando qui l’estate mista alla primavera; mai piangeresti con la fronte mesta, se restassi tra i fiori, né gronderesti di lacrime, mentre qui soffiano le brezze, donde le anime malinconiche sperano fra i monti, fra i colli, fra i sentieri, e nella vallata di questa villa, dove una palizzata recinge le pecore. Ti faccio buon augurio, così sia per sempre. Ma tu, appena lo potrai, scrivi qui, su questa porta, generata dal fango – perché le pietre nascono dalla putrefazione – che il tempo sorride, ma in breve tempo distrugge ogni cosa”.

 

Il significato esoterico dell’iscrizione

Villa Palombara (qui la rugiada del cielo) è, pertanto, una grande raffigurazione dell’Opera Alchemica. La Magnum Opus rappresentava il cammino di iniziazione verso la Pietra Filosofale. Tale era infatti la concezione secondo cui sarebbe stato possibile, attraverso vari procedimenti alchemici, trasformare qualsiasi metallo in oro (la trasmutazione), ottenere l’immortalità e poter discernere il bene dal male in ogni momento (l’onniscenza). L’accesso alla villa, pertanto, era consentito soltanto a chi volesse accingersi al cammino iniziatico con cuore puro e mente sgombra. Da essa, invece, dovevano tenersi a distanza i profani, accecati come sono dalla bramosia del potere e dei beni materiali.

 

Raffigurazione delle tre fasi della Magnum Opus, Georges Aurach – Pretiosissimum Donum Dei (1415)

 

Ulteriori iscrizioni di Villa Palombara

Villae ianuam tranando recludens iason obtinet locuples vellus  medeae. 1680 Oltrepassando la porta di questa villa, lo scopritore Giasone ottiene vello di Medea. 1680.
 

Aqua a qua horti irrigantur non est aqua a qua hort aluntur.

L’acqua dalla quale gli orti sono irrigati non è l’acqua dalla quale sono alimentati.
Cum solo sale et sole sile.  

 Resta tranquillo con il solo sale e con il sole.

Sophorum lapis non datur lupis.  La pietra filosofale non è data ai lupi.
Qui potenti naturae arcana revelat mortem quaerit.  Colui che rivela gli arcani della natura al potente desidera la morte.
Hodie pecunia emitur spuria nobiltas sed non legitima sapientia.  Oggi con il denaro si può comprare una nobiltà illegittima, ma non la legittima sapienza.

 

[Dissertazioni epistolari di G. B. V. e F. Waquier de la Barthe sopra la statua del Discobolo].

 

 Il marchese Palombara e la leggenda dell’avvenuta trasmutazione

 Il resoconto sul contesto nel quale è inscritta Villa Palombara, e le annose dissertazioni, non rappresentano un mero esercizio di stile. Al contrario, esse ci consentono di redigere la cornice di senso nella quale si inserisce e nasce la Porta Alchemica affinché se ne possa avere una maggiore comprensione. Prima di addentrarci nella enigmatica simbologia del monumento, è tuttavia necessario fare un cenno al suo vecchio proprietario, così come alla vicenda che ne ha favorito l’edificazione.

Secondo una leggenda largamente diffusa, la porta magica sarebbe stata costruita per celebrare una avvenuta trasmutazione presso il laboratorio di Palazzo Riario. Quest’ultimo era un noto palazzo romano, sede di un’accademia frequentata da personaggi affascinati dall’alchimia. Tra questi vi erano il medico esoterista Borri, l’alchimista Santinelli e proprio il marchese Palombara. Secondo la leggenda, un “pellegrino”, che altri non era che il medico Borri, fu ospitato nella Villa Palombara per una notte. Egli si addentrò nei giardini della villa alla ricerca di una fantomatica erba capace di produrre oro. Il mattino seguente, Borri fu visto allontanarsi attraverso l’ingresso della stessa, lasciando dietro di sé delle pagliuzze d’oro, frutto di una riuscita trasmutazione alchemica! Inoltre, il medico si era prodigato nel lasciare in dono alcune strane carte. Esse apparivano piene di enigmi e simboli magici, e si dice contenessero il segreto della pietra filosofale.

 

Le possibili connessioni con il manoscritto Voynich

In seguito a questo evento, il marchese Palombara avrebbe deciso di far incidere sulle cinque porte della sua villa i segni e gli enigmi lasciati dal Borri, con la speranza che qualcuno un giorno potesse decifrarli.

Secondo alcune congetture, le carte farebbero addirittura parte del famoso manoscritto Voynich. Esso è un codice illustrato del XV secolo, conosciuto per la bizzarria del suo contenuto e tutt’oggi non decifrato. All’interno del manoscritto, che si compone di 204 pagine, è presente una serie lunghissima di raffigurazioni enigmatiche, intervallate da un sistema scrittorio criptato. In particolare, il volume si compone di quattro sezioni che rispettivamente vertono sulla botanica, astronomia, biologia e farmacologia. Mentre nei primi capitoli le rappresentazioni si limitano a piante e vegetali sconosciuti, continuando nella lettura del manoscritto Voynich non è infrequente imbattersi in inquietanti figure di strani umanoidi senza vestiti. Tutto ciò ha contribuito a conferire al testo la fama di “libro più misterioso del Mondo”, come ebbe a dire il docente di filosofia medioevale Robert Brumbaugh.

 

Due pagine del misterioso manoscritto Voynich

 

Le origini del manoscritto Voynich e Athanasius Kircher

Il nome del manoscritto si deve a Wilfrid Voynich, che ebbe il merito di rinvenirlo all’interno del collegio gesuita di Villa Mondragone, a Frascati. All’interno del volume, sin da subito, fu rinvenuta una lettera del rettore dell’Università di Praga Johannes Marcus Marci indirizzata all’amico Athanasius Kircher. In buona sostanza, l’accademico aveva inviato il manoscritto a Kircher affinché questo potesse decifrarlo. Quegli, tuttavia, oltre a essere un grande poligrafo del tempo, aveva fama di appassionato di esoterismo e scienze alchemiche. Non a caso, lo stesso  Kircher fu il maestro dell’alchimista Giuseppe Francesco Borri, proprio colui che più di ogni altro è indissolubilmente legato alla Porta Alchemica di Roma.

E’ possibile dunque che Athanasius Kircher avesse lasciato in eredità il prezioso manoscritto Voynich al suo più fidato discepolo Francesco Borri? E se così fosse, per quale ragione? Quali segreti contiene l’indecifrabile volume? Segreti che avrebbero permesso a Borri di trasmutare del metallo in oro presso Villa Palombara, appena qualche anno più tardi.

 

Il simbolismo della Porta Alchemica

I simboli incisi sulla porta “sopravvissuta” di Villa Palombara sono perlopiù ricavati da testi di alchimia e filosofia esoterica. L’architrave, in particolare, è sovrastato da un ampio cerchio che circoscrive il sigillo di Davide. Nella pozione superiore di quest’ultimo è presente inoltre una croce, la quale si connette ad un cerchio interno minore. La parte inferiore del sigillo, invece, è dominata da un oculus, simbolo alchemico del sole e dell’oro.

Tale raffigurazione rassomiglia particolarmente alla piramide con la punta occhiuta che si può rinvenire sul frontespizio del testo allegorico/alchemico Aureum Seculum Redivivum di Henricus Madatanus (pseudonimo di Adrian von Mynsicht, 1603-1638). Ma non solo: essa richiama alla memoria la stessa simbologia presente sulla banconota statunitense da un dollaro, suggerendo una matrice storiografica comune. In particolare, è noto che la piramide con la punta occhiuta (o Occhio della Provvidenza) fu il simbolo di una famosa società segreta della Germania del VVIII secolo: gli Illuminati.

Gli stipiti della Porta Alchemica reggono una vasta allegoria di simboli alchemici. In particolare, la sequenza dei pianeti associati ai corrispondenti metalli (Saturno-piombo; Giove-stagno; Marte-ferro; Venere-rame; Luna-argento; Mercurio-mercurio). La disposizione è affatto casuale, e segue l’ispirazione dal motto ebraico רוח אלהים, Ruach Elohim  (Nulla si può compiere senza il suo aiuto). La porta va dunque interpretata come la chiave di lettura di un mutamento radicale. Essa rappresenta idealmente la soglia che l’uomo deve attraversare per raggiungere l’illuminazione, la gnosi, la trasformazione spirituale che lo elevi verso uno stadio di coscienza superiore.

 

Palombara
Porzione superiore della Porta Alchemica [1].

Le epigrafi sulla Porta Alchemica

Sulla cornice circolare del sigillo è incisa l’iscrizione:

 

Tria sunt mirabilia deus et homo mater et virgo trinus et unus.

 

Tre son le cose mirabili: Dio e uomo, Madre e vergine, trino e uno.

 

Inferiormente al sigillo:

Centrum in trigoni centri Il centro è nel triangolo centrale.

 

Sull’architrave:

Horti magici ingressum Hesperius custodit draco et sine Alcide colchicas delicias non gustasset Iason. Il drago Esperio custodisce l’ingresso del magico giardino e, senza  Ercole,  Giasone non potrebbe gustare le delizie della Colchide.

 

 Sulla soglia:

 

Est opus occultum veri sophi aperire terram ut germinet salutem pro populo

È opera occulta della vera persona saggia aprire la terra, affinché faccia germogliare la salvezza per il popolo.
Si sedes non is “Se siedi non vai” oppure “Se non siedi vai” invertendo la direzione di lettura.

 

Sugli stipiti:

Si feceris volare terram super caput tuum eius pennis aquas torrentium convertes in petram.  Se avrai fatto volare la terra al di sopra della tua testa con le sue penne tramuterai in pietra le acque dei torrenti.
Quando in tua domo nigri corvi parturient albas columbas tunic vocaberis sapiens. Quando nella tua casa neri corvi partoriranno bianche colombe, allora sarai chiamato sapiente.
Filius noster mortuus vivit rex ab igne redit et coniugio gaudet occulto. Nostro figlio, morto, vive, torna re dal fuoco e gode del matrimonio occulto.
Diameter spherae thau circuli crux orbis non orbis prosunt Il diametro della sfera, il tau del circolo, la croce del globo non giovano alle persone cieche.
Qui scit comburere aqua et lavare igne facit de terra caelum et de caelo terram pretiosam Chi sa bruciare con l’acqua e lavare col fuoco, fa della terra cielo e del cielo terra preziosa.

 

Infine:

Azot et Ignis dealbando latonam veniet sine veste diana Azoto e Fuoco: sbiancando Latona, verrà Diana senza veste

 

Conclusioni

La Porta Alchemica di Roma è, come si evince dalla simbologia e dalle epigrafi incise su di essa, una lampante allegoria del principio basilare “solve et coagula”, tanto caro agli ermetisti del XVII secolo. Tale era il logos fondante della trasformazione spirituale dell’uomo, esplicato attraverso i passaggi tra i differenti stadi della materia (piombo, argento, mercurio etc.). “Sciogliere e riunire” il piombo nel più nobile oro vuol significare disgregare l’uomo vecchio per accedere alla vera essenza del proprio io. Esso è un percorso difficoltoso, riservato ai soli iniziati (È opera occulta della vera persona saggia) e non adatto ai profani ([…] la croce del globo non giovano alle persone cieche).

La Porta Alchemica è la soglia che l’iniziato deve oltrepassare per accedere al cammino, essa è la raffigurazione della volontà interiore che lo spinge al perfezionamento (Se siedi non vai). Tale trasmutazione interiore si esplica con il solve della materia più elementare (chiamata anche sale) e, via via che si eliminano le impurità, termina con il raggiungimento dello stadio di purezza più alto, la Pietra Filosofale. Questo è lo stadio della conoscenza più profonda, di colui che morto, vive, torna re dal fuoco e gode del matrimonio occulto.

 

 

Samuele Corrente Naso e Daniela Campus

 

NOTE

 

[1] Foto di Sailko – Opera propria, CC BY 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=869923