Uno dei più affascinanti castelli medievali d’Europa sorge in Svizzera, a Veytaux, su un lembo di terra che si affaccia con grazia sul Lago di Ginevra. Il castello di Chillon sembra veleggiare sulle acque placide e cristalline, incorniciato dalle Alpi imponenti come fosse anch’esso un antico bastione della Terra. Eppure, fu fatto da mano d’uomo, con fatica e sapienza nel corso dei secoli. Si dice che la sua struttura, immensa e fiabesca, composta da torri possenti e mura impenetrabili, si sia formata dall’unione di cento edifici differenti. Il castello fu eretto su un isolotto roccioso, circondato dalle acque a sua difesa e collegato alla terraferma da un ponte levatoio. La sua storia racconta di potenti signori feudali e di pellegrini, di terre da custodire e di conquiste.

Le origini del castello di Chillon
Il castello di Chillon, nei pressi di Montreux, fu per lunghi anni la dimora dei Conti di Savoia. La prima menzione nelle fonti scritte si trova in una concessione del 1150 con la quale Umberto III permetteva ai monaci cistercensi dell’abbazia di Sainte-Marie de Haut-Crêt il libero passaggio da quelle terre. Il documento rivelava che il signore feudale della struttura fosse un certo Walcherus de Blonay, vassallo dei Savoia.
“Ea propter tibi, Magno abbas, tuisque fratribus in predicto cenobio degentibus, do et concedo, pro remedio anime mee et antecessorum meorum, locum de Tyneres et totam vallem a Reposorio, et sursum usque ad montanam de Chages, ad levam et ad dexteram vallis, sicut aque descendunt a summitate montium. Hec omnia vt libere habeant et possideant predicti fratres donaui. Prebeo etiam pascua et pedagia et liberum transitum per terram meam. Et vt hoc supradictis fratribus ab hominibus meis et ab illo qui castrum de Chillun custodierit, firmiter teneatur, sigillo meo et presentis pagine scripto confirmo”.
“Per questo motivo, Grande Abate, e per il bene della mia anima e di quella dei miei antenati, ti do e concedo il luogo di Tyneres e l’intera valle dal Reposorium, fino al monte di Chages, a sinistra e a destra della valle, come le acque scendono dalla cima dei monti. Ho concesso tutto questo ai suddetti fratelli affinché possano liberamente averlo e possederlo. Concedo anche pascoli, pedaggi e libero passaggio attraverso la mia terra. E affinché questo sia saldamente mantenuto dai suddetti fratelli, dai miei uomini e da colui che custodisce il castello di Chillon, lo confermo con il mio sigillo e la presente pagina scritta”.
Chartae Galliae 39500, Losanna, Archivi cantonali, Casato d’Oron, pergamena 2, 1150.
Non è chiaro da dove derivi il toponimo Chillon. Secondo A. Gatschet, etnologo e linguista svizzero dell’Ottocento, il termine prese le mosse da “chail“, termine che nel francese antico significava “ciottolo di pietra”. Pertanto “chillon” era la piattaforma rocciosa, l’isolotto, su cui venne edificato il castello1.

Sulla Via Francigena
La posizione ove fondare la struttura fortificata venne scelta con cura. Il castello era ben protetto dalle acque del Lago di Ginevra e sorgeva su un lembo di terra stretto tra montagne invalicabili per i nemici. L’accesso era così facilmente presidiabile sia da nord che da sud. Inoltre, il castello si trovava lungo la Via Francigena, l’antico tracciato che i pellegrini percorrevano per raggiungere Roma e pregare sulla santa tomba dell’apostolo Pietro. I fedeli transitavano da Chillon in direzione del passo del Gran San Bernardo e le tappe di Sce Remei e Aosta.

Il primo mastio, o donjon, al centro della roccia-isola di Chillon sorse con ogni probabilità già nel corso dell’XI secolo. La torre, al contempo baluardo difensivo e simbolo del potere nobiliare dei Savoia, non possedeva un ingresso a pian terreno ed era accessibile solo per mezzo di una scala. Col passare del tempo il mastio si dotò di numerosi vani accessori, poderose mura e strutture difensive lo circondarono sino a occupare l’intero spazio dell’isola. Le spese di manutenzione erano così ingenti che i Conti di Savoia decisero di imporre dei pedaggi ai viaggiatori che percorrevano la Via Francigena in quel punto. Con l’ingrandirsi del castello, iniziò a crescere anche il numero di persone che dipendevano da esso. Così, nel 1214 Tommaso I di Savoia mise a disposizione le sue terre per ospitare la popolazione, fondando il borgo di Villeneuve de Chillon2.

Il dominio dei Savoia
Al conte Tommaso I si devono anche alcuni rifacimenti del castello, tra i quali l’erezione di una doppia muraglia fortificata provvista di tre torri. A metà del XIII secolo Pietro II adibì lo Château a residenza estiva, facendo realizzare dei pregevoli soffitti con volte ogivali. La doppia natura di fortezza e dimora signorile è ancora ben visibile nei suoi prospetti principali: eleganti e raffinate finestre gotiche si affacciano sul Lago, mentre verso la terraferma si volgono torri e feritoie.

Il conte Filippo I fece aggiungere una grande sala per i banchetti. Invece, per volontà di Amedeo V, un tale maestro Jacques affrescò la cappella signorile, dedicata a San Giorgio, con la genealogia e gli episodi della vita di Cristo4. Aymon di Savoia commissionò il rifacimento della Camera domini, la camera da letto, intorno al 1337. Pochi anni dopo, il pittore Jean de Grandson affrescò la sala con le raffigurazioni di animali simbolici del bestiario medievale e stemmi nobiliari.

L’ultimo grande rifacimento sotto i Savoia risale alla metà del XV secolo quando il duca Amedeo VIII ordinò di apporre i soffitti a cassettoni, nonché i molti camini che si trovano nelle stanze residenziali.
Il castello di Chillon dai Bernesi al Cantone Vaud
Con le loro architetture gotiche e tenebrose, le segrete del castello ispirarono Lord Byron a raccontare la storia di François Bonivard nel poemetto The Prisoner of Chillon del 1816. Bonivard era un nobiluomo e un patriota che osò opporsi al potere dei Savoia giacché il duca Carlo III gli aveva confiscato le terre. Per questo fu catturato e, dal 1532, rinchiuso nelle carceri sotterranee del castello, dove rimase incatenato a una colonna per quattro anni.

Nel gennaio del 1536 i bernesi mossero guerra contro i Savoia e dopo tre settimane di assedio, il 18 marzo, conquistarono il castello di Chillon, ponendo termine al conflitto e liberando Bonivard6. La dimora fortificata venne quindi scelta come centro politico e amministrativo del Baliato di Vevey, governato da un balivo. I Bernesi ammodernarono le strutture difensive per le nuove tattiche militari che prevedevano l’uso delle armi da fuoco, aggiunsero le feritoie per i moschetti ed edificarono delle scuderie per i cavalli. Inoltre, fecero collocare il grande quadrante dell’orologio sulla torre a sinistra della porta d’ingresso. Il balivo Hans Wilhelm von Mülinen, intorno al 1586, fece affrescare dal pittore Andreas Stoss la Sala degli stemmi.
Al principio del 1798 il castello di Chillon venne occupato dalle milizie della Rivoluzione vodese. Pochi anni dopo divenne proprietà del Canton Vaud, riconosciuto parte della Confederazione svizzera con l’Atto di mediazione di Napoleone Bonaparte del 1803.
Samuele Corrente Naso
Note
- A. S. Gatschet, Beiträge zu einer Toponomastik der Schweiz, Verlag Nabu Press, 1867. ↩︎
- H. Baud, J.-Y. Mariotte, Histoire des communes savoyardes: Le Chablais, Éditions Horvath, 1980. ↩︎
- Di Falk2 – Opera propria, CC BY-SA 4.0, link all’immagine originale. ↩︎
- Dai registri contabili del pedaggio di Villeneuve. ↩︎
- Von Zairon – Eigenes Werk, CC BY-SA 4.0, link all’immagine originale. ↩︎
- F. Flouck, P. Monbaron, M. Stubenvoll, D. Tosato-Rigo, De l’Ours à la Cocarde; régime bernois et révolution en Pays de Vaud (1536-1798), Lausanne, Éditions Payot, 1998. ↩︎


