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L’Eremo di Santa Caterina del Sasso

Sulle sponde del Lago Maggiore si aggetta un’affascinante rupe a strapiombo, nota come Sasso Ballaro. Il declivio si adagia sulla roccia divenendo più lieve nei suo duecentosessantotto gradini. D’improvviso, come per un’estatica rivelazione, s’apre uno scorcio d’infinita bellezza. La magnificenza del paesaggio, in cui le montagne si riflettono sulle acque calme del lago, è resa ancor più grande dalla prospettiva di un monastero, che pare quasi incastonato nella roccia. È questo l’Eremo di Santa Caterina del Sasso a Leggiuno.

Santa Caterina del Sasso
Il lato meridionale dell’Eremo di Santa Caterina del Sasso cui si accede attraverso un elegante portico a sette arcate con loggiato.

L’atmosfera incantevole del monastero, sospesa nel tempo e nello spazio, ha il potere di liberare i pellegrini dalle angosce della quotidianità, riempendo l’animo di una percezione di pace e mistico raccoglimento.

La costruzione dell’Eremo

La costruzione dell’Eremo di Santa Caterina, in un luogo tanto impervio quanto vulnerabile all’erosione naturale della roccia, appare oggi davvero una scelta di irrazionale fede. In effetti, ad Alberto Besozzi tale luogo apparve semplicemente come eletto da Dio. La tradizione cristiana vuole che quel ricco mercante di Arolo, uomo avvezzo all’avidità e invischiato nell’usura, durante una traversata del lago si trovò in balia della tempesta in un giorno del 1170 [1]. Fu soltanto allora, allorché naufragava di ritorno dal mercato di Angera, che il suo cuore di pietra trovò distacco dai beni materiali, e in un disperato appello si rivolse a Santa Caterina d’Alessandria. S’immagini la sorpresa dell’uomo quand’egli vide accolte le sue preghiere di Alberto. L’improvvisa manifestazione di un raggio di sole che squarciava le nubi e placava le acque era, invero, la metafora della sua conversione.

Santa Caterina del Sasso
La cappella con il corpo di Alberto Besozzi, dichiarato beato dalla Chiesa Cattolica. Essa conserva affreschi cinquecenteschi e il miracolo di alcuni massi che, staccatisi dalla parete rocciosa, rimasero sospesi sulla volta.

Alberto decise così di abbandonare gli agi e i malcostumi per ritirarsi in preghiera in quel tratto di costa, quel luogo di salvezza in cui egli aveva ritrovato la vita. Ivi l’eremita avrebbe fatto costruire una cappella dedicata alla santa che aveva per lui intercesso.

Santa Caterina d’Alessandria

Le notizie sulla vita di Santa Caterina d’Alessandria sono tanto incerte quanto misteriose. Esse, infatti, sono suggellate da fonti storiche risalenti ai secoli successivi, tra cui una Passione scritta in lingua greca del VI-VII secolo. Inoltre, molti episodi della vita di Santa Caterina sono narrati in opere di epoca medioevale, quali la Passio sanctae Katherinae Alexandriensis dell’XI secolo e la Legenda Aurea di Jacopo da Varazze (XIII secolo).

Tutti i racconti concordano che Santa Caterina visse in Egitto a cavallo dei secoli III e IV. Bella nell’aspetto e nell’animo, ella tuttavia non si lasciò avvolgere dal fascino degli uomini, sebbene in molti la volessero per sé. Si narra, infatti, che la Vergine Maria, visitandola in sogno, l’avesse donata in sposa a Cristo suo figlio.

Santa Caterina del Sasso
Matrimonio mistico di santa Caterina d’Alessandria, Paolo Veronese, 1575, Gallerie dell’Accademia di Venezia

Il completo abbandono all’amore di Dio portò Caterina sino al punto di rinunciare alla proposta di matrimonio di un imperatore romano, forse Massimino Daia o Massenzio [2]. Quand’egli, infatti, si era recato ad Alessandria nel 305 non aveva potuto resistere al fascino della giovane e alla sua cultura. L’imperatore, così ammaliato, chiamò a sé un gruppo di retori affinché la convincessero a convertirsi al paganesimo e ad accettare la sua proposta di matrimonio. Ciò nondimeno, inaspettatamente, fu Caterina a convertire i filosofi al Cristianesimo.

Dopo atroci supplizi Caterina d’Alessandria fu martirizzata mediante decapitazione. Con gran sorpresa dei presenti, dal suo corpo esanime iniziò a uscire latte, a testimonianza della purezza dell’animo della santa.

Santa Caterina come Ipazia

Un’ipotesi alternativa, proposta da Anna Jameson e ripresa recentemente da Silvia Ronchey [3], vuole che Santa Caterina fosse in realtà la stessa figura di Ipazia. La constatazione si basa sul fatto che entrambe le donne furono martirizzate a causa delle loro credenze. Ciò nondimeno mentre Caterina fu canonizzata come santa, è storicamente attestato che la filosofa e matematica Ipazia fu uccisa da alcuni cristiani fanatici nel 415 [4].

Santa Caterina del Sasso
Verso l’eremo

Il monastero di Santa Caterina del Sasso

In realtà, le fonti documentarie che attestano l’origine dell’Eremo di Santa Caterina del Sasso risalgono a oltre un secolo dopo la leggendaria fondazione. L’odierno complesso monastico, inoltre, è ben più grande della cappella citata nelle agiografie di Alberto Besozzi. Esso si compone, infatti, di almeno tre edifici di culto principali, che inglobano la primitiva struttura. Già nel 1301 viene fatta menzione di una chiesa intitolata a San Nicolao in alcuni atti di donazione dei terreni ad una comunità di frati [5].

Tuttavia, a San Nicolao si doveva affiancare un altro edificio noto come Santa Maria Nuova. Infine, un documento del 1315 riferisce di una terza chiesa “constructa in domo fratrum S. Nicollai de Saxobalaro” intitolata a Santa Caterina [1].

Santa Caterina del Sasso
La volta della cappella di San Nicolao, con un Cristo pantocratore in mandorla e i simboli dei quattro evangelisti.

La nascita del cenobio e le trasformazioni architettoniche

È noto, inoltre, che l’arcivescovo di Milano Aicardo da Camodeia dettò alla confraternita del luogo una regola monastica con una bolla del 1334. Circa quarant’anni più tardi, nel 1379, la comunità dei frati adottò la regola di Sant’Ambrogio ad Nemus, afferendo all’ordine ambrosiano fino alla sua soppressione nel 1645.

In questo periodo il complesso monastico di Santa Caterina del Sasso fu interessato da un fervente cantiere artistico che le conferì l’attuale aspetto architettonico.

In particolare, tra la metà del Cinquecento e l’inizio del Seicento, tutti gli edifici precedenti furono uniti in un’unica chiesa dedicata a Santa Caterina.

Daniela Campus e Samuele Corrente Naso

Note

[1] Eremo di Santa Caterina del Sasso, Lombardia beni culturali.

[2] Jacopo da Varazze, Legenda Aurea, 1260-1298.

[3] Anna Jameson, Sacred and Legendary Art, Longmans, London, 1848; Silvia Ronchey, Ipazia, la vera storia, 2010.

[4] Socrate Scolastico, cit., VII, 15.

[5] Roberto Comolli, L’Eremo di S.Caterina sul lago Maggiore, Nicolini Editore, 1997.

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