Lodi e i suoi simboli, l’eterna lotta tra il bene e il male

In via Incoronata a Lodi, nel Quattrocento chiamata contrada de’ Lomellini, vi era una casa di tolleranza. Ma il curioso fatto non consisteva nel già diffuso modo di erigere postriboli per diletto degli abbienti cittadini, bensì che a quelle prostitute immorali dirimpetto, su un muro portante che s’affaccia sulla strada, si trovasse una madonna incoronata [1]. Si trattava d’un affresco trecentesco, fatto realizzare da chissà chi, in cui la Vergine amorevolmente sosteneva tra le braccia suo figlio salvatore del Mondo, e pareva uno stridere beffardo a ciò che tra quelle pareti si compiva.

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L’antica contrada de’ Lomellini, oggi via Incoronata, dove sorge il Tempio Civico dell’Incoronata

Fatto sta che un giorno la Madonna si mise a parlare. Piangendo, incominciò ad ammonire un avventore della casa di tolleranza. Sì, davvero pianse lacrime di dolore, le quali copiosamente iniziarono a sgorgare dal sacro dipinto. E non v’era lodigiano, in città, che non riferisse di eventi prodigiosi e grazie ricevute. S’immagini allora il gran clamore che la vicenda dovette suscitare, a tal punto che tutti i fedeli invocarono a gran voce la costruzione di una chiesa in contrada de’ Lomellini per ospitare l’icona miracolosa.

Nota in 1487, addì 7 de otobre, fu cacciato le femine fora de logo in la strata, per molti miracoli fo fato per la nostra Dona, e fo principiato de farli una Chiesa chiamata Santa Maria de lincoronata

Defendino Majani e Jacobus Biello, Cronichetta di Lodi del XV secolo, codice cartaceo a penna conservato presso la Biblioteca Ambrosiana

Il Tempio Civico dell’Incoronata di Lodi

Tutto ciò ci tramanda la tradizione popolare circa le origini del Tempio Civico dell’Incoronata a Lodi. Dalle fonti storiografiche, invece, sappiamo con certezza che la prima pietra dell’edificio fu posata il 29 maggio 1488 [1], per volontà del vescovo Carlo Pallavicino e del duca di Milano Ludovico il Moro. La costruzione di un edificio religioso proprio in contrada de’ Lomellini fu probabilmente il pretesto che le autorità cittadine avanzarono per spostare la casa di tolleranza in un luogo più consono e abbatterne l’edificio. L’architetto lodigiano Giovanni Battaggio fu incaricato di dirigere i lavori. Allievo del Bramante, egli progettò un tempio a pianta ottagonale ispirandosi agli stilemi della chiesa di Santa Maria presso San Satiro a Milano, al cui cantiere lo stesso Battaggio aveva preso parte. Dopo un anno di lavori la responsabilità del progetto fu trasferita a Gian Giacomo Dolcebuono che in breve tempo completerà l’opera (1494).

La facciata ottocentesca del Tempio Civico dell’Incoronata a Lodi. Tre arcate nascondono la facciata decorata con affreschi.

La simbologia del Tempio Civico dell’Incoronata di Lodi

Il Tempio Civico dell’Incoronata appare tanto più interessante quanto più ci si addentra nella sua architettura simbolica. Il progetto, infatti, fu realizzato tenendo conto di precisi criteri numerologici e dal profondo significato. Il Tempio si sviluppa su pianta centrale, una novità mutuata dagli studi del Bramante. La pianta centrale, infatti, è uno degli elementi caratteristici dell’architettura rinascimentale, realizzazione di un principio di armonia universale in cui la prospettiva pone l’uomo al centro del cosmo. Per il contemporaneo Marsilio Ficino il cerchio era una rappresentazione della perfezione del divino e del creato [2]. Sulla figura del cerchio si innesta l’ottagono della cupola con lanterna e dell’intera struttura, simbolo dell’eternità. Sette sono infatti i giorni della Creazione, cui si aggiunge il dì della vita eterna.

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Gli interni del Tempio Civico dell’Incoronata di Lodi

Anche il prospetto esterno dell’edificio si presenta a otto facce, intervallate da finestre e oculi.

Il tamburo ottagonale del Tempio Civico dell’Incoronata

Gli interni

L’architettonico ritmo si ripercuote nella disposizione interna degli spazi, i quali sono pregevolmente scanditi da nicchie e lesene disposte lungo tutto il perimetro. Differenti cappelle trapezoidali ospitano pregevoli dipinti di autori rinascimentali e non solo, tra cui quattro eccezionali tavole del Bergognone. Le cappelle minori sono in numero di sette, simbologia che richiama la relazione tra Dio e l’uomo, e la santità. Pertanto, esse sono abbellite da scene sacre e raffigurazioni di santi; allo stesso significato simbolico è possibile ascrivere le illusioni prospettiche delle volte a botte superiori, che idealmente tendono la profondità prospettica verso Dio.

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Le quattro tavole del Bergognone: in alto a sinistra l’Annunciazione, seguita dall’Adorazione dei Magi; in alto a destra: la Visitazione e la Presentazione di Gesù al Tempio. In quest’ultimo vengono raffigurati gli interni del Tempio Civico come si presentava nel XV secolo.
Al centro della cappella è collocato, invece, il dipinto di Callisto Piazza raffigurante la Conversione di San Paolo.

Le linee architettoniche delle cappelle culminano naturalmente verso l’alto nella cupola, dotata di otto spicchi e affrescata nel XIX secolo dal pittore bergamasco Enrico Scuri con scene celebrative dei santi lodigiani.

La cupola a otto “spicchi” con le raffigurazioni dei trionfi dei santi lodigiani

L’icona di Maria Incoronata e la cappella maggiore

L’ultima cappella, che figurativamente è la numero otto a voler richiamare il concetto della salvezza, ospita l’altare maggiore. Qui nel 1494, durante una solenne cerimonia, fu collocato l’affresco murario dell’Incoronata con bambino che aveva dato origine alla costruzione del tempio.

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L’altare maggiore in cui è deposto l’affresco della Vergine Incoronata con Bambino

Maria è venerata come la nuova Eva, colei che ha permesso all’umanità, per mezzo dell’opera salvifica di suo figlio Cristo, la redenzione. È interessante notare come tale simbologia sia così radicata e significativa a Lodi, in quanto il tempio di culto sostituisce una casa di tolleranza, e il peccato è idealmente redento, sovrascritto dalla grazia divina. L’Incoronata è pertanto Madre di Dio, e come profetizzato nel libro della Genesi, la sua stirpe “schiaccerà la testa del serpente” [3]. Così parimenti nel capitolo dodici dell’Apocalisse di San Giovanni ella è descritta in cielo mentre combatte il drago antico, simbolo del male, e sul suo capo v’è una corona di dodici stelle [4].

Posteriormente alla cappella maggiore, nel XVII secolo, l’edificio fu allungato per ospitare il coro ligneo e le decorazioni furono affidate ad Andrea Lanzani.

Una simbologia che ritorna

I simboli, nel corso dei secoli al mutare degli stili dell’arte e dell’architettura, si trasformano anch’essi, riadattandosi a contesti culturali nuovi e prorompenti. Così, in egual modo a Lodi, è possibile rintracciare quel substrato rappresentativo, che ha dato tanto splendore al Tampio Civico, nelle costruzioni di precedente realizzazione. In particolare la simbologia della lotta escatologica tra il bene e il male, tra la donna e il dragone, ha radici antiche e attraversa epoche e mondi differenti, a partire dall’età paleocristiana sino ad oggi. Grande rilevanza ebbe nel Medioevo, prima che gli artisti rinascimentali ne sovrascrivessero gli stilemi con il nascente linguaggio della prospettiva e di un rinnovato senso del bello.

Il Duomo di Lodi

A Lodi, infatti, il Duomo contiene ed esprime con grande forza rappresentativa la medesima simbologia escatologica del Tempio Civico, ovviamente attraverso i modi propri del tempo in cui fu edificato. Non è un caso che la basilica romanica, del XII-XIII secolo, sia intitolata proprio alla Vergine Assunta.

Interni del Duomo di Lodi. L’impianto dell’edificio è di tipo basilicale, a tre navate con archi a tutto sesto.

La simbologia escatologica del Duomo di Lodi

Già sulla facciata, asimmetrica e con protiro e rosone, è facile rinvenire alcuni elementi che rimandano ad una lotta escatologica. Lateralmente alle strombature del portale principale, i semicapitelli ospitano raffigurazioni scolpite di figure umane, draghi e sfingi in combattimento.

Sugli stipiti della medesima apertura, l’uno di fronte all’altro, Adamo ed Eva sorreggono due colonnine, sulla cui sommità si poggiano telamoni sofferenti, simbolo dell’uomo schiacciato dal peccato. I fieri leoni stilofori sorreggono il protiro, opera dei Maestri Campionesi, come simbolo di Cristo che veglia sulla sua Chiesa.

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Il portale centrale

Appena sopra il rosone circolare della facciata, sull’arco dell’edicola che sormonta la statua bronzea di San Bassiano, un occhio attento potrà osservare tre fiori della vita, simbolo antichissimo legato al concetto di resurrezione. La medesima simbologia è rinvenibile sulle volte della cripta.

Samuele Corrente Naso, Daniela Campus

Note

[1] Beatrice Ambreck et al., Atlante della nuova Provincia di Lodi, Lodi, Il Giorno, 1996.

[2] Marsilio Ficino, Theologia platonica.

[3] Genesi 3,15

[4] Apocalisse 12,1.

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