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Il Salvator Mundi è davvero un capolavoro di Leonardo?

Quel genio rinascimentale di Leonardo da Vinci ha regalato all’umanità immortali capolavori d’arte, per tutta la sua vita. E accanto ad essi, scotto forse di una tale eccezionalità, una moltitudine di misteri, molti dei quali permangono ancor oggi. Come non pensare all’enigmatico sorriso della Gioconda, alla sua controversa identità? Come non soffermarsi sugli straordinari marchingegni da lui progettati, quasi che fossero fuori dal tempo? E ancora: la scomparsa Battaglia di Anghiari, vera ossessione di chi ancora tenta di ritrovarla sotto un intonaco di Palazzo Vecchio. C’è persino chi sostiene che Leonardo sia il vero artefice della Sacra Sindone

Un nuovo enigma

Ciò che nessuno poteva immaginare, tuttavia, era il manifestarsi di un enigma nuovo, moderno, e come tale ammantato di tutte le sue contraddizioni. Come lo scatenarsi improvviso di un lampo a ciel sereno, o il balzare d’istinto di un attore sul palcoscenico di un teatro, ecco che il Salvator Mundi fece la sua controversa comparsa.

Salvator Mundi
Il Salvator Mundi

In verità, qualche vaga idea della sua esistenza doveva pur esserci nel cuore dei critici giacché, quando il dipinto fu rinvenuto, molti di loro non si mostrarono così stupiti. La presenza nella storia di un Salvator Mundi di Leonardo era perlopiù certa a partire da fonti secondarie: studi preparatori, copie degli allievi del maestro, prove indirette. Indubbia era, invece, la sua collocazione e se il dipinto si fosse effettivamente conservato. Il primo quesito da porsi è quindi se l’opera del Salvator Mundi pervenutaci sia effettivamente quell’opera di Leonardo, oppure un’altra con analogo soggetto e differente autore.

La dubbia attribuzione del Salvator Mundi

Ad esempio, si tramanda che l’incisore ceco Wenceslaus Hollar abbia potuto visionare l’opera nel XVII secolo, e che ne abbia realizzato una riproduzione con la tecnica a stampa dell’acquaforte. L’incisione di Hollar assomiglia in maniera determinante al Salvator Mundi che oggi conosciamo. Tuttavia, non vi è alcun documento storiografico che comprovi l’esistenza di quel Salvator Mundi in quanto capolavoro leonardesco, né di una sua committenza.

L’incisione di Wenceslaus Hollar

È proprio sull’aggettivo che si conviene la possibilità di nutrire qualche dubbio. Mentre il dipinto è effettivamente reale, tangibile, è quel leonardesco su cui bisognerà indagare. Il Salvator Mundi che oggi conosciamo è davvero un dipinto di Leonardo in persona, o piuttosto è un’opera di qualche suo allievo? Sono molti gli studiosi che ne hanno messo in dubbio l’autore. Per taluni esso è da ricercarsi in Boltraffio, per altri in Bernardino Luini, per altri ancora in Francesco Melzi… Si tratta di un dibattito aperto, destinato a durare a lungo. Peccato che nessuno possa attualmente approfondire la questione, giacché il dipinto è nuovamente e misteriosamente scomparso.

Il Salvator Mundi, una storia avvolta nell’incertezza

Quando Hollar poté visionare il Salvator Mundi, è probabile che esso si trovasse a Londra. In particolare, l’opera poteva essere effettivamente custodita tra i tesori di Carlo I d’Inghilterra, grande collezionista e ammiratore dell’arte italiana. Il primo, rilevante, quesito concerne il come il dipinto sia potuto giungere in Inghilterra, ammesso che si tratti effettivamente di un originale di Leonardo. I sostenitori dell’attribuzione al genio rinascimentale suggeriscono che il Salvator Mundi sia arrivato a Londra in occasione delle nozze di Carlo I con Enrichetta Maria del 1625. In origine, l’opera sarebbe stata quindi in Francia, dove Leonardo l’avrebbe donata al re Luigi XII negli ultimi anni della sua vita. Alla morte di Carlo I Stuart le sue collezioni vennero disperse e vendute all’asta.

Già a partire dal XVII secolo, quindi, si denota un sostanziale vuoto storiografico di notizie e fonti riguardo il dipinto. Un analogo Salvator Mundi, forse copia di Marco d’Oggiono, Francesco Melzi o Boltraffio, è citato nelle raccolte di Francis Cook. Dopo varie controversie quest’opera giunse a Parigi, presso il Marchese de Ganay [1]. Bisogna precisare che tale dipinto è ritenuto, in Francia, il vero quadro di Leonardo, autenticità sostenuta anche da uno dei massimi studiosi del genio rinascimentale, Carlo Pedretti.

Il Salvator Mundi di de Ganay

Corsi e ricorsi

In ogni caso, si denota come il Salvator Mundi di Leonardo risultasse già all’epoca disperso, o quantomeno di controversa collocazione. Pierluigi Panza sostiene che  l’opera leonardesca fu acquistata da John Stone, che nel 1659 lo riconsegnò a Carlo II Stuart, facendolo inventariare con la dicitura: “Leonard de Vince our Savior with a globe in one hand and holding up the other”.  Il quadro passò quindi dagli Stuart nelle mani dell’amante del re Giacomo, Catherine Sedley, e quindi, in seguito a un altro matrimonio, agli Sheffield. Sarebbe stata questa famiglia a venderlo all’asta nel 1763 per ben due sterline.

Si tramanda, quindi, di una possibile leggendaria proprietà da parte del letterato William Blake, che si evincerebbe da una confidenza fatta nel 1778 da quest’ultimo a George Cumberland. Cumberland era uno degli uomini d’arte più importanti d’Inghilterra, membro della Royal Academy e fondatore della National Gallery di Londra. Si tratta, tuttavia, di mere supposizioni e ricostruzioni postume.  Sembra, infatti, che nessuno ricordasse più dove fosse il Salvator Mundi,  né quale potesse essere il suo grande valore.

Se ne perdono, quindi, le tracce, tra controversi passaggi di proprietà e donazioni, almeno fino al 1958. In quest’anno riappare una versione del Salvator Mundi curiosamente rimaneggiata con baffi e barba posticci. Si scoprirà, poi, frutto di una modifica per adeguare l’opera ai canoni della Controriforma e dell’iconografia classica del Cristo. Nel 1958 il dipinto è venduto, quindi, all’asta da Sotheby’s ad un collezionista americano per 45 sterline.

Salvator Mundi
Prima del restauro definitivo

L’annuncio

La storia recente e controversa del Salvator Mundi iniziò nel 2005, quando fu acquistato da Robert Simon, collezionista d’arte, per 10mila dollari. Tuttavia, Simon riteneva che si trattasse di un’opera minore, e che il vero capolavoro fosse quello di de Ganay, conservato in Francia. Per tale ragione, probabilmente, affidò l’opera, a cuor leggero, alla National Gallery di Londra per ottenere una valutazione ed un restauro sommario. Qui successe l’imponderabile. Non appena la restauratrice Dianne Dwyer Modestini, senior research fellow e conservator presso la New York University, ebbe iniziato il suo lavoro, cominciò a sospettare che il Salvator Mundi potesse essere un’opera di Leonardo. Dello stesso avviso furono l’esperta Mina Gregori, dell’Università di Firenze, e Sir Nicholas Beaver Penny, direttore poi della National Gallery di Londra. La tecnica dello sfumato, il cui utilizzo appare nitidissimo sull’opera, faceva, infatti, propendere verso un’attribuzione leonardesca.

Si arrivò, quindi, al clamoroso annuncio del 2010: dopo un’attenta analisi dal vivo, su invito di Penny presso la National Gallery, tre illustri studiosi dichiararono che il dipinto fosse il perduto capolavoro di Leonardo. Si trattava di Pietro Maraini e Maria Teresa Fiorio, saggisti milanesi ed esperti di Leonardo, e Martin Kemp dell’Università di Oxford. Di diverso avviso fu invece, già allora, Carmen Brambach, curatrice del dipartimento di grafica del Metropolitan Museum di New York. La studiosa, anch’ella invitata da Penny, riconobbe nel Salvator Mundi piuttosto un’opera di Boltraffio.

Nonostante l’opposizione della Brambach e di altri illustri studiosi, come Carlo Pedretti, il clamore suscitato dall’annuncio della National Gallery bastò per garantire al Salvator Mundi una straordinaria fama. Il quadro fu quindi definitivamente restaurato, rimuovendo le aggiunte dell’epoca della Controriforma, tra cui baffi e barba, e svelando una straordinaria maestria pittorica.

Un intrigo internazionale

Da questo momento il Salvator Mundi fu protagonista di intrighi internazionali e controversi scambi, talvolta truffaldini. A rilegger la storia del quadro, sembra quasi di soffermarsi su uno di quei romanzi di spionaggi e 007. Il dipinto fu acquistato, per 127 milioni di dollari, dal magnate russo Rybolovlev, appassionato d’arte e conosciuto per essere il proprietario della squadra di calcio AC Monaco. La compravendita avvenne attraverso l’intermediazione di un agente svizzero, che lo stesso Rybolovlev citò successivamente in giudizio, sostenenendo di essere stato truffato per un volume d’affari di un miliardo di euro. La denuncia del magnate russo si riferiva ad un lungo periodo di trattazione e passaggi di proprietà concernenti opere d’arte, tra cui tele di Picasso, Modigliani e proprio lo stesso Salvator Mundi. Le indagini internazionali sono ancora in corso, ed assomigliano davvero ad una guerra tra servizi segreti.

Particolare del volto, che pare ricalcare quello della Sacra Sindone

L’asta milionaria

Nel novembre 2017 Rybolovlev ha affidato alla famosa casa d’asta Christie’s il Salvator Mundi, affinché potesse essere ceduto ad un prezzo congruo. Certamente, nemmeno lo stesso imprenditore russo poteva immaginare l’esorbitante valore a cui il dipinto è stato ceduto. Un misterioso compratore, infatti, si è aggiudicato l’opera per ben 450,3 milioni di dollari. La notizia ha suscitato, sin da subito, un enorme clamore in tutto il mondo, giacché il presunto Salvator Mundi di Leonardo diveniva l’opera più costosa del mondo. Si è quindi incominciato ad indagare su chi potesse essere talmente ricco da pagare un siffatto prezzo. L’acquirente non è noto con certezza, ma numerosi indizi suggeriscono che possa trattarsi del principe saudita Bader bin Abdullah bin Farhan Al Saud, che avrebbe agito per conto del principe ereditario degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Salman [2].

La scomparsa del Salvator Mundi

Ciò che è certo è che, nel 2018, il Louvre di Abu Dhabi annunciò una mostra permanente dell’opera. Tuttavia, l’esposizione al pubblico non è mai avvenuta, e da allora nessuno sa che fine abbia fatto il Salvator Mundi. Le autorità del Dipartimento di Cultura e Turismo di Abu Dhabi, interpellate, si rifugiano nel più completo silenzio, e numerose sono le ipotesi circa la sorte dello sventurato dipinto. Qualcuno suggerisce che si trovi a Ginevra, presso un porto franco, dove sarebbe esente dai dazi internazionali. Un’altra ipotesi è che i critici di Abu Dhabi stiano ancora vagliando se l’opera sia effettivamente un falso o un originale leonardesco.

Il Salvator Mundi è un falso?  È un’opera di un allievo di Leonardo?

Il Salvator Mundi, olio su tavola in noce di 66×45 cm, mostra un Cristo benedicente. Lo sguardo è rivolto verso l’osservatore, e la posa ricalca un’iconografia classica. Il Cristo, mentre con la mano destra indica il segno della croce, nell’altra tiene un globo trasparente. È questo il simbolo della sovranità di Cristo su tutta la terra. La particolarità di tale sfera è che essa risulti trasparente, attraverso un pregevole effetto ottico di rifrazione della luce. Ciò che contraddistingue l’opera è la precisione della tecnica pittorica sui dettagli della tunica blu e marrone, e la tecnica dello sfumato, come si evidenzia sul volto e sui capelli. Si tratta di due caratteristiche tipiche di Leonardo, ma sostanzialmente riprese da tutti i suoi seguaci.

Salvator Mundi
La tavola del Salvator Mundi

Dettagli controversi

Un dettaglio che, invece, non può sfuggire agli appassionati del maestro fiorentino è l’assenza dello sfondo. Leonardo, infatti, era solito caratterizzare i suoi dipinti con un tipico paesaggio, al modo della Gioconda o della Vergine delle Rocce. Questa caratteristica risulta, nel Salvator Mundi, completamente assente, rivelando piuttosto un tetro sfondo nero, pervaso da una totale assenza di ombre. Un’altra incongruenza rispetto a quello che fu il grande genio di Leonardo concerne la pittura del globo. Il maestro fiorentino, conoscitore e studioso dei fenomeni ottici, doveva infatti ben sapere che le lenti di vetro o di cristallo producano immagini invertite ed ingrandite. Niente di tutto questo si osserva nel Salvator Mundi.

In ogni caso, alcune analisi condotte sui pigmenti del panneggio rivelerebbero una compatibilità con quelli utilizzati in altri dipinti di Leonardo. Inoltre, il Salvator Mundi sembrerebbe essere sovrapponibile con alcuni studi preparatori di Leonardo, che sono oggi conservati presso la Royal Library del Castello di Windsor.

Disegni preparatori presso il Castello di Windsor
Disegni preparatori presso il Castello di Windsor

Tutto questo quadro indiziario ha condotto taluni a ritenere l’opera come un inconfondibile capolavoro di Leonardo, come i suddetti critici presso la National Gallery. Per altri, invece, il Salvator Mundi è un’opera degli allievi del maestro, come Boltraffio, Bernardino Luini o Francesco Melzi. Carlo Pedretti, massimo esperto mondiale di Leonardo, ebbe ad affermare: “Siamo di fronte a una sofisticata operazione di marketing che sta lanciando come un originale di Leonardo quello che non è… Basta guardarlo” [3]. Con la sua tesi concordano la già citata Carmen Bambach, Frank Zöllner [4] e Michael Daley [5].

Un altro Salvator Mundi

Nel mese di novembre del 2020 l’International Committee Leonardo da Vinci ha annunciato di aver rinvenuto il vero Salvator Mundi del genio rinascimentale. Basandosi sugli studi di Annalisa di Maria, membro del Centro per l’Unesco di Firenze, il Comitato ha rivelato che non si tratterebbe della copia di Abu Dhabi. Bensì, il “dipinto” di Leonardo si troverebbe a Lecco. In verità, nemmeno di dipinto bisognerebbe parlare, ma più propriamente di disegno, giacché si tratterebbe di un bozzetto conservato presso una collezione privata.

Salvator Mundi
Il Salvator Mundi di Lecco

Annalisa di Maria si dice convinta della scoperta, ed evidenzia come “il volto raffigurato è posto di tre quarti come la gran parte dei soggetti dipinti dal maestro di Vinci, cioè in movimento e con una impressionante dinamicità […]. Il vero volto del Salvator Mundi […] con molta probabilità non fu mai portato sulla tavola e a compimento” [6].

Il Salvator Mundi è un enigma ancora tutto da svelare.

Samuele Corrente Naso

Note

[1] L’ultimo Leonardo, Pierluigi Panza, 2018.

[2] Louvre Abu Dhabi postpones display of Leonardo’s Salvator Mundi, Saeed Kamali Dehghan, The Guardian 3 settembre 2018.

[3] Se Leonardo è una chimera -È errata l’attribuzione del «Salvator mundi», Carlo Pedretti, Osservatorio Romano, 02-07-2011.

[4] Salvator mundi, in Leonardo da Vinci: The complete Paintings and Drawings, Frank Zöllner.

[5] Problems with the New York Leonardo Salvator Mundi Part I: Provenance and Presentation, Michael Daley, 2018.

[6] Scoperto un disegno attribuito a Leonardo Da Vinci: «È il vero Salvator Mundi, quello venduto a 450 milioni di dollari è un falso», IlMattino, 18 novembre 2020.

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