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La rinascita di Altamura con Federico II

Nel 1232 l’imperatore Federico II di Svevia, sovrano del Regno di Sicilia, decise di recarsi in un piccolo borgo della Puglia chiamato Murum [1]. Qui, a cavallo degli incerti altipiani delle Murgie, lo Stupor Mundi diede ordine di stanziarsi per qualche giorno, con parte del suo seguito. Il centro abitato appariva scarno, quasi desolato. Lo stesso toponimo Murum pareva far riferimento ai resti di una cinta muraria, in parte in disuso, in parte oggi inglobata negli edifici civili. Certamente non sembrava un luogo adatto ad ospitare la corte di un imperatore! Eppure, Federico II intravide in quella cittadina, avvolta dall’oblio del tempo, un grande potenziale militare e politico. La decisione era ormai presa: per volere del sovrano, ivi sarebbe sorto il borgo di Altamura.

 

All’ingresso del centro storico di Altamura una moderna targa ricorda Federico II

 

 

Altamura, un borgo dalle origini antiche

Eppure la città di Altamura vantava già a quel tempo delle origini nobili, le quali si perdono nella notte dei tempi. Ciò che Federico II poteva osservare erano infatti i resti di una città gloriosa, la quale aveva vissuto il suo massimo splendore in epoche remote.

Il luogo era infatti abitato sin dal Paleolitico medio. Celebre è l’uomo di Altamura, uno scheletro di Homo neanderthalensis rinvenuto nella grotta di Lamalunga, in prossimità del borgo.

 

 Altamura
L’Uomo di Altamura

 

Tuttavia, furono i Peucezi a stabilire un primo nucleo abitativo stanziale presso Altamura (VI-VII secolo a.C). Dopo la conquista da parte dei Romani, la città sperimentà una fase di espansione e di ricchezza. Essa è infatti citata persino nella Tavola Peutingeriana, con il toponimo dibattuto di Sublupatia.

 

Altamura
La Tavola Peutingeriana

 

Una nuova Altamura sotto Federico II

Quando Federico II giunse in città, conscio di questo passato memorabile, decise di fare le cose in grande. In primis ordinò un ripopolamento del borgo, facendo giungere ad Altamura gente dai paesi limitrofi. Il tessuto urbano venne così grandemente a modificarsi; esso corrispondeva in parte al centro storico che oggi è possibile osservare.  Rapidamente iniziarono a sorgere nuclei abitativi ed attività commerciali, le vie presero slancio e vivacità, la cinta muraria fu riparata e rinsaldata.

 

Uno scorcio di Altamura

 

Cuore di questo processo di rifacimento viario e cittadino fu la costruzione dell’edificio iconico del borgo medievale,  la Cattedrale.  Federico II, infatti, non badò a spese e comandò l’innalzamento di un edificio di stampo gotico-romanico, che dovesse rendere manifesto il potere dell’Imperatore sull’intera regione. Dal titolo conferito, la Cattedrale di Santa Maria Assunta, si può dedurre l’importanza che il sovrano attribuiva all’intero borgo di Altamura. Non si trattò, infatti, di una mera edificazione di culto, ma di un articolato cantiere per un duomo cittadino. Sede vescovile, pertanto, e Cappella Palatina, essa era tenuta così in considerazione da essere sottoposta alla sola giurisdizione dello stesso Federico. Vi è infatti una bolla papale, emessa da Innocenzo IV, la quale approva i privilegi dettati dall’Imperatore e la nomina del primo arciprete,  Riccardo da Brindisi.

 

Altamura
La cattedrale di Altamura

 

Purtroppo l’Imperatore non poté ammirare la Cattedrale, da lui voluta, a lavori terminati. Federico II si spense il 13 dicembre 1250, e soltanto quattro anni dopo l’edificio si poté dire completato in tutte le sue parti.

 

L’odierna cattedrale di Santa Maria Assunta

La Cattedrale di Santa Maria Assunta, come oggi è possibile ammirarla, è tuttavia assai differente rispetto all’originario edificio federiciano.  Sfortunatamente, infatti, la costruzione fu soggetta ad un crollo, attestato da un’iscrizione presso una delle porte laterali – detta porta angioina – forse a causa di un terremoto. La lapide muraria riporta la data del 1316 ed è probabile, pertanto, che tale anno funse da spartiacque, in special modo stilistico.

“Annus millenus sextus denusque trigenus currebat certus regit et rex regna robertus lux non sorte bona iani vigesima nona o scellus o quantum templum ruit hoc fleo sanctum consilii nati reparaverunt arte probati urbe bitontina vivat gens altamurina”

Sarebbero così riferibili al rifacimento del XIV secolo numerose lavorazioni decorative assimilabili agli stilemi delle maestranze di Bitonto [2].

 

La traslazione e i rifacimenti della facciata

E’ accertato, peraltro, che la facciata della Cattedrale federiciana avesse un differente orientamento e verosimilmente tutt’altra fisionomia. Oggi appare rivolta ad est, ma in origine non era così. Dal 1485, data dell’elevazione a insigne collegiata,  infatti, si decise di ampliare l’edificio, in particolar modo per ottenere un coro più capiente. Ciò fu ottenuto attraverso un escamotage che oggi potrebbe sembrare sorprendente: l’orientamento della Cattedrale fu rovesciato, costruendo una nuova facciata nell’antica zona absidale. Il nuovo ed iconico prospetto, oggi vero simbolo della città di Altamura, fu realizzato reimpiegando gli elementi architettonici di quello originale.

 

Il portale

Tra questi, il bellissimo portale riccamente adornato di fregi e sculture, risalente alla ricostruzione del periodo angioino (1356-1374). Esso è incastonato all’interno di un elegante protiro poggiante su due leoni stilofori cinquecenteschi. Il protiro culmina con un timpano, sul quale campeggiano gli stemmi di Luigi d’Angiò e di sua moglie Giovanna I. Appena più sopra, una statua di Cristo benedicente è assiso su un trono di pietra. Il portale è una vera e propria Bibbia di pietra, in quanto appare ricco di sculture illustranti scene bibliche. All’Ultima cena sull’architrave si contrappone la Vergine in trono della lunetta. Altre 22 scene tratte dai Vangeli sono scolpite sugli archi strombati.

 

Il portale principale

 

Il rosone e i campanili

Alla primitiva facciata federiciana appartiene forse anche il rosone; esso si compone di quindici raggi e di bassorilievo centrale con l’Agnus Dei.  Nei riguardi del rosone, tuttavia, non si esclude che possa essere di fattura seicentesca.

Sono invece di periodi differenti, sebbene appaiano pressoché identici, i due campanili. Essi, infatti, pertengono l’uno al periodo federiciano, l’altro (il sinistro) al periodo compreso tra il 1551 e il 1555. Le torri avevano in origine soltanto due ordini: quello inferiore, in stile romanico, e quello superiore, contraddistinto da bifore in stile gotico. Soltanto nel XVIII secolo, era in carica l’arciprete Antonio de Rinaldis (1727-1746), fu aggiunto un terzo livello con cupola ad entrambi i campanili. A questa fase risale inoltre la loggetta della facciata con la statua dela Vergine Assunta, San Pietro e San Paolo.

 

Una veduta dal basso

 

Gli interni della cattedrale di Altamura

Il visitatore che oltrepassi il limitare del portale gotico-romanico della cattedrale non può far altro che essere colto da profonda meraviglia. Tanto sono semplici e schiette le forme degli esterni, tanto sono sfarzosi e tracotanti i suoi interni. Questi, infatti, sono frutto di un’elaborata rivisitazione del XIX secolo.

 

L’interno della Cattedrale

 

Lungo la pianta della cattedrale, a tre navate e con matronei, gli stucchi dipinti e i marmi colorati riempiono lo spazio in maniera cromaticamente aggressiva. Se tutto fuori è rivelatore del cuore dell’uomo, nella sua semplicità, qui ogni elemento è fastosamente e gioiosamente riempitivo.

 

Dettaglio dei matronei che ben rende il contrasto tra antico e nuovo

 

 

Ipotesi e simbologie

Un’ipotesi piuttosto in voga voleva che la Cattedrale di Altamura fosse stata costruita su un preesistente tempio del periodo magno-greco. Dapprima fu proposto un edificio intitolato a Castore e Polluce, come sostenuto da Domenico Santoro. Lo storico del XVII secolo, infatti, riferisce che ai suoi tempi fossero ancora presenti alcuni fregi scolpiti con i Dioscuri presso i capitelli del coro. Più recente è invece l’ipotesi di Vitangelo Frizzale (metà XVIII secolo), secondo il quale la presenza di una statua di Giano Bifronte, presso la primitiva facciata, dimostrerebbe che l’antico tempio fosse dedicato a tale divinità. In verità, si è poi scoperto che la scultura nient’altro rappresenti se non un saraceno. È questa una basilare simbologia con funzione apotropaica. La testa del saraceno aveva, infatti, la funzione di esorcizzare il pericolo derivante da un’invasione del nemico. La scultura, inoltre, era figura idealizzata del diavolo: posto sugli esterni dell’edificio, esso non poteva avere accesso alla chiesa di Dio.

 

Il bestiario medievale

Ad esso si contrapponeva, invece, l’Agnus Dei, posto al centro del rosone. È per mezzo del sacrificio di Cristo, l’agnello condotto al macello del profeta Isaia (Isaia 53, 7), che l’eterno nemico è per sempre sconfitto. La simbologia di Cristo è richiamata anche dai leoni stilofori del protiro, che idealmente vegliano sulla Chiesa.

 

Un leone stiloforo del protiro d’ingresso

 

Sul prospetto principale si affaccia poi una graziosa statua di elefante, che nell’esegesi del bestiario medioevale è immagine di purezza e temperanza.

 

Il fiore a otto petali

Infine, sullo stipite sinistro del portale centrale si può facilmente osservare la presenza di un fiore ad otto petali.

 

Il fiore a otto petali sullo stipite del portale principale

 

Non si tratta di una mera decorazione, il numero otto rappresenta la totalità del cosmo: i sette giorni della creazione, cui si aggiunge il giorno eterno. Per tale ragione, otto è il numero più ricorrente nell’architettura federiciana. Si pensi, ad esempio, alla numerologia ridondante della roccaforte tanto cara a Federico II, Castel del Monte ad Andria.

 

Samuele Corrente Naso

 

Note

[1] Notizie storiche della città di Gravina, Domenico Nardone.

[2] Storie inedite della città di Altamura, Tommaso Berloco, Associazione Turistica Altamurana Pro Loco, 1985.

 

 

 

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