Il drago nella simbologia medievale

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La simbologia del drago, pur assai diffusa nelle civiltà orientali e in quella classica, conobbe la maggiore diffusione in epoca medioevale, conservando nel tempo le medesime raffigurazioni iconografiche.

Sono d’esempio i numerosi fregi che sovente adornano ancora oggi le chiese romaniche o gotiche dell’Europa intera. Non è raro, infatti, che capitelli scolpiti, lunette di eleganti portali o semplici formelle racchiudano quest’affascinante rappresentazione. 

 

Drago
La lotta tra il grifone e il drago, Basilica di San Fedele a Como.

 

Il drago era raffigurato come una creatura mostruosa dal corpo serpentiforme e squamato, con ali possenti; dalla testa crestata veniva fatta dipartire una lingua triforcuta. L’iconografia classica, inoltre, attribuiva al Drago una coppia di poderose zampe con artigli. 

 

Significato simbolico

L’iconografia del drago ha assunto nel Medioevo connotati religiosi, connessi inscindibilmente alle significazioni dell’esegesi cristiana. L’immagine simbolica di tale animale straordinario è direttamente evocata all’interno dei racconti biblici, laddove se ne rinvengono numerosi riferimenti:

“Vi era un gran drago e i Babilonesi lo veneravano. Il re disse a Daniele: “Non potrai dire che questo non è un dio vivente; adoralo, dunque”. Daniele rispose: “Io adoro il Signore mio Dio, perché egli è il Dio vivente; se tu me lo permetti, o re, io, senza spada e senza bastone, ucciderò il drago” [Daniele, 14, 23-25]. 

“In quel giorno il Signore punirà con la spada dura, grande e forte, il Leviatàn, serpente guizzante, il Leviatàn, serpente tortuoso, e ucciderà il drago che sta nel mare ” [Isaia, 27, 1].

“Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato.
Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono” [Apocalisse di Giovanni 12, 1-5]. 

 

Figure scolpite di draghi, Basilica di San Michele Maggiore a Pavia

 

Il drago è il diavolo, il serpente antico

La figura del drago è associata a quella del serpente antico, il tentatore che indusse Adamo ed Eva a commettere il peccato originale:  “Ora il serpente era il più astuto di tutte le fiere dei campi che il Signore Dio aveva fatto” [Genesi 3,1].

Pertanto, il drago assume, nella simbologia cristiana e medioevale, i connotati dell’avversario biblico, il diavolo. È il già citato capitolo 12 dell’Apocalisse ad associare le due immagini del drago e del serpente:  

“Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli.” [Apocalisse di Giovanni 12, 7-9]. 

“Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù.” [Apocalisse di Giovanni 12, 17]. 

 

San Giorgio e il Drago

Una caratteristica iconografia medioevale legata alla figura del drago è quella del combattimento di San Giorgio. Tale rappresentazione si è diffusa a tal punto da incarnare la lotta escatologica tra il bene e il male.

 

drago
San Giorgio e il drago di Paolo Uccello (1460), olio su tela, presso la National Gallery di Londra.

 

La Legenda Aurea

Il mito di San Giorgio e il drago prese le mosse dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varazze (1298) [1]. 

La fonte narrativa racconta che, presso una città chiamata Silena, in Libia, si trovasse un enorme drago che divorava tutti quelli che incontrava. Per placarne la fame, gli abitanti del luogo erano costretti a sacrificare due pecore al giorno; tuttavia, quando il bestiame non fu più sufficiente, il drago cominciò ad uccidere un fanciullo al giorno. Il malcapitato veniva estratto a sorte, finché tale sfortunato destino capitò alla figlia del re.

Non appena la ragazza fu condotta presso il lago dove la fiera dimorava, la sua vita sembrava volgere al tramonto. Ma proprio in quel momento un baldo cavaliere si trovò a passare di là per caso: Giorgio montava un bianco destriero e impugnava la croce del Signore. Egli, con feroce e improvviso impeto, si gettò contro il drago e colpendolo con la sua lancia lo ridusse in fin di vita. Fu così che la fanciulla ebbe salva la sua vita.

 

Il drago e l’eterna lotta tra il bene e il male

La Legenda Aurea di Jacopo da Varazze fu redatta durante le Crociate in Terra Santa e, in tal senso, incarna pienamente i valori e gli ideali di nobiltà e riconquista propri del Cristianesimo di quel tempo. San Giorgio, cavaliere e martire vissuto durante l’impero di Diocleziano (303) nel Medioevo assume al pari di Cristo, essendone esso stesso immagine, il ruolo di colui che trionfa sul nemico. Quest’ultimo, simboleggiato dal drago, insaziabile divoratore di anime che tutto distrugge e tutto brama, è al tempo stesso realtà escatologica e politica.

Escatologica in quanto l’iconografia della lotta contro il nemico è visione profetica della fine dei tempi, della parusia in cui Cristo tornerà per sconfiggere le tenebre. Politica poiché San Giorgio diviene emblema degli ideali cavallereschi medioevali e della supremazia del Cristianesimo sulle altre religioni. 

Infine, la lotta contro il drago in quanto figurazione dell’imperituro scontro tra la potenza della fede e la tentazione del male diviene, dunque, metafora della vita di ogni cristiano [2]. 

 

Daniela Campus e Samuele Corrente Naso

Note

[1] Jacopo da Varagine, Leggenda aurea, tradotto dal latino da Cecilia Lisi, Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 2006.

[2] Ciccarese, M.P. (a cura di) (2007). Animali simbolici. Alle origini del bestiario cristiano, Vol. 2. Bologna: Bologna Edizioni Dehoniane.

 

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