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La Ruota della Fortuna, simbologia medievale

Nel corso della storia sono stati numerosi i simboli che ricalcano la geometria della ruota. Si pensi ad esempio alle antiche simbologie solari come la svastica, la spirale, la rosa camuna. In epoca medioevale, invece, si andò affermando un corpus di significazione più complesso e legato al concetto di ruota della fortuna.

 

Ruota della Fortuna
Il rosone del Duomo di Trento con, al centro, la personificazione della fortuna.

 

Tale è l’espressione figurativa che origina dagli scritti e dalle interpretazioni teologiche e filosofiche a partire da San Severino Boezio sino alla Scolastica. In particolare Boezio, attraverso i suoi trattati, contribuì in maniera determinante alla definizione della fortuna in senso cristiano. Così infatti scriveva il filosofo (475/477-524/526), martire sotto Teodorico: “il caso è il prodotto di quell’ordine che, procedendo per inevitabile connessione, discende dalla provvidenza disponendo le cose in luoghi e in tempi determinati” [1]. Questa visione della fortuna, dominante almeno fino all’Illuminismo, ha influenzato grandemente la visione del mondo e della realtà durante il Medioevo. Ne discende che per un uomo medioevale il caso non esisteva come nella moderna accezione, vale a dire in termini probabilistici o stocastici. Esso era invece espressione della volontà di Dio.  

 

 

ruota della fortuna
Versione tardomedioevale (fine XIV secolo) della ruota della fortuna ad otto raggi. Pavimento del Duomo di Santa Maria Assunta, a Siena.

 

La simbologia della Ruota della Fortuna

La simbologia della ruota della fortuna è l’esatta espressione di questa visione teologica. La sua iconografia, infatti, raffigura una ruota con dodici raggi, sulla cui porzione superiore si trova generalmente scolpita l’effige di Dio. Lungo la circonferenza compaiono invece figure di uomini, che idealmente ruotano insieme ai raggi. Tali figure sono la personificazione dei cristiani, i quali possono procedere verso Dio per mezzo della Provvidenza, e questa è l’espressione della fortuna, oppure in senso contrario verso gli inferi. 

La ruota della fortuna veniva sovente scolpita sulle facciate di cattedrali o edifici religiosi come monito di conversione e di abbandono a Dio, ma non mancano rappresentazioni pavimentali o pittoriche.  

Un’ulteriore accezione della ruota della fortuna è quella connessa alla transitorietà e incertezza del potere temporale dei regnanti, i quali sono sempre soggetti alla volontà di Dio, affinché non dimentichino che, prima o poi, dovranno rimettere a Lui, come tutti gli altri uomini, le cose della terra. 

 

Samuele Corrente Naso 

NOTE

 

[1] De Consolatione philosophiae. 

 

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